Quando i fatti ci impongono di riflettere su famiglia e scuola.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Quando i fatti ci impongono di riflettere su famiglia e scuola.

(de Il Grillo Scrivente)

Il TG 3 della Regione Friuli – Venezia Giulia del 14 gennaio scorso annuncia che sono in aumento, presso l’Ospedale Infantile “Burlo Garofalo” di Trieste, i casi di giovani con crisi di agitazione, attacchi di panico, tentativi di suicidio. A tale riguardo vengono effettuati ricoveri che arrivano ad una durata di cinque – sei mesi. Quattro alunni iscritti ad un liceo scientifico, sempre della città di Trieste, il “Guglielmo Oberdan”, soffrono di “Hikikomori”, cioè non escono di casa.

Caro Blogger, la situazione psicologica dei giovani è diventata tragica! A che cosa è dovuto tutto questo? Dove sta la causa, nella società? Nelle famiglie? Si può fare qualcosa per porvi una fine? A tal proposito, sempre il TG 3 del Friuli – Venezia Giulia riporta che un istituto scolastico triestino ha organizzato per i genitori un ciclo di cinque lezioni frontali di “Mindfulness”, un tipo di meditazione che insegna ad “ascoltare” e non “giudicare”. Immagino penserà “Bene…”. Certo che è un bene! Ma mi domando come sia possibile che un genitore abbia bisogno di un corso per non giudicare, bensì ascoltare, suo figlio…. Scusi, caro Blogger, ma quando mai decenni fa erano necessari corsi del genere, per i genitori?

Cambiando città, a La Spezia di recente, un povero ragazzo di diciotto anni, Abanoub Youssef, è stato accoltellato da un ragazzo di diciannove, Zouhair Atif, nell’Istituto Professionale “Domenico Chiodo”, perché aveva scambiato delle foto con una ragazza che Zouhair frequentava. Il pubblico ministero parla di omicidio aggravato da futili motivi, il GIP ha confermato la custodia cautelare in carcere. Il Ministro Valditara ha annunciato la possibilità di consentire ai presidi di “installare dei metal detector” negli istituti “di maggior rischio dove vi sono più problematiche, d’intesa con il prefetto”. Siamo arrivati al punto da dover gestire le scuole come fossero il carcere di Rebibbia?….

Concludo questa lettera, caro Blogger, con le parole più di ogni altre giuste per commentare questa tragedia. Quelle dello zio di Abanoub Youssef; parole che ritengo un esempio per tutti gli italiani: “Un ragazzo che a diciannove anni è già diventato un assassino non ha ricevuto alcuna educazione. Non sono riusciti ad educarlo quindi non credo che possiamo accettare le loro scuse. Anche il nostro ragazzo aveva diciotto anni ed era un angelo. È qui che si vede l’educazione di una casa. E la scuola è una seconda casa, ma la prima casa è la famiglia ed è qui che parte l’educazione”.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

Lascia un commento