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Esiste il rispetto del valore della vita umana?

Esiste il rispetto del valore della vita umana?

Altri argomenti trattati in questa puntata: aggiornamento della situazione in Sri Lanka.

Se ne parla a Buongiorno Italia, la trasmissione a cura di Graziano D’Andrea con la partecipazione di Biagio Mannino.

Puntata 124/13 marzo 2023 ore 8.05.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

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L’intervista. Renzo Nicolini: un Professore “di confine” in un’Istria finalmente senza confini (terza puntata 3/3).

L’intervista. Renzo Nicolini: un Professore “di confine” in un’Istria finalmente senza confini (terza puntata 3/3).

Intervista al Professore Renzo Nicolini, insegnante di fisica presso il Liceo Guglielmo Oberdan di Trieste e presso la Scuola Media Superiore Italiana di Buie (Croazia).

Questa intervista è stata realizzata in collaborazione con Radio Diffusione Europea per la trasmissione Passaggi a cura di Graziano D’Andrea.
Intervista di Biagio Mannino.

Lettera al blog: “Odiare gli uomini?”. La risposta.

Io sono per la difesa del maschio.

(di Anna Piccioni)
Carissimo Grillo Scrivente,

vorrei rassicurarla dicendo che oltre alle femministe ci sono molte DONNE FEMMINILI. Io sono una di queste. Anche se con gli uomini non ho avuto molta fortuna perché mi sono messa sempre in competizione con loro e non ho mai accettato di fare la sottomessa; tuttavia non li odio. Sinceramente anche a me infastidiscono le femministe estreme che si vantano della loro emancipazione dal maschio. Le donne hanno lottato per ottenere i loro diritti, ma non si sono rese conto che per pochi maschi illuminati che le hanno seguite e sostenute, hanno lasciato dietro una massa di uomini sconcertati, disorientati direi quasi abbandonati. L’uomo non si ritrova più:la compagna non accetta il ruolo di suddita che probabilmente ha visto nella propria madre. Le donne dell’altra generazione sopportarono silenziosamente ogni violenza e sopruso per il bene della famiglia, vendicandosi poi alla fine di quella vita a due facendo ogni possibile angheria e cattiveria al marito malato e infermo. Ovviamente questi sono casi estremi, ma ci sono; anche perché noi donne abbiamo più salute e longevità dei maschi.
Insomma per concludere non si arrabbi per quattro sfegatate, che
probabilmente hanno trasformato in odio l’amore che non hanno saputo trasmettere e contraccambiare. Inoltre le madri sono responsabili dell’educazione dei loro figli maschi; e le madri di oggi non fanno differenza nell’educare figli maschi o femmine. Le donne che hanno trovato il compagno “illuminato” o la loro compagna sanno che devono crescere insieme con stima e rispetto per essere una coppia. Aggiungo ancora che invece di odio parliamo di AMORE indifferentemente a quale sesso rivolgerlo.

Hiroshima e Nagasaki 75 anni dopo. Dove va il mondo? Il PODCAST.

fotoQuattro chiacchiere con… su VOCE DEL VENTO.

Puntata dedicata all’anniversario del lancio della prima bomba atomica sulla città di Hiroshima e della seconda che colpì Nagasaki. A distanza di 75 anni è impossibile riuscire a trovare delle giustificazioni che motivino quella scelta. Si impongono delle riflessioni anche su mondo contemporaneo, che mai come oggi, si trova ad affrontare emergenze globali senza un’effettiva capacità di visone comune mentre nuove strategie geopolitiche vanno nella direzione di future contrapposizioni.

Per ascoltare premi qui: https://www.spreaker.com/user/12881193/2-quattro-chiacchiere-con-9agosto2020

 

NOTA: la foto in questo post è stata tratta da google immagini.

spot

VOCE DEL VENTO. Una nuova iniziativa.

VOCE DEL VENTO è una nuova iniziativa offerta ai lettori de IL vento di nord est.
Si tratta di uno spazio riservato agli audio che si ispirano ai principi costitutivi del blog, nel tentativo di fornire un ulteriore servizio informativo.
Agli articoli ed ai video, da oggi si integrano anche gli audio, con la volontà di renderli presenti sempre di più attraverso commenti, opinioni, interviste e tanto altro ancora.
Potete ascoltare la prima puntata di Quattro chiacchiere con,,, dedicata alla nuova iniziativa. Pochi minuti per presentare VOCE DEL VENTO e manifestare la mia personale soddisfazione per come questo blog, nel tempo, sia divenuto un piccolo contenitore, una piccola finestra sulle cose del mondo, sulle cose che accadono intorno a tutti noi grazie anche a tutti i lettori che seguono queste mie fatiche.

 

Per ascoltare premi qui: https://www.spreaker.com/user/12881193/1-quattro-chiacchiere-con-2agosto2020

 

spot

Novità su “Il Vento di Nord Est”!

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esempio per orientarsi nel sito

Da oggi è possibile inviare a “Il Vento di Nord Est” comunicati stampa, iniziative, appuntamenti, eventi, incontri, conferenze, presentazioni…
I contenuti ricevuti verranno pubblicati nelle sezioni “Agenda ed appuntamenti” e “Comunicati”, poste nella barra in alto nella Homepage.
Seguendo le linee guida ispiratrici di questo blog, l’intenzione è quella di divenire sempre di più un punto di riferimento per tutti coloro che desiderino comunicare. A tal fine non c’è nessun limite di collocazione geografica.
Questa scelta è motivata dal fatto che il blog, nel corso di questi primi anni, si è affermato ed è molto seguito ovunque nel mondo.
Puoi inviare i tuoi comunicati scrivendo a ilventodinordest@gmail.com .
Inoltre puoi utilizzare questa mail per fornire opinioni, suggerimenti, commenti…
Grazie!

Incomincia la II stagione di GRANDANGOLO!

rnt-grandangoloDa martedì 5 settembre, alle ore 17.03, inizia la II stagione di GRANDANGOLO!!! La trasmissione radiofonica di Biagio Mannino, con la regia di Riccardo Righi. Approfondimenti sulla politica italiana, internazionale, sulla società e tanto altro ancora.
La puntata del 5 settembre è dedicata alla Germania.
IN ONDA SU RADIO NUOVA TRIESTE
Puoi ascoltare da questo blog la trasmissione GRANDANGOLO!
Le trasmissioni radiofoniche a cura di Biagio Mannino:
GRANDANGOLO – analisi panoramica degli eventi
tutti i martedì alle ore 17.03 su RADIO NUOVA TRIESTE
LIVE
http://www.radionuovatrieste.it
INOLTRE SCARICA I
PODCAST
tutte le puntate sono ascoltabili e scaricabili dal sito:
http://www.radionuovatrieste.it/?s=grandangolo
REPLICHE:
venerdì ore 12.45 – sabato ore 15.18

Europa o Europetta?

(di Biagio Mannino)

 

Che l’Unione Europea abbia dei problemi, possiamo affermare, non vi sono dubbi.
Che la soluzione ai suoi problemi sia il suo abbattimento, in questo caso analogamente possiamo affermare che i dubbi vi siano e molti.
In un contesto composto da 27 membri il susseguirsi di tornate elettorali è praticamente all’ordine del giorno.
Ogni consultazione assume progressivamente nel tempo un valore che stima la tenuta o il crollo dell’Istituzione Europea.
Il tutto condito da continue certezze dei movimenti populisti che un ritorno a ciò che era sia non solo la soluzione ma anche la logica conseguenziale alla natura stessa dell’Europa, ovvero essere divisi e, aggiungiamo inoltre, da quanto la storia ci ha insegnato nel recente passato, anche contrapposti.
Mentre il mondo globalizzato trova nelle maxi strutture l’unica via di competitività e di effettiva realizzazione, mentre il contesto economico e finanziario assume una forza, una potenza e valenza sovranazionale, in Unione Europea, già maxi struttura istituzionale, con un popolo sì eterogeneo ma ricchissimo, grazie alla sua naturale diversità, di cultura ed esperienza, si ragiona nella direzione dei piccoli territori, volendo convincere che “piccolo” è competitivo globalmente.
Se la Brexit ha dato il via ad un processo disgregatorio, a quasi un anno dal referendum,i cittadini del Regno Unito se oggi votassero direbbero assolutamente il contrario rispetto a quanto scelto e, di conseguenza, nessuna Brexit.
Invece l’uscita dalla UE porrà sempre di più il Regno Unito indipendente dall’Europa e molto dipendente dagli Stati Uniti ,mentre un altro percorso disgregatorio interno coinvolgerà in particolare la Scozia che ambisce autonomamente di rientrare… in Europa!
Le elezioni francesi rappresentano potenzialmente un altro passo disgregatorio che, sebbene limitato dalla vittoria degli europeisti sia in occasione delle elezioni presidenziali in Austria che da quelle in Olanda, vede proprio nell’esito della consultazione francese il punto di svolta.
Seconda in ambito economico soltanto alla Germania, la Francia presenta una situazione sociale alquanto complessa dove, al 13% di cittadini stranieri si affianca un 11% di cittadini figli di immigrati, dove ad un incremento del numero di abitanti si contrappone il 6% di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.
Presidenziali: Macron e Le Pen, Europa e non Europa, futuro e passato che si scontrano in una confusa visione di cosa possa essere meglio per i cittadini.
Sì, ma quali cittadini? Quelli europei o quelli dei 27 singoli Stati membri?
Chiusura dei confini, ritorno alle monete nazionali, secondo Marine Le Pen rappresentano l’unica via alla quale i “patrioti francesi” possono guardare e l’unica scelta per cui votare.
L’Europa riformata, con una maggiore centralità, un Ministero del Tesoro ed una difesa comune, sono le risposte di Macron all’evidente situazione di crisi e di stallo.
L’Europa forte e l’Europa debole, così debole da renderla una “realtà geografica” e nulla più. Un’Europetta che lascerebbe il posto agli Stati nazionali, come una volta, con la differenza che oggi, al contrario, nel contesto globale, ci sono i Giganti.
E così quel percorso iniziato a Roma nel 1957 potrebbe rallentare, finire, implodere o dare il via ad un’effettiva riforma della struttura europea e rafforzarla rendendo il tutto meno “nazionale” e più “nazionale europeo”.
Tutto dipende dal voto dei francesi, dalla loro capacità di comprendere cosa sia non meglio ma opportuno per loro, per tutti. Tutto dipende dalla volontà della politica di saper cogliere, e realizzare, quanto gli elettori dicono attraverso il voto.
Destra, sinistra, centro sono ormai distinzioni che appartengono ai libri di storia quando di fronte ci sono i problemi oggettivi dei cittadini e… basta.
Sono i problemi che devono essere affrontati e, al contrario, la costante diatriba lessicale politica ne rimanda a chi segue l’onere della responsabilità di affrontarli.
Nel mentre la Cina cresce, gli Stati Uniti impostano un percorso di riaffermazione geopolitica, la Russia ritrova il suo ruolo di protagonista.
E l’Europa guarda ai muretti…

GRANDANGOLO: la trasmissione di Biagio Mannino.

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GRANDANGOLO – analisi panoramica degli eventi
tutti i martedì alle ore 17.03 su RADIO NUOVA TRIESTE
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REPLICHE:
venerdì ore 12.45 – sabato ore 15.18

Siria: quando guerra e comunicazione politica coincidono.

(di Biagio Mannino)

 

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Donald Trump

L’intervento militare in Siria voluto da neo Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha sorpreso per la velocità nel prendere, e realizzare, una decisione dagli effetti sicuramente gravi ed imprevedibile nelle conseguenze.
Le vicende tormentate e drammatiche che colpiscono la Siria in generale ed il suo popolo in particolare, caratterizzano la storia degli ultimi anni: guerra civile allargata in ambito internazionale, interessi contrapposti, presenza di potenze straniere in modo attivo e tanto altro ancora accompagnano migliaia di morti ed un numero infinito di migranti, o meglio, profughi, o meglio ancora, persone in cerca di vivere lontano da luoghi in cui i giochi della politica globale sembrano badare, o non badare, a fasi alterne, a tutto quello che la gente vive direttamente.
Persone che scappano, che cercano rifugio altrove, dove vengono accolte malvolentieri, persone che muoiono sotto le bombe e altre cose, come quei gas che pochi giorni fa hanno prodotto disastri tra la popolazione.
Il mondo si indigna. Ma si doveva arrivare ai gas per indignarsi?
Non era sufficiente il numero dei morti, dei profughi, della distruzione materiale e morale di uno Stato che oggi è la Siria, ma ieri era l’Iraq, e prima ancora la Jugoslavia e tanti altri ancora fino al prossimo, quello che risponderà delle strategie e delle pianificazioni geopolitiche.
Donald Trump ritiene che tutto questo debba… finire! O forse… quel “finire” meriterebbe un bel “?” conclusivo?
Se osserviamo i primi mesi del mandato di Trump sono i dissensi, le contestazioni, le opposizioni e, in generale, gli insuccessi ad accompagnare il Presidente.
“America first” appare uno slogan molto debole e che non trova una corrispondenza creando una disillusione in quelle aspettative degli elettori di Trump mentre, a livello internazionale, il progressivo isolamento degli USA cresce portando l’Unione Europea e la Cina a posizioni sempre più vicine e lasciando Trump nella condizione di guardare al Regno Unito più come una necessità che una effettiva risorsa.
Se poi prendiamo in considerazione il fallimento portato dalla tenuta della riforma sanitaria di Obama, dalle sentenze di svariate Corti di netta opposizione alle politiche sull’immigrazione, è facile intuire come Trump, a soli due mesi e mezzo dal suo insediamento, sia in evidente difficoltà e, come se non bastasse, fortemente osteggiato dal sistema mediatico statunitense.
In un sistema, quello USA, che fa della comunicazione e, in particolare, della comunicazione politica il punto di rotazione principale tra chi governa e chi è governato, diviene necessario un segnale di forza, di decisionismo, di protagonismo sulla scena e sulla scena mondiale, occorre, appunto, “America first”!
Un palcoscenico: la Siria, un motivo: la strage di popolazione portata dai gas, un nemico classico: la Russia. Sembrano gli ingredienti perfetti per un messaggio al mondo, per un messaggio ai propri elettori.
E così la guerra diviene comunicazione così come a questo intervento, valutati gli effetti mass mediatici, seguirà qualche altra decisione e il popolo di turno ne subirà le conseguenze.
C’è un problema però: la politica estera non fa mai vincere le elezioni. Al contrario le fa perdere poiché, alla fine, il cittadino – elettore, guarda nelle sue tasche e, se sono vuote, cambia rapidamente idea e così se l’isolazionismo “America first” di Trump dovesse continuare, avrà la conseguenza di una sorta di sconvolgimento del sistema economico e nulla più provocando disoccupazione, miseria e, di nuovo, guerre.
Il Risiko planetario continua… peccato però che non sia un gioco.

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it.

Lo “Yes we can” del 2008.

(di Biagio Mannino)
Obama ha concluso.
Sì, ha concluso il suo doppio mandato e quel percorso, iniziato con l’ormai famoso “Yes we can”, lascia spazio alle inevitabili considerazioni del dopo.
Tutte quelle aspettative di otto anni fa, le speranze, i valori, sono state raggiunte?
Alla vigilia del passaggio al nuovo Presidente, a Donald Trump, Obama saluta i cittadini americani riportandoli con la memoria proprio a quel “Yes we can” che oggi, però, ha una forza decisamente inferiore, la consapevolezza di un’illusione.
Ricordo di aver scritto nel 2008 un articolo dedicato a quel messaggio, a quelle tre parole così semplici eppure così ricche e dall’immensa portata politica.
Otto anni sono passati e, rileggendo adesso quelle poche righe pubblicate, sono tornato indietro nel tempo. Ma solo per un istante, sufficiente a osservare ciò che era allora e confrontarlo con ciò che è oggi.
Obama senza vie di mezzo, un successo o un fallimento?
Considerazioni che non condividerò ma lascio a voi la lettura di quel testo e, per qualche minuto, quel passo nel passato.
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La forza e la debolezza dello “Yes we can” tra speranza e possibilità.
di Biagio Mannino.
Novembre 2008.
In un momento storico in cui i giochi erano a proprio favore, in una situazione in cui i sondaggi sul gradimento dei cittadini statunitensi nei confronti del Presidente George W. Bush erano al minimo storico e più che una previsione davano la certezza di una volontà di cambiamento della politica repubblicana dimostratasi disastrosa, in un momento che lanciava chiari messaggi del rapido avvicinarsi di una crisi economica di portata planetaria e dalle imprevedibili ma negative ,senza ombra di dubbio, conseguenze, il partito democratico, di fronte ad un facile cammino verso le elezioni presidenziali del 2008, decide di intraprendere un tortuoso, faticoso e dispendioso percorso lanciando alle primarie due candidati di evidente rottura: una donna ed un afro americano.
Hillary Rodham Clinton è l’espressione del desiderio di vedere una donna alla guida degli Stati Uniti. Barack Husseim Obama  è il volto nuovo di una politica che vuole dare un netto segno di cambiamento non solo all’America ma al mondo intero .
Il sistema elettorale americano prevede un lungo cammino verso il secondo martedì del mese di novembre dell’anno in cui vengono tenute le elezioni. Un cammino che, sostanzialmente, si divide in due parti: le elezioni primarie finalizzate alla determinazione dei candidati dei due partiti principali, quello Democratico e quello Repubblicano, e le elezioni, per così dire, “principali” in cui i candidati competono per la carica di Presidente.
La storia elettorale è stata sicuramente arricchita dal confronto avvenuto durante le elezioni primarie del Partito Democratico tra Hillary Rodham Clinton e Barack Huseim Obama. La competizione ha evidenziato una vera e propria lotta politica in cui i due avversari hanno dato fondo a mezzi e risorse in tutto il percorso pre-elettorale.
Se da un lato questa accesa corsa alla Convention di Denver ha prosciugato le casse dei contendenti e fatto temere che potesse verificarsi un spaccatura all’interno del Partito  Democratico, dall’altro ha concentrato l’attenzione di tutti gli elettori americani e degli spettatori mondiali attorno ai nuovi protagonisti di un politica americana che fortemente voleva dare un segno di cambiamento. Questo segno è ben rappresentato da un Presidente donna o, ancor di più da un Presidente afro-americano.
L’effetto di comunicazione politica   induce lo spettatore a seguire con maggior attenzione le elezioni primarie del Partito Democratico piuttosto che quelle del Partito Repubblicano che, senza un faticoso percorso, attribuisce a McCain il ruolo di competitor repubblicano.
Ma l’attenzione concentrata sul Partito Democratico crea nell’immaginario collettivo una convinzione che, progressivamente, con il passare del tempo e con l’inasprimento   della lotta politica interna, diviene una certezza non solo tra gli americani ma nel mondo intero: il futuro Presidente degli Stati Uniti sarà un democratico.
Consapevoli di questo effetto i due contendenti utilizzano i più sofisticati sistemi di comunicazione politica.
Quello che sicuramente va analizzato in modo più attento è quello di Obama.
Obama è più “nuovo” del nuovo rappresentato dalla Clinton che in quanto  ex First Lady per otto anni, era già ben conosciuta nel mondo politico americano.
La sua caratteristica di essere afro-americano gli impone un’attenzione particolare nei confronti delle problematiche razziali presenti negli Stati Uniti inducendolo a non affrontare e possibilmente ad evitare ogni coinvolgimento su questo tema ma ponendosi come il candidato e come il potenziale Presidente di tutti.
La sua storia personale, fatta di esperienze di vita, di un padre keniota, di una madre americana, l’essere vissuto alle Hawaii  e avere avuto la possibilità di conoscere il mondo, lo rende sicuramente apprezzabile agli occhi di una molteplicità eterogenea di individui che nella loro diversità trovano nella sua persona un punto in comune.
“Yes we can change” è il motto in cui il singolo trova un riferimento nella figura di Obama .
La parola “ change “ unita ad “ hope “, in un momento storico in cui la crisi economica colpisce in modo  generale gli Stati Uniti ed in particolare quella classe media americana che è sempre stata un punto di forza, crea un forte bisogno di credere nella speranza, nel cambiamento, nella speranza di un cambiamento e nella possibilità di cambiare.
Ma cambiare cosa?
La forza del messaggio comunicativo “Yes we can change” trova un amplificazione nella trasformazione dello stesso in “Yes we can”.
Il singolo individuo percepisce in modo autonomo e personale l’influenza del termine “cambiamento” che, unito alla “possibilità” lo induce verso  la “speranza” di risolvere le problematiche proprie non percependo però quelle della collettività.
Il cittadino affronta quotidianamente la propria vita fatta di problemi che sono diversi da quelli del cittadino che vive nella casa accanto o di quello che vive a mille chilometri di distanza o dall’altra parte del mondo.
C’è chi deve pagare la rata del mutuo della casa, chi ha perso il lavoro, chi deve pagare le tasse universitarie, chi ha il figlio in guerra in Afghanistan, ma anche chi vive la guerra in Iraq o la crisi economica in Europa o non riesce a sfamare i propri figli in Africa. Ecco quindi che il messaggio “Yes we can” diviene di portata mondiale in cui il tutto è rappresentato dai problemi dei singoli che identificano in Obama la soluzione per sé stessi ma non per il tutto.
La storia vede, con le elezioni del novembre del 2oo8, Obama vincitore ,forte di una capacità  comunicativa di deciso impatto ma che crea nella sua figura una serie di responsabilità che inevitabilmente gli si ritorceranno contro.
Se da un lato la speranza del cambiamento vuole divenire possibilità per il singolo la realtà che questo avvenga per la pluralità dei singoli è decisamente impossibile.
Pertanto la certezza di una delusione incombe sull’ormai famoso “Yes we can” che nella sua semplicità terminologica ha mostrato tutta la sua terribile forza ed enorme debolezza.
NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da www. wikipedia. it.

Buon compleanno a Il vento di nord est!

Buon compleanno!

…a Il vento di nord est che festeggio oggi un anno di attività!

E buon compleanno ai suoi lettori che hanno reso utile, con le loro visite al blog, la funzione e le intenzioni che mi ero posto: informare, conoscere, confrontarsi.

E’ con il confronto che nasce la cultura, è con il confronto che si riflette, è con il confronto che il pensiero diviene libero.

Da quel primo post, intitolato “Paura”, ne sono seguiti molti altri dedicati all’Italia, all’Europa, al mondo intero. E poi a Trieste, città dalla storia intensa e di grande ispirazione. A tal fine ricordo il post “Strana città Trieste”, che ha avuto un grande successo.

Il blog è stato visualizzato in tutto il mondo e questo aumenta il senso di gratificazione.

Inoltre recentemente è stato arricchito dalla sezione “RADIO” dov’è possibile collegarsi a Radio Nuova Trieste ed ascoltare le trasmissioni LIVE. E ancora:  è possibile trovare la sezione dedicata alla raccolta di tutte le puntate della trasmissione “GRANDANGOLO”. Tutte le puntate sono scaricabili ed ascoltabili e riprendono i contenuti del blog.

Un ringraziamento a tutti i lettori de Il vento di nord est!

Biagio Mannino

Gli Stati Uniti dal passato verso il… passato remoto.

(di Biagio Mannino)

 

Sono ormai conclusi gli otto anni del doppio mandato di Obama.
Un nuovo messaggio fu inviato al mondo quando, nel 2008, Obama fu eletto Presidente degli Stati Uniti, e il mondo tutto lo accolse con molto interesse e grandi aspettative.
Un afroamericano era alla guida del Grande Paese, dando un taglio netto all’esperienza  precedente rappresentata da George Bush, esperienza caratterizzata dagli avvenimenti del 11 settembre e soprattutto dalla guerra in Iraq.
Uno sforzo militare  enorme e dispendioso, in quegli anni, che di fatto portarono gli Stati Uniti alla crisi economica e finanziaria del 2008, una crisi che si  estese a macchia d’olio in tutto il mondo.
L’elezione di Obama rappresentava la speranza che la fine  della guerra in Irak potesse dare inizio ad una nuova era e  ponesse i popoli, in una collaborazione di pace  combattendo uniti la grande crisi economica e finanziaria  che si era creata. Nonostante l’intenso lavoro intrapreso i risultati desiderati non si ottennero.
A otto anni di distanza il mondo si trova al punto di partenza: le guerre non sono affatto concluse  e ad esse si sono aggiunte ulteriori forme di belligeranza costituite dal  terrorismo. Terrorismo che ormai colpisce ovunque nel mondo in particolare nel Medio  Oriente.
Anche l’Europa sta diventando un  terreno  vittima di queste orribili azioni.
E’ sufficiente ricordare gli ultimi atti terroristici avvenuti in Europa.  La situazione globale appare sempre più destabilizzata.
Quella crisi economica e finanziaria non sembra affatto risolta  e il Nobel dato “alle intenzioni” ad Obama si è dimostrato, oltre che prematuro, molto discutibile.
Otto anni sono passati, come detto gli Stati Uniti oggi vedono in Obama non più la figura che allora avrebbe dovuto rappresentare un grande cambiamento, un grande rinnovamento. In realtà si è rivelato un traghettatore, il Caronte di quella che fu l’America dell’unilateralismo, l’America forte, l’America centro del mondo, verso quella che invece è,  una delle tante potenze, non più in grado di imporsi da sola nelle scelte geopolitiche.
Obama il traghettatore, tra il passato e il futuro, ma quel futuro appare oggi come un passato remoto.
Le elezioni presidenziali 2016 sono ormai alle porte e il secondo martedì del mese di novembre vedrà l’epilogo di un percorso iniziato  in gennaio.
Il sistema elettorale statunitense prevede un iter estremamente lungo che inizia con le elezioni primarie, per poi concludersi con quelle che sono le elezioni ufficiali del Presidente degli Stati Uniti.
Le elezioni primarie servono esclusivamente a determinare chi sarà il candidato ufficiale di ciascuno dei due partiti.
Per quanto riguarda il Partito Repubblicano,   la scelta è andata sul miliardario Donald Trump, una figura  controversa e molto discussa che, ad ogni modo, pur non piacendo ai vertici del partito, è assolutamente gradito dalla base, che l’ha fortemente voluto come candidato dei repubblicani.
Il Partito Democratico, al suo interno, ha visto una competizione sicuramente più accesa, più aspra, e fortemente  intensa.
Le due figure contrapposte erano Hillary Clinton e Bernie Sanders.
Hillary Clinton è prevalsa, nonostante l’avversario avesse delle idee, decisamente più moderne, ispirate   al sistema socialdemocratico europeo e certamente gradite al target dei giovani  elettori americani.
L’effetto novità di Hillary Clinton è rappresentato esclusivamente dal fatto di essere la prima donna candidata alla presidenza degli Stati Uniti.
In realtà è presente sulla scena politica americana da quasi trent’anni quando, nel 1992, diveniva First Lady in occasione dell’elezione a Presidente del marito Bill Clinton.
Una carriera, non sempre limpida e neppure caratterizzata da evidenti e importanti successi, la pone, oggi più che mai, in un rapporto di amore e odio persino da parte dei suoi più fedeli elettori e sostenitori.
Non solo, le vicende ormai storiche delle due Presidenze Clinton sono ricche  di luci ma anche di ombre e videro molto spesso la moglie provvedere agli errori e agli scandali pacchiani del marito.
Donald Trump rappresenta quanto più di estremo e retrogrado possa offrire il Partito Repubblicano.
Una visione politica accentratrice che vorrebbe porre gli stati Uniti in quella posizione del recente passato senza tener conto che il mondo è cambiato.
L’uomo forte che concepisce il possesso delle armi come un inalienabile diritto del cittadino americano.
L’uomo forte che difende il proprio Stato dall’arrivo di tanti uomini deboli, proponendo di  costruire muri in casa d’altri.
L’America inizia quel percorso elettorale spettacolare, uno show che in ogni caso, la porterà, dopo l’ubriacatura mediatica, a ritrovarsi davanti allo specchio ed accorgersi che dovrà ripartire da zero.

 

NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta dal sito www. lostivalepensatore. it.