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LETTERE AL BLOG: “E poi dicono che sta tornando il fascismo…”.

E poi dicono che sta tornando il fascismo…

(de Il Grillo Scrivente)

Nell’epoca delle restrizioni alcuni dicevano così:

Mario Draghi, presidente del Consiglio: “Il green pass è una misura con la quale i cittadini possono continuare a svolgere attività con la garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose. Invito tutti gli italiani a vaccinarsi e a farlo subito. Non ti vaccini, ti ammali, muori. Oppure fai morire: non ti vaccini, ti ammali, contagi, qualcuno muore”.

Patrizio Bianchi, ministro dell’Istruzione: “Là dove ci siano classi dove tutti siano vaccinati, possono togliere la mascherina e tornare a sorridere assieme”.

Roberto Speranza, ministro della Salute: “L’obbligo di green pass a lavoro è una strategia giusta. Dobbiamo ancora insistere per vaccinare, più asciughiamo l’area dei non vaccinati più il Paese è in sicurezza”.

Pierpaolo Sileri, viceministro della Salute: “Renderemo la vita difficile ai no vax, sono pericolosi”.

Renato Brunetta, ministro per la Pubblica amministrazione: “Il green pass ha l’obiettivo di schiacciare gli opportunisti ai minimi livelli”.

Eugenio Giani, presidente Regione Toscana: “I no vax fuori dai luoghi pubblici”.

Giovanni Toti, presidente Regione Liguria: “I no vax sono i nostri talebani”.

Alessio D’Amato, assessore alla Sanità del Lazio: “I non vaccinati che finiscono nelle terapie intensive regionali devono pagare i ricoveri”.

Licia Ronzulli, senatrice: “Chi non si vaccina è un irresponsabile, egoista e opportunista. È un parassita che può permettersi di stare in piazza grazie a noi che ci siamo vaccinati. Io non voglio che rischiamo per colpa loro, che introdurranno varianti, di ammalarci tutti”.

Alessia Morani, deputata: “Non chiamateli no vax. Chiamateli col loro nome: delinquenti”.

Pierluigi Lopalco, ex assessore alla Sanità della Puglia: “Per il pranzo di Natale, se invito da me, i non vaccinati non entrano”.

Mauro Felicori, assessore regionale alla Cultura dell’Emilia Romagna: “Vagoni dei treni separati per non vaccinati”.

Giovanni Spano, vice sindaco di Villacidro: “Prego Dio affinché i non vaccinati si infettino tra loro e muoiano velocemente”.

Roberto Burioni, virologo: “Verranno messi agli arresti domiciliari, chiusi in casa come sorci”.

Fabrizio Pregliasco. Virologo: “Niente scuola per i bambini non vaccinati? Possibilità da non escludere”.

Sabino Cassese, costituzionalista: “È possibile porre a loro carico una parte delle spese mediche, perché colpevoli di non essersi vaccinati”.
Andrea Scanzi, giornalista: “Mi divertirei a vederli morire come mosche”.

Sebastiano Messina, giornalista: “I cani possono sempre entrare. Solo i non vaccinati, come è giusto, resteranno fuori”.

Selvaggia Lucarelli, giudice di Ballando con le stelle: “Vorrei un virus che ti mangia gli organi in dieci minuti riducendoti a una poltiglia verdastra che sta in un bicchiere per vedere quanti inflessibili no vax restano al mondo”.

David Parenzo, giornalista: “I rider devono sputare nel loro cibo”.

Stefano Feltri, giornalista: “Escludiamo chi non si vaccina dalla vita civile”.

Giuliano Cazzola, giornalista: “Serve Bava Beccaris, vanno sfamati col piombo”.

Lucia Annunziata, giornalista: “Penso che lo Stato prima o poi dovrà prendere per il collo alcune persone per farle vaccinare”.

Umberto Gnudi, primario del Pronto soccorso di Pesaro: “Non vaccinati, vi curo ma fate schifo”.

J-Ax, cantante: “Provo un pesante odio verso i no vax”.

Paolo Guzzanti, giornalista:” Stiamo aspettando che i non vaccinati si estinguano da soli”.

Alfredo Faieta, giornalista: “Un giorno faremo una pulizia etnica dei non vaccinati, come il governo ruandese ha sterminato i tutsi”.

(“La Verità”, di Irene Cosul Culfaro, giovedì 13 ottobre 2022).

Ora alcuni commentano il governo che sta per nascere così:

“La Russa boia, speriamo che tu muoia”.

“Minchia, se queste sono le Camere, non oso immaginare il cesso”.

“Novantanove anni, dieci mesi e ventotto giorni dopo, la storia si ripete, dopo il figlio del fabbro, abbiamo l’erede naturale. Come allora, il paese si consegna felice e gaudente a chi gli somiglia di più”.

Ma siamo sicuri che adesso viviamo in una società tollerante, nella quale ci si può esprimere, si è liberi di scegliere? Soprattutto una società che non discrimina?

Quando le persone non vaccinate non potevano andare dal parrucchiere e dal barbiere, non potevano sedersi in un bar o in un ristorante, entrare in una tabaccheria, in un negozio, in posta, in banca, se non facendo il tampone; quando le persone non vaccinate non potevano avvicinarsi ai mercatini di Natale, visitare una mostra, andare in piscina, a teatro, nei musei, negli alberghi, in autobus, in treno, in aereo; quando gli insegnanti non vaccinati sono stati mandati via dalle scuole; quando le persone non vaccinate aventi più di 50 anni sono state lasciate senza lo stipendio per due mesi; dov’eravate???
Cosa avete da dire del fatto che fino al 31 dicembre prossimo, se non si è vaccinati non si può accompagnare qualcuno in ospedale, e se si lavora nell’ambito sanitario e non si è vaccinati, si è senza lo stipendio???

Su uno di questi commenti sono d’accordo: novantanove anni, dieci mesi e ventotto giorni dopo, la storia si è ripetuta.


Lettere al blog: l’Italia ha scelto. Senza bisogno di compromessi di genere.

(de Il Grillo Scrivente)

Ma siamo sicuri che se una persona è capace e in gamba, se è una donna, non può riuscire a raggiungere determinati traguardi con le sue sole forze? Davvero non ha altra strada, per riuscire ad ottenere certi ruoli, che essere imposta attraverso quote?
C’è una donna che alle quote rosa è contraria da sempre: ritiene che una donna debba poter competere, debba essere in parlamento perché è stata eletta, e non perché qualcuno le ha “fatto la concessione” di fare la parlamentare (www.ilfattoquotidiano.it di Manolo Lanaro, 10 marzo 2014). E non le interessa farsi chiamare “onorevole” o “onorevola”; come non si cura della diatriba sull’uso di termini come “ministra”, “sindaca”, “assessora”,….; perché è una persona concreta che dell’Italia guarda i problemi concreti. Ma ha carattere! È forte, tenace, e determinata come pochi! E ha la politica “nel sangue” da quand’era ragazzina! Infatti vi è entrata a soli 15 anni, e a 31 era già ministro.
In realtà, di lotte ne ha dovute fare eccome! E continua a farle: è stata definita ignorante, grezza, “romanaccia”, per il suo evidente accento romano. È stata (e lo è tutt’ora) “massacrata” da alcuni studenti (a Milano il liceo classico Manzoni è stato occupato, poco dopo i risultati delle votazioni, anche in segno di protesta contro il neoeletto governo). Ma soprattutto “massacrata” dai Media e social network sia in Italia che all’estero (in particolar modo ora).
Eppure, nonostante tutto, questa donna ha portato il suo partito (che ha pure fondato) alla vittoria: Giorgia Meloni ha vinto da poco le elezioni politiche in Italia, e, quasi sicuramente, sarà la prima donna, nella storia della nazione, a ricoprire il ruolo di Presidente del Consiglio.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Lettere al blog. “Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!”.

Lettera al blog.

(de Il Grillo Scrivente)

Se lo dice Vasco, va tutto bene! Cos’ha detto Vasco? A conclusione del suo ultimo, recente concerto, ha detto (anzi, ha urlato) “Viva le femmine…..viva la figa!”. Certo che è volgare! Non solo, ma esaltare le donne nei loro organi genitali, e per di più col termine più volgare che ci sia….. Significa render inutili tutte le battaglie che le femministe ancor oggi fanno costantemente quando sostengono che la donna non vada giudicata per il suo corpo ma per le sue capacità intellettive e professionali; quando denunciano quanto le donne siano trattate come un oggetto e protestano quando vengono fatti commenti sull’aspetto fisico femminile (ad esempio il caso dell’allora ministro Maria Elena Boschi). Dicono sempre che il linguaggio è la prima cosa, che è fondamentale, che è la base per il cambiamento culturale necessario per il vero raggiungimento delle pari opportunità!
C’è una cosa che, invece, non mi è proprio chiara: perché le femministe adesso non dicono niente?… Come mai non si scatenano sui social, non scendono in piazza, non accusano Vasco Rossi di maschilismo, sessismo, di essere l’emblema del fatto che viviamo ancora in una società patriarcale,…..?
Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!

Lettere al blog. Anche un personaggio televisivo può essere un vero amico.

La lettera al blog:

Anche un personaggio televisivo può essere un vero amico.
(de Il Grillo Scrivente)

Arrivederci, Don Matteo! A dire la verità, dovrei dire “Addio”, ma proprio non mi riesce…
Dopo 22 anni, “il prete in tonaca e bici che ha conquistato gli italiani” (“Porta a porta”, 11 marzo 2016) ha lasciato il cast di “Don Matteo”.
Ci mancherà davvero tanto…. Ci mancherà vederlo, all’inizio di ogni serie, correre in bici (quella mitica bici!) per le stradine di Gubbio e poi di Spoleto, ed incontrare per caso il maresciallo Cecchini, alias Nino Frassica. Oltre sette milioni di italiani aspettavano sempre questo momento!
Ci mancherà vederli giocare a scacchi; ci mancheranno tutti i dubbi, le perplessità e le riflessioni di don Matteo davanti alle apparenti colpevolezze di ogni sospettato, le sue parole di conforto al vero delinquente quando viene arrestato. Già, parole di conforto; perché questo è (pardon, era…) don Matteo, un prete che non condannava ma confortava, sosteneva, trasmetteva il perdono di Dio.
Ci mancherà quella grande, grandissima amicizia che lo legava al maresciallo Cecchini. Un’amicizia vera, fraterna, di quelle che molti di noi faticano a trovare. “Don Matteo, Lei fa tanto per me, io non faccio mai niente….. Non è vero, Lei mi ha insegnato cos’è un amico!”; ammetto la mia commozione quando ho sentito queste parole; tra l’altro, proprio nell’ultima puntata in cui appare Terence Hill. E c’è una cosa, del loro rapporto, che mi ha colpito: dopo vent’anni si davano ancora del Lei. Don Matteo dava del Tu a tutti, anche ad un parrocchiano appena conosciuto; ma al suo più grande amico dava del Lei! E non lo chiamava col nome di battesimo, bensì “maresciallo”. Questa è un’altra delle cose che, a mio avviso, caratterizzano la serie: il rispetto delle istituzioni, dei ruoli (che ritengo andato perso oramai da anni).

Ora è arrivato don Massimo: giovane, bello, moderno in moto. Un Raoul Bova bravissimo (niente da dire), e ovviamente famosissimo! Ma non è don Matteo….
Ognuno di noi ha bisogno di un punto di riferimento; una persona sul web ha scritto “Grazie Terence perché per essere supereroi non serve per forza un superpotere, a volte bastano un sorriso, una bici e una tonaca per regalare 22 anni di superserate a milioni di italiani e non”. Uno potrebbe ribadire “chi ha detto che ora anche don Massimo non potrà avere un sorriso?”. È certamente indiscutibile. Ma quando ci si affeziona a QUELL’ attore, a QUEL personaggio, nessuno può farlo dimenticare; diventa un punto di riferimento! E per noi oltre sette milioni di italiani che lo seguivamo, don Matteo era proprio questo, un punto di riferimento! Abbiamo perso un amico! Un uomo che “è entrato nelle nostre case” e non ci è più uscito!

Lettere al blog. “Le donne nella Grande Guerra: protagoniste o madri dolenti?”

Lettera al blog di Roberta Canziani.

Il nostro Comune ha operato la scelta di conferire la cittadinanza onoraria  a un’iniziativa di cento anni fa: il milite ignoto. E a ulteriore prova che per alcuni il tempo trascorso non sia mai passato e che anzi desidererebbero che le sue lancette girassero al contrario, quanto scritto sui totem sparsi per il centro a inquadramento storico e illustrazione dell’iniziativa. Nella descrizione si riporta che “d’ora innanzi le donne entreranno prepotentemente nelle manifestazioni pubbliche”. Eh sì è proprio vero, e penso alle donne che durante la grande guerra hanno dovuto sostituirsi agli uomini nelle fabbriche e che con loro ora partecipano agli scioperi per rivendicare migliori condizioni di vita e di lavoro, penso alla legge Sacchi del 1919 che abolisce l’ autorizzazione maritale ed apre al sesso femminile tutte le professioni ed il pubblico impiego, penso alla casa atelier di Anita Pittoni qui vicino che, anche se in epoca successiva, diverrà luogo d’incontro di letterati ed artisti…ed invece no, niente di tutto questo! La frase successiva spiega che il ruolo recitato (!?) dalla donna nelle manifestazioni pubbliche è solo “quello della madre dolente, della madre sofferente che accoglie nelle proprie braccia le spoglie del giovane figlio”.
Donne quindi “cornute e mazziate”  che prima hanno perso i propri figli in un’ inutile carneficina e che poi vengono usate per continuare a diffondere il virus  del nazionalismo e per preparare il terreno al regime che le valutava ed esaltava solo in quanto mogli e madri!
Non sapevo se essere più incredula o arrabbiata e non capisco cosa di questi fatti ci sia da celebrare cento anni dopo.

Lettere al blog: autonomia differenziata.

Lettere al blog: autonomia differenziata.
(lettera al blog di Anna Piccioni)
Forse probabilmente pochi sanno o sono interessati a sapere cos’è l’Autonomia differenziata, avranno sentito parlare in qualche telegiornale , ma nessun programma ha mai approfondito il tema.
C’ è molto da preoccuparsi invece, perché la questione sta andando avanti all’interno dei Palazzi e sarà un vero e proprio sconvolgimento dell’Unità nazionale e creerà una spaccatura pericolosa tra Nord e Sud del Paese. È importante informare i cittadini e le cittadine in modo soprattutto che non si dica “la cosa non mi riguarda”. Per questo si sono costituiti i”comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, per l’Unità della Repubblica e l’Uguaglianza dei Diritti”.
Ma spieghiamo con ordine: l’Autonomia Differenziata è lo stravolgimento dell’art. 117 (qui sotto riportato) ; in poche parole vuol dire assegnare alle singole Regioni quelle competenze legislative che la Costituzione assegna allo Stato . Abbiamo già tutti visto come la questione della Sanità in questo periodo gestita in modo arbitrario dalle singole Regioni abbia mostrato la sua fragilità, confusione e disordine; ora immaginiamo che la gestione della scuola, già così bistrattata dalle varie “Riforme”, sia affidata a ogni singola Regione: possiamo immaginare programmi diversi , metodo di assunzione diverso etc etc a seconda delle decisione dei Governatori, cioè dei Presidenti di Regione. Se qualche studente dovesse trasferirsi in altra Regione i suoi studi potrebbero non collimare con quelli della nuova scuola. Lascio al lettore immaginare altre prospettive: Perché certi Presidenti di Regione, soprattutto del Friuli Venezia Giulia, del Veneto e anche dell’Emilia Romagna (giusto per non credere sia volontà di una sola forza politica) spingono tanto sull’Autonomia Differenziata? Semplice per aver più potere in quanto i finanziamenti di quei settori arriverebbero direttamente al loro Governo, e non crediamo che sarà un vantaggio per i cittadini e le cittadine. Inoltre verrà meno la ridistribuzione delle risorse e quindi la solidarietà sociale.
Sappiamo che la nostra Regione è a Statuto speciale come Val d’Aosta, Trentino Alto Adige,Sicilia, Sardegna e questo significa che hanno delle competenze legislative in alcuni campi,però la decisione ultima spetta al Governo centrale: un apposito Ufficio valuta la costituzionalità o meno delle leggi regionali, e quindi può anche rimandarle per modifiche.
La nostra preoccupazione è che il Governo potrebbe far passare questa Autonomia, avendo i numeri, in modo poco democratico nascondendola tra le pieghe del DEF. Ribadisco è importante stare all’erta per non subire un’ingiustizia sociale, dobbiamo tutte e tutti opporci!

Art.117
Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; 22 perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; 33 l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.

NOTA: l’immagine di questo post è di libero utilizzo ed è tratta da Wikipedia Commons.

Lettere al blog: “Il modo per mandare avanti il sistema è questo?”.

Lettere al blog: “Il modo per mandare avanti il sistema è questo?”.
(di Roberta Canziani)

Caro blogger eccoci qui.
Mentre tutti siamo persi nella pandemia e se fare o non fare il vaccino ci sono in atto tanti cambiamenti/imposizioni che dobbiamo accettare e basta.
Mi riferisco allo Spid senza il quale, forse, di questo passo, uno non potrá neanche più esercitare il suo diritto – dovere di far la dichiarazione dei redditi.
Armata di pazienza e coraggio riesco a far la registrazione sul sito delle poste e oggi ad andar in posta a fare il riconoscimento.  Sembra tutto a posto ma invece non è finita.  Bisogna scaricare la app delle poste. io non voglio app, ho solo un vecchio cellulare la cui memoria è quella che è ma se proprio bisogna..però per continuare questi chiedono anche una carta di credito: ma se io non ho una carta di credito e/o non voglio fare operazioni di pagamento on line?…niente da fare bisogna essere risucchiati in questa “semplificazione” e poi ti chiederanno magari il numero di scarpe o delle mutande…riusciró a portar a termine questa operazione?!
Provo a scaricare, sembra il telefono lavori…ma non compare nessuna icona. Ridiscendo in posta (sono fortunata è sotto casa) ma in maniera neanche tanto gentile mi mandano via , per fortuna un’amica che mi aveva chiamato per altro, mi consiglia di andare in un negozio di telefonia..e qui il bravo commesso fa il miracolo: mi scarica l’app ricordandomi però che questo telefono sará da cambiare presto!  Quindi ho perso tutto un pomeriggio e dovrò cambiar telefono per avere l’app (peraltro macchinosa: ho provato a entrar  nel portale sanitario della Regione..e devi avere le due cose aperte contemporaneamente che la regione chiede l’autorizzazione e tu devi dargliela nella app). Ma fossi sicura che il prossimo anno non si inventano qualcosa di altro, come succede per la tv, che per fortuna non ho. 
E poi l’episodio di oggi ha messo in luce quanto più proficuo sia aver a che fare con una persona per risolvere un problema piuttosto che con una più o meno stupida macchina.
Ma mi chiedo: è questo il modo di far andar avanti il sistema? Costringere la gente ad avere apparecchi sempre più sofisticati a dover imparare sempre nuove procedure (e dovrò rifare tutta la trafila anche per mia madre…mi vien male). E ripenso alle parole di Fausto Bertinotti quando, in un incontro qui a Trieste, disse che il reddito di cittadinanza dovrebbe esser dato a tutti per tutti i lavori che prima venivano svolti da qualcuno e ora, con la scusa della comoditá di restare a casa, dobbiamo far da soli!

Lettere al blog: “Trieste: dove stiamo finendo?”.

Lettere al blog: “Trieste: dove stiamo finendo?”.
(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

tempo fa concludevo la mia lettera chiedendomi se ci fossero ancora dei valori, pensando al rispetto dei luoghi, degli eventi, delle istituzioni,…. Ora apprendo, con profondo sconcerto, che alcuni ragazzi e ragazze minorenni hanno aggredito una coetanea a calci e pugni, pure con spartizione di ruoli: i ragazzi mostravano dove colpire e le ragazze eseguivano. Qualche giorno prima, una parte di loro ha fatto altrettanto con un povero anziano che stava svolgendo la sua attività di volontariato come “Nonno paletta”. Ma dove stiamo finendo?……

Da anni, decine di adolescenti ad ogni Carnevale finiscono ricoverati al Burlo per coma etilico e certe ragazze devono prendere la “pillola del giorno dopo” perché non si ricordano più con quanti ragazzi hanno avuto rapporti sessuali mentre festeggiavano.
Più di un anno fa, l’allora questore è stato costretto a far chiudere il locale “Mc Donald’s” di piazza Goldoni per le troppe risse, perché “è diventato un ritrovo di ragazzi violenti”. Quando ha potuto riaprirlo, il proprietario, per sicurezza, ha dovuto assumere un buttafuori, che, se non sbaglio, c’è tutt’ora. Ora questa babygang (e non è il primo caso, in questi ultimi anni). Pertanto ripeto la domanda: ma dove stiamo finendo?……

Quando si arriva alla violenza, si va ben oltre la perdita di valori! Gli scapestrati “di turno” ci sono sempre stati; ma quel che succede adesso, vent’anni fa non succedeva…. Può essere accaduto qualche caso isolato, ma non era la “normalità”! Mi dispiace usare questo termine, ma è proprio la parola che mi viene spontanea, “normalità”! Sembra che sia diventato normale che i ragazzini si ubriachino, che pestino la gente, che facciano finire al Burlo coetanei…….

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

La lettera al blog: “Siamo noi i responsabili del crack del 2014?”.

La lettera al blog: “Siamo noi i responsabili del crack del 2014?”.
(di Roberta Canziani)

Caro blogger..da ex socia delle cooperative operaie di Trieste Istria e Friuli la giornata di oggi non può essere come tutte le altre. La giornata di oggi ci ricorda che gli unici responsabili del crack del 2014 sono io, i miei genitori, la signora del piano di sotto, l’amica insegnante, i genitori deceduti del mio collega di lavoro e quasi tutti gli altri 17 mila soci prestatori che hanno fatto lo sbaglio di non capire nulla di bilanci e scritture contabili e di non aver partecipato alle assemblee fidandosi degli amministratori.
In questi sei anni lo abbiamo detto tante volte che l’art. 21 del regolamento del prestito riportato sul retro del libretto recitava”le coop sono soggette ai controlli del Ministero del Lavoro e della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia” come abbiamo anche ribadito che si, forse qualcuno speculava (“le cooperative avevano degli alti tassi di interesse” ancora oggimi ha detto qualcuno) ma che la più parte delle persone aveva i pochi e unici risparmi, quelli, magari frutto del lavoro di tutta una vita, che servivano a far studiare i figli o come sicurezza per il futuro (“un mal de note” si dice qua da noi) ma è andata così….
E per un ennesima doccia fredda (del resto la realtà processuale giustamente ha le sue regole) solo poco prima qualcosa di cui forse dovremmo gioire (ma qualcuno lo fará senz’altro più di noi) la vendita finalmente, del centro direzionale per cui forse (visto che è stata comprata a meno di 1/4 del prezzo originariamente valutato) ci arriverá qualche soldo “in saccoccia”.

La lettera al blog: “Caro Blogger, sono furiosa!”.

Lettere al blog: “Caro Blogger, sono furiosa!”.

(di Roberta Canziani)

Caro Blogger,..
sono furiosa! Ho appena sentito le notizie al radiogiornale (non posseggo la tv)  e sono rimasta allibita a sentire che questo governo vuole proseguire sulla per me assurda politica dei bonus…assurda perché ne viene favorito non chi ne ha bisogno ma chi è più informato e tecnologizzato (esempi concreti? Due signore paghe ma bonus per le bici. Due forse non tanto signore paghe ma comunque due paghe e bonus per le vacanze)
 Mi riferisco al bonus per chi comprerà con carta di credito (ma il bancomat non basta?) vendendoci per altro questo provvedimento come lotta all’evasione e non come un totale asservimento al mondo bancario. Parliamo di acquisti natalizi che solitamente si effettuano nei grandi magazzini o negozi nei quali dunque lo scontrino fino ad ora a cosa serviva?

E poi l’altro bonus…per l’acquisti della tv poiché dal prossimo anno, se ho capito, cambiando lo standard di trasmissione potrebbe essere che gli apparecchi attuali non funzionino più! Ma che bisogno c’è di cambiare continuamente le cose, di produrre tecnologia che diventa obsoleta dopo pochissimo tempo, che ci rende faticoso lo stare al passo con tutte le diavolerie nuove e che, per altro, crea poi un enorme quantità di rifiuti neanche tanto biodegradabili…mi sa che sia per mantenere in vita questo sistema capitalistico/consumistico che mostra le sue crepe ogni giorno (ora più che mai con i disastri provocati dai tagli alla sanità pubblica)…ma contro il quale, almeno io, ormai mi sento impotente…perché anche se non vuoi,  ti tocca conformarti (beh dai, per adesso resisto). E del resto oltre a questo sfogo non offro idee e proposte…
Cordialmente.

Roberta Canziani

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

La lettera al blog: “Tra abbigliamento e valori”.

La lettera al blog: “Tra abbigliamento e valori”.

(de Il Grillo Scrivente)

L’abito non fa il monaco”, recita un vecchio proverbio. E certamente non è giusto giudicare una persona solo dal suo abbigliamento. Si può essere un tipo molto elegante e un giorno aver voglia di vestirsi comodo e sportivo. Può capitare di uscire di casa e solo dopo parecchio tempo scoprire di avere una macchia sulla maglia, sui pantaloni, sulla gonna, della quale proprio non ci si era accorti! Oppure scoprire un piccolo buco sul maglione, e chiedersi come sia stato possibile non vederlo prima di indossarlo! Quante volte, poi, capita alle donne di accorgersi di avere i collant rotti o con le smagliature. Certo tutto questo non fa di noi delle persone trasandate! Ma c’è una cosa che proprio non può mancare, nel nostro modo di vestire: il rispetto del luogo dove andiamo.

Ogni luogo o circostanza richiede il suo abbigliamento: nessuno va a correre in tubino o in giacca e cravatta; nessuno nuota vestito. Quello che invece sta andando a perdersi, ahimè da troppi anni, è l’adeguare l’abito alle circostanze ufficiali, ai luoghi eleganti, e agli eventi caratterizzati da una certa importanza: una volta, per esempio, si andava a teatro vestiti in modo raffinato, signorile: gli uomini “rigorosamente” in giacca e cravatta, le donne con un bell’abito o comunque con un abbigliamento “di classe”. Ma quante persone vestono ancora così in queste occasioni? Molti anni fa ero a teatro per un concerto di pianoforte. In attesa che iniziasse, mi guardavo attorno, osservavo il pubblico presente, quello che entrava e si accomodava; e una cosa mi ha colpito: i giovani erano vestiti in maniera diversa, ma più o meno tutti “casual”; mentre gli anziani, tutti con abiti raffinati! La persona che mi aveva accompagnato al concerto mi disse “Perché agli anziani hanno insegnato che a teatro si va eleganti…”. Eh già, quell’educazione di un tempo, che sta scomparendo…..

Quante volte ho visto ad un funerale persone vestite di rosso!
Qualche tempo fa ho letto un articolo sul sito yahoo.com che parlava delle polemiche sorte dopo che il Primo Ministro finlandese Sanna Marin ha posato per la rivista “Trendi” con una giacca con una lunga scollatura che lasciava intravedere il seno, anche perché sotto la giacca il Primo Ministro non aveva assolutamente niente……..
E’ scoppiato uno scandalo scandito da non si sa quante polemiche, alle quali hanno risposto moltissime voci in difesa del Primo Ministro; tra le quali qualcuno che ha detto “una donna dev’essere libera di vestirsi come vuole, indifferentemente che rappresenti o no un’istituzione!”: no, se rappresento un’istituzione, devo adeguarmi al ruolo, non posso presentarmi (in circostanze ufficiali, ovviamente) in jeans e maglietta, o in abbigliamento “discutibile”.

Questo non significa non essere liberi, significa rispettare le circostanze e i ruoli! Se vado ad un funerale, circostanza triste e seria, non posso vestirmi a festa; se entro in una chiesa o in altro luogo di culto, non posso entrare vestito come per andare al mare; non per niente, all’entrata di certe chiese di località marittime sono esposti cartelli che invitano ad entrare con abbigliamento consono al luogo, o cartelli con l’immagine barrata del cono gelato, degli infradito e dei pantaloncini corti.

Ma ci sono ancora valori, in questa società? Spero di sì; ma quali?

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Lettera al blog: “Odiare gli uomini?”. La risposta.

Io sono per la difesa del maschio.

(di Anna Piccioni)
Carissimo Grillo Scrivente,

vorrei rassicurarla dicendo che oltre alle femministe ci sono molte DONNE FEMMINILI. Io sono una di queste. Anche se con gli uomini non ho avuto molta fortuna perché mi sono messa sempre in competizione con loro e non ho mai accettato di fare la sottomessa; tuttavia non li odio. Sinceramente anche a me infastidiscono le femministe estreme che si vantano della loro emancipazione dal maschio. Le donne hanno lottato per ottenere i loro diritti, ma non si sono rese conto che per pochi maschi illuminati che le hanno seguite e sostenute, hanno lasciato dietro una massa di uomini sconcertati, disorientati direi quasi abbandonati. L’uomo non si ritrova più:la compagna non accetta il ruolo di suddita che probabilmente ha visto nella propria madre. Le donne dell’altra generazione sopportarono silenziosamente ogni violenza e sopruso per il bene della famiglia, vendicandosi poi alla fine di quella vita a due facendo ogni possibile angheria e cattiveria al marito malato e infermo. Ovviamente questi sono casi estremi, ma ci sono; anche perché noi donne abbiamo più salute e longevità dei maschi.
Insomma per concludere non si arrabbi per quattro sfegatate, che
probabilmente hanno trasformato in odio l’amore che non hanno saputo trasmettere e contraccambiare. Inoltre le madri sono responsabili dell’educazione dei loro figli maschi; e le madri di oggi non fanno differenza nell’educare figli maschi o femmine. Le donne che hanno trovato il compagno “illuminato” o la loro compagna sanno che devono crescere insieme con stima e rispetto per essere una coppia. Aggiungo ancora che invece di odio parliamo di AMORE indifferentemente a quale sesso rivolgerlo.

La lettera al blog: “Odiare gli uomini?”.

Lettere al blog: “Odiare gli uomini?”.

(de Il Grillo Scrivente)
Caro blogger, martedì 20 ottobre leggo sul quotidiano “La Verità” un articolo del giornalista Adriano Scianca: “Parlano le femministe, «Odiare i maschi è bello e necessario»”; parla di Alice Coffin, autrice di “Le génie lesbien” (Il genio lesbico), e Pauline Harmange, autrice di “Moi les hommes, je les déteste” (Io gli uomini li detesto).
Già la prima parola mi sconvolge….: “Odiare”?????? Ma come odiare???? Ma le vere femministe sono quelle che difendono le donne dall’odio e dagli insulti degli uomini!! Le vere femministe sono quelle che denunciano le offese che le donne ricevono solo perché sono donne!! Il ministro Lucia Azzolina ha affermato poco tempo fa che quotidianamente assiste ad attacchi sessisti nei confronti di colleghe di qualunque partito. Le femministe chiedono rispetto, per le donne: e come può esserci rispetto nell’odio?….

Decido di approfondire e trovo un articolo di Stefano Montefiori sul sito de “Il Corriere”, nel quale il giornalista riporta le parole della scrittrice Harmange: “Vedo nella misandria, nell’odio per gli uomini, una via d’uscita. Detestare gli uomini in quanto gruppo sociale e spesso anche in quanto individui, mi dà molta gioia, e non solo perché sono una vecchia strega gattara. Io gli uomini li detesto”. La misandria è la “Avversione morbosa per il sesso maschile” (www.treccani.it). Quindi, l’avversione morbosa verso il maschio, l’odio per lui, secondo l’autrice sono una via d’uscita: da cosa?…. Dalla violenza? I delinquenti esisteranno sempre, non basta certo nutrire avversione verso un determinato sesso per eliminare i reati. Dalla mancanza di rispetto? Non si ottiene rispetto da una persona provando avversione e odio per lei. E allora da cosa? Da cosa riusciamo ad uscire, secondo la signora Harmange, se proviamo avversione e odio? Mi sa che l’unico modo per scoprirlo è leggere il suo libro.
Infine le dà, non solo gioia, ma pure molta, detestare gli uomini sia in quanto gruppo sociale, che in quanto individui! ……senza parole……. O forse no, forse una me ne viene: “perché”?………… Insisto, perché tanta gioia nel detestare un determinato sesso? Forse perché i maschi sono quegli esseri viventi sempre e soltanto cattivi, bruti,….. Quegli che non conoscono il significato della bontà, della dolcezza, della tenerezza, della generosità,….. Sì, sì, l’avevo dimenticato, i maschi sono solo dei cattivoni!
Ma non si dice sempre (giustamente) che non si deve giudicare le donne negativamente solo per il fatto che sono donne?…. E allora perché devo giudicare male un uomo solo per il fatto che è un uomo? Talmente male da doverlo addirittura odiare?? In Italia nessuno ha niente da dire riguardo a questo incitamento all’odio?…. Cosa sarebbe successo se un uomo avesse scritto un libro intitolato “Il genio gay” e un altro avesse scritto uno intitolato “Io detesto le donne”?

Un funzionario del ministero francese delle Pari opportunità, Ralph Zurmély, ha cercato di fermare la crociata delle due scrittrici ricordando alla casa editrice di Pauline Harmange, che “l’incitamento all’odio sulla base del sesso è un reato! Per questo vi chiedo di rimuovere immediatamente questo libro dal vostro catalogo a meno che non vogliate incorrere in conseguenze penali” (www.ilpost.it 9 ottobre 2020).
Che l’incitamento all’odio sia un reato dovrebbero saperlo molto bene!.. Ma mi sa che, come sempre, le cose vanno solo in un senso: se riguarda la donna ok, se riguarda l’uomo…..devono pensarci……

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Bollette che passione! La risposta alla lettera.

Prontamente è arrivata la risposta alla lettera di Roberta Canziani.

Lettere al blog.

Bollette che passione! La risposta alla lettera.

(lettera firmata)
Capisco che una persona possa essere disorientata, ma la questione in realtà è
abbastanza semplice. O, almeno, più semplice di quanto sembri.
Da molti anni, per il gas e per l’elettricità la figura del venditore è stata separata
da quella del distributore.
A Trieste il distributore del gas, dell’elettricità e dell’acqua è AcegasAPSAmga.
Azienda controllata dal gruppo Hera. Per l’acqua, AcegasAPSAmga è anche
venditore, e dunque compare il nome sulle bollette. Per il gas e per l’elettricità
la figura del venditore, come dicevo, è stata separata da quella del distributore.
E dunque il nome AcegasAPSAmga non può comparire sulle bollette.
E chi sono i venditori di gas e di elettricità? Sono scelti dal cliente. Se una
persona volesse avere come venditore di gas e di elettricità Enel Energia, lo
potrebbe avere. Basta una telefonata a Enel Energia, suppongo. A scanso di
equivoci, il mio non è un consiglio, ma solo un esempio.
Se invece il cliente non ha mai scelto, in passato sono stati assegnati comunque
determinati venditori. Per il gas, a Trieste è stato assegnato EstEnergy. Per
l’elettricità era stata assegnata l’azienda ACEGAS APS Service (se non erro). Poi
questa azienda era stata sciolta, e automaticamente i clienti (quelli che non
hanno mai espresso scelte) sono stati spostati ad altre aziende, e ora il
venditore di questi clienti è EnergiaBase Trieste.

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Lettere al blog: bollette che passione!

La lettera al blog: bollette che passione!

(di Roberta Canziani)

Caro blogger Biagio,

non vorrei approffittare troppo di questo punto di sfogo ma le ragioni per sentirsi estranei a come va il mondo sono proprio tante. Tu te ne vuoi dimenticare ma poi….l’arrivo delle bollette di acqua, luce e gas ti riporta quella sensazione… Al di lá degli importi che aumentano sempre anche se il tuo modo di vivere, di consumare non è che sia cambiato, la lettura dei fogli di accompagnamento che sono davvero tanti e che vorrebbero essere di spiegazione creano tante domande. A chi serve sapere “il mix medio nazionale di combustibili usati per la produzione dell’energia elettrica immessa nel sistema elettrico italiano del 2017 e 2018? I due anni precedenti? Ma se siamo quasi alla fine del 2020… Più interessante forse sapere che “dal 1 novembre 2019 si è perfezionata la cessione del ramo d’azienda di gas ed energia elettrica da parte della società Hera Comm s.p.a con contestuale trasferimento delle attivitá di vendita di gas ed energia elettrica ad Hera Comm NordEst s.r.l” …io non ci ho capito nulla anche perchè a me arrivano bollette da “EnergiabaseTRIESTE” (luce) e da EastEnergy (gas) e da AcegasApsAmga s.p.a (acqua)…forse avrei dovuto approffittare della settimana (che dev’esser giá finita) di educazione finanziaria della Presidenza dei Ministri di cui ho sentito alla radio senza però, lo ammetto, prestarci forse la giusta attenzione..
E neanche mi dilungo nei consumi stimati, in acconto, in riepilogo di cui ho scritto più volte anche sulle segnalazioni del Piccolo…e vado piuttosto a far qualcosa di concreto!

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.