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Per capire se l’intelligenza artificiale sia un reale progresso occorre la nostra riflessione.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Per capire se l’intelligenza artificiale sia un reale progresso occorre la nostra riflessione.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

venerdì scorso 30 ottobre ho avuto il piacere di assistere all’interessantissimo convegno che Lei ha brillantemente moderato, “Intelligenza artificiale: opportunità o pretesto?”, organizzato dal Comitato Mutuo Appoggio Lavoratori Radio TV e dal Suo Blog Il vento di nordest.
Per i lettori che non hanno potuto assistervi, posso dire che è stato veramente stimolante, perché ha fatto riflettere molto. Come Lei ormai sa, io sono tutto tranne che una persona che si intende e che apprezza la tecnologia. Ciononostante, non mi chiudo al mondo; anzi, mi piace confrontarmi; soprattutto con chi la pensa in maniera diversa dalla mia; mi offre spunti per riflettere. E sicuramente durante il convegno, abbiamo avuto modo di ascoltare più pareri: Roberto Pugliese ha spiegato come l’intelligenza artificiale sia nata, come funzioni e come si svilupperà ulteriormente. Andrea Zhok ha spiegato i problemi che con essa possono sorgere; uno classico, se creo un robot che poi porta via il lavoro a molta gente. Padre Alfonso Bruno ha fatto delle attente valutazioni teologiche. E Walter Ferri, un’analisi politica sulle motivazioni della grande corsa all’intelligenza artificiale.

Posso dirLe che, per quanto mi riguarda, prendere un’unica, netta posizione a riguardo non mi è facile. Sicuramente sono d’accordissimo con Lei, con quanto detto ad apertura di convegno: non è vero che il progresso non può essere fermato. In fin dei conti, se pensiamo, esso viene creato da noi uomini. Credo che forse la posizione che mi trova più vicino alla sua, sia quella di Padre Alfonso Bruno: il problema non è tanto l’intelligenza artificiale, bensì l’uso che l’uomo ne fa. Ritengo che se l’uomo la usa come un aiuto da dare alle sue forze di essere umano, come lo “chiediamo” alle apparecchiature medico – sanitarie; agli ausili tecnologici per consentirci una maggiore facilità di orientamento in zone sconosciute; e tanto altro ancora; non sia un problema. Esso sorge nel momento in cui ci facciamo sostituire, ci annulliamo davanti al computer. È importante ricordarci che dobbiamo essere noi i protagonisti delle azioni e saper usare le macchine nel modo giusto. Ma, vorrei aggiungere, diventa più che mai importante e fondamentale riuscire a distinguere quella che è una reale utilità dell’intelligenza artificiale nella nostra vita, da quella che è un altrettanto reale, ma in questo caso, preoccupazione, legata ad un fine di controllo sociale e di grande business mondiale, che pochi, o addirittura pochissimi, saranno in grado di esercitare su tutti gli altri, inconsapevoli e convinti dei grandi prodigi di questo apparente progresso.

Termino questa lettera cogliendo l’occasione per farLe i complimenti per questo convegno, veramente, ripeto, interessante, ma soprattutto, a differenza di molti altri che si occupano della materia, molto stimolante.

Gentilissimo Grillo Scrivente,

grazie per la lettera che, come le altre, arricchisce questo blog di informazione. E grazie anche per la presenza al convegno.

Sì, è stato un appuntamento fortemente voluto e che ha visto l’impegno di molti, per raggiungere il risultato di invitare alla riflessione su ciò che ci circonda.

Per quanto riguarda il blog Il vento di nord est la linea resta sempre la stessa: conoscere e confrontare le idee, le opinioni, le esperienze, per raggiungere la consapevolezza più vicina alla verità.

BM

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Stereotipi: alla fine vince la legge del marketing.

Si pubblica la lettera come ricevuta.

Stereotipi: alla fine vince la legge del marketing.

(de Il Grillo Scrivente)

Nel 2022 la Great Wall Motor ha lanciato sul mercato cinese l’auto elettrica Ora Ballet Car. È decisamente un’automobile particolare, caro Blogger: esteriormente un maggiolino VW, dentro ha: uno specchio illuminato per truccarsi, accompagnato da vano per cosmetici; modalità guida per donne “Lady Driving Mode”, che, tra le varie cose, ha un sistema di assistenza alla guida e d’aiuto per il parcheggio; una fotocamera integrata. Ed infine la “Wärmender Mann”, una funzione che permette di attivare sedili riscaldati e climatizzazione, per attenuare i dolori mestruali.

Le dico la verità, trovo veramente molto carina la progettazione di questa vettura. Tra l’altro, a pensarci bene, lo specchio illuminato ed il vano potrebbero essere pensati anche per permettere ad un uomo di farsi la barba. Quello che non condivido, invece, è il concetto che una donna possa aver bisogno della “Lady Driving Mode”. La cosa è stata criticata anche dal sito cinese CarNewsChina, che ha definito alcune impostazioni di questa vettura stereotipate, accusando di considerare le donne insicure. Detto in altri termini, sembra che una donna non sia capace di guidare.

Curioso, comunque, che, mentre in Cina si preoccupano (anche se a modo loro) del confort femminile, in Italia, su una pagina Facebook, mi debba (e ho usato il verbo “dovere” apposta) imbattere nella brand manager di una casa automobilistica, che ha creato un’automobile con un pulsante che fa aprire la portiera in automatico; così, dice lei, le donne non avranno più bisogno di un uomo che gliela apra, e si faranno pagare soltanto le cene, dagli uomini.
A parte il fatto che mi commuove tutto questo “romanticismo”, mi sfugge ci sia mai stato “bisogno” che qualcuno apra la porta di un’autovettura a qualcun altro. Una volta si chiamava “cavalleria”, ma mi sa che questo è un concetto sconosciuto a molte donne… E soprattutto, nessun ingegnere al mondo riuscirebbe a farglielo capire; anche perché non si può far capire un concetto quando a monte c’è così tanta rabbia dentro.

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Non è che stiamo raccogliendo quanto seminato, o quanto non seminato, da parte della classe politica?

Si pubblica la lettera come ricevuta.

Non è che stiamo raccogliendo quanto seminato, o quanto non seminato, da parte della classe politica?

(de Il Grillo Scrivente)

La Lega, attraverso una proposta presentata dalla deputata Giorgia Latini, sviluppata da Armando Siri, vuole introdurre due ore di educazione psicologica in tutte le classi; proposta consegnata ai vertici del gruppo a Montecitorio. Sarebbe intitolata “Istituzione delle attività di educazione psicologica”, prendendo a modello quelle già sviluppate in Francia e Portogallo. Motivo: “urgenza non più rimandabile di affrontare l’incremento del disagio psicologico, emotivo e relazionale che colpisce le giovani generazioni”, per “superare la logica della mera repressione penale ex – post, introducendo un presidio di prevenzione strutturale e clinico direttamente nei luoghi di formazione dei minori”. Verrebbero assunti per questo diciottomila docenti psicoterapeuti. Si partirebbe dalle scuole superiori per poi coinvolgere le medie e le elementari.
Questa proposta di legge nasce sulla scia di quanto avvenuto a Centocelle, dove in una scuola media un 13enne ha spruzzato spray urticante sul volto di un’insegnante e l’ha ferita con un coltello.

Ora, caro Blogger, qui ci sarebbe da parlarne per un mese, altro che scrivere una lettera. Non potendolo fare, vorrei quantomeno esporre alcune mie riflessioni. “Molte lettere fa”, quando ho espresso tutta la mia perplessità riguardo il tema dell’educazione sessuale nelle scuole, avevo detto che piuttosto ritenevo utile introdurre uno sportello gratuito di consultazione psicologica; per esempio due giorni alla settimana. In modo tale da fornire agli studenti tutto l’aiuto possibile su qualunque tema. Non è affatto mia intenzione, infatti, negare quanto l’adolescenza possa essere un periodo difficile. Obbligare, però, a due ore di lezione di psicologia, onestamente, lo trovo una cosa un po’ diversa.
Le lezioni sarebbero centrate sul controllo della rabbia e sulla gestione dei conflitti; temi, per carità, assolutamente importanti e utili da affrontare. Però, da una parte, ripeto, non approvo l’obbligatorietà; dall’altra, il collegamento con quanto successo a Roma: il 13enne si è preparato quell’aggressione all’insegnante da tempo. Ha pianificato una diretta sui social con telecamera su un caschetto. Cinque ore prima di aggredirla, riferisce Repubblica, avrebbe pubblicato un video su Tik Tok indossando il caschetto, con la scritta “- 5 ore”. E questo perché aveva ricevuto un “debito” nella materia “italiano” da parte dell’insegnante. Avrebbe infine preso spunto da un video su YouTube, nel quale si citava Brenton Tarrant, l’autore della strage nelle moschee di Christchurch in Nuova Zelanda.

Ora, caro Blogger, la situazione psicologica di questo ragazzo è evidente, non c’è bisogno di interpellare un esperto per capirla. Francamente, quello che mi preme come persona non è dare la colpa ad internet, perché non tutti quelli che hanno guardato quel video su YouTube si saranno messi ad aggredire le persone. E non voglio nemmeno dire di non tenere lezioni di psicologia. Ho la profonda convinzione, però, che in questa società stia continuando a svilupparsi una specie di “rabbia malata”, che purtroppo non si placa con due ore di lezione di psicologia. Qui sta succedendo qualcosa di ben, ben più grave di una rabbia da imparare a gestire.
Questi ragazzi stanno vivendo un malessere ed una rabbia sorta da anni in una società ormai presa dalla fretta, dalla carriera, e da mille altre cose; tra le quali c’è qualunque argomento, tranne famiglia, figli, cura, affetto, attenzione, vicinanza. E tutto questo ha finito per ricadere non sulle persone adulte, che hanno una certa età; perché queste hanno una personalità, un carattere ed una psiche già sufficientemente sviluppati. È ricaduto sui soggetti più deboli; quelli che si sono ritrovati a crescervi dentro, tutto questo. Naturalmente non tutti i ragazzi accoltellano i professori; questi sono casi estremi. Altri, comunque gravi, sono il bullismo, la volgarità, le botte. Forse più che limitarci ad un caso, o proporre lezioni di psicologia, dovremmo “cadere all’interno” di questa società.

Ma alla fine, è inevitabile porsi una domanda: non è che stiamo raccogliendo quanto seminato, o meglio, quanto non seminato, da parte di una classe politica che, negli ultimi decenni, ha mostrato una totale disattenzione nei confronti degli aspetti sociali, privilegiando invece cambiamenti strutturali non richiesti, che si riverberano negativamente nella nostra vita?

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