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 “L’Italia agli italiani”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

 “L’Italia agli italiani”.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

ormai lo sanno in molti: a Cesena, due maturandi del liceo “Vincenzo Monti”, a pochi giorni dall’esame di Maturità, hanno appeso ad una finestra della scuola un lenzuolo con la scritta “L’Italia agli italiani”. Sono stati puniti dagli insegnanti con il sei in condotta e una tesina riparatoria da presentare all’esame di Maturità. Davanti a questo, si sono scatenate due parti politiche: una di destra, che ha comprensibilmente appoggiato e difeso i ragazzi; l’altra, di sinistra, che li ha comprensibilmente criticati aspramente e ha approvato pienamente i provvedimenti addottati dai professori, “accusando” i ragazzi di comportamento contrario alle norme scolastiche e di razzismo.

Lei penserà che voglia prendere posizione anch’io da una parte o dall’altra. In realtà, caro Blogger, vorrei dire tutto altro! Fermo restando che francamente non mi sento in grado di giudicare l’eventuale razzismo contenuto in quella frase (che peraltro richiama una parte dell’ode “Piemonte” di Giosuè Carducci), per quanto riguarda le regole scolastiche, penso senz’altro non si possa appendere lenzuola (con scritte o meno) dove si vuole. Ma quello che mi ha colpito di questa faccenda è che ho trovato vari commenti di Facebook (usando il linguaggio moderno, potrei dire “il web si è scatenato”), i quali han fatto emergere una cosa che non considero per niente secondaria: nessuno dei commentatori si è preso la briga di “informarsi prima di parlare”: stando a quello che dicevano, avevo recepito che, non solo hanno punito i ragazzi addirittura con il sei in condotta (non voglio pronunciarmi se sia esagerato o meno), ma gli hanno addirittura dato da fare una tesina riparatoria; e qual è il titolo? “Gli africani siamo noi”. Peccato che:

1) il fatto di assegnare una tesina riparatoria è stato deciso dall’Ordinanza Ministeriale 54 del 26 marzo 2026 nel caso in cui venga dato sei in condotta; quindi questa tesina è una “decretata conseguenza” del voto.

2)”Gli africani siamo noi” non è un titolo deciso dai professori, ma quello di una conferenza del genetista Guido Barbujani, tenutasi nel 2015, nella quale egli spiegava che non esistono razze umane, perché l’Homo Sapiens si è espanso dall’Africa in tutto il mondo. Questa, e altri argomenti, sono stati scelti come spunto da dare ai ragazzi per la tesina. Gli altri argomenti sono un vademecum del 2019 per il Giorno del ricordo a cura di Pupo; tre articoli delle Leggi razziali del 1938 e tre della Costituzione Italiana. Infine due riferimenti a due storie vere: quella di Angelo Fortunato Formiggini e quella di Giorgio Marincola.

Ora, se vogliamo chiederci se gli insegnanti hanno approfittato dell’accaduto per accusarli di razzismo e hanno dato loro apposta il sei in condotta conoscendone le conseguenze e approfittandosene per dare argomenti sulla razza, per noi resteranno sempre e solo ipotesi, riguardo le quali solo gli insegnanti potrebbero rispondere. Una cosa, invece, è certa: le cose stanno in maniera ben diversa da come, quantomeno una parte, del web ha dato da credere. Spiace dover dire che tra questi rientra Marco Lisei, senatore per Fratelli d’Italia.
Siccome tra i video circolanti in Facebook c’era pure un breve “spezzone” di un’intervista che Paolo Sensini ha fatto ad uno dei ragazzi, l’ho ascoltata nella sua interezza sul canale Youtube del signor Sensini; mi si è rivelato molto utile ascoltarla: il ragazzo ha dichiarato di aver appeso quel lenzuolo semplicemente perchè lui è molto patriottico, ma che è assolutamente lontano dall’essere un nazista, fascista o razzista, come – dice – molta stampa ha riportato; considerandole, peraltro, accuse pesanti. A conferma di ciò, ha anche raccontato di avere amici stranieri, di cui certi non nati in Italia. Ma soprattutto ha dichiarato che molta stampa ha affermato quanto sia stato attaccato dagli insegnanti del liceo; mentre invece, sì, non condivide la punizione ricevuta e ribadirà anche nella tesina che nel gesto non ci sono mai state intenzioni razziste; ma gli insegnanti in generale, non solo sono sempre stati disponibili nei suoi confronti nonostante le divergenze di opinioni, ma alcuni l’hanno addirittura abbracciato alla cena di classe.

Caro Blogger, Lei giustamente parla spesso di disinformazione: questa la ritengo una grave disinformazione.

Solo ancora un commento in chiusura (espresso anche da uno dei commentatori web): primo, è stato dichiarato che, in quello stesso liceo, sono state tenute nelle aule bandiere palestinesi: il D.P.R. 7 aprile 2000, n. 121 ed il Protocollo di Stato vietano la presenza di bandiere straniere nelle aule italiane, se non per motivi tra i quali non figura l’esprimere la vicinanza ad un popolo.
Secondo, mi spiace che, quando in altri istituti, sono state esibite foto del Presidente Meloni e del ministro Valditara a testa in giù, gli insegnanti si siano limitati a dire che si dichiaravano assolutamente contrari a tale comportamento. Lo studente, a fine intervista, ha detto una cosa importante: se c’è un problema nella scuola, non riguarda il liceo “Monti”, riguarda la scuola come istituzione.

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“Perché ho la sensazione che queste battaglie siano sempre solo una scusa per abbattere il nostro mondo?”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Perché ho la sensazione che queste battaglie siano sempre solo una scusa per abbattere il nostro mondo?”.

(de Il Grillo Scrivente)

Lo Stato di New York ha recentemente approvato un disegno di legge che modifica la terminologia nei testi di legge su custodia e minori: il termine “madre” diventa “genitore gestante”; “padre” diventa “genitore non gestante”. Questo per includere in modo più completo le famiglie arcobaleno, quelle adottive, e quelle che ricorrono alla procreazione assistita.

Caro Blogger, io ho capito benissimo il concetto, però, se posso permettermi, mi chiedo per quale motivo le parole “madre” e “padre” dovrebbero far sentire escluse queste famiglie. Prima di tutto, prendiamo in considerazione una famiglia omosessuale: nel caso di due donne, sarebbero madri entrambe, quindi, mi scuso nuovamente, ma mi sfugge il problema. Stesso ragionamento nel caso di due uomini, sarebbero padri entrambi.
Nel caso di una famiglia adottiva, penso che, se una persona adotta un figlio, sia per fargli da madre e da padre, quindi continuo a non capire il problema.
Procreazione assistita: chiedo scusa per l’ultima volta, ma la donna che si fa fecondare, non diventerà madre e il suo compagno padre?
Perché ho la sensazione che queste battaglie siano sempre solo una scusa per abbattere il nostro mondo, la nostra natura, la nostra cultura? Si parla di portare rispetto: portarlo agli altri non può comportare toglierlo a noi; quando ci si rispetta reciprocamente, nessuno ha da perderci.

Questa notizia mi ha riportato alla mente quando, l’anno scorso, l’ex ministro Dario Franceschini ha proposto di dare ai figli solo il cognome della madre; per, “dopo secoli in cui i figli hanno preso il cognome del padre”, dare “un risarcimento per una ingiustizia secolare che ha avuto non solo un valore simbolico, ma è stata una delle fonti culturali e sociali delle disuguaglianze di genere”.
Posto il fatto che sono la “prima persona” che si è sempre chiesta perché un figlio abbia solo il cognome del padre, posso dirLe, caro Blogger, che non so se questa sia stata una delle fonti di disparità, ma ho una certezza: dare nuovamente un solo cognome si traduce in “nuova disparità”, non “risarcimento”. E così ribadisco il concetto di prima: non puoi fare giustizia per uno togliendo all’altro!

Pure io ho una proposta; anzi, tre: la prima, è che si diano entrambi i cognomi (parità di genere); la seconda, smettetela, e lasciate che “madre” resti “madre” e “padre” resti “padre”; la terza, è che la si finisca con questa guerra tra i sessi, che non solo ha stancato, ma che, come tutte le guerre, può portare solo al massacro.

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“Noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio”.

(de Il Grillo Scrivente)

Waseem Khan, Amin Fazal Khogjiani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad: quattro braccianti che (assieme ad un quinto collega) hanno chiesto ai loro caporali soldi per il loro lavoro ed un contratto lavorativo. La risposta è stata rinchiuderli tutti in un minivan, bloccare le porte e dare fuoco alla macchina bruciandoli vivi. Uno di loro, Taj Mohammad Alamyar, è riuscito a scappare dal cofano. Ha potuto portare la sua testimonianza, grazie alla quale il gip ha disposto la custodia in carcere dei loro carnefici; i quali, secondo il gip, “in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza”.

Caro Blogger, altro che sgomento: orrore. È l’unica parola che mi viene. Quattro vite spezzate, in maniera atroce, da due mostri. Una volta si diceva “sei un animale”, “ti comporti come un animale”… Perché gli animali sono bestie, si comportano in maniera istintiva, non si prefiggono regole di comportamento come noi esseri umani; ma un animale non avrebbe mai fatto una cosa del genere…

Questa vicenda mi ha lasciato un senso di profondo turbamento, e inevitabilmente tante sono le domande alle quali cerco di dare una risposta. Tra queste, non posso fare a meno di guardare a quella parola che, oggi più che mai, è al centro dell’attenzione di noi tutti, di fronte all’evidente cambiamento della nostra struttura sociale: integrazione. Come possiamo riuscire a “far entrare” nella nostra società popolazioni che vengono da una cultura profondamente diversa dalla nostra, con tutto quello che potenzialmente potrebbe rappresentare? Il problema è se uno vuole veramente integrarsi; sia nel senso di rispettare le regole e la cultura del posto in cui va, sia nel senso di rispettare prima di tutto il prossimo! Tempo fa, in una mia lettera, Le parlavo di quel povero ragazzo ucciso da un compagno di scuola; spessissimo vengono denunciati casi di violenza compiuti da persone provenienti da altre realtà; adesso questa tragedia… Certamente, grazie a Dio, non è così per tutti coloro che immigrano nel nostro paese! Però, caro Blogger, almeno in questo caso qui, ti viene solo voglia di lasciarli marcire in galera a vita e gettare nell’immondizia la chiave della loro cella. Ma non dimentichiamo, noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio.

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