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Aljoša Zerial: “Un viaggio nel passato, già da tempo vissuto e finito”.

Presentazione del regista Alessio – Aljoša Zerial in occasione della proiezione dei suoi film sugli artisti del Carso nella Sala Millo di Muggia (Trieste).

(di Davorin Devetak)
ALJOŠA ZERIAL V MILJAH / ALJOŠA ZERIAL A MUGGIA / 9 NOV. 2022

Un caloroso saluto a tutti i convenuti e in particolare al Comune di Muggia, all’Amministrazione e all’Ufficio cultura del Comune, nelle persone di Massimo Premuda e Francesco Fait, alla Fondazione CRTrieste rappresentata da Ilaria Romanzin e anche a Marco Favetta che ci ha guidati nell’itinerario di immagini pittoriche proposto all’insegna de Il mio Carso di Scipio Slataper. »Pozdrav tudi v imenu Društva Slovencev miljske občine Kiljan Ferluga, ki se veseli gostovanja uglednega gosta in vaše udeležbe«. Un saluto anche dalla Associazione sloveni del comune di Muggia Kiljan Ferluga che si felicita per la presenza dell’autorevole ospite e della vostra partecipazione ai due eventi.
Ringrazio i due Enti per aver voluto far propria l’idea di metter insieme le immagini in movimento di quella che una volta si chiamava settima arte e quelle »statiche« impresse su tela o carta. Il regista Aljoša o Alessio Zerial è noto per la sua ricca produzione ufficialmente cineamatoriale ma profondamente artistica. Nella vita professionale si è dedicato con impegno e successo all’attività di agente marittimo, ma ogni scampolo di tempo libero e i suoi bellissimi viaggi in terre lontane li ha destinati alle riprese cinematografiche e alla creazione di film che hanno ottenuto riconoscimenti, oltre 200, dappertutto. La prima cinepresa che ha avuto in mano era del leggendario cineoperatore e fotografo triestino Edi Šelhaus che aveva ripreso i primi cinegiornali jugoslavi sul dopoguerra a Trieste, poi riparato in Jugoslavia, al quale Zerial ha dedicato un documentario. Altro nome leggendario che mi viene in mente per far capire il ruolo estetico e di documentazione di Zerial è quello del fotografo del Primorski dnevnik Mario Magajna che è uno degli “occhi” che hanno visto e documentato per molti decenni Trieste. Ma su questo tornerò.
Aljoša è nato nel 1928 in una famiglia slovena di Servola, in trattoria, quindi sin da piccolo ha capito come gira la vita. La prima cinepresa a 8 mm Bolex Paillard la comprò a rate, per il valore di 4 mesi di paga, e quando chiese alla mamma dei soldi per comprarsi un ombrello la risposta fu di coprirsi la testa con la cinepresa. La seconda camera aveva tre obiettivi, tra i quali un grandangolo Swittar “che ghe rompi el cul al passero in volo”, come descriveva la messa a fuoco un suo amico. Poi arrivò lo zoom e nel 1980 la prima super 8 per le Olimpiadi di Mosca. E infine la videocamera digitale, secondo Aljoša “pratica, leggera e fa tutto da sola”, e poi le cassette mini DV, chiamate da lui ancor sempre bobine. Aljoša è rimasto fedele al montaggio all’antica, “in analogico”, usando una coppia di lettori digitali. Non si è mai abituato al computer e consiglia, nel montaggio, di guardare i film escludendo il sonoro: “Solo così puoi concentrati sulle immagini e notare i tagli”.
Martina Kafol che ha raccolto queste testimonianze nel 2003, in occasione del conferimento da parte del Kinoatelje di Gorizia del “Premio Darko Bratina – Omaggio a una visione”, ha scritto: “Zerial non è mai un osservatore esterno, non mostra cartoline, e nei suoi film non sono predominanti i palazzi o le rovine antiche, né i paesaggi soli. In primo piano è sempre l’uomo e la sua quotidianità.”
Il critico sloveno Miha Brun che conosce come pochi il cinema di qua e oltre il confine ha scritto, sempre in occasione del “Premio Bratina” ad Aljoša, che la sua opera rappresenta “un viaggio nel passato, già da tempo vissuto e finito, che viene conservato dalla verità della pellicola e dai ricordi che illuminano, come la luce intermittente di un faro sperduto, prima chiara, vivida e riconoscibile, poi annebbiata e infine appena sensibile, immagini che sono già oltre e sopra la realtà”. E parla di “magia del suo cinema, anche se amatoriale o a Super 8 mm … che rimane un’esperienza irripetibile e insuperata, che congela e sospende il tempo nostro e quello di Zerial, per parafrasare un saggio di Andrej Tarkovskij”.
Vi risparmio quello che avete già trovato nella mail di invito che equivale al tradizionale “programma di sala” su carta di una volta. Qui trovate tra i siti web quello del Club cinematografico triestino, del quale Aljoša è socio storico. Se cliccate i nomi del Club e del regista vi appare la sezione video degli associati dove ci sono ben 42 film di Zerial visionabili su YouTube! Tra questi anche tre dei film che vedremo: Gianni Brumatti – Sul pastino più alto del 1992, Marino Sormani – Pittore del 1996 e Livio Rosignano – Pittore del 1997. Gli altri due film di oggi sono Luigi Spacal – Il colore dei ricordi del 1993 e Ugo Carà alle Generali del 2000. Aljoša è molto bravo ed efficace nel presentare i suoi film, con il suo humour brillante, la saggezza semplice e el dialeto triestin. Unica nota: state attenti agli interventi ripresi dei grandi intellettuali, amanti del Carso e dei pittori, come Carolus Cergoly, Claudio Magris e Giulio Montenero e Mara Debeljuh, fedele autrice dei commenti sonori dei film di Aljoša. E attenti alla musica usata: i grandi sinfonici russi sovietici e gli altri da lui prediletti. Ma di questo vi parlerà lui.
Scorrendo le foto del libro “IL CINEMA DI ALESSIO ZERIAL, Dall’8 millimetri al digitale”, curato da Massimiliano Fabris nel 2012, si vede la ricchezza visiva dei quasi 80 cortometraggi realizzati a partire dal primo, Carnevale a Servola nel 1954, fino all’ultimo, per ora, Stazione Topolò del 2020. L’opera di Aljoša Zerial segue diversi filoni: i più famosi sono i reportage dai suoi molteplici viaggi, dai monasteri tibetani alle statue inquietanti dell’Isola di Pasqua, dai ritratti collettivi di Parigi, Praga a quelli di Bosnia, Russia, Iran, Uzbekistan, Vietnam, Equador, Patagonia, ecc. ecc. Ci sono poi i documentari sociali, culturali e sportivi sulla comunità slovena locale e anche preziosi documenti storici come quello sulla Risiera, La libertà è terapeutica sull’esperienza di Basaglia, sulle Saline – Porticciolo, lo Scalo Legnami e le Portatrici di pane di Servola, il Carso e l’Istria antica. Per usare ancora le parole di Miha Brun: “Il tesoro nazional-documentario raccolto da questo ladro d’immagini per oltre mezzo secolo, è senza dubbio la sua cosa più nobile. L’autore può anche non doverlo sapere, ma sarebbe una tragedia, se non lo sapesse l’ambiente triestino, e quello sloveno in senso lato”. Il film su Spacal è in riproduzione presso la Galleria a lui dedicata a Štanjel, quello sulla Risiera è custodito nei musei dell’Olocausto in Israele e a New York, sarebbe il caso che lo fosse anche nella Risiera di San Sabba.
Non ultimi sono i ritratti cinematografici degli artisti triestini, che celebriamo oggi e anche Avgust Černigoj, Klavdij Palčič, Sergio Stocca, Marcello Mascherini, Mario Scarpati, Deziderij Švara, il lubianese Jože Ciuha, l’architetto triestino-viennese Boris Podrecca. Recentemente sono stato a trovare Aljoša nella bella casa che condivide con la moglie Marjeva, un vero tripudio di quadri che echeggiano il Carso, la Città, i paesaggi istriani, dalmati, balcanici ed esotici dello spirito, l’amato Černigoj, Brumatti, Spacal, Ciuha, Palčič, la statuetta di Mascherini vinta al concorso per il film sul sentiero Rilke, Sormani… E’ questa la galleria ideale di Aljoša, e i suoi libri, di viaggio, sulla rivoluzione in Messico, le Memorie di Adriano della Yourcenar, stanno tutti a indicare il suo mondo creativo e sensibile, poetico ma impegnato dalla parte dei deboli, in sostanza libero. Il che viene bene fuori anche dai suoi film “artistici” e sperimentali, per lo più della giovinezza, Martina, L’Aquilone, Iniziò così, il film fantastico in costume The Troglodites…
Io lo conobbi meglio nel 1995, quando curai per il 10° Film Video Monitor una selezione dei suoi film per la sezione della “Quinta Slovenia”, vale a dire le produzioni cinetelevisive slovene all’estero, in Italia, Usa e Argentina, riconoscendo e affermando il suo status pieno di autore cinematografico. Nel 2003 è arrivata la consacrazione definitiva con il “Premio Darko Bratina” e il Kinoatelje di Gorizia, nel 2018, ha celebrato il novantesimo compleanno del regista con ben tre iniziative. A maggio la gran festa per il suo compleanno al Museo dell’attore cinematografico sloveno di Divača. A luglio la partecipazione di Aljoša al laboratorio “Visioni di scarto. Omaggio Zerial” alla Stazione di Topolò e a ottobre la retrospettiva dei suoi film alla Slovenska kinoteka (Cineteca slovena) di Ljubljana, nell’ambito del Festival “Omaggio a una Visione”. Nello stesso anno il regista ha deciso di donare il suo archivio cinematografico, il materiale montato e non, nei vari formati, al Kinoatelje, il che rappresenta una preziosa acquisizione per il patrimonio audiovisivo in Regione. Da ultimo è da citare il massimo riconoscimento per meriti culturali assegnatoli delle organizzazioni slovene in Italia SKGZ e SSO lo scorso febbraio.
Un’ultima nota quasi personale: la vera conoscenza con Aljoša l’ho fatta a tavola, alla trattoria Città di Londra, gestita squisitamente da Ezio Rossa: cucina casalinga e rifugium peccatorum di buongustai e tante anime libere e allegre triestine. L’ho fatto in compagnia del mio e suo amico di gioventù Giovanni (Ivanček) Corva, triestino emigrato a Milano ma che ritornava quasi mensilmente nella città amata. Con lui e Aljoša ci s’incontrava da Ezio, a mangiare una buona »barcolana« e a discutere di tutto, arte, politica, ricordi di gioventù, di cose belle, di Cankar e Joyce. Gianni, figlio dell’artista triestino Urbano, oltre ad essere rispettato dirigente d’industria, era anche fine caricaturista che aveva pubblicato le sue vignette witz con il nome d’arte VACORI in settimanali e periodici di mezza Europa. Con Aljoša progettavano di fare un film. Uno sceneggiatore e l’altro regista. Non ce l’hanno fatta, ma Aljoša nel 2018 ha realizzato il film 1918-2018 che riecheggia il loro spirito di amicizia e utopia e che vedremo stasera come fuori programma.

NOTA: l’immagine in questo post è stata fornita dal Signor Davorin Devetak  la quale è stata a lui inviata  dall’Ufficio Cultura del Comune di Muggia. L’immagine  rappresenta un Paesaggio carsico, opera di Gianni Brumatti del 1953.

ANVOLT Trieste: una realtà tanto importante quanto necessaria. L’intervista ad Antonietta Falciano.

ANVOLT Trieste: una realtà tanto importante quanto necessaria. L’intervista ad Antonietta Falciano.

L’Associazione Nazionale Volontari Lotta Contri I Tumori è presente a Trieste in Viale Miramare n. 3 e n. 5. L’aiuto a chi ha bisogno è la linea guida dei tantissimi volontari che vi prestano servizio.

Nel video potrete seguire l’intervista rilasciata da Antonietta Falciano, Responsabile ANVOLT TRIESTE.

La Trieste della gente come noi ricorda il 18 ottobre 2021 e si pone come esempio di difesa dei principi e dei valori democratici.

La Trieste della gente come noi ricorda il 18 ottobre 2021 e si pone come esempio di difesa dei principi e dei valori democratici.

Se ne parla a Buongiorno Italia, la trasmissione a cura di Graziano D’Andrea con la partecipazione di Biagio Mannino.

Puntata 27/19 ottobre 2022 ore 8.05.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Da Trieste è partito verso Roma il Treno della Memoria. Un viaggio ricco di storia, di valori e significati.

17 tappe e 5000 chilometri lungo tutta l’Italia. Questo il percorso che compirà il Treno della memoria, partito questo pomeriggio, alle ore 18.00 dalla stazione di Trieste Centrale.
L’iniziativa vuole ricordare il treno che portò a Roma la salma del milite ignoto, giungendo nella Capitale il 4 novembre 1921.
Attraverso la sepoltura, presso l’Altare della Patria, di un soldato caduto nel corso della Prima Guerra Mondiale e non riconosciuto, si volle dare simbolicamente proprio quel riconoscimento e quel valore a tutti i caduti italiani nelle guerre e ricordare anche i dispersi mai ritornati.
Molte le autorità presenti, civili e militari, che hanno assistito alla cerimonia ed alla partenza del treno verso Trento, prima delle diciassette tappe, il quale arriverà a Roma il 4 novembre 2022.

Trieste: i “dimenticati” del settore della sanità cercano di sopravvivere alle conseguenze del Green Pass.

(di Biagio Mannino)

Mentre Mario Draghi, al Meeting di Rimini, evidenzia e sottolinea risultati e meriti dell’operato del suo Governo nel corso di questi ultimi 18 mesi, mentre, però, il suo Governo non c’è più e Mario Draghi esce da Palazzo Chigi da sconfitto e non da vincitore, mentre, a parole, tutto quello che accade in Italia non trova cause se non nelle ormai generiche responsabilità di pandemia e guerra, a Trieste, in un piccolissimo mercatino nel rione di Roiano gli effetti della politica di Mario Draghi si vedono decisamente, tanto!
Una bancarella, con una tenda per ripararsi dal sole che ancora scotta, piena dei colori degli oggetti esposti e, vicino, abiti appesi, tanti abiti. Una normale bancarella come tante, normalissima da vedere in un mercatino ma, in questo caso, un simbolo, il simbolo visibile e tangibile, ricca di significati e portatrice di quelli che sono gli effetti, reali e concreti, proprio dei risultati del Governo Draghi.
La bancarella, con quegli oggetti e quei vestiti usati è stata organizzata da coloro che operano nel settore sanitario e, in particolare, da coloro che si occupano del contesto tecnico amministrativo, e che si trovano, ancora oggi, in stato di esclusione dal mondo del lavoro.
Per loro il Green Pass esiste ancora e, privati di retribuzioni e contributi, cercano di trovare soluzioni per poter sopravvivere, alla pesante quotidianità, lontana, anzi, lontanissima dai sorrisi di convention o meeting.
“Raccogliere qualche soldo e cercare di portare all’attenzione dei concittadini la nostra situazione”. Così mi dicono . La loro vita, come quella di tutti, come quella di chi non fa parte di contesti esclusivi, era già ricca di problemi e di ansie. Ha visto poi l’aggravarsi della situazione con le restrizioni per poi rimanere tutti loro, ancora oggi, in stato di restrizione.
La loro colpa? Aver detto NO al vaccino.
Persone normali che conducevano una vita normale e che, adesso, sono escluse e… dimenticate.
Sì, dimenticate perché di loro nessuno parla, di loro nessuno mette in evidenza le contraddizioni di quel sistema che ha portato amministrativi nella sanità a vivere in uno stato di crescente disagio se non di povertà, e di amministrativi in altri settori che la loro vita l’hanno ripresa regolarmente.
Quando la gente viene a sapere la loro condizione resta sbalordita e, nel silenzio mediatico, la solidarietà non manca. Non solo, cosa importante, inizia la presa di coscienza di quanto stanno passando, gli altri, e la consapevolezza di quello che è stato fatto in Italia negli ultimi 18 mesi diviene evidente.
Porte aperte agli ucraini e porte chiuse ai sanitari italiani, in una nuova ed ulteriore guerra tra i nuovi poveri, divisi ed impegnati a guardarsi reciprocamente per non perdere definitivamente tutto, mentre, nei vari meeting, si applaude e si brinda e si spera che la linea Draghi prosegua e garantire così, ad Europa ed USA, quanto bravi sono stati, i politici del recente passato, e quanto lo saranno, i politici del prossimo futuro.
E di nuovo l’auspicio, la richiesta, la supplica: guardate il piccolo mondo intorno a voi! Parlate con la gente! Guardate le situazioni! Osservate i volti delle persone! E poi valutiamo e riflettiamo su quei risultati e meriti del Governo Draghi e di quei partiti che hanno appoggiato il suo operato.

Trieste: il corteo che non avremmo mai voluto vedere.

(di Biagio Mannino)

No, questo corteo non lo avremmo mai voluto vedere!
Ad un anno di distanza dalle prime manifestazioni che Trieste guardava svilupparsi tra le vie e le piazze del centro, ad ormai un anno di distanza quando migliaia di persone dicevano NO alla “obbligatorietà indotta” a vaccinarsi tramite il Green Pass, a mesi di distanza dove le parole e la forza di volontà della gente sono rimaste inascoltate e considerate al pari di niente, il corteo di oggi lascia tutti sconvolti, rattristati, amareggiati.
Decine di immagini, grandi, portate una ad una, in un silenzio rotto dal colpo di un tamburo, sordo nella calda sera di una giornata qualunque di un luglio qualunque, eppure sembra urlare i nomi, quelli di tutte quelle persone che da quei cartelli sembrano a loro volta urlare “giustizia e verità”.
Persone come tante, piccole e grandi, belle o brutte, simpatiche o insopportabili, uomini, donne, lavoratori o studenti o indifferentemente cosa, persone, come tante, che contavano per qualcuno, che contavano per loro stesse, persone come noi ma, adesso, vittime.
“giustizia e verità”: questo è ciò che chiedono i partecipanti al corteo, questo è ciò che chiedono assieme vaccinati e non vaccinati di fronte a tutto ciò che si è vissuto in questo terribile periodo tra il 2021 ed il 2022.
“Giustizia e verità” per capire, sapere e rendere quanto meno onore a quelle vittime nella speranza che, questa volta, le parole non restino inascoltate come quelle che venivano portate nelle manifestazioni precedenti, quelle parole che sembravano quasi essere una profezia su ciò che deve essere chiarito.

“Vogliamo giustizia e verità”. Trieste si prepara ad un nuovo corteo per sapere e non dimenticare.

“Vogliamo giustizia e verità”.
Queste sono le parole che, immediatamente, colpiscono l’attenzione, ci fermano e ci invitano a riflettere, a pensare, a ricordare e a non dimenticare.
Queste sono le parole che appaiono sul volantino che presenta una importante iniziativa, rivolta a tutti, vaccinati e non vaccinati, che, assieme, vogliono conoscere e sapere.
Troppo è accaduto per essere messo da parte, troppe sono state le vicende non chiarite e troppi sono i dubbi che si stanno presentando all’orizzonte.
Trieste è stata al centro delle manifestazioni che, in nome dei diritti inalienabili e del valore e della difesa della democrazia, chiedevano chiarezza, verità e rispetto.
Di seguito il comunicato stampa così come fornito dalla organizzatrice dell’evento, la Signora Alessandra Covach.

Comunicato stampa: “DOMENICA 24 LUGLIO ALLE ORE 19 IN PIAZZA PONTEROSSO UN CORTEO COMMEMORATIVO, SILENZIOSO, ricorderà chi non può più essere al nostro fianco, continuare gli studi, vivere con i suoi cari, scegliere il suo futuro. Il 15 aprile, la rivista Food and Chemical Toxicology pubblica l’ennesimo studio sui possibili effetti avversi ai vaccini anticovid: ”Innate immune suppression by SARS-CoV-2 mRNA vaccinations: The role of G-quadruplexes, exosomes, and MicroRNAs”.
Un’accurata analisi dei potenziali rischi legati alla somministrazione dei vaccini a tecnologia mRNA, che si conclude con un appello alle istituzioni e alla popolazione civile: “Miliardi di vite sono potenzialmente a rischio, date le grandi dimensioni del numero di individui a cui sono stati iniettati i vaccini mRNA SARS-CoV-2 e l’ampia gamma di esiti avversi che abbiamo descritto.

I danneggiati da vaccino in Europa sono centinaia di migliaia.
736.188 CITTADINI EUROPEI HANNO SEGNALATO
1.946.937 GRAVI REAZIONI AVVERSE AL VACCINO
1.030 CASI AL GIORNO!
115.426 SEGNALAZIONI EUROPEE
IN PIU’
DAL 5 MARZO AL 7 MAGGIO. IL TASSO DI SEGNALAZIONE
INDICA “CASI FREQUENTI”

Le reazioni avverse colpiscono prevalentemente giovani. Il dato che emerge dall’analisi del sistema di farmacovigilanza passiva è che i sintomi sono multipli.

Il principio di precauzione, che dovrebbe ispirare l’azione dei professionisti della sanità, è mancato ed espone i pazienti ad un grave rischio per la loro salute con la somministrazione di ulteriori dosi.
Già il British Medical Journal del 19 febbraio aveva messo in guardia sull’assenza di un adeguato controllo indipendente e chiesto trasparenza e dati.
La mistificazione della verità crea una realtà priva di tutele. Chiediamo dati, accertamenti, e maggiore sicurezze: è un nostro diritto. Chiediamo libera scelta senza coercizioni di alcun tipo, dopo adeguata informazione.
Perché non ci siano altri ragazzi che debbano pagare le spese di una gestione arrogante , frettolosa e superficiale invitiamo tutti ad unirsi domenica 24 luglio in Piazza Ponterosso a Trieste.

.”.

L’intervista. Dalla situazione politica italiana alla Trieste di nuovo al centro di interessi strategici: l’effetto del biennnio 2020 – 2022.

L’intervista. Dalla situazione politica italiana alla Trieste di nuovo al centro di interessi strategici: l’effetto del biennnio 2020 – 2022.

INTERVISTA AL GIORNALISTA BIAGIO MANNINO DEL SITO INFORMATIVO http://www.ventodinordest.com

A CURA DI SANDRA FERREIRA DELLA REDAZIONE DI RDE http://www.rderadio.net

PROGRAMMA IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO INTERREGIONALE RTV D.T. WEB

http://www.saiuzmedia.it

(Pianeta Oggi TV rete 2)

http://www.rderadio.net

http://www.ventodinordest.com

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

“L’altra anima di Trieste” il volume a cura di Marija Pirjavec.

“L’altra anima di Trieste” il volume a cura di Marija Pirjavec – Mladika 2008

(di Anna Piccioni)

Saggi, racconti, testimonianze, poesie di autori e autrici di lingua slovena sono raccolte in questo volume a cura di Marija Pirjavec., docente di Lingua e Letteratura slovena presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste. L’ambizione della curatrice è quello di dare “un ritratto spirituale, politico,sociale e storico… di molti che a Trieste hanno vissuto e hanno lasciato una traccia nella sua storia passata e presente”. L’intenzione di far conoscere all’altra parte triestina la quantità e la qualità di intellettuali e menti pensanti che arricchiscono questo nostro territorio pur parlando un’altra lingua.
Ben venga questa pubblicazione! Per molti Triestini, che a tutti i costi difendono l’italianità di Trieste e dare spazio alla cultura di lingua slovena potrebbe “metter in pericolo” le loro convinzioni.
Scrive la Pirjavec nella presentazione culturale e storica del volume: “A ridosso tra Ottocento e Novecento, Trieste fu teatro anche di un’eccezionale fioritura della produzione letteraria italiana […]Grazie a nomi eccellenti quali Italo Svevo, Umberto Saba e Scipio Slataper, la città assurse alla condizione privilegiata di finestra italiana sul mondo[…]La sprezzante sufficienza con cui questa cerchia di raffinati intellettuali considerava gli Sloveni di Trieste appare oggi difficilmente comprensibile, se non come dimostrazione di quell’arroccamento in un’autarchia spirituale refrattaria al contatto con i “diversi”, cui a volte neppure la cultura più alta riesce a sottrarsi ”ad eccezione di Scipio Slataper che in un articolo su La Voce di Firenze ricordò che l’insediamento degli Sloveni risalisse a ben 11 secoli prima; e inoltre scriveva alla futura moglie Gigetta Carniel nel 1912 “Tu sai che io sono slavo, tedesco e italiano” e senza dimenticare l’incipit de “Il mio Carso”
Tuttavia Claudio Magris in Identità di frontiera che prima della Grande Guerra gli ambienti culturali italiani e sloveni non avevano alcun rapporto non solo per volontà di ambedue le parti.
Vorrei osservare che per quanto la cultura di lingua slovena i suoi esponenti hanno un punto di riferimento nel vicino stato di Slovenia, mentre la cultura di lingua italiana solitamente trova poca solidarietà dalla Madre patria. Inoltre gli Sloveni di Trieste hanno un vantaggio rispetto i Triestini di lingua italiana, sono bilingui; i Triestini non si sono mai impegnati a studiarla, nelle scuole non si è mai provveduto ai corsi di sloveno: quindi questo è un grosso handicap.
Ma tornando all’antologia io credo che condividere uno stesso territorio alimenti uno stesso modo di sentire; forse la differenza può rivelarsi tra un vissuto urbano e l’ambiente carsico. La poesia ispirata dalla landa carsica o dal mare provoca emozioni che chi vive qui non può non condividere. Le testimonianze portano alla luce situazione di un vissuto semplice faticoso di pescatori e di lavoratori della cava di marmo di Aurisina. I borghi carsici sono animati dal lavoro dei campi, dalla dignità dalla semplicità , dalle sofferenze della gente che li abitano: l’orgoglio dell’appartenenza da generazioni a un luogo che solo l’intolleranza vorrebbe negare. Altre testimonianze riportano le tragedie vissute dagli Sloveni durante il Regime fascista: il non poter usare la propria lingua, avere le proprie scuole, essere costretti a nascondere la propria identità.
Interessante secondo me è l’ultima parte dove autorevoli intellettuali sloveni si pongono il problema della convivenza di due etnie di Aleš Lokar, Darko Bratina Gli sloveni a Trieste: un soggetto storico da “nascondere”?, Alojz Rebula La cultura nelle regioni di confine, Jože Pirjavec Un vaso di coccio tra due vasi di ferro,Ivan Verč Essere sloveno, Pavel Fonda In quale Trieste vivremo nel secolo che si affaccia? ;e infine Miran Košuta La profezia di Dževad. Košuta scrive”In questo mondo ristretto dalla comunicazione a minuscolo villaggio globale, le enclavi nazionali o statali appaiono assurdità anacronistiche. Ovunque esistano confini, differenze, contiguità, intrecci di popoli, razze, religioni e culture, il convivere pacifico diventa necessità quotidiana, destino ineluttabile. Oggi forse sciagura, domani felicità”

Nasce a Trieste Info Line 24: il network giornalistico libero, indipendente e plurale.

In un momento storico particolarmente difficile, nasce a Trieste Info Line 24: il network giornalistico libero, indipendente e plurale.
La notizia in primo piano, quanto accade intorno a noi, a Trieste come nel resto d’Italia, in Europa, nel mondo.
Spazio all’informazione giornalistica sotto tutti gli aspetti guardando dalle realtà locali per arrivare ai contesti internazionali.
Info Line 24 porta ad una collaborazione sinergica Radio Diffusione Europea (Trieste – http://www.radiodiffusioneeuropea.net ), Pianeta Oggi TV ( Venezia – http://www.pianetaoggitv.net ) e Il vento di nord est (Trieste – http://www.ventodinordest.com ).
Graziano D’Andrea, Massimo Bonella e Biagio Mannino danno il via ad un ambizioso e promettente progetto di informazione giornalistica.
VIDEO: Graziano D’Andrea, Direttore di Radio Diffusione Europea, presenta Info Line 24 ( http://www.infoline24.it ).

Stefano Puzzer porta a Pordenone la voce dei portuali di Trieste.

Stefano Puzzer porta a Pordenone la voce dei portuali di Trieste.

Da oggi la collaborazione tra Il vento di nord est e l’importante network veneziano Pianeta Oggi TV ( http://www.pianetaoggitv.net ) del Direttore Massimo Bonella.
DA PORDENONE L’INTERVISTA A STEFANO PUZZER.

INCONTRO TRA PUZZER E L’ARTISTA RENZO BORTOLUSSI PRESIDENTE ASSOCIAZIONE ACQUA ONLUS SCRITTORE.

A CURA DI SABRINA CICCOTTI (PIANETA OGGI TV – http://www.pianetaoggitv.net )

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Non bastano i vertici o le cene post G20 per evitare la brutta figura della politica internazionale, italiana e triestina.

(di Biagio Mannino)
Non bastano i vertici o le cene post G20 per evitare la brutta figura della politica internazionale, italiana e triestina.
Siamo nell’era del Green Pass e quante volte lo abbiamo detto, ripetuto e ripetuto nuovamente: i cittadini vivono male!
La pandemia di Covid – 19 ha colpito il mondo che già da prima viveva precariamente e le incertezze erano dominanti.
La politica planetaria ha preso la decisione di chiudere e le conseguenze di quelle scelte le pagheremo duramente.
La disoccupazione globale conta milioni di persone, di lavoratori, di famiglie che si trovano a guardare un futuro molto breve. Un futuro che arriva alla fine della giornata per poi lasciare le preoccupazioni sul come affrontare la giornata successiva.
Bei vertici, quello di Roma, quello di Glasgow, bei luoghi, bei palazzi, belle cene alle quali i “Grandi” del mondo hanno partecipato. Quei “Grandi” che, chi di più, chi di meno, ci hanno portato ad oggi.
E così, mentre gustiamo tele visivamente i manicaretti offerti, la gente si spacca la testa per capire come andare avanti, per comprendere la confusione in cui vive, per orientarsi in una comunicazione che stordisce e divide, per trovare i soldi per pagare le bollette, i mutui, i cambi dei televisori, gli aumenti di non si sa più neanche cosa, e poi, dei tamponi!
Sì, i tamponi, la nuova invenzione per vivere peggio e in una povertà crescente, in nome di quella salute che, ormai, sempre di più rappresenta un pretesto per altri fini.
Belle e eleganti le cene, mentre la gente pacificamente manifesta il proprio malessere inascoltato e, da molti “intellettuali”, deriso.
La politica globale, e tutto ciò che gli gravita intorno, viaggia nelle auto con i vetri oscurati da un palazzo blindato all’altro, mentre fuori, nelle vie e nelle piazze, si pensa all’esempio di Trieste, dove la gente è stata spazzata via da idranti e dal fumo dei lacrimogeni.
Va tutto bene? Sì? Siamo sicuri?
Intanto in Italia i partiti non esistono più, completamente annullati dall’enorme presenza di Draghi, incapaci di far valere il ruolo sovrano del Parlamento su un Governo inattaccabile e riconosciuto come esclusivo elemento di riferimento nel contesto internazionale.
L’Italia di Draghi e il mondo che guarda, silenziosamente preoccupato perché, anche a livello internazionale, le strade sembrano essere dirette tutte verso Roma, divenuta esempio della nuova “Democrazia” globale.
Spariti tutti, i partiti, i sindacati, i valori ma non la gente, quelle persone che ostinatamente, fiere dei principi democratici in cui credono, vanno avanti nel tentativo di essere ascoltate da quella politica sorda ed ormai inesistente al punto tale che, nelle recenti elezioni amministrative, il vero partito di maggioranza è quello degli astenuti, di quelli che hanno detto NO a tutto questo.
E come se niente fosse, a Trieste, qualcuno continua a fare finta che i manifestanti, da elemento folcloristico, siano divenuti degli insolenti disturbatori della quiete pubblica, proponendo le soluzioni della nuova “Democrazia” e impedendo di manifestare proprio in quella piazza, Piazza Unità d’Italia, che è un simbolo, nel bene e nel male, per l’Italia e l’Europa.
Non c’è molto da aggiungere all’assurdità di quanto stiamo vedendo, di quanto stiamo subendo, di quanto stiamo vivendo.
Ma una domanda resta, fondamentale, basilare ed essenziale per comprendere gli equilibri futuri: com’era la cena di gala del G20? Buona?

Trieste: si aggrava la situazione in porto. Getti d’acqua e fumogeni per disperdere il No Green Pass.

(di Biagio Mannino)
Situazione gravissima al porto di Trieste. L’intervento con getti d’acqua e fumogeni sui dimostranti per liberare l’accesso al porto evidenzia che la via del dialogo diviene sempre più lontana e difficile.
Questo intervento però potrebbe avere effetti opposti portando ad un irrigidimento delle posizioni di contrapposizione tra chi manifesta ed il Governo, non solo a Trieste ma anche in altre parti di Italia.
La protesta al Green Pass mostra sempre di più come le scelte del Governo non piacciano alle persone ma come abbia scoperto una situazione di malessere sociale estremamente ampio e sottovalutato da chi, invece, non ha ascoltato la voce dei manifestanti triestini da molte settimane e che, ormai, sono divenuti la voce del malessere italiano.
Il video è stato scelto tra i tantissimi che giungono poiché rende l’idea della situazione che sta assumendo toni surreali.

Migliaia di persone scendono in piazza e i portuali di Trieste potrebbero diventare la spina nel fianco del Governo Draghi.

(di Biagio Mannino)

Di nuovo in piazza. Di nuovo in migliaia. Di nuovo determinati a far sentire la loro voce, il loro dissenso a quanto accade, a quanto limita la vita, la quotidianità perfino in quelle cose semplici come andare a bere un caffè, e sedersi, e ripararsi dal freddo che incomincia.
Tutto assurdo nell’Italia del 2021, dove persone che manifestano per difendere il loro diritto di essere cittadini, di essere lavoratori, di essere semplicemente persone, si sentono definire “fascisti”, nemici della democrazia.
Tutto assurdo nell’Italia del 2021, dove quella Repubblica, democratica, fondata sul lavoro, crea il disagio e le difficoltà per chi, liberamente, ha deciso diversamente dagli altri, e dove, buona parte degli “altri”, sono diventati “giusti” dopo che la “libera costrizione” ha dato la possibilità di scegliere di vivere nella nuova normalità, quella del Green Pass.
Una “certa” Italia si è accorta dei NO GREEN PASS perché a Roma violenti hanno assaltato e devastato.
Allora improvvisamente l’evento porta la notizia, e i NO GREEN PASS diventano, semplicemente… fascisti.
Il dissenso si trasforma, da espressione di legittimità democratica a forma di negazione della stessa democrazia. Ma l’altra democrazia, quella rappresentata dai tantissimi che manifestano, chi la considera, chi vede come sia trattata da quello che sempre di più diviene un pensiero unico dominante?
Forse, perché no?, bisognerebbe parlare con chi da settimane scende nelle strade, parlare ed ascoltare e capire tutto il malessere che vivono le persone che hanno sulle spalle proprio il futuro di questo Paese, ovvero la classe lavoratrice.
A Trieste nel corteo anche i portuali, e in vista del 15 ottobre, promettono il blocco del porto.
Il porto di Trieste è il decimo scalo portuale in Europa e la quasi totalità delle merci in transito riguarda le economie dell’area dell’Europa Centrale, tra cui, in particolare, Germania, Austria ed Ungheria.
Se il porto di Trieste si ferma, l’Italia ne risente poco ma l’Europa… molto.
I giochi diventano complicati e, forse, l’imposizione del Green Pass “all’italiana”, potrebbe, nei suoi effetti indesiderati, avere uno scarso gradimento nel mondo degli interessi e degli affari centro europei.
I portuali di Trieste potrebbero diventare proprio per il Governo Draghi una spina nel fianco?
Nel frattempo l’impressione è che nessun dialogo sia all’orizzonte mentre i NO GREENPASS diventano sempre più numerosi e la distinzione tra vaccinati e non vaccinati ancora più sottile.