Si riporta la lettera come ricevuta.
“Una volta davanti all’uniforme si provava un senso di rispetto”.
(de Il Grillo Scrivente)
Sono trascorse due settimane da quando Le ho espresso tutto il mio più profondo sconcerto per la morte di quel giovane di diciotto anni, Abanoud Youssef, accoltellato da uno studente del suo stesso istituto scolastico per motivi che sono stati definiti “di gelosia”. E ora apprendo che nella città di Trieste due carabinieri si sono ritrovati letteralmente circondati da una banda di quelli che vengono definiti “maranza”, giovani minorenni armati di coltelli: sabato 31 gennaio scorso; una quarantina di maranza radunatasi in una piazza (dove, tra l’altro, il giorno dopo viene rinvenuto un vero arsenale, tra mannaie, coltelli, mazze, bastoni,…). I carabinieri arrivano sul posto allertati da segnalazioni dei residenti. Uno dei giovani, a bordo di un motociclo, estrae un’arma e spara in aria; lo bloccano e gli chiedono le generalità, e si accorgono che ha addosso una pistola scacciacani. A decine, gli altri giovani li attaccano verbalmente con fare minaccioso, alcuni usano le proprie cinture impugnandole come se fossero armi per intimidirli. Il giovane si approfitta del caos e si dà alla fuga, ma perde i documenti.
Caro Blogger, direi proprio che non c’è bisogno di nessun commento davanti ad uno scenario del genere. Se tutto questo fosse la trama di un film, probabilmente ad un certo punto i carabinieri chiamavano la base dicendo che avevano bisogno di rinforzi. Ma questa purtroppo non è la trama di un film; questo è quello che sta succedendo in Italia (altro che i miei desideri di far fare ai giovani a scuola corsi “A testa alta”). E sa cos’è che mi sconvolge anche? Una volta i giovani scapestrati sarebbero stati almeno un minimo intimoriti, davanti alle forze dell’ordine; una volta davanti all’uniforme si provava un senso di rispetto. Già….una volta….
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