“Storie spaziali per maschi del futuro”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Storie spaziali per maschi del futuro”.

(de Il Grillo Scrivente)

“Storie spaziali per maschi del futuro”. È il titolo di un libro scritto da Francesca Cavallo, una scrittrice che si occupa di stereotipi di genere. Sei storie di questo libro verranno utilizzate per un progetto destinato alle scuole elementari, con la finalità, per l’appunto, di abbattere gli stereotipi di genere. Tra le varie cose, nella presentazione che nel suo sito la Fondazione Libellula fa di questo progetto,

“Oggi, molti bambini crescono con l’idea che mostrarsi fragili sia debolezza […] che le emozioni vadano trattenute”.

“Molte bambine imparano prestissimo a compiacere, ad assecondare, a mettersi da parte”.

Innanzitutto, se vogliamo abbattere gli stereotipi di genere, e quindi (in teoria) considerare maschi e femmine allo stesso modo, perché scegliere solo il termine “maschi” per il titolo? Per la prima volta, caro Blogger, ho pronta la risposta: perché in queste storie non vengono descritti i classici eroi maschi senza macchia e senza paura, ma con le loro fragilità. E mi sta bene! Perché, a proposito delle debolezze di cui parla la Fondazione Libellula, sono pienamente d’accordo che non c’è proprio nulla di male ad averne. Ma se vogliamo la parità dei sessi, allora perché non alternare? Ad esempio, scrivere una storia in cui un bimbo salva una bimba, e una in cui una bimba salva un bimbo; in modo da far capire (ai bambini ma anche agli adulti) che l’eroe non ha sesso. Insistere (nel titolo) sulla figura maschile, a mio parere può far sembrare che si continui con l’accanimento che (almeno certe) femministe hanno nei confronti dell’uomo. Che sarebbe da evitare, se si vuole abbattere gli stereotipi…
Comunque sia, per concludere il discorso sul fatto che non si debbano provare debolezze, non trovo che questo pensiero venga “appiccicato” solo ai bimbi maschi!

Secondo luogo, avrei proprio bisogno di chiedere (non so se alla signora Cavallo, ma quantomeno alla Fondazione Libellula) dove vedono tutte queste bambine (addirittura piccolissime, visto che dicono che imparano prestissimo, quindi immagino al massimo alle scuole elementari) compiacere, assecondare e mettersi da parte (per i maschi, deduco). Io non so dove abitino loro, dove abito io vedo solo ragazze sempre più sfrontate, aggressive e volgari.

Perché ho l’impressione, caro Blogger, che sia la miliardesima manifestazione di espressioni ricche di frasi fatte? Non è che per eliminare stereotipi, ne creiamo altri?

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

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