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Lo Sri Lanka rischia di rivedere i Rajapaksa al potere.

La difficile situazione in Sri Lanka, non solo economica e finanziaria ma anche sociale in tutte le sue espressioni, trova diverse cause, tra le quali la linea politica fortemente influenzata e portata da una famiglia: i Rajapaksa .

Nel 2022 la crisi ha raggiunto l’apice arrivando a colpire settori strategici e fondamentali come quello della produzione alimentare e della salute.

Il Presidente Gotabaya Rajapaksa , fratello dell’ex Presidente ed a lui subentrato, Mahinda Rajapaksa , fu costretto a lasciare il Paese a causa delle rivolte che, sempre di più, venivano portate dal popolo dello Sri Lanka esasperato dalla gravissima situazione.

Il nuovo Presidente, Ranil Wickremesinghe, si è trovato a prendere decisioni complesse per far fronte alla situazione, schiacciato dalle spinte cinesi e da quelle indiane, in una sorta di conflitto indiretto per controllare la strategicità dell’isola.

Il 21 settembre, in Sri Lanka, ci saranno le elezioni e i Rajapaksa ci riprovano con la candidatura di Namal Rajapaksa, figlio di Mahinda e nipote di Gotabaya.

Lo Sri Lanka oggi, sebbene in una condizione leggermente migliore rispetto a quella lasciata da Gotabaya, è uno Stato indebitato, che ha ceduto, in modo indiretto, parte della sua sovranità territoriale, in settori portuali e marittimi in particolare, concessi agli interessi geopolitici della Cina ed oggetto di attenzione contrapposta da parte dell’India.

Nonostante questo, l’influenza dei Rajapaksa sembra non essere ancora finita.

Elezioni Presidenziali USA 2024: si organizzano i dibattiti televisivi.

Nell’ambito delle elezioni negli USA, la storia ci insegna come i dibattiti e i confronti diretti tra i candidati siano decisivi per confermare o cambiare le intenzioni di voto degli elettori.
I consulenti elettorali dei candidati Trump ed Harris stanno esaminando tutti i minimi particolari in vista dei tre incontri – scontri televisivi in programma il 4 settembre su Fox, il 10 settembre su Abc e il 25 settembre su Nbc.
La difficoltà nella scelta delle sedi televisive e dei moderatori è al centro della discussione nell’organizzazione di questi eventi. Al momento, però, soltanto l’appuntamento del 10 settembre è stato confermato.
Nel frattempo la campagna elettorale prosegue, sempre tra accuse reciproche ed insulti da entrambe le parti.

Venezuela: la Corte Suprema interviene ma poco (o niente) cambierà in ambito internazionale.

Continua la situazione di tensione politica e sociale in Venezuela dopo le recenti elezioni presidenziali.
Nonostante il Consiglio nazionale elettorale abbia attribuito la vittoria al Presidente uscente Maduro con il 51% dei consensi, i sostenitori del candidato dell’opposizione Gonzalez rivendicano la vittoria sostenendo di aver raggiunto il 70% delle preferenze tra gli elettori venezuelani.
La questione è particolarmente complessa poiché si lega, in realtà, alle strategie geopolitiche internazionali.
Il Venezuela è uno degli Stati che, al mondo, possiede vasti giacimenti di petrolio. Inevitabilmente questa ricchezza si trasforma in problema e pone il sistema della politica venezuelana a trovarsi assoggettata alle spinte degli interessi molto pratici e poco nobili provenienti da USA, UE, Cina, Russia, Iran, Cuba e dal contesto del Sud America, in quella che è una vera e propria guerra di posizionamento e sfruttamento.
La non voluta ricerca di soluzioni alla crisi ucraina ha, di fatto, prodotto la necessaria ricerca di fonti energetiche e la gestione politica delle aree in questione.
Il Presidente uscente Maduro, già al centro di non riconoscimento da parte di USA ed UE in occasione delle precedenti elezioni, anche in questa occasione si trova di fronte alla posizione negativa del blocco occidentale. Russia e Cina, al contrario, lo hanno riconosciuto subito come il vincitore ufficiale.
Nel tentativo di porre un freno alla situazione, interviene la Corte Suprema del Venezuela che, da oggi, inizia un percorso di indagine: in giornata risponderà alle domande dei giudici il candidato Gonzalesz e venerdì sarà il turno di Maduro.
L’indagine proseguirà per almeno due settimane ma, in attesa delle decisioni della Corte, quello che appare certo è che le logiche delle strategie e degli interessi esterni al Venezuela continueranno a prevalere e non si fermeranno se non di fronte a ordini provenienti da altrove.