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Se ne va Michail Gorbacev, un grande politico nelle intenzioni, uno strumento ed un capro espiatorio per altri.

(di Biagio Mannino)

Michail Gorbacev? Senza dubbio un riformatore.
Un riformatore necessario, arrivato nel momento in cui solo un riformatore poteva arrivare.
Erano gli anni ‘80 e la stanchezza dominava su un mondo che aveva vissuto il ‘900 ancora lontano dal finire ma ricco, anzi ricchissimo, di eventi drammaticamente unici e terribili.
Due guerre mondiali, autoritarismi e totalitarismi, persecuzioni e genocidi, stermini di massa e bombe atomiche che radevano al suolo città, esodi di popoli, armamenti a non finire, miseria e ricchezze e un simbolo là, si mostrava nella sua grigia concretezza, quel muro, quel Muro di Berlino.
Quel Muro che era lì ad attendere il 9 novembre 1989, per essere abbattuto, per crollare e portarsi via la follia di quel 28 giugno 1914, a Sarajevo.
Sarajevo e Berlino, l’inizio e la fine, e, in mezzo, tante cose e tante persone ma, anche, tanti interessi ben lontani da quanto poi appariva in quel momento storico.
URSS ed USA i nuovi protagonisti che succedevano ad un’Europa che abdicava il suo ruolo di centro del mondo con il suo suicidio.
Ormai un terreno di scontro e di dominio, ormai vincitori e vinti solo in apparenza ma tutti sconfitti e messi a disposizione delle nuove egemonie dell’est e dell’ovest.
Anni, lunghi, di guerra fredda, dove tutto serviva ed era estremizzato, dove anche le grandi conquiste dello spazio servivano a mostrare i muscoli e a farsi paura quando, la paura, l’avevano tutti.
Erano poi arrivati, gli anni ‘80 e la stanchezza di tutto questo la si vedeva e la si toccava facendo, però, finta di niente.
E l’URSS in particolare mostrava tutte le sue fragilità accumulate e l’uomo giusto, al momento giusto, entrava in scena: Michail Gorbacev.
Perestroika e Glasnost, le parole chiave, i concetti base del pensiero di Gorbacev, utili, indispensabili e unici.
Rinnovare prima di tutto, ma non cambiare. Non abbattere il sistema: modernizzarlo in un contesto globale, che avrebbe dovuto incominciare un altrettanto, importante processo di rinnovamento mondiale verso un sistema nuovo, post eventi del ‘900.
Niente di tutto questo se non utilizzando la Glasnost, la trasparenza, eliminando la corruzione e gli interessi particolari, veri nemici della Perestroika.
Gorbacev si trovò tra accesi conservatori del sistema e personaggi oscuri, che avevano visto nella sua azione politica l’occasione per la realizzazione di nuovi interessi.
La fine dell’URSS, l’entrata in scena di Boris El’cin, non erano i tasselli giusti del mosaico di Gorbacev, ma la conclusione di un percorso di effettivo rinnovamento e, come tale, da fermare.
Se ne va un grande politico, ma un grande politico per l’occidente, al quale si attribuiscono meriti per intenzioni non sue, per aver dato il colpo di grazia a quell’URSS, quando, Gorbacev, non la voleva affatto colpire e, nella sua attuale Russia, diviene il “colpevole”, della fine dell’impero, senza vedere che quell’impero finì per opera proprio di quel sistema che Gorbacev voleva riformare.
Se ne va un grande politico, e lascia il mondo di oggi, che è figlio delle buone intenzioni proprio di Gorbacev, ma impedite nel realizzarsi, affinché niente possa, ieri come oggi, cambiare, affinché i protagonisti egemoni post Europa dominante, continuino ad essere presenti, nemici più che mai, per giustificarsi vicendevolmente e scontrarsi e dominare, in nome di una apparente democrazia, su di un terreno europeo nuovamente insignificante dopo il secondo suicidio chiamato “Ucraina”.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

La Cina: esempio di “libertà” sempre più digitalizzata e… da non seguire.

(di Biagio Mannino)

L’acquisto della casa, per la famiglia media cinese, è il traguardo principale da raggiungere.
Il bene immobile e, in particolare, la casa in cui vivere, rappresenta in Cina il punto principale del contesto patrimoniale e delle prospettive di sicurezza.
Ma, ormai da un anno, tutto questo sembra essere stato messo in discussione.
Sono ormai trascorsi venticinque anni da quando Hong Kong passava sotto la particolare amministrazione cinese da quella consolidata del Regno Unito.
Si diceva “uno Stato, due sistemi”, divenendo lo slogan di quella che sarebbe stata la Cina di oggi, la Cina che, in poco più di due decadi, è divenuta, se non ancora la primaria potenza globale, quella che lo diventerà a breve.
Una corsa verso il tutto, con una pianificazione in tutti i settori, quello immobiliare incluso.
La casa, come bene primario per un miliardo e mezzo di cittadini: un grande, grandissimo business che ha visto investimenti in questo settore così intensi ed importanti da trasformare il volto delle città cinesi e portarle ad un aumento demografico di livelli inauditi. Basti pensare che la sola Shanghai conta trenta milioni di abitanti.
Affari, tanti affari, movimenti di immense quantità di denaro, hanno coinvolto tutto il sistema, da quello immobiliare a quello bancario.
Ma, come detto, da un anno i problemi si sono mostrati all’orizzonte, rischiando di mandare in crisi il sistema proprio alla vigilia della possibile rielezione al terzo mandato del non più irremovibile Xi Jinping.
I numerosissimi casi di mancata consegna degli immobili ormai non si contano più. Il tutto vede anche la generalizzata situazione di precarietà economica e finanziaria globale, la mancanza di liquidità e tutte quelle famiglie cinesi, indebitate per l’acquisto della sospirata casa, si trovano a pagare mutui con la prospettiva di non avere mai quel tetto desiderato.
Le proteste, da parte degli inquilini, aumentano e si diffondono a macchia d’olio, e coinvolgono sempre di più il settore bancario poiché le rate dei mutui cominciano a non essere più pagate.
Al danno anche le beffe… digitali, poiché, per cercare di limitare la diffusione e la forza delle proteste, le autorità censurano ogni forma di divulgazione della notizia in questione e non solo.
La preoccupazione che il sistema bancario possa entrare in crisi, visto l’ammontare degli investimenti immobiliari, vista la necessità per Xi Jinping di far apparire la Cina come un modello di organizzazione, ha portato all’uso tanto temuto, in Europa in generale e in Italia in particolare, dei tracciamenti e del blocco dei crediti sociali.
Infatti gli inquilini che decidevano di chiudere i loro conti nelle banche cinesi per far fronte alla situazione, si sono visti controllati attraverso il sistema di tracciamento anti Covid 19 adattato alle esigenze specifiche del caso in questione, mentre le prospettive per chi non dovesse pagare i mutui, sarebbero la perdita dei crediti sociali con la conseguente esclusione digitale dalla… vita! Treni, mezzi pubblici, e tanto altro ancora verrebbero interdetti a chi, come in questo caso, nonostante la piena ragione, decidesse di far valere i propri diritti.
La Cina ed il suo settore immobiliare in crisi, rappresenta più che mai l’esempio di quello che potrebbe accadere a tutti nel caso in cui la nostra vita incominciasse ad essere gestita da qualcuno che, in remoto, facesse click a seconda degli interessi del momento.
Ci piacciono i nuovi strumenti di “libertà”?

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

FONTE INFORMATIVA PER LA REALIZZAZIONE DEL POST: ASIA NEWS.