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Un po’ di poesia…

In un mondo dove sempre di più domina l’individualismo e la solitudine, un po’ di poesia ci porta nuovamente a guardare e vedere le cose.

(ild)

 

Agosto 2017

di Anna Piccioni

L’emozione non ha voce
ti strozza il respiro
Sei in gabbia
Le sbarre dei ricordi
impediscono il volo
Rimpianti di quello che fu
di quello che poteva essere e non è stato
e non è
Nemmeno io ci sono

– – – – – – –

Io non so
c’è nell’aria qualcosa
ho bevuto forse un drink
troppo forte
le immagini e i suoni
evaporano
ma si impregnano con forza
nell’anima
Qualcosa di magico
è la vita
che ci trascina inesorabile
importante è aggrapparsi
a un fragile ramo
l’amore, l’amicizia i ricordi
Io non so…

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Il mondo cambia… Riflessioni.

(di Anna Piccioni)

 

Quanto è fragile e precario il momento che stiamo vivendo. In questo angolo di mondo, la mia casa posso sentirmi sicura e tranquilla; ma la realtà fuori, forse un po’ più lontana, è piena di odio, rancore, violenza. Le notizie sono sempre foriere di venti pericolosi. La stabilità sociale è minacciata da intolleranza, rivendicazioni, vendette: basta un nulla perché tutto precipiti. “Il sonno della ragione genera morte” e da troppo tempo le coscienze e le menti stanno dormendo, prevale un istinto disumano che guarda al proprio interesse e alla propria sopravvivenza.
La morte di valori umani, sociali, politici ci stanno portando verso un abisso in qualsiasi direzione volgiamo gli sguardi.

Qualcuno dice che il mondo sta cambiando e di conseguenza anche l’uomo deve cambiare.
Dobbiamo procurarci nuove difese, nuove abilità in un mondo dominato dalla tecnologia, dalla robotica, dalla finanza. Ma siamo proprio sicuri che è così? O invece tutto questo vogliono farcelo credere per abbandonare le nostre capacità intellettive, critiche, razionali e adattarci a premere dei bottoni?
Zygmunt Bauman ha definito l’età contemporanea la società liquida dove prevale l’individualismo, il soggettivismo, l’antagonismo. I rapporti sono transitori e occasionali, siamo come gocce di olio sull’acqua che senza alcuna regola si uniscono e si dividono.

Bisognerebbe prendere coscienza se vogliamo tutto questo oppure ribellarsi. Una nuova rivoluzione culturale che riprenda i valori della solidarietà, del giudizio, della fratellanza per essere veramente liberi.

Questi pensieri così apocalittici sono dovuti ad alcune riflessioni sulla vicina, nel tempo e nello spazio, guerra dei Balcani, dopo i due viaggi fatti in Bosnia qualche anno fa, aver visto i luoghi (Mostar, Sarajevo, Srebrenica, Tuzla), aver ascoltato dalla viva voce le testimonianze di chi ha vissuto quella guerra assurda, e aver letto di Luca Leone1 “Višegrad”: da un giorno all’altro, l’amico fraterno, il vicino di casa diventa il nemico da uccidere, da violentare, da stuprare,da depredare.
Bastano poche persone, senza remore senza pietà, a formare bande paramilitari pronte a sfondare porte e teste; obbedendo più a un istinto criminale che a un ideale. L’ordine e la sicurezza non hanno senso; la povera gente costretta a fuggire ad abbandonare tutto.
Chi ci garantisce che tutto questo non ritorni? La situazione in Bosnia è ancora precaria, i nazionalismi prevalgono, ma soprattutto non c’è stata alcuna giustizia: pochi hanno pagato, molti carnefici continuano a vivere a fianco delle loro vittime, magari con ruoli importanti.

25 aprile… riflessione.

(di Biagio Mannino)

 

 

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Trieste – Risiera di San Sabba – 25 aprile 2017 – foto BM 2017.

In un momento storico in cui l’incertezza domina la vita del cittadino globale, in cui le guerre sono presenti in numero maggiore di quelle che vengono citate, in un momento storico in cui le tensioni internazionali sembrano riportare alla memoria episodi del passato dove Russia e Stati Uniti si contrapponevano in nome di visioni ed ideologie diametralmente opposte, in un momento storico in cui si parla di destra e sinistra quando destra e sinistra non ci sono più e a loro si aggiunge il “centro destra” o il “centro sinistra” poiché i nomi dei partiti sono talmente tanti e dei quali se n’è persa la memoria, in un momento storico in cui la differenza tra chi vive bene e chi cerca di sopravvivere si nota sempre di più, in un momento in cui la politica non riesce a cogliere le effettive esigenze del popolo mondiale, in un momento in cui i popoli mondiali si allontanano  dalla vecchia politica, in un momento in cui le relazioni sociali mostrano tutta la loro debolezza e gli abusi tra generazioni e generi sono all’ordine del giorno, quegli istanti rappresentati da quelle occasioni di partecipazione e riflessione che derivano dal ricordo di ciò che accadde, possono aiutare e anche consolare.
Tantissima partecipazione di gente, oggi, alla Risiera di San Sabba a Trieste.
La ricorrenza del 25 aprile ha portato numerosissime persone ad essere presenti al comune mantenimento del ricordo di ciò che accadde e che la speranza che non accada più si confronta con la realtà di massacri, guerre, persecuzioni, migrazioni forzate odierne.
Tutto accadeva e tutto accade, in modo diverso, nei metodi, nei numeri, nei mezzi, ma… accade.
E allora non serve celebrare? Non serve ricordare?
Mantenere ed imparare, essere presenti ed osservare per essere coscienti e consapevoli: questo ci dà il 25 aprile.
Un esempio per i tempi e per le generazioni, un’occasione, come quella di oggi, in cui accanto agli anziani che vissero quegli anni, erano presenti tante giovani famiglie con i loro bambini, i loro figli, testimoni oggi di ciò che fu ma che, altrove è.
L’evento specifico è sì importante ma il suo significato temporale ed intergenerazionale lo rende significativamente utile.
Associazioni, gruppi, autorità e tanti altri tra bandiere e stendardi, persone di ogni età, bambini e anziani. Giornalisti, noti personaggi della televisione. Discorsi, belli, brutti, adesso non si sente bene. Lei cerca di sentire. Silenzio. Muri di cemento grigio, finestre vuote. Cortile. Volantini, giornali. Canti di preghiera in ebraico, rappresentanti di tante comunità religiose. Qualcuno scherza, qualcuno litiga. Nuvole sulla Risiera e poi il sole, caldo. Chissà, in quei giorni, se guardavano il sole…

 

Nota: le immagini in questo post appartengono all’archivio Biagio Mannino.