La Francia vuole l’Europa e l’Europa… si rilassa.

(di Biagio Mannino)

 

Sommet_éco_franco-chinois-1934Macron ha vinto.
Una campagna elettorale lunga e che nel secondo turno ha trovato ben pochi elementi degni di quell’attenzione che la politica,quella politica, quella vera, quella importante, richiede.
Due settimane che hanno  mostrato solo litigiosità tra i candidati, aggressività da parte di alcuni facinorosi, tanti pettegolezzi e null’altro.
Quale potesse essere la scelta migliore per la Francia solo i francesi possono dirlo. Quale sia stata la scelta migliore per l’Europa lo hanno detto le urne in cui sono confluiti i voti proprio dei francesi.
Due candidati che rappresentavano sostanzialmente in entrambi i casi visioni superate: Marine Le Pen, una posizione nazionalistica ormai datata e non attuale ai tempi in cui il mondo punta al gigantismo contrapposto. Macron, una figura che, nascosta dalla giovane età, in realtà mostra solo una continuità di una politica legata ad una visione unidirezionale, soprattutto in una via europea, una via già percorsa.
E il tutto quando si ha proprio bisogno sì di una visione europea ma profondamente modificata negli schemi e, in particolare, nella gestione dei ruoli principali.
Un’Europa dei popoli sia come elemento fondante ma anche come vera espressione di sovranità e che può derivare solo ed esclusivamente da un’oggettiva limitazione delle sovranità degli Stati membri.
Di fronte ad un sistema economico finanziario sempre più dominante, le limitazioni di sovranità sembrano già esserci e favorire maggiormente i grandi sistemi economici anziché la sovranità popolare, che, ormai, sembra divenire un concetto da manuale di scienza politica..
E allora? Chi ha vinto?
Ha vinto Macron e, in un momento delicato per la struttura europea, la speranza è che,ridimensionato il pericolo “populismi”, l’Unione Europea sappia trarre ispirazione ed insegnamento e, a distanza di 60 anni dai Trattati di Roma, guardi a questa esperienza come uno stimolo ad intraprendere serie e vere riforme indirizzate all’interesse europeo e non a quello dei singoli Stati membri.
La Francia ha deciso e adesso si troverà ad affrontare un altro passo: le elezioni legislative. Un Paese a rischio di ingovernabilità se gli esiti del voto non daranno una maggioranza coincidente con la politica del nuovo Presidente mentre, poco distante, un Regno Unito sempre più solo, si trova ad affrontare il serio problema di una forte volontà di congiungimento delle due Irlande.
Il tutto ispirandosi alla precedente esperienza della riunificazione tedesca, porterebbe l’Irlanda del Nord a rientrare nell’Unione Europea.
Effetti di volontà non europeiste, di apparenti successi, di sconvolgimenti degli ordini geopolitici.
In ogni caso, l’Europa ringrazia la Francia e… tutto proseguirà. Come prima?

 

NOTA: l’immagine di questo post è tratta dal sito www. Wikipedia. it.

Il nuovo Renzi? Assomiglia tanto a quello vecchio…

(di Biagio Mannino)

 

Matteo_Renzi_2015Anche se un terzo dei votanti del 2013 non si è presentato alle primarie, Matteo Renzi si riconferma segretario del PD, o meglio, di quel che resta del PD.
Un mandato, quello precedente,  porta dei risultati che contraddicono il successo ottenuto.
Era difficile riconfermarsi dopo un evidente calo degli iscritti, dopo una scissione del partito, dopo aver mostrato ai cittadini italiani che maggioranza ed opposizione coincidevano in una coabitazione chiamata, appunto, PD, dopo un clamoroso fallimento in occasione del voto per confermare una riforma costituzionale, decisamente criticabile nei contenuti e nelle metodologie di realizzazione, dopo aver varato una legge elettorale, l’Italicum che, oltre ad essere stata parzialmente dichiarata incostituzionale lascia l’Italia di fronte ad una confusione inimmaginabile se si dovesse andare a votare senza vararne una nuova.
Dopo tutto questo, però, Matteo Renzi raccoglie il successo.
A poco o nulla hanno contato i voti ottenuti da Orlando ed Emiliano di fronte a quello che sembra essere un leader riconosciuto dai suoi elettori e che, in realtà, non è indebolito affatto proprio per merito di quella  affluenza che ne certifica il ruolo con la sua sostanziale tenuta, per quanto quasi un milione di persone non hanno partecipato al voto.
Dopo il risultato del referendum Matteo Renzi mantiene la parola e si dimette ma poi cambia idea e lo troviamo di nuovo nella mischia per riprendere il posto alla guida del PD.
Promessa strana ma poco importa di fronte alla possibilità di avere un leader maturato dall’esperienza precedente.
Ma il linguaggio non cambia e il metodo comunicativo mette in evidenza solo una continuità.
Slogan e battute, tante, progetti, prospettive e politica, poca…
Gli italiani lo avevano detto chiaramente quel 4 dicembre 2016: vogliamo contare di più nella politica in quanto cittadini! La risposta è stata non considerare quel clamoroso risultato nel suo significato ma lasciarlo andare, lentamente…
Adesso siamo allo stesso punto con l’aggravante che le prossime elezioni, se la legge elettorale non verrà modificata, ci daranno il trionfo della politica, quella vecchia, fatta di accordi e tante difficoltà.
Colpa degli italiani che hanno scelto di mantenere la Costituzione del 1948? No, colpa della politica che non trova o non vuole trovare punti su cui lavorare in comune. Forse bisognerebbe prendere esempio proprio da quei Padri Costituenti, quelli del 1946, quelli che in meno di due anni scrissero la “più bella Costituzione del mondo” e che così ci viene riconosciuta ovunque, ebbene quegli uomini e donne seppero lavorare assieme nonostante le dure esperienze, contrapposizioni e vicende vissute. Sì, lo seppero fare attivamente e concretamente per tutti gli italiani che li votarono orgogliosi di averlo fatto e di aver partecipato, quel 2 giugno.
Oggi la battuta domina e lo slogan impera, i partiti non si contano così come l’analisi del voto del 4 dicembre non conta. E l’Italia e gli italiani perdono terreno.
Il Paese più vecchio del mondo, il Paese con la più bassa natalità del mondo, sono elementi sufficienti a mettere in evidenza come sia tutta la struttura in crisi, sul piano economico, finanziario, sociale, strutturale, culturale.
Ma… era questa la “rottamazione”?

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta dal sito www. wikipedia. it.

25 aprile… riflessione.

(di Biagio Mannino)

 

 

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Trieste – Risiera di San Sabba – 25 aprile 2017 – foto BM 2017.

In un momento storico in cui l’incertezza domina la vita del cittadino globale, in cui le guerre sono presenti in numero maggiore di quelle che vengono citate, in un momento storico in cui le tensioni internazionali sembrano riportare alla memoria episodi del passato dove Russia e Stati Uniti si contrapponevano in nome di visioni ed ideologie diametralmente opposte, in un momento storico in cui si parla di destra e sinistra quando destra e sinistra non ci sono più e a loro si aggiunge il “centro destra” o il “centro sinistra” poiché i nomi dei partiti sono talmente tanti e dei quali se n’è persa la memoria, in un momento storico in cui la differenza tra chi vive bene e chi cerca di sopravvivere si nota sempre di più, in un momento in cui la politica non riesce a cogliere le effettive esigenze del popolo mondiale, in un momento in cui i popoli mondiali si allontanano  dalla vecchia politica, in un momento in cui le relazioni sociali mostrano tutta la loro debolezza e gli abusi tra generazioni e generi sono all’ordine del giorno, quegli istanti rappresentati da quelle occasioni di partecipazione e riflessione che derivano dal ricordo di ciò che accadde, possono aiutare e anche consolare.
Tantissima partecipazione di gente, oggi, alla Risiera di San Sabba a Trieste.
La ricorrenza del 25 aprile ha portato numerosissime persone ad essere presenti al comune mantenimento del ricordo di ciò che accadde e che la speranza che non accada più si confronta con la realtà di massacri, guerre, persecuzioni, migrazioni forzate odierne.
Tutto accadeva e tutto accade, in modo diverso, nei metodi, nei numeri, nei mezzi, ma… accade.
E allora non serve celebrare? Non serve ricordare?
Mantenere ed imparare, essere presenti ed osservare per essere coscienti e consapevoli: questo ci dà il 25 aprile.
Un esempio per i tempi e per le generazioni, un’occasione, come quella di oggi, in cui accanto agli anziani che vissero quegli anni, erano presenti tante giovani famiglie con i loro bambini, i loro figli, testimoni oggi di ciò che fu ma che, altrove è.
L’evento specifico è sì importante ma il suo significato temporale ed intergenerazionale lo rende significativamente utile.
Associazioni, gruppi, autorità e tanti altri tra bandiere e stendardi, persone di ogni età, bambini e anziani. Giornalisti, noti personaggi della televisione. Discorsi, belli, brutti, adesso non si sente bene. Lei cerca di sentire. Silenzio. Muri di cemento grigio, finestre vuote. Cortile. Volantini, giornali. Canti di preghiera in ebraico, rappresentanti di tante comunità religiose. Qualcuno scherza, qualcuno litiga. Nuvole sulla Risiera e poi il sole, caldo. Chissà, in quei giorni, se guardavano il sole…

 

Nota: le immagini in questo post appartengono all’archivio Biagio Mannino.

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