Joseph era un 73enne che consultò l’intelligenza artificiale…

Si riporta la lettera come ricevuta.

Joseph era un 73enne che consultò l’intelligenza artificiale…

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

giorni fa apprendo da un articolo di Ivan Miralli, sul sito http://www.corriere.it del 20 aprile scorso, di Joseph Neal Riley. Joseph era un 73enne statunitense. Diverso tempo fa gli sono state diagnosticate tre malattie, di cui una, la leucemia linfatica cronica. Mentre le altre due le ha risolte in pochi mesi, questa era grave. Un oncologo che ha consultato gli ha prescritto una terapia urgente con due farmaci. Purtroppo il signor, anzi, dottor Riley, non l’ha ascoltato, e non ha neppure informato i figli. Non ha nemmeno chiesto un’opinione ad un secondo specialista. Ha consultato l’intelligenza artificiale Perplexity, quella attualmente più popolare, come riporta il giornalista; perché aveva paura degli ospedali. Consultando sempre di più Perplexity, il dottor Riley si convince di essere affetto da “trasformazione di Richter”, la quale (se fosse stata la sua vera malattia) sarebbe peggiorata, qualora avesse assunto i farmaci prescritti dall’oncologo.
Il dottor Riley è deceduto. Uno dei figli ha scoperto dal computer le mail con l’oncologo; le domande poste dal padre a Perplexity; e gli studi che risultavano nelle risposte date da quest’ultima. Ha quindi contattato i medici che ne erano gli autori; i quali, sconcertati, hanno detto al figlio che l’intelligenza artificiale aveva frainteso le conclusioni delle loro ricerche.

Il dottor Riley aveva un dottorato in Neuroscienze all’università della Florida, caro Blogger. Un uomo colto, istruito, con cinquanta pubblicazioni nel curriculum, ha preferito, non “dare un’occhiata” per avere uno spunto in più, ma affidarsi totalmente e completamente ad un prodotto chiamato “intelligenza artificiale”, piuttosto che ascoltare il parere di un medico specialista nel campo.

Dopo aver appreso questa notizia, caro Blogger, a parte i brividi di shock, del più profondo sconcerto, di costernazione per una vita spezzata, quello che più mi chiedo è, come è possibile… Il dottor Riley aveva paura degli ospedali; più che umano! Chi di noi non ha paura, caro Blogger! E nel caso specifico, penso che tutti stiamo volentieri lontani dagli ospedali. Ma ha preferito risolvere questa paura affidandosi ad un software. Di che cos’è che abbiamo tutti tanta paura da arrivare ad affidarci sempre più spesso a questa “cosa”? Perché è proprio così che mi viene da chiamarla, “cosa”. Ha un cervello? Ha studiato? Ha fatto esperienza sul campo? Ha sbagliato ed imparato dagli errori? O forse non abbiamo paura, ma la cerchiamo “semplicemente” perché ci dà una sensazione di perfezione, e quindi ci fa sentire sicuri?
Non lo so se la risposta sia questa, ma che stiamo vivendo un periodo di profonda insicurezza sociale è una mia grande convinzione.

Tempo fa, ho fatto un esperimento: in due momenti diversi, ho posto all’intelligenza artificiale domande su una persona molto nota nella mia città: a seconda di come le ho formulate, le risposte sono state completamente diverse!

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

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