Tutti gli articoli di Biagio Mannino

Giornalista esperto di politica internazionale e di comunicazione pubblica.

Un pianeta chiamato India.

laila wadia
Laila Wadia

(di Biagio Mannino)

“In India, non si sposa l’uomo che si ama ma si ama l’uomo che si sposa”. Con queste parole, Laila Wadia, riassume una realtà, un intricato immenso insieme, una società dalle infinite caratteristiche che, assieme ad un’umanità variegata e così molteplice, rende impossibile il solo tentativo di riuscire a comprenderla, neppure in minima parte. Quel pianeta si chiama India.
Laila Wadia è docente presso la Scuola Interpreti di Trieste e presso la Facoltà di Scienze Matematiche dell’Università degli studi di Trieste.
Vive ormai in Italia da quasi trenta anni ma i legami con la sua terra di origine, l’India, non si sono mai interrotti.
Infatti si definisce una sorta di “pendolare” tra Trieste e Bombay tornandovi almeno cinque volte ogni anno.
Laila Wadia, oltre ad essere una attenta osservatrice delle cose, di come va il mondo, esprime pienamente le sue esperienze scrivendo libri e, in questa occasione, parla del suo ultimo libro “Algoritmi indiani”.
E’ veramente una cosa piacevole conversare con Laila Wadia e, come ormai vuole la mia piccola tradizione personale, la intervisto in un caffè cittadino.
Una giornata che unisce quelle imprevedibili estrosità del tempo primaverile e, così, avviandomi verso il luogo deciso, vengo colto da un temporale intenso, mentre, all’orizzonte, già si vedono i chiarori del cielo sereno.
Chissà, un segno che invita proprio a parlare di India? Di quell’India che tanto ho studiato sui libri ma che non ho mai visto personalmente?
Troppa confusione, troppo rumore, troppa gente in quel caffè. Troviamo un posto e il vociare si unisce al suono delle tazzine che sbattono nei lavandini mentre i turisti si spostano entrando ed uscendo dal locale.
Penso “Qui non va bene. Non sentirò nulla”.
E subito quella scena, quasi teatrale, del locale, affollato, porta la mia immaginazione a quell’India che attendo mi venga descritta da un’indiana, a quell’India di cui porto un’immagine forse stereotipata, di quell’India che lascia spazio, per sua natura, alla fantasia.
L’India è un Paese di più di un miliardo di abitanti e, si stima, possa superare il miliardo e settecento milioni nel 2050.
Un’umanità strabiliante non solo numericamente ma anche perché concentrata in un territorio relativamente piccolo.
Mi spiega Laila Wadia “L’idea d’intitolare il libro usando il termine Algoritmi deriva proprio dal fatto che, per comprendere l’India, sarebbe necessaria una formula matematica vista la grande quantità di variabili presenti”.
Diventa molto difficile comprendere quando, oltre all’ampio numero di abitanti, si uniscono infinite lingue, usi, costumi. L’India dei colori, dei profumi e degli odori intensi, dei contrasti accesi, dei suoni, della musica e dei rumori, dove la religione, anzi, le religioni si uniscono strettamente con la quotidianità. Dove all’organizzazione convive la confusione, dove la ricchezza esagerata incontra la più drammatica miseria, dove al senso pacifico di un popolo plurale si scontrano dure vicende di violenza, dove alla tecnologia all’avanguardia si contrappone il ruolo della donna ancora alla ricerca di una vera e reale emancipazione e dove, in qualsiasi circostanza, non manca mai il sorriso sui volti anche dei più sofferenti, dove semplicemente la vita e la morte convivono in apparente serenità.
Sì, è difficile per un occidentale in generale e per un europeo in particolare, poter comprendere ma, mi dice Laila Wadia “No, non si può comprendere, o meglio, si può comprendere che, alla fine, l’India è una realtà plurale ed accettarla per quello che è”.
Un insieme quindi dove progresso e tradizione convivono non senza difficoltà, in una società che vuole la conquista dello Spazio e che, contemporaneamente, combina il 90% dei matrimoni.
La città di Bombay conta ben sedici milioni di abitanti ma, a questi, se ne aggiungono altri sei. Sei milioni di persone che non risultano ufficialmente di cui quattro vivono per la strada, dove le prospettive si riducono al giorno dopo.
Eppure Bombay è la città del miraggio, del sogno, della speranza che ben interpreta la più florida industria della città: Bollywwod.
Il luogo dove i sogni si interpretano e che la cinematografia permette a tutti di vedere e, appunto, consente lorodi sognare.
Ma qualche cosa è cambiata: anche il dorato e musicale mondo del cinema indiano incomincia a guardare agli aspetti sociali di un contesto in ogni caso difficile. Incomincia una forma di particolare attenzione finalizzata a far sì che si prenda una concreta visione che le problematiche devono essere in qualche modo affrontate.
E così fa la politica che vede, in questo momento, il Partito Induista al vertice.
Nazionalismo e religioneUn partito di destra che concepisce la società in modo nazionalistico per quanto, in India, diviene difficile, anche in questo caso, comprendere cosa sia il concetto “nazionalistico”.
Un partito che adotta l’intenzione concreta di provvedere anche a quelle esigenze di base, che tendiamo a dare per scontate, come la presenza in tutte le case dei servizi igienici.
Ma là dove vive un miliardo di persone i problemi sono altri e talmente tanti e tutto assume un significato diverso.
Pensa a miglioramento delle condizioni base del popolo e, contemporaneamente, il Partito Induista intraprende percorsi legati proprio a quella tradizione che non manca in nessuna occasione.
Infatti c’è la volontà di imporre la dieta vegetariana ma, anche in questo caso, creando problemi proprio dove questi non mancano.
Il conflitto mai pienamente risolto e sempre pronto a riaffiorare con la componente islamica indiana, altera ed esaspera situazioni sempre esplosive.
E così la cronaca dove alla violenza nei confronti di ragazze corrisponde una piena incapacità di trovare, o voler trovare i colpevoli.
Una società intensa quella indiana che mostra un livello elevatissimo nel campo della ricerca tecnologica e dell’informatica ma dove sono in molti a viaggiare sui tetti dei vagoni perché dentro non ci sono i posti.
Il tutto con la presenza della complessa religione, o meglio, religiosità degli indiani, dove vita e regola, dove vita e credenza, divengono un tutt’uno.
Un Paese, l’India, che mostra come i numeri siano elemento di forza ma anche di limitazione quando, nell’ambito della cultura, scrittori ed artisti, sono famosi in certe aree e sconosciuti in altre ma sempre capace di accogliere anche i più disperati.
Mi racconta Laila Wadia “In India si dice che dove si mangia in due si può mangiare anche in tre”.
Diviene questo un motivo che ci porta a vedere come, in una realtà già estremamente ed intensamente affollata, vengano accolti venti milioni di profughi.
L’India nuovamente diviene plurale: un esempio, una scuola di vicende, di fatti, di culture che si incontrano e che si scontrano, un luogo dalla storia millenaria ed ancora più antica di quella europea. L’India racchiude il passato ed il futuro nel presente, nella contemporaneità di una società ormai globalizzata seppure nelle proprie caratteristiche o nell’illusione che queste esistano ancora.
Non manca nulla dalla conversazione con Laila Wadia e quel fascino rappresentato dall’India che già avevo avvertito precedentemente, aumenta e diviene una vera e propria curiosità, un’esigenza di vedere come si interpreti diversamente un po’ tutto, sostanzialmente, la vita.

Algoritmi COVER JPEG

 

NOTA: si ringrazia Laila Wadia per aver fornito le immagini per questo post.

Elezioni in Friuli Venezia Giulia: con il 57% vince il centro destra e la Lega vince su tutti. E adesso?

20151002_164725
le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Trieste, 30 aprile 2018.

Nelle elezioni regionali, in Friuli Venezia Giulia, con il 57,1% dei consensi, trionfa il centro destra ma, in particolare, è l’affermazione della Lega che, con il 35%, rappresenta il vero successo.
Una affermazione che non solo ha confermato il già ottimo risultato conseguito nelle recentissime elezioni legislative nazionali, ma anche ha mostrato un copioso aumento di consensi in riferimento alle passate regionali nel 2013.
La Lega, quindi, il primo partito che adesso porta Massimiliano Fedriga ad assumere il prestigioso incarico di Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, succedendo a Debora Serracchiani.
Ma non basta: è questo un risultato che deve essere interpretato.
Il momento storico che l’Italia sta attraversando mostra come, nel contesto della politica, vi sia una grande sostanziale confusione.
Ancora non si è raggiunta la formazione di un Governo dopo le elezioni del 4 marzo e le trattative tra le diverse forze politiche si sono ormai dimostrate inconcludenti.
Sono passati due mesi e l’effetto del Rosatellun Bis si vede tutto.
Tante parole, molti incontri, poca chiarezza, nessun fatto.
I cittadini, ormai perplessi dallo spettacolo “politica”, vedono aumentare il livello della loro disillusione nelle effettive capacità dei loro rappresentanti e la partecipazione al voto in FVG ha mostrato un ulteriore calo dei votanti.
L’attenzione mediatica all’evento è stata tanta e questo non può essere spiegato se non con l’interesse oggettivo nel risultato finalizzandolo ai giochi nazionali per conseguire gli obbiettivi, ovvero, la politica.
In molti ci hanno creduto e, altri, molto meno.
Infatti se i “big” del centro destra si sono decisamente dati da fare frequentando ogni angolo della Regione, le altre forze non hanno avuto la stessa determinazione e, alla fine, l’idea era che l’unica lotta effettiva fosse quella tra Lega e Forza Italia per chi conquistava più voti.
Ha vinto la Lega: ha vinto le regionali, ha vinto la competizione con Forza Italia, o meglio, con Berlusconi.
Le diatribe tra Berlusconi e Salvini dovevano trovare una soluzione da parte dei cittadini e così è stato: Salvini supera Berlusconi di 20 punti percentuali.
Il PD del FVG esce di scena senza clamorose cadute ma, di fatto, sconfitto.
Perché? Per non aver ben governato nei precedenti cinque anni?
Non si può dire questo, anzi, la Giunta Serracchiani ha fatto molto, eppure…
Eppure il PD perde per un effetto, nuovamente, nazionale, dove l’onda di tsunami del renzismo tutto travolge e tutto porta via con sé.
Troppa è stata la delusione rappresentata da Renzi e troppe le contrapposizioni all’interno di un PD che più che mai necessita di una seria ristrutturazione.
Troppi conflitti interni per poter dare l’energia sufficiente ad intraprendere una campagna elettorale per riaffermarsi in FVG.
E il Movimento Cinque Stelle?
Silenziosamente dimezza i suoi voti dopo soli due mesi e silenziosamente mette da parte una campagna elettorale che, anche questa silenziosa, evidenzia una certa distrazione a livello locale da parte di questa forza politica.
Effetto delle lunghe trattative a livello nazionale?
Forse, un’attesa eccessiva per cominciare a vedere qualche cosa, ma anche, semplicemente, una comunicazione praticamente assente.
E adesso?
I partiti nazionali faranno di questo risultato un elemento di immenso interesse, se vincenti, o, al contrario, di grande banalizzazione, se perdenti. Ma, visti i risultati, Salvini, avrà la forza di staccarsi da Forza Italia, dall’anziano Berlusconi che, anche in questa occasione ha raccolto un 12%, evidente segnale di un percorso non certo brillante. Salvini riuscirà a trovare la forza ed iniziare a governare veramente? A governare prendendo responsabilità che guardino al lungo periodo e non alle prossime elezioni?
In realtà, mentre l’Italia attende, il Friuli Venezia Giulia inizia un percorso nuovo in un momento storico che, per queste terre e Trieste in particolare, rappresenta una vera occasione di grandi prospettive ed opportunità.
Sì, e con il Veneto, quello del Presidente Zaia, quel Veneto che guarda a questa Regione autonoma più come un ostacolo che una risorsa, sì, come saranno le relazioni del nuovo FVG?
Nel frattempo, la Cina, guarda anche lei ai porti dell’Adriatico…

 

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

Donne candidate parlano del ruolo della donna in un incontro trasversale.

(di Anna Piccioni)

All’invito promosso dal Forum delle Donne alle candidate alle prossime elezioni regionali si sono presentate rappresentanti del PD, di Open FVG, Cittadini, Lega.
Queste donne hanno accettato la sfida si sono messe in gioco,per farsi sentire e incidere in un mondo che ancora lascia poco spazio alla politica al femminile. Sono donne diverse di formazione, di provenienza, ma tutte con un loro bagaglio di esperienze e di conoscenze. Alcune come Teresa Bassa Poropat , Antonella Grim ,Majda Canziani rappresentante della minoranza di lingua slovena, hanno alle spalle già un’esperienza politica, quindi conoscono la macchina amministrativa e il loro impegno è soprattutto nel portare avanti i progetti iniziati
Le altre provengono dal mondo della scuola, del commercio, dell’imprenditoria: Ariella Bertossi, dirigente scolastica; Debora Desio, imprenditrice; Flavia Kvesto, commerciante; Federica Verin, dal Ministero dell’Interno, Fiorella Macor, fotografa; Ingrid Stratti, relazioni internazionali.
Nel presentarsi tutte hanno messo in evidenza le difficoltà che ancora le donne trovano nel mondo del lavoro e nel sociale: soprattutto l’isolamento se non addirittura la “ghettizzazione” che ancora troppo spesso le donne subiscono. E’ interessante rilevare che la politica al femminile non vuol essere relegata solo a risolvere i problemi della curatela, ma farsi sentire anche su altri tempi soprattutto per quanto riguarda il lavoro, l’ambiente, l’economia; insomma fare Politica a tutto tondo
Volutamente non ho aggiunto al nome il partito di appartenenza in quanto nel momento in cui le donne si presentano e si confrontano in vista delle prossime elezioni regionali dimostrano di saper superare gli schieramenti che rappresentano: parlano la stessa lingua.
Questa considerazione fa pensare che le donne dovrebbero fare ancora un passo veramente rivoluzionario; formare il partito delle donne.
Da tutte ,se elette, viene espresso la volontà di fare battaglie insieme, di unirsi, in quanto purtroppo la politica è ancora gestita solo dagli uomini.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.