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Non bastano i vertici o le cene post G20 per evitare la brutta figura della politica internazionale, italiana e triestina.

(di Biagio Mannino)
Non bastano i vertici o le cene post G20 per evitare la brutta figura della politica internazionale, italiana e triestina.
Siamo nell’era del Green Pass e quante volte lo abbiamo detto, ripetuto e ripetuto nuovamente: i cittadini vivono male!
La pandemia di Covid – 19 ha colpito il mondo che già da prima viveva precariamente e le incertezze erano dominanti.
La politica planetaria ha preso la decisione di chiudere e le conseguenze di quelle scelte le pagheremo duramente.
La disoccupazione globale conta milioni di persone, di lavoratori, di famiglie che si trovano a guardare un futuro molto breve. Un futuro che arriva alla fine della giornata per poi lasciare le preoccupazioni sul come affrontare la giornata successiva.
Bei vertici, quello di Roma, quello di Glasgow, bei luoghi, bei palazzi, belle cene alle quali i “Grandi” del mondo hanno partecipato. Quei “Grandi” che, chi di più, chi di meno, ci hanno portato ad oggi.
E così, mentre gustiamo tele visivamente i manicaretti offerti, la gente si spacca la testa per capire come andare avanti, per comprendere la confusione in cui vive, per orientarsi in una comunicazione che stordisce e divide, per trovare i soldi per pagare le bollette, i mutui, i cambi dei televisori, gli aumenti di non si sa più neanche cosa, e poi, dei tamponi!
Sì, i tamponi, la nuova invenzione per vivere peggio e in una povertà crescente, in nome di quella salute che, ormai, sempre di più rappresenta un pretesto per altri fini.
Belle e eleganti le cene, mentre la gente pacificamente manifesta il proprio malessere inascoltato e, da molti “intellettuali”, deriso.
La politica globale, e tutto ciò che gli gravita intorno, viaggia nelle auto con i vetri oscurati da un palazzo blindato all’altro, mentre fuori, nelle vie e nelle piazze, si pensa all’esempio di Trieste, dove la gente è stata spazzata via da idranti e dal fumo dei lacrimogeni.
Va tutto bene? Sì? Siamo sicuri?
Intanto in Italia i partiti non esistono più, completamente annullati dall’enorme presenza di Draghi, incapaci di far valere il ruolo sovrano del Parlamento su un Governo inattaccabile e riconosciuto come esclusivo elemento di riferimento nel contesto internazionale.
L’Italia di Draghi e il mondo che guarda, silenziosamente preoccupato perché, anche a livello internazionale, le strade sembrano essere dirette tutte verso Roma, divenuta esempio della nuova “Democrazia” globale.
Spariti tutti, i partiti, i sindacati, i valori ma non la gente, quelle persone che ostinatamente, fiere dei principi democratici in cui credono, vanno avanti nel tentativo di essere ascoltate da quella politica sorda ed ormai inesistente al punto tale che, nelle recenti elezioni amministrative, il vero partito di maggioranza è quello degli astenuti, di quelli che hanno detto NO a tutto questo.
E come se niente fosse, a Trieste, qualcuno continua a fare finta che i manifestanti, da elemento folcloristico, siano divenuti degli insolenti disturbatori della quiete pubblica, proponendo le soluzioni della nuova “Democrazia” e impedendo di manifestare proprio in quella piazza, Piazza Unità d’Italia, che è un simbolo, nel bene e nel male, per l’Italia e l’Europa.
Non c’è molto da aggiungere all’assurdità di quanto stiamo vedendo, di quanto stiamo subendo, di quanto stiamo vivendo.
Ma una domanda resta, fondamentale, basilare ed essenziale per comprendere gli equilibri futuri: com’era la cena di gala del G20? Buona?

Corona Virus: Italia 1 – Europa 0.

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(di Biagio Mannino))
Continua l’esperienza “Io resto a casa”. Da lunedì 9 marzo, quando il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte comunicava le prime dure restrizioni, gli italiani si trovano a condurre una vita molto limitata.
La necessità di far uso di queste difficili misure si unisce anche all’urgenza di applicarle per ottenere, nel minor tempo possibile, degli oggettivi risultati di miglioramento della situazione.
In gioco c’è tutto: da quel fondamentale diritto alla salute, così profondamente voluto dai Padri Costituenti nel 1946, alla tenuta dell’intero Sistema Italia, in tutti i suoi elementi, produttivi, economici, finanziari, sociali.
Una sfida enorme che vede, al momento, il popolo italiano trovare un’unione nella direzione espressa da un Governo che, solo poche settimane fa, si trovava ad affrontare altri problemi, sì importanti, ma non gravi come quello rappresentato dall’epidemia di Corona Virus.
Nessuno immaginava di provare quanto in questo momento 60 milioni di italiani vivono.
Restare a casa, confinati ed isolati, dove le abitudini sono state completamente travolte, dove il contatto umano appare quanto mai lontano.
E tutto questo per un tempo che, al momento, sembra non essere quantificabile.
Rinunciare al fine di non dover rinunciare ancora di più.
Gli italiani stanno dimostrando un grande carattere, un senso di disciplina sempre messo in discussione ma che, in questo caso, diviene addirittura esemplare per chi si troverà ad attraversare a breve la stessa situazione.
Non mancano le iniziative legate anche alla buona fantasia che porta a sdrammatizzare ed a cogliere il meglio, per quanto possibile.
Mentre le strade sono vuote come mai lo sono state, mentre tutte le attività di svago, di ritrovo, di socializzazione, sono chiuse, mentre gli autobus viaggiano vuoti, dalle finestre delle case, qualcuno si improvvisa cantante, qualcun altro musicista e il tempo passa in una gelida, ma fortemente voluta, allegria.
“Andrà tutto bene” è la frase che gira adesso nei social, in WhatsApp, in Facebook, in Twitter e ovunque, a ribadire la ferma intenzione di un popolo intero ad essere collaborativo per raggiungere il risultato.
Nella difficoltà si vedono le doti migliori e le intenzioni si uniscono alle capacità di tutti, piccole e grandi che siano.
Insomma l’immagine è proprio quella di un popolo serio e determinato che ha messo da parte i litigi e che, in questo momento, segue le indicazioni di chi governa.
Lo dicono i sondaggi dove, attualmente, due italiani su tre, sono favorevoli all’operato del Governo.
Non si può dire altrettanto per l’Unione Europea che, nuovamente, sembra perdere l’occasione per dare un senso di appartenenza e di popolo proprio ai suoi cittadini.
Gli Stati membri cercano di affrontare la drammatica situazione a modo proprio, in contatto, scambiandosi informazioni ed esperienze ma, quella struttura unica, la UE, sembra essere smarrita e disorientata, incapace, nuovamente a reagire alle concrete emergenze , mettendo sempre più in evidenza le mancanze della sua realtà, mettendo in discussione le proprie ambizioni di aspirante Stato.
Un vero peccato perché, mentre l’Italia si ritrova, l’Europa si perde.
spot
NOTA: l’immagine “bandiere” in questo post è tratta do google immagini.