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Trieste e le vie della seta in un’Unione Europea in crisi d’identità e dall’incerto futuro.

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Trieste – 10 gennaio 2018 – Le vie della seta e dei cantieri – foto BM 2018.

(di Biagio Mannino)

 

L’affermazione della forza economica e finanziaria cinese è ormai una realtà consolidata.
La necessità di trovare sbocchi al di là dei confini, impone al Governo cinese di intraprendere percorsi commerciali puntando in particolare all’Europa.
Quella mitica “via della seta” rappresenta un’idea che trova una piena realizzazione anche oggi ma che, da “via” diviene “vie” della seta.
“Vie” poiché a quella linea terrestre che dalla Cina, attraverso l’Asia, raggiunge l’Europa, si affiancherebbero altre “vie”, marittime che, passando per Suez, giungerebbero ai porti del Mar Mediterraneo per poi convogliare tutte le merci nel territorio europeo.
Un enorme scambio di beni e prodotti in entrata e in uscita da queste due grandi realtà: quella cinese e quella dell’Unione Europea.
Ma, mentre la Cina presenta una pianificazione strategica chiara e strutturata, l’Unione Europea mostra, come ormai siamo abituati ad osservare, una forte disorganizzazione e, soprattutto, una visione di insieme assente ma sostituita e sempre dominata dagli interessi particolari degli Stati membri.
L’Europa erede di quei territori che una volta venivano identificati come Austria Ungheria e poi, successivamente alla Seconda Guerra Mondiale, come Europa dell’est, non accetta una visione germano centrica portata avanti dalla politica di Angela Merkel.
E questo, in quella eterna contrapposizione Russia – Stati Uniti è quanto di più favorevole ad una politica di oltre oceano volta ad isolare l’erede dell’Unione Sovietica.
Un’Europa che dalla Polonia alla Croazia, dall’Austria alla Slovenia, dalla Slovacchia all’Ungheria e alla Romania, vive la UE con grande malessere e sempre attenta ai tentativi, o presunti tali, di eventuali forme di controllo ad est, ovvero da parte russa, ed a ovest, ovvero da parte tedesca.
Nella confusione europea di mezzo, si realizzano le previsioni che, negli anni ‘90, gli analisti statunitensi facevano a proposito di un avvicinamento della Germania e dell’Italia proprio alla Russia motivato principalmente dall’effettiva necessità di risorse energetiche.
Se poi includiamo il fatto che, con la Brexit, il Regno Unito ha dato il via al desiderio di separazione, l’immagine di una Unione Europea in crisi è quanto mai evidente.
Nel recente vertice africano con l’Unione Africana è emerso come le diverse relazioni internazionali avvenissero sì tra Unione Europea ed Unione Africana ma poi, gli accordi, quelli veri, avvenivano tra i singoli Stati membri delle due organizzazioni.
E questo evidenziava ulteriormente la debolezza di una visione d’insieme della UE.
Nel panorama dei grandi interessi internazionali, la logistica dei trasporti punta ai porti italiani come via privilegiata, e, in particolare, al porto di Trieste.
Proprio Trieste che, protagonista nei mari fino a cento anni fa, nell’anniversario della fine della Grande Guerra, potrebbe trovare un nuovo rilancio.
Ma anche qui l’incertezza è molta nel momento in cui la politica italiana si trova in una fase di grande confusione, con prospettive elettorali che, al momento, vedono nell’ingovernabilità il solo risultato nelle prossime elezioni legislative.
Le caratteristiche fisiche del territorio, del mare e la struttura urbanistica di Trieste, rappresentano il punto di vantaggio rispetto ad altri competitori in Italia, come, ad esempio, Venezia.
Tuttavia anche in Italia, come nell’Unione Europea, la mancanza di una visione d’insieme, rischia di vanificare delle occasioni straordinarie di crescita e, soprattutto, di rilancio.
In occasione del convegno “Le vie della seta e dei cantieri”, tenuto presso la sala Saturnia della Stazione Marittima di Trieste e che ha visto, tra i relatori, la partecipazione di Lucio Caracciolo, Direttore della rivista di geopolitica Limes e di Zeno D’Agostino, Presidente dell’Autorità d Sistema Portuale del Mare Adriatico orientale, davanti ad un numerosissimo pubblico, sono state affrontate le analisi oggettive della situazione.
Se, da un lato, emerge la consapevolezza della necessità di un coordinamento governativo, contemporaneamente si evidenzia la debolezza della politica non solo italiana ma anche europea.
Nonostante questo il percorso è iniziato. La direzione che questo prenderà dipenderà solo da quelle strategie e quelle visioni d’insieme che al momento non ci sono.

 

NOTA: le immagini in questo post sono di Biagio Mannino.

Trieste riparte dalla sua storia.

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Maria Teresa d’Austria

(di Biagio Mannino)

Trieste riparte dalla sua storia e dedica a Maria Teresa una statua.
Verrà realizzata entro settembre 2018 e sarà collocata proprio nella zona della città a lei intitolata.
Nel Borgo Teresiano, più precisamente in Piazza Ponte Rosso, sorgerà il monumento di stile classico, in bronzo, alto circa quattro metri e mezzo e collocato su un ampio basamento ottagonale alto tre metri.
Il progetto in scala del monumento, che sarà realizzato dall’artista Giorgio Del Ben è stato presentato con la partecipazione delle autorità e di Massimiliano Lacota,portavoce del comitato promotore dell’iniziativa.
Un riconoscimento importante alla sovrana che attraverso la sua specifica visione della città, ne permise, di fatto, quello sviluppo che la fece diventare grande.
Non solo, il successo che la mostra “Maria Teresa e Trieste. Storia e culture della città e del suo porto” sta avendo in questi giorni, dimostra anche come i triestini incomincino, o forse, ricomincino, a conoscere la propria storia dopo che per anni è stata messa da parte.
La comunicazione ufficiale è stata data dall’Assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Gianni Torrenti, che ha affermato il ruolo attivo che avrà la Regione nel sostenere la partecipazione alla realizzazione della statua.
Il 13 maggio di quest’anno è stato celebrato il trecentesimo anniversario della nascita di Maria Teresa. Molte sono state le iniziative dedicate all’avvenimento proprio per il fatto che la relazione con la sovrana, con gli Asburgo e con l’Austria in generale è molto profonda.
Sebbene Maria Teresa fosse stata importante e determinante per l’intera Europa danubiana, Trieste ne beneficiò ancor di più. Di fatto Trieste era la città di Maria Teresa.
Kandler fece notare come, durante le esequie della sovrana, in molti concordassero che fosse proprio Trieste il più bel monumento a lei dedicato.
Con la proclamazione di Porto franco nel 1719, Carlo VI diede il via ma fu Maria Teresa, con una politica anche basata su forti investimenti economici e finanziari, a realizzare quel percorso che portò Trieste, da piccolo borgo a grande città imperiale.
Maria Teresa, per realizzare il suo progetto, favorì in tutti i modi l’arrivo di persone provenienti dai quattro punti cardinali, di lingue, razze, religioni, costumi, abitudini, tradizioni completamente differenti.
Fu una ricchezza che portò energia ed entusiasmo creando nella diversità un punto di forza dove non era la contrapposizione a prevalere ma la collaborazione ed il confronto delle tante esperienze che qui si incontravano.
Anni pieni di vita, di intraprendenza, di investimenti in moltissimi settori. Trieste diveniva così multietnica e multiculturale.
Ciò che identificava l’elemento trainante era rappresentato dal lavoro. I provvedimenti legislativi che in quegli anni venivano presi favorivano questo importante elemento del contesto sociale triestino ed era la calamita per la forte immigrazione di genti appartenenti a diversi popoli e, soprattutto, come detto, di investimenti.
Una politica che serviva a tutti, a Trieste così come a Vienna.
Il contesto incomincia rapidamente a cambiare in quegli anni: dai cittadini ai costumi , dall’urbanistica alla lingua parlata. Il veneziano, la lingua del mare, del Mediterraneo, diviene lingua di Trieste ma modificata dall’introduzione di termini slavi, tedeschi e di tutte quelle contaminazioni linguistiche giunte in città. Tutti la parlavano, dai ceti popolari ai più alti vertici delle società.
Maria Teresa diede atto ad un percorso iniziato dal padre che poi, nel corso del XIX secolo trovò la sua piena realizzazione raggiungendo i punti più alti per la città.
Ma il rapido sviluppo della città, in tutti i settori, marittimi, produttivi, sociali, e, non dimentichiamo, artistici e scientifici, improvvisamente dovettero confrontarsi con la fine di quel mondo degli Asburgo che, in un inevitabile declino, trascinarono tutta l’Europa danubiana e, di conseguenza, Trieste.
La storia del XX secolo è tanto cupa quanto il XIX ricca. Le guerre mondiali, i confini soffocanti, le contrapposizioni resero improvvisamente lontano e dimenticato quel recente passato.
Anni difficili dove all’energia una forma di angosciosa apatia si sostituiva nei triestini.
Se è vero che il crollo del Muro di Berlino ha rappresentato per la Germania il via alla rinascita, è altrettanto vero che la caduta conseguenziale dei confini europei ha rappresentato proprio per Trieste l’opportunità di ricominciare.
L’impressione è che timidamente questo stia avvenendo.
Sicuramente statue, monumenti ed altri riconoscimenti, come quella che verrà dedicata a Maria Teresa, rappresentano l’occasione per riprendere coscienza della propria storia, del proprio essere.

NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da www. Wikipdia. it.
Fonti:
– intervista di Biagio Mannino a Luciano Santin. Trasmissione “Terra e vita” del 5 luglio 2017 andata in onda su Radio Nuova Trieste. Podcast scaricabile dal sito http://www.radionuovatrieste.it .
– articolo Maria Teresa, Torrenti: «La Regione sosterrà la realizzazione della statua celebrativa» del 23 novembre 2017 tratto da Trieste Prima – http://www.triesteprima.it .

 

 

Pasticcio spagnolo in salsa catalana.

(di Biagio Mannino)

 

Si pensava che con il nuovo millennio certe cose non si sarebbero viste. Almeno per quanto riguarda quella realtà chiamata Unione Europea.

L’importanza dei popoli, l’abbattimento dei confini, il cittadino al centro di tutto, il valore di essere europei, il significato di democrazia, oramai, sono dati per scontati.

E invece, dalla Spagna, inaspettato ma non troppo, è giunto chiaramente il messaggio che tutto ciò… non è.

La giornata di ieri ha mostrato l’insieme di quelle azioni che in politica non devono essere assolutamente fatte. Una sorta di manuale di istruzioni del pessimo politico: Mariano Rajoy ha fallito in tutte le direzioni mettendo a grave repentaglio non solo la Spagna ma tutta l’Unione Europea e creando un grave imbarazzo planetario.

La volontà autonomista catalana ha radici antiche e quel desiderio di indipendenza trova una maggiore affermazione nel momento in cui la crisi economica e finanziaria del 2008 colpisce in particolare proprio il Paese iberico.

In un contesto europeo dove la politica tedesca impone rigore, i riscontri opposti e la voglia di andarsene, inevitabilmente, si diffondono un po’ in tutto il continente.

La Catalogna in particolare si trova ad affrontare una crisi con un doppio rigorismo da affrontare: quello europeo e quello spagnolo che proprio nelle capacità economiche di Barcellona vede la soluzione ai problemi dell’intero Stato.

Nel momento in cui il desiderio secessionista incomincia a prendere piede, la reazione del Governo centrale è quella di forte opposizione e le minacce di repressione vengono usate con grande faciloneria: quanto di più errato in realtà che si definiscono democratiche.

In tale situazione un inevitabile confronto a chi è il più forte si innesca dando così la strada libera proprio a coloro i quali parlano di autonomia.

L’attenzione dei mass media diviene globale ed il Presidente del Consiglio Mariano Rajoy, sorretto da una debolissima maggioranza, si trova a condurre il ruolo dell’uomo forte per non perdere il proprio consenso.

Ma i catalani vanno avanti e nonostante tutto, più di due milioni di persone si recano alle urne e quasi il 90% di questi si esprime a favore dell’indipendenza.

La serie di errori di Mariano Rajoy prosegue con il discorso televisivo dove viene negata l’evidenza e, di conseguenza, la possibilità di un compromesso e così, il muro dell’incomunicabilità si rafforza ancor di più.

La UE tace non sapendo quale possa essere il male minore: uno scontro interno in uno dei principali Stati membri o il riconoscimento di una volontà autonomista che potrebbe dare il via ad una serie di analoghe iniziative?

La Scozia, l’Irlanda del nord e tante altre realtà sono pronte a seguire l’esempio in uno strano percorso di distacco da ciò che è per rientrare in una sorta di legame proprio con l’Unione Europea.

Forse è iniziata la fine degli Stati europei post Seconda Guerra Mondiale e, invece, è iniziata la ridefinizione della stessa carta geografica del continente.

Intanto il mondo guarda attonito all’ennesimo tentativo autolesionistico europeo e con uno sguardo attento al Kurdistan dove, anche là, la voglia di indipendenza potrebbe innescare pericolosi percorsi nell’area Medio Orientale con implicazioni anche nei Paesi caucasici.

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it.