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Legge elettorale tedesca all’italiana. Chi ha detto che è così bella?

(di Biagio Mannino)

 

Ormai la direzione sembra decisa. La legge elettorale del nuovo futuro in Italia sarà… quella tedesca!
Un sistema sostanzialmente proporzionale, con una soglia di sbarramento al 5%.
Le indiscrezioni sono molte per quello che sembra essere un progetto di legge condiviso, in sostanza, proprio da quei partiti che il 5% lo raggiungeranno di sicuro.
Per gli altri, al contrario, quella soglia rappresenta un vero e proprio ostacolo che, con grande probabilità, diverrà un muro invalicabile.
Già, un muro, come quelli che tanto vanno di moda in questo periodo e che poi, alla fine, hanno sempre lo stesso fine: impedire.
In questo caso il termine “impedire” si indirizza nella direzione di quell’elemento alla base di un principio democratico, ovvero, la rappresentatività.
Infatti quel contenitore chiamato Parlamento è la casa di tutti i cittadini che, in una società complessa ed articolata come quella italiana, diviene il luogo naturale per, appunto, rappresentare tutti.
Ma quel sistema proporzionale, che nasce con questo scopo, arricchito da una soglia di sbarramento, vanifica la presenza proprio dei “piccoli” che in un contesto di rappresentatività sono per definizione… piccoli.
E’ strano parlare di sistema proporzionale finalizzandolo ad una funzione “esclusiva” anziché “inclusiva”.
Vero è, che sulla base delle premesse, è facile ipotizzare, salvo eventuali sorprese, un Parlamento composto sostanzialmente da quattro partiti: Partito Democratico, Forza Italia, Movimento 5 Stelle e Lega.
E gli altri?
Se non raggiungeranno quel 5%… doneranno i propri voti agli avversari.
Ma, si dice, questa soglia, o muro, servirà a garantire la… governabilità!
Possiamo allora immaginare che la governabilità possa essere raggiunta da necessarie alleanze: Tra M5S e PD? O tra M5S e FI? Difficile… forse la più probabile è quella tra PD e FI.
Tutto dipende dalle percentuali.
Quel vecchio, e non nuovo, principio delle alleanze post elettorali, abbandonato nei primi anni ‘90, sembra tornare di moda e gli elettori, sempre più disorientati, si chiedono se quelle storiche contrapposizioni tra centro destra e centro sinistra siano ormai sacrificabili in nome proprio della… governabilità.
Rappresentatività e governabilità, quasi una scelta, quasi una necessità privilegiare la seconda in nome di una decisione sovra volontà popolare poiché tutti quegli elettori che voteranno forze piccole non troveranno alcuna loro rappresentanza in un sistema elettorale, quello proporzionale, appunto studiato per questo.,
E se poi i numeri non consentissero alleanze?
Anche questa è un’ipotesi che si lega all’ulteriore possibilità, ovvero che il voto dei delusi da una probabile alleanza tra PD e FI vadano altrove.
Qualcuno dice che… la legge abbia già dei principi di incostituzionalità ancor prima di esser presentata….
Vediamo dove.
La soglia di sbarramento del 5% verrebbe contata su base nazionale. E se questo va bene per la Camera dei Deputati meno bene va per il Senato dove vige il principio della “base regionale”.
Sicuramente si tratta di chiacchiere…
Strano mondo, quello della politica, quando affronta leggi elettorali e riforme costituzionali… quando i “grandi” tutelano i “grandi” e i piccoli “ puntano alla loro funzione di “ago della bilancia”, quando ai bisogni di una società che ha parlato chiaramente il 4 dicembre 2016 si risponde con una legge elettorale che continua a dare i soliti segnali di incomprensione della volontà del cittadino di partecipare, quando all’apparente nuovo si ripropone il solito vecchio..

Il nuovo Renzi? Assomiglia tanto a quello vecchio…

(di Biagio Mannino)

 

Matteo_Renzi_2015Anche se un terzo dei votanti del 2013 non si è presentato alle primarie, Matteo Renzi si riconferma segretario del PD, o meglio, di quel che resta del PD.
Un mandato, quello precedente,  porta dei risultati che contraddicono il successo ottenuto.
Era difficile riconfermarsi dopo un evidente calo degli iscritti, dopo una scissione del partito, dopo aver mostrato ai cittadini italiani che maggioranza ed opposizione coincidevano in una coabitazione chiamata, appunto, PD, dopo un clamoroso fallimento in occasione del voto per confermare una riforma costituzionale, decisamente criticabile nei contenuti e nelle metodologie di realizzazione, dopo aver varato una legge elettorale, l’Italicum che, oltre ad essere stata parzialmente dichiarata incostituzionale lascia l’Italia di fronte ad una confusione inimmaginabile se si dovesse andare a votare senza vararne una nuova.
Dopo tutto questo, però, Matteo Renzi raccoglie il successo.
A poco o nulla hanno contato i voti ottenuti da Orlando ed Emiliano di fronte a quello che sembra essere un leader riconosciuto dai suoi elettori e che, in realtà, non è indebolito affatto proprio per merito di quella  affluenza che ne certifica il ruolo con la sua sostanziale tenuta, per quanto quasi un milione di persone non hanno partecipato al voto.
Dopo il risultato del referendum Matteo Renzi mantiene la parola e si dimette ma poi cambia idea e lo troviamo di nuovo nella mischia per riprendere il posto alla guida del PD.
Promessa strana ma poco importa di fronte alla possibilità di avere un leader maturato dall’esperienza precedente.
Ma il linguaggio non cambia e il metodo comunicativo mette in evidenza solo una continuità.
Slogan e battute, tante, progetti, prospettive e politica, poca…
Gli italiani lo avevano detto chiaramente quel 4 dicembre 2016: vogliamo contare di più nella politica in quanto cittadini! La risposta è stata non considerare quel clamoroso risultato nel suo significato ma lasciarlo andare, lentamente…
Adesso siamo allo stesso punto con l’aggravante che le prossime elezioni, se la legge elettorale non verrà modificata, ci daranno il trionfo della politica, quella vecchia, fatta di accordi e tante difficoltà.
Colpa degli italiani che hanno scelto di mantenere la Costituzione del 1948? No, colpa della politica che non trova o non vuole trovare punti su cui lavorare in comune. Forse bisognerebbe prendere esempio proprio da quei Padri Costituenti, quelli del 1946, quelli che in meno di due anni scrissero la “più bella Costituzione del mondo” e che così ci viene riconosciuta ovunque, ebbene quegli uomini e donne seppero lavorare assieme nonostante le dure esperienze, contrapposizioni e vicende vissute. Sì, lo seppero fare attivamente e concretamente per tutti gli italiani che li votarono orgogliosi di averlo fatto e di aver partecipato, quel 2 giugno.
Oggi la battuta domina e lo slogan impera, i partiti non si contano così come l’analisi del voto del 4 dicembre non conta. E l’Italia e gli italiani perdono terreno.
Il Paese più vecchio del mondo, il Paese con la più bassa natalità del mondo, sono elementi sufficienti a mettere in evidenza come sia tutta la struttura in crisi, sul piano economico, finanziario, sociale, strutturale, culturale.
Ma… era questa la “rottamazione”?

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta dal sito www. wikipedia. it.

Una nuova legge elettorale? Sì, ma… quale?

(di Biagio Mannino)

 

Una legge elettorale nuova? Sì, ma… quale?
Non è facile realizzare una nuova legge elettorale. Non perché sia tecnicamente difficile ma perché le, leggi elettorali, di fatto, assegnano i posti in Parlamento.
E allora?
E allora diviene una vera e propria impresa trovare un testo che, alla fine, accontenti tutti o, perlomeno, quasi tutti.
Incominciamo dall’inizio dicendo che, sostanzialmente, le leggi elettorali appartengono a due grandi famiglie: leggi di tipo proporzionale e di tipo maggioritario.
Entrambe hanno pregi e… difetti, al punto tale che non è possibile arrivare ad una legge perfetta.
Quelle di tipo proporzionale, come dice la parola stessa, privilegiano la proporzionalità, ovvero se un partito A ottiene il 30% dei voti, otterrà il 30% dei posti, e se B ha ottenuto il 20% dei voti otterrà il 20% dei posti e via dicendo.
Il sicuro vantaggio è dato dal fatto che tutti i partiti, portatori di diversi principi, ideologie, rappresentanti diverse categorie, trovano una collocazione nel sistema parlamentare ma, a pregiudizio, viene messa la governabilità, dove risulta difficile, se non impossibile, che un partito ottenga il 50% +1dei posti necessari a dare la fiducia ad un Governo.
Il sistema proporzionale risulta così privilegiare la rappresentatività democratica a prezzo però di una governabilità stabile imponendo alleanze tra i diversi partiti con le conseguenti “alchimie” politiche.prop

Il sistema maggioritario prevede la divisione in tanti collegi elettorali quanti sono i posti in Parlamento e questi verranno occupati dai singoli vincitori di ciascun collegio. L’effetto porta ad avere una sorta di bi-partitismo poiché anche a livello locale, quelle percentuali sopra esposte in riferimento al sistema proporzionale, si riflettono nei singoli collegi che, di conseguenza, vedranno prevalere, in alcuni di questi,i componenti del partito A e in altri del partito B.
In questo caso, la governabilità è garantita ma a prezzo della rappresentatività poiché, dal contenitore parlamentare,verrebbero escluse quasi tutte le rappresentanze.
Per tentare di giungere ad un compromesso, in alcune realtà, si è ritenuto utile inserire una soglia di sbarramento al sistema proporzionale in modo tale da assicurare una rappresentatività, ma ridotta a tutti quei partiti che raggiungano almeno la soglia prestabilita.
Anche in questo caso, tuttavia, il ricorso alle alleanze politiche è frequentissimo.
Allora si sono inseriti i premi di maggioranza al fine di garantire alla forza che arriva prima la piena governabilità ma, in questo caso, si inserisce una vera e propria lotta per la conquista di quel “voto in più” attraverso coalizioni anticipate che hanno poi l’effetto di creare dei sistemi bi- polari che non sono altro che proporzionali puri mascherati.
Da queste poche righe comprendiamo bene quale sia la complessità dell’argomento che deve poi essere integrato dall’altrettanta complessità dei giochi della politica.
Era il 1993 quando in Italia entrava in scena il “Mattarellum”.
La nuova legge elettorale prevedeva un insieme di sistemi: il 75% dei posti era assegnato con il sistema maggioritario e il 25% con quello proporzionale.
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Un compromesso che assicurava una buona governabilità ed una presenza di forze eterogenee in un sistema bi- polare che era, in sostanza, sempre traballante a causa proprio della sua natura bi -polare e non bi- partitica.
Nel 2005 questa legge venne ritenuta non più adeguata e modificata con quella che oggi viene chiamata “Porcellum”.
Qui si concentra di tutto: premi di maggioranza, coalizioni, soglie di sbarramento, e sistemi differenti tra Camera dei Deputati e Senato, causando in definitiva maggioranze differenti tra i due rami del Parlamento e, di conseguenza, l’ingovernabilità.
Non solo: la legge è stata poi dichiarata incostituzionale  in alcune sue parti dalla Corte Costituzionale lasciando il posto ad un sistema, in sostanza, di tipo proporzionale e chiamata “Consultellum”.
L’apoteosi della confusione si è poi raggiunta con l’approvazione dell’Italicum, legge elettorale studiata per il sistema Costituzionale che sarebbe scaturito ma… l’esito del Referendum del 4 dicembre 2016 ha sancito la vittoria dei NO e, adesso, l’Italia si trova ad avere un sistema elettorale che assegna un’ampia maggioranza ad un partito alla Camera dei Deputati, e un sistema di tipo proporzionale al Senato, imponendo alleanze tra forze che, oggi più che mai, non accettano compromessi.
Diviene necessario avere una nuova legge elettorale, ma… quale?
Torniamo al punto di partenza. Questa volta lo analizzeremo sotto il punto di vista della politica.
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Stando ai sondaggi, un sistema elettorale di tipo maggioritario con compromesso, come il Mattarellum, converrebbe maggiormente al PD ed al M5S che si contendono i primi due posti nella classifica delle preferenze.
Forza Italia, vista la precaria situazione e la perdita di consenso negli ultimi anni preferisce il proporzionale in modo tale da garantirsi la politica delle alleanze così come tutti quei piccoli partiti che, con i loro pochi voti, potrebbero fare la differenza.
La Lega predilige il Mattarellum non perché si trovi ai vertici delle classifiche bensì perché, in un meccanismo di tipo bi -polare imporrebbe i propri candidati in molti collegi che verrebbero eletti anche con i voti degli alleati.
In questa situazione è comprensibile come scrivere una legge elettorale nuova sia un’impresa alquanto ardua, e come la politica si trovi sempre con la possibilità di rimediare a sé stessa, intraprendendo un percorso di collaborazione tra le diverse forze al fine di affrontare la situazione di crisi oggettiva che attanaglia la società italiana, ma, al contrario, non riesca a perseguire questo fine lasciando, il posto, alla classica, vecchia, inconcludente e dannosa politica.