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Migliaia di persone scendono in piazza e i portuali di Trieste potrebbero diventare la spina nel fianco del Governo Draghi.

(di Biagio Mannino)

Di nuovo in piazza. Di nuovo in migliaia. Di nuovo determinati a far sentire la loro voce, il loro dissenso a quanto accade, a quanto limita la vita, la quotidianità perfino in quelle cose semplici come andare a bere un caffè, e sedersi, e ripararsi dal freddo che incomincia.
Tutto assurdo nell’Italia del 2021, dove persone che manifestano per difendere il loro diritto di essere cittadini, di essere lavoratori, di essere semplicemente persone, si sentono definire “fascisti”, nemici della democrazia.
Tutto assurdo nell’Italia del 2021, dove quella Repubblica, democratica, fondata sul lavoro, crea il disagio e le difficoltà per chi, liberamente, ha deciso diversamente dagli altri, e dove, buona parte degli “altri”, sono diventati “giusti” dopo che la “libera costrizione” ha dato la possibilità di scegliere di vivere nella nuova normalità, quella del Green Pass.
Una “certa” Italia si è accorta dei NO GREEN PASS perché a Roma violenti hanno assaltato e devastato.
Allora improvvisamente l’evento porta la notizia, e i NO GREEN PASS diventano, semplicemente… fascisti.
Il dissenso si trasforma, da espressione di legittimità democratica a forma di negazione della stessa democrazia. Ma l’altra democrazia, quella rappresentata dai tantissimi che manifestano, chi la considera, chi vede come sia trattata da quello che sempre di più diviene un pensiero unico dominante?
Forse, perché no?, bisognerebbe parlare con chi da settimane scende nelle strade, parlare ed ascoltare e capire tutto il malessere che vivono le persone che hanno sulle spalle proprio il futuro di questo Paese, ovvero la classe lavoratrice.
A Trieste nel corteo anche i portuali, e in vista del 15 ottobre, promettono il blocco del porto.
Il porto di Trieste è il decimo scalo portuale in Europa e la quasi totalità delle merci in transito riguarda le economie dell’area dell’Europa Centrale, tra cui, in particolare, Germania, Austria ed Ungheria.
Se il porto di Trieste si ferma, l’Italia ne risente poco ma l’Europa… molto.
I giochi diventano complicati e, forse, l’imposizione del Green Pass “all’italiana”, potrebbe, nei suoi effetti indesiderati, avere uno scarso gradimento nel mondo degli interessi e degli affari centro europei.
I portuali di Trieste potrebbero diventare proprio per il Governo Draghi una spina nel fianco?
Nel frattempo l’impressione è che nessun dialogo sia all’orizzonte mentre i NO GREENPASS diventano sempre più numerosi e la distinzione tra vaccinati e non vaccinati ancora più sottile.

Trieste scende di nuovo in piazza per dire NO al GREEN PASS.

(di Biagio Mannino)

Sono passate solo poche ore e, per la seconda volta in una settimana, migliaia di persone di nuovo per le vie del centro gridando NO GREEN PASS.
Tantissimi e ancora di più, e come la volta scorsa di tutte le età, molte famiglie con i loro bambini, e ancora non vaccinati con sempre più vaccinati assieme.
Il Green Pass non lo vogliono!
Uniti si sono fatti sentire e sfilano per le vie del centro con slogan e cartelli: la loro voce, il loro diritto di esprimere anche il loro pensiero, la loro critica, il loro dissenso, essere ascoltati, essere democrazia e non solo una parola nel dizionario.
Il primo comma dell’art. 1 della Costituzione Italiana recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”. Ma il Green Pass garantisce il lavoro? Rappresenta il pilastro trainante della democrazia? Impedisce o no ai cittadini di poter esercitare il loro diritto a lavorare, a lavorare serenamente, per garantire una vita quanto meno degna anche ai loro figli?
Mentre Confindustria applaude Draghi, Trieste scende in piazza e non applaude affatto.
Il Governo, nel frattempo, continua a far finta di non vedere…