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Migrazioni.

 

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il mare al tramonto. foto BM 2015

(di Anna Piccioni)

La migrazione non deve essere un problema, ma un fenomeno, che caratterizza il nostro essere umanità. Lo ius migrandi, rientra nei diritti di ognuno, la storia ci dimostra che fin dall’antichità l’umanità è migrante. Certamente le ragioni che spingono un popolo a spostarsi sono varie, e anche molto drammatiche. Per lo più la ragione principale è la sopravvivenza:ci si sposta per fame ,per pericolo per la propria vita e per salvare i propri figli.
Forse un tempo la vista del migrante, pellegrino era maggiormente sopportata; anzi poteva essere considerato portatore di novità. Oggi invece il migrante è criminalizzato, è un potenziale stupratore, assassino ladro,comunque un estraneo che viene a destabilizzare un sistema di comunità in cui tutti i componenti si riconoscono.
Nel 1989 fu abbattuto il muro di Berlino; da quel momento si ruppe la contrapposizione tra due mondi,quello capitalistico e quello socialista, ma si eresse una barriera insormontabile tra il Nord e il Sud del mondo. Un Nord industrializzato, moderno, evoluto, in continuo progresso alimentato dallo sfruttamento del Sud del mondo. Inevitabilmente questo sfruttamento “illimitato” porta a una depredazione di risorse naturali e umane costringendo masse enormi a migrare per cercare luoghi migliori. La migrazione di oggi è una conseguenza della modernità. E allora gli Stati -nazione erigono alti muri per tenere lo straniero fuori, ma anche per rinchiudersi all’interno. Lo Stato elemento stabile si contrappone alla mobilità. Lo Stato difende un sistema consolidato, in cui i cittadini si riconoscono, dallo straniero .L’equilibrio che si vuol mantenere è determinato soprattutto dal “benessere” che quella comunità ha raggiunto.
Le frasi più comuni per fomentare l’avversione,se non addirittura la paura, verso i migranti, gli altri, loro, è far credere che “ci portano via il lavoro…pretendono di avere la casa gratis…ricevono 35 euro al giorno…etc.etc.”, l’ultima in ordine di tempo “ costringono i nostri giovani ad emigrare per lavoro.” I giovani emigrano in altri Paesi d’Europa dove vengono giustamente riconosciuti per merito, capacità e competenza, valori che purtroppo in Italia si sono perduti.
Questo sistema di intolleranza va contro tutti i principi civili e umani dell’accoglienza, della pietas,
E tutto questo mette in evidenza la contraddizione del concetto stesso di democrazia: rispetto dei diritti umani e rifiuto dello ius migrandi: “La democrazia s’infrange alla frontiera” (Stranieri residenti – di Donatella Di Cesare)
Il mondo sta cambiando e il cambiamento non si può fermare , le previsioni per i prossimi anni non sono molto positive: aumento demografico nei Paesi poveri, calo demografico nei Paesi industrializzati; ci aspetta una rivoluzione antropologica, che non sarà possibile fermare. Forse invece di preoccuparci di come sarà la popolazione nel giro di pochi decenni, dovremmo preoccuparci dell’avanzare della tecnologia, della robotica.
I Robot tra poco sostituiranno l’umanità intera.

L’Italia entra nell’era della comunicazione politica “preventiva”.

 

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Giuseppe Conte – Presidente del Consiglio dei Ministri

(di Biagio Mannino)

Dopo tre mesi di discussioni, accordi divenuti poi disaccordi, litigi, insulti, riappacificazioni, nuovi litigi e nuove riappacificazioni, dopo ben cinque consultazioni e tre incarichi, dopo svariati ipotesi di Presidenti del Consiglio e tipologie di maggioranze, dopo varie volte dove le elezioni sembravano essere pronte, dopo averle viste slittare sempre più in là, l’Italia ha il suo Governo.
La notizia non è certo una novità ma questa esperienza politico – parlamentare non può che invitare a prendere in considerazione certi aspetti dell’evento in sé.
Il percorso della nascita del nuovo Governo ha mostrato, in certi momenti, una vera e propria situazione di impossibilità a giungere a delle effettive soluzioni.
Tanti i veti e le condizioni che, alla fine, si trasformavano solo in una sorta di spettacolo per i cittadini attoniti di fronte a quello che sembrava essere un “grande Fratello” della comunicazione, avente a protagonisti proprio i leader della politica italiana e, in certi momenti, anche estera.
Ma, sottolineiamo, non il Grande Fratello di George Orwell bensì, il decisamente diverso “GF” della televisione che, dal 2001, rallegra, annoia e tormenta le serate dei telespettatori.
Sì, dei telespettatori che guardano i Reality Show e che guardano i Talk Show dove, tra litigi in diretta e insulti misti a pseudo riflessioni, confondono lo spettatore al punto di vedere impostato un linguaggio unico in due strutture televisive.
Spettacolo e politica seguono allora il medesimo percorso ed è quello della continua e costante contrapposizione.
Il tutto, se riteniamo che la televisione abbia anche una funzione educativa, diviene strumento di convincimento ed allontanamento, di pressione, e di disillusione, di convinzione e di abbandono.
Non c’è più limite alla ricerca del successo numerico: non c’è nel consenso politico che deve essere a prescindere, deve essere nel contesto televisivo mediatico dove il numero alto è potenziale pubblicitario.
La campagna elettorale diviene continua e costante, in Italia come ovunque nei contesti democratici e allora subentra l’elemento “preventivo”.
Se analizziamo le esperienze precedenti in cui la formazione di nuovi Governi caratterizzava l’attenzione, vediamo come la definizione preventiva diviene un elemento che assume una progressiva importanza.
Era il 2011 quando alla caduta del Governo Berlusconi era sufficiente descrivere il Loden di Mario Monti per avere delle aspettative di un sicuro miglioramento della situazione economica e finanziaria italiana.
Fu forse l’inizio di una sorta di attenzione ai particolari insignificanti per avviare un percorso di lettura del futuro istituzionale. Un cappotto come i disegni nel braciere della maga pronti per essere letti ed interpretati.
E così, quando arrivò Matteo Renzi, la valutazione preventiva interpretava le stelle segnando una via di sicuro successo e capacità politica per una struttura di Governo giovane e nuova. Ma i risultati poi si sono visti e basta valutare cosa è rimasto del PD per capire bene che, forse, il giudizio preventivo, richiederebbe maggiore attenzione.
Adesso siamo al punto di partenza ma, questa volta, forse per non ripetere gli errori entusiastici del passato, assistiamo ad un giudizio preventivo del tutto opposto: solo una catastrofe è posta alla fine del cammino del nuovo Governo Conte!
Fare un elenco di disastri possibili renderà un successo un piccolo risultato. E così la battaglia politica preventiva rischia di divenire un vero e proprio aiuto per chi, alla fine, lascia il gioco della comunicazione agli altri.
Se ne sentono di tutti i tipi, quasi una ricerca scientifica del problema e del difetto ma, nei fatti, quelli specifici, poco o niente.
Allora quel Reality Show rischia di diventare costruito, finto, fasullo in tutte le sue espressioni e il cittadino – spettatore – elettore da un disorientamento iniziale comincia a scuotere la testa ed uscire dal torpore. Entra in scena Orwell, con il suo Grande Fratello, quello vero, con un’analisi oggettiva del metodo di comunicazione politica che porta l’incosciente a divenire cosciente e poi, proprio perché cosciente, indotto a ritornare nell’incoscienza.
Ma questa volta la convinzione, e solo quella, che tutto sia giusto, preventivamente o non preventivamente, c’è.

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it. 

Trieste diventa sempre più “Mitteleurocentrica” in un’Italia “Euroinstabile” ed in un’Europa “Euroconfusa”..

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.