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Di nuovo in crisi.

1565117822736_1565117837.jpg--non_funziona_il_gioco_delle_tre_carte_di_salvini(di Biagio Mannino)

Alla fine, la crisi di Governo è arrivata.
Ed è arrivata nel periodo peggiore dell’anno.
Sì, nel periodo peggiore perché gli ultimi mesi sono non solo fondamentali per la pianificazione economica e finanziaria di quello successivo, ma anche perché l’Italia rischia, dal mese di gennaio, un aumento dell’IVA e questo implica un vero e proprio aumento del costo della vita che, in particolare, colpisce le componenti della società meno agiate.
Una crisi in agosto con prospettive evidenti di ritorno alle urne.
Infatti se non dovesse esserci un’alternativa all’ormai passata esperienza giallo – verde, il voto sarà l’unica soluzione.
Non possiamo però dimenticare che al voto ci si andrà con il Rosatellum Bis e, di conseguenza, la governabilità non è affatto certa.
Intanto la borsa precipita e lo spread sale velocemente mentre buona parte degli italiani è alle prese con canotti e creme solari.
Una scelta non felice, se ci collochiamo dalla parte dei cittadini, poiché sono molti ad essere distratti dalla spensieratezza estiva mentre, al loro rientro, troveranno i loro piccoli, ma importanti, risparmi ridotti dalle fluttuazioni borsistiche, aiutate anche dai giochi elettorali di Donald Trump, quasi in una convergenza, o meglio, una tempesta perfetta.
Poco più di tredici mesi è durato il Governo Conte.
Tanto, o forse poco, molto poco, è successo.
Dipende solo dai punti di vista poiché secondo alcuni sono stati raggiunti importanti traguardi, secondo altri non si è fatto nulla se non disastri.
Quello che è certo è che abbiamo assistito ad un ano di intensa comunicazione politica da parte di Matteo Salvini.
E bisogna dargli atto che, da un punto di vista politico ha raggiunto importantissimi traguardi.
Ma la grandezza politica di Salvini ne fa anche un grande statista.
Qui i dubbi si pongono e molto poiché, alla base di tutto, c’è l’impegno nel governare e non di convincere, cosa che, in questo caso, si è mostrata in modo decisamente importante.
Non parliamo poi della scelta di aprire una crisi. Questo è un momento delicato dove la situazione globale appare in ebollizione latente, dove gli USA sono impegnati a colpi di dazi contro la Cina, dove la Brexit non è risolta, dove la Germania mostra importanti segnali di debolezza anche strutturale in ambito economico e finanziario, la scelta di puntare alle elezioni ad ottobre, con tutte le questioni pendenti, appare un percorso decisamente autolesionistico, molto da politico, poco da statista.
La politica mostra nuovamente l’aspetto peggiore e mette, nuovamente, da parte le effettive esigenze dei cittadini che, nuovamente, si trovano ad affrontare concreti rischi di disagio materiale.
Cosa farà il Presidente Mattarella?
Potrà dare il via a delle veloci consultazioni per poi andare ad elezioni verso la metà di ottobre o, al contrario, potrà seguire una via più prudente cercando una soluzione di compromesso, un Governo tecnico, che superi almeno l’anno ed eviti il rischio dell’aumento dell’IVA.
Nel frattempo, però, i toni sono già accesissimi e il tam tam elettorale ha cominciato a risuonare rimandando un eco nel silenzio degli italiani attoniti.

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NOTA: l’immagine in questo post è tratta da google immagini.

Lega: un “nemico” per esistere.

salvini e bossi(di Biagio Mannino)

“Un nemico”, non “Il nemico”. Questa è l’esigenza della Lega che, da sempre, ha bisogno della contrapposizione per poter giustificare la propria esistenza nel quadro confuso e complesso della politica italiana.
Non è importante quale o chi sia, è sufficiente che ci sia, quel nemico utile, anzi utilissimo.
Due Leader carismatici, solo due, ha avuto la Lega nella sua ormai lunga storia: Umberto Bossi e Matteo Salvini.
Diversi negli obiettivi,  uguali nelle metodologie di comunicazione politica.
Se torniamo indietro di quasi trenta anni osserviamo come il “nemico!” dei primi anni ‘90 risiedeva in quella stessa Italia che oggi, il contemporaneo Salvini, difende strenuamente dai migranti. Migranti dall’Africa, dall’Asia, indifferente ma pur sempre migranti e presentati come elemento di pericolo per l’Italia e gli italiani.
Eppure, trenta anni fa, il nemico era differente e quella Lega difendeva il Veneto e la Lombardia e non l’Italia da Roma, anzi, da “Roma ladrona”.
Comizi dai toni duri e accesi accompagnavano Bossi in una parte delle piazze del nord e la volontà per alcuni di secessione era forte, era una grande tentazione.
La Padania, e non l’Italia, spingeva alla lotta politica, spingeva una buona parte dell’elettorato locale ad andare in quella direzione.
Ma quella Lega, quella della Lombardia e del Veneto, forte e fortissima nelle realtà territoriali, poco poteva fare a favore del Federalismo tanto desiderato.
E iniziava così la politica delle alleanze, tanto necessaria per i propri fini, tanto utile a giustificare gli insuccessi.,
Infatti diventava Alleanza Nazionale, l’espressione della difesa dell’unità rispetto ai desideri autonomisti della Lega, l’elemento che impediva, o utilmente giustificava, il non raggiungimento delle promesse di allora.
La Lega trovava nella sua peculiarità locale il limite e la forza per continuare ad esserci, per continuare ad ottenere consensi ma il nemico, quella Roma, quel Sud, rimaneva e si contrapponeva in una logica posizione.
Forza Italia rappresentava il fattore fondamentale, unificatore e che, alla fine, beneficiava proprio della forza – debolezza della Lega.
Con la fine del Berlusconismo, tutto il centro destra deve ridisegnarsi e fare i conti anche con storture del passato.
Entra in scena Matteo Salvini e la Lega sembra ricostruirsi, sembra rigenerarsi, ma, in realtà, continua a seguire gli stessi schemi.
Il nemico diviene l’Unione Europea, i migranti, i migranti non gestiti dall’Unione Europea, in un turbine che pone lo stesso Salvini al centro di una campagna mediatica che si trasforma in una continua campagna elettorale.
E tutto converge sempre verso la stessa direzione: l’altro, che non produce, che si oppone, che ostacola, che limita, che invade e ancora e ancora e ancora.
Questa volta cambia il partito di confronto – scontro e il Movimento Cinque Stelle diviene protagonista involontario del successo della Lega di Salvini.
Il partito che dice no e che non consente all’Italia di…
Nuovamente tutto come trenta anni fa, nemici, altri che si oppongono e la Lega al centro con la differenza però che, questa volta, è divenuto un partito di interesse nazionale addirittura sovranista.
Non più la Lombardia, non più il Veneto nella Lega di Salvini ma l’Italia.
E quel federalismo? Quelle speranze di qualcuno di secessionismo?
Cambia anche questo perché adesso Roma non è più “ladrona” ma subentra il concetto di sovranismo. Sovranismo per essere indipendenti, nuovamente, e liberi dai lacci, nuovamente, questa volta, però, dell’Europa.
Difendere e difendersi. Nemici, ovunque, in Europa, nella stampa, in Africa, di fronte alle nostre case, sulle navi, nei porti, chiudersi, isolarsi, ripristinare i confini.
Nemici, oppositori e oppressori. Sempre presenti, così nella Lega di Bossi che in quella di Salvini, in un gioco comunicativo continuo che produce sicuri risultati elettorali ma solo in base al malessere sociale del momento.
Un malessere sociale che trova sempre la stessa causa, ovvero l’incertezza e il disagio economico e finanziario che colpisce, ieri come oggi, semnpre gli stessi.
Ed il nemico diviene utile, il capro espiatorio di una situazione, nuovamente ieri come oggi, non affrontata.
Però, i nemici, alla fine, si esauriscono.

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NOTA: l’immagine in questo post è tratta da google immagini.

Verità per Giulio Regeni.

verità per giulio regeni(di Biagio Mannino)

“Verità per Giulio Regeni”. Così è scritto su un piccolo adesivo che ho sulla scrivania. Uno dei tanti che sono stati e che vengono distribuiti da quando Giulio Regeni, assassinato orribilmente, è divenuto un vero e proprio simbolo.
Un simbolo di tutto ciò che va, come la voglia di conoscere, di studiare, di portare la ricerca della verità ai massimi livelli, di combattere i soprusi, di esercitare la libertà di pensiero, di stampa, di essere cittadini del mondo, di viaggiare e conoscere, di confrontarsi in modo civile e democratico, di aprirsi alle idee di tutti, di avere un dialogo tra culture diverse, di far conoscere tutto questo a tutti.
E Giulio è anche il simbolo di ciò che non va, della violenza che distrugge tutto, che caratterizza come ha caratterizzato la vita degli uomini nel tempo, di come pochi possano essere l’incubo di tanti, della libertà negata, della soppressione e della cancellazione del pensiero, della volontà di creare, per gli altri, un mondo triste, e, alla fine, della verità negata.
Sì, della verità negata perché questo giovane, caduto vittima di logiche più grandi di lui, si trova anche a vivere dopo morto contrapposizioni dettate da altre logiche.
La  sua morte, anche questa, diviene simbolo del soppruso e del fatto che, poi, alla fine, non se ne verrà fuori.
E allora che significato ha esporre un adesivo, una bandiera, uno striscione con scritto “Verità per Giulio Regeni”?
Nessuno, se vogliamo rassegnarci all’idea dell’incapacità e dell’inutilità di chiedere, di chiedere che si conosca cosa è successo, perché, se si ritiene che anche il diritto all’indignazione sia da mettere da parte e dimenticare come tante altre cose.
Quell’adesivo, quello striscione e quella bandiera indicano che esiste un popolo e questo popolo vuole vivere da protagonista la propria vita.
Diviene, in una sorta di metamorfosi, l’espressione della presenza, del valore di democrazia ma sempre di più messo da parte.
Adesivi, bandiere, striscioni. Tutti uguali, gialli con la scritta nera “Verità per Giulio Regeni”. Tanti in tanti luoghi come sulla facciata del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, nella Piazza Unità di Italia, anche questa simbolo, a Trieste.
Ma non più. Decisione irrevocabile, lo striscione va tolto.
Quel simbolo sparisce e sparisce quella piccola grande funzione che aveva, in un luogo importante, frequentato, turisti e ancora e ancora gente e genti di tutti i posti. Visibilità, guardare e riflettere, non solo su Giulio ma un po’ più in là, su di noi, sul mondo dell’uomo e della politica, sul significato di essere cittadini, sul significato di democrazia.
Quasi un controsenso che proprio là dove si dedica una piazza all’Unità di Italia, proprio un italiano caduto vittima, lontano, non troverà più  il suo posto, utile solo ad uno striscione che, silenziosamente, gridava “Verità per Giulio Regeni”.
Tolto. Niente di tutto questo potrà essere più.
Un pensiero va proprio ai genitori di Giulio Regeni che vedono proprio a Trieste sparire un piccolo pezzo di speranza. Non cambierà molto le cose, nel resto di Italia tutto resta ma a Trieste… no.

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NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da google immagini.