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Tutto da rifare!

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Il Parlamento riunito in seduta comune presso la Camera dei Deputati.

(di Biagio Mannino)

Tutto da rifare! O meglio, da fare…
Cosa? Non si sa, anche perché, qualunque sia la scelta, a questo punto, produrrà inevitabilmente tensioni.
Sono ormai passati 84 giorni dalle elezioni e quel 4 marzo appare quanto mai lontano nella memoria degli italiani.
Quello che, però, resta ben evidente, è non solo l’insistente incapacità della politica di arrivare ad una soluzione di un oggettivo stato di crisi, ma anche l’impressione di essere già in una sorta di campagna elettorale di elezioni non definite, con date non definite e con risultati decisamente imprevedibili.
Le abbiamo viste tutte: accordi tra forze di tutto l’arco parlamentare, divisioni e litigi, prese di posizioni imprescindibili, volontà di fare passi indietro a condizioni che… , ipotetici congressi e lotte di potere, auto candidature a incarichi svariati, compromessi e questioni di principio e… tanto altro ancora.
Alla fine, Giuseppe Conte, un nome nuovo, sconosciuto ai più, forse una novità, chissà… E tutto sembra tornare verso una sorta di pseudo certezza di aver trovato una soluzione.
E poi qualche scandaletto che non manca mai e con essi, tensioni nel mondo della finanza: il contratto Lega – Cinque Stelle non piace proprio.
Sale la paura. La UE cosa dice? E la Germania?
La politica italiana diviene sempre più una realtà in stato di fibrillazione dove l’attenzione mondiale si concentra nel tentativo di comprendere se e fino a che punto i “barbari”, come definiti altrove, sarebbero arrivati.
E se l’Italia rappresentasse il via ad un percorso di emulazione europeo? In Francia? Forse nella stessa Germania?
Ma il punto di disaccordo arriva e si chiama Savona. Un uomo che critica il sistema Europa, un uomo non gradito.
“O lui o niente” dicono alcuni, “O un altro o niente” rispondono altri. Lo scontro inizia e… si arriva ad oggi: niente!
Ma a chi fa paura questa situazione? A chi giova questa situazione?
Non ci sono dubbi: l’Italia come l’Unione Europea necessitano di una effettiva ristrutturazione in un mondo dove ormai anche la globalizzazione è cosa antica.
Di fronte alle sfide non del futuro ma del presente, così come si è oggi, si fa poca strada.
Cambiamento? Sì, ma quale? E come?
Il fatto è sempre quello: nessuna Europa senza limitazione di sovranità da parte di tutti. Nessuna Europa se prevalgono gli interessi particolari.
Può piacere, può non piacere. Basta scegliere. Sicuramente così, come si è adesso, le cose non andranno.
Nel frattempo la politica italiana è esempio di chàos del vecchio mondo post 1914 e le vicende del mancato Governo ci danno bene l’idea della confusione.
Non solo, all’ennesimo tentativo, si prende coscienza dei limiti di questo Parlamento ma altri segnali lasciano quanto mai perplessi di fronte ad ipotesi di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica.
Insomma, la bussola sembra roteare vertiginosamente indicando chiaramente che… la strada è persa.
Le elezioni, secondo alcuni, sarebbero la soluzione migliore. Sì, ma se la legge elettorale non fosse il Rosatellum Bis…
Con questo sistema elettorale il rischio è quello di essere al punto di partenza.
Forse la soluzione passa da un atto di consapevolezza che vede una fiducia ed una partecipazione di tutte le forze politiche ad un Governo, senza distinzioni ideologiche, ma con un contributo attivo e cosciente proprio in nome di un obbiettivo superiore: l’Italia. Un atto di responsabilità che riporterebbe la fiducia nei confronti della politica nei cittadini italiani.

 

NOTA. l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it. 

Elezioni in Friuli Venezia Giulia: con il 57% vince il centro destra e la Lega vince su tutti. E adesso?

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Trieste, 30 aprile 2018.

Nelle elezioni regionali, in Friuli Venezia Giulia, con il 57,1% dei consensi, trionfa il centro destra ma, in particolare, è l’affermazione della Lega che, con il 35%, rappresenta il vero successo.
Una affermazione che non solo ha confermato il già ottimo risultato conseguito nelle recentissime elezioni legislative nazionali, ma anche ha mostrato un copioso aumento di consensi in riferimento alle passate regionali nel 2013.
La Lega, quindi, il primo partito che adesso porta Massimiliano Fedriga ad assumere il prestigioso incarico di Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, succedendo a Debora Serracchiani.
Ma non basta: è questo un risultato che deve essere interpretato.
Il momento storico che l’Italia sta attraversando mostra come, nel contesto della politica, vi sia una grande sostanziale confusione.
Ancora non si è raggiunta la formazione di un Governo dopo le elezioni del 4 marzo e le trattative tra le diverse forze politiche si sono ormai dimostrate inconcludenti.
Sono passati due mesi e l’effetto del Rosatellun Bis si vede tutto.
Tante parole, molti incontri, poca chiarezza, nessun fatto.
I cittadini, ormai perplessi dallo spettacolo “politica”, vedono aumentare il livello della loro disillusione nelle effettive capacità dei loro rappresentanti e la partecipazione al voto in FVG ha mostrato un ulteriore calo dei votanti.
L’attenzione mediatica all’evento è stata tanta e questo non può essere spiegato se non con l’interesse oggettivo nel risultato finalizzandolo ai giochi nazionali per conseguire gli obbiettivi, ovvero, la politica.
In molti ci hanno creduto e, altri, molto meno.
Infatti se i “big” del centro destra si sono decisamente dati da fare frequentando ogni angolo della Regione, le altre forze non hanno avuto la stessa determinazione e, alla fine, l’idea era che l’unica lotta effettiva fosse quella tra Lega e Forza Italia per chi conquistava più voti.
Ha vinto la Lega: ha vinto le regionali, ha vinto la competizione con Forza Italia, o meglio, con Berlusconi.
Le diatribe tra Berlusconi e Salvini dovevano trovare una soluzione da parte dei cittadini e così è stato: Salvini supera Berlusconi di 20 punti percentuali.
Il PD del FVG esce di scena senza clamorose cadute ma, di fatto, sconfitto.
Perché? Per non aver ben governato nei precedenti cinque anni?
Non si può dire questo, anzi, la Giunta Serracchiani ha fatto molto, eppure…
Eppure il PD perde per un effetto, nuovamente, nazionale, dove l’onda di tsunami del renzismo tutto travolge e tutto porta via con sé.
Troppa è stata la delusione rappresentata da Renzi e troppe le contrapposizioni all’interno di un PD che più che mai necessita di una seria ristrutturazione.
Troppi conflitti interni per poter dare l’energia sufficiente ad intraprendere una campagna elettorale per riaffermarsi in FVG.
E il Movimento Cinque Stelle?
Silenziosamente dimezza i suoi voti dopo soli due mesi e silenziosamente mette da parte una campagna elettorale che, anche questa silenziosa, evidenzia una certa distrazione a livello locale da parte di questa forza politica.
Effetto delle lunghe trattative a livello nazionale?
Forse, un’attesa eccessiva per cominciare a vedere qualche cosa, ma anche, semplicemente, una comunicazione praticamente assente.
E adesso?
I partiti nazionali faranno di questo risultato un elemento di immenso interesse, se vincenti, o, al contrario, di grande banalizzazione, se perdenti. Ma, visti i risultati, Salvini, avrà la forza di staccarsi da Forza Italia, dall’anziano Berlusconi che, anche in questa occasione ha raccolto un 12%, evidente segnale di un percorso non certo brillante. Salvini riuscirà a trovare la forza ed iniziare a governare veramente? A governare prendendo responsabilità che guardino al lungo periodo e non alle prossime elezioni?
In realtà, mentre l’Italia attende, il Friuli Venezia Giulia inizia un percorso nuovo in un momento storico che, per queste terre e Trieste in particolare, rappresenta una vera occasione di grandi prospettive ed opportunità.
Sì, e con il Veneto, quello del Presidente Zaia, quel Veneto che guarda a questa Regione autonoma più come un ostacolo che una risorsa, sì, come saranno le relazioni del nuovo FVG?
Nel frattempo, la Cina, guarda anche lei ai porti dell’Adriatico…

 

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

Donne candidate parlano del ruolo della donna in un incontro trasversale.

(di Anna Piccioni)

All’invito promosso dal Forum delle Donne alle candidate alle prossime elezioni regionali si sono presentate rappresentanti del PD, di Open FVG, Cittadini, Lega.
Queste donne hanno accettato la sfida si sono messe in gioco,per farsi sentire e incidere in un mondo che ancora lascia poco spazio alla politica al femminile. Sono donne diverse di formazione, di provenienza, ma tutte con un loro bagaglio di esperienze e di conoscenze. Alcune come Teresa Bassa Poropat , Antonella Grim ,Majda Canziani rappresentante della minoranza di lingua slovena, hanno alle spalle già un’esperienza politica, quindi conoscono la macchina amministrativa e il loro impegno è soprattutto nel portare avanti i progetti iniziati
Le altre provengono dal mondo della scuola, del commercio, dell’imprenditoria: Ariella Bertossi, dirigente scolastica; Debora Desio, imprenditrice; Flavia Kvesto, commerciante; Federica Verin, dal Ministero dell’Interno, Fiorella Macor, fotografa; Ingrid Stratti, relazioni internazionali.
Nel presentarsi tutte hanno messo in evidenza le difficoltà che ancora le donne trovano nel mondo del lavoro e nel sociale: soprattutto l’isolamento se non addirittura la “ghettizzazione” che ancora troppo spesso le donne subiscono. E’ interessante rilevare che la politica al femminile non vuol essere relegata solo a risolvere i problemi della curatela, ma farsi sentire anche su altri tempi soprattutto per quanto riguarda il lavoro, l’ambiente, l’economia; insomma fare Politica a tutto tondo
Volutamente non ho aggiunto al nome il partito di appartenenza in quanto nel momento in cui le donne si presentano e si confrontano in vista delle prossime elezioni regionali dimostrano di saper superare gli schieramenti che rappresentano: parlano la stessa lingua.
Questa considerazione fa pensare che le donne dovrebbero fare ancora un passo veramente rivoluzionario; formare il partito delle donne.
Da tutte ,se elette, viene espresso la volontà di fare battaglie insieme, di unirsi, in quanto purtroppo la politica è ancora gestita solo dagli uomini.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.