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Confini? No, grazie.

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avvisi nei boschi del Carso triestino – foto di Biagio Mannino.

(di Biagio Mannino)

Non c’è tregua. No, non c’è tregua per il cittadino europeo nel mare in tempesta delle vicende targate UE.
In questo caso, la politica italiana è andata ormai in tilt. E quella europea… anche.
La sola ipotesi di ricostituire il confine  o, come si dice da giorni, di costruire barriere o cose simili sul confine italo – sloveno, finalizzate alla limitazione dei passaggi dei migranti, è l’espressione della totale incapacità da parte del Governo italiano di affrontare i problemi.
Quando si parla di “confine italo – sloveno, ci si riferisce in modo particolare ha due aree ben specifiche che si chiamano Trieste e Gorizia.
Due città che sono vissute chiuse dai confini, isolate ed impoverite dalle insensate scelte di politiche degne solo di essere giudicate profondamente dalla storia.
Sessanta anni e più di isolamento che solo chi ha vissuto quei momenti, in questi territori, può comprendere.
Popoli divisi ed allontanati, messi gli uni contro gli altri, generazioni pronte allo scontro in una sorta di deserto dei tartari là dove prima regnava la normalità. Una normalità interrotta, forzatamente da quello che la politica di allora riteneva opportuno, incapace anche allora di risolvere i veri problemi.
Generazioni, sì, generazioni perse che il tempo ha visto passare nell’attesa che qualcosa cambiasse.
E quel qualcosa è arrivato e si chiama Unione Europea. Unione Europea, alla quale proprio qui, a Trieste, si deve tanto,  visto anche quanto la città, grazie alle aperture proprio di quei confini, in tutta quell’Europa centro – orientale, sta vivendo.
Prima Austria Ungheria e poi la Grande Guerra e poi la caoticità totale europea.
L’Unione Europea, tanto disprezzata, ha reso possibile, letteralmente, di vivere il territorio europeo, per tutti coloro che ne hanno compreso il valore, per tutti coloro che ne hanno compresa l’importanza.
Eppure no. Popoli e Governi, visioni differenti, posizioni contrastanti e là dove l’interesse prevale implica la non comprensione che l’Unione Europea deve avere una politica comune e veramente comune.
Grandi sfide all’orizzonte, grandi opportunità a portata di mano e di fronte alla vicenda dei migranti, tutto implode.
La soluzione diviene allora la più semplice: chiudere. Anzi, chiudersi, isolarsi, tornare immediatamente piccoli e non saper cogliere le occasioni.
Ma quanto fanno paura questi migranti?
Quanto fanno paura questi migranti da portare a pensare di ricostituire i confini chiusi?
Quanto fanno paura questi migranti all’Italia, in calo demografico, con una bassissima natalità, con la popolazione più anziana del mondo? Quanta paura fanno questi migranti all’Europa che, come l’Italia, invecchia sempre di più?
Occorre cercare quelle soluzioni di impatto, che colpiscano l’opinione pubblica, che diano la sensazione di un risultato immediato, ma che, in realtà servono solo a distanziare più in là quello che non si è capaci di fare.
Impreparazione o incapacità, non ha importanza perché, alla fine, tutto è immobile.
E allora, invece di programmare, di avere una visione di insieme, di lavorare per l’Europa e gli europei, si assiste allo spettacolo triste di una nave che forza tutti i blocchi incurante delle normative, si assiste a litigi tra politici, si assiste all’edificazione di barriere e si pensa di costruirne altre, si accoglie ma non si integra, rischiando anche di creare problemi sociali in un prossimo momento, si assiste ad una UE incapace di essere punto effettivo di riferimento per tutti gli europei.
Si assiste a tutto questo mentre Putin dice che la politica del futuro si chiama  Trump, Orban e Salvini.
E la politica si mostra con i politici, arrabbiati, che dicono tutto quello che, alla fine, già sanno tutti.
Si pensa all’oggi ma si rimanda il domani, quando prima o poi, i problemi si faranno sentire. Dopo aver sperimentato muri di tutti i tipi, nella speranza di risolvere semplicemente… tutto, quali provvedimenti prenderanno i politici del futuro?

 

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USA, Cina, Russia, Europa e… Trieste.

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Dove si colloca Trieste oggi?
La politica mondiale ci mostra un inasprimento delle competizioni in tutti i settori e i giocatori, che si affacciano sulla scacchiera geopolitica, sembrano essere tre… e mezzo.
USA, Cina e Russia sono competitori affermati e compatti oltre ormai ad essere anche consolidati nello scenario sempre più complesso. L’Europa, o meglio, l’Unione Europea, rimane alla ricerca di sé stessa, alla disperata ricerca, potremmo dire, poiché ancora appare impossibile il raggiungimento di una comunione degli interessi di tutti in contrapposizione al perseguimento, da parte dei singoli,dei propri interessi.
La storia è sempre quella. Paesi europei eternamente in discordia, mai capaci di unirsi veramente, mai capaci di avere una comune visione in un momento in cui la competizione internazionale lo impone.
Un’Europa fragilissima che privilegia i piccoli rapporti con i grandi e dimentica di essere, a sua volta, grande.
Lo scontro USA, Cina Russia è sempre più intenso e, alle classiche guerre, i colpi dei giochi finanziari divengono i nuovi proiettili indirizzati verso tutti in un contrasto verso tutti.
Improvvisamente anche i più distratti si rendono conto che quel mondo che precedeva la caduta del Muro di Berlino, quel 9 novembre 1989, non c’è più e, alle ideologie del passato, vengono date le ben più pragmatiche regole della finanza internazionale.
Un mondo alla ricerca di nuovi punti di equilibrio, ma in una fase sicuramente difficile se non addirittura pericolosa.
E l’Europa dei singoli Stati membri, cerca. Cerca di orientarsi, cerca di muoversi come ha imparato a fare nella tragica esperienza chiamata XX secolo, ma non di più. Cerca di sopravvivere in un contesto dove ciascuno, in un modo o nell’altro, spera di ottenere quanto più può.
La Cina vede le potenzialità del continente europeo e le nuove vie della seta sono lì e piacciono a tutti tranne agli Stati Uniti.
La Cina diventa allora fonte di preoccupazione nel disegno degli assetti globali, Trieste diventa la porta di entrata di chi potrebbe disunire la forza proprio di quegli USA che in Europa, da quella cortina di ferro in poi, avevano ufficializzato la loro presenza mondiale.
Ma gli Stati europei si muovono, se non a titolo Unione Europea, a titolo personale e, per l’area centro europea, Trieste nuovamente rappresenta il fulcro di quella connessione tra il vecchio continente, il Mar Mediterraneo e la direttrice asiatica.
Sì, perché è proprio l’Asia  che ormai rappresenta e, nel prossimo futuro, rappresenterà il centro di degli interessi planetari.
La vitalità che in questi ultimi anni, potremmo addirittura dire mesi, che caratterizza la città di Trieste, evidenzia il risveglio dopo un letargo iniziato nel 1918.
Ma questo ritorno sulla scena implica anche l’essere oggetto, nuovamente, come già successo, del desiderio contrastato di usare la sua caratteristica, potremmo dire, naturalmente geopolitica, e, contemporaneamente, oggetto del desiderio che tutto questo non sia.
Gli investimenti sul porto sono sempre maggiori e l’interessamento, in particolare, proprio da quell’area mitteleuropea, Austro – Ungarica, diviene sempre più concreto e tangibile.
La politica, quella dei politici, quella dei partiti… non ha ancora capito bene cosa stia succedendo.
Mentre a Roma si litiga sulle vicende parlamentari, gli ungheresi investono a Trieste, e gli USA non vedono affatto di buon occhio l’arrivo della Cina proprio a Trieste.
Mentre si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, un po’ ovunque si discute su tutto tranne che di Europa.
E così in Italia come in Germania dove, il dibattito mediatico, si concentra sulla pensione di cittadinanza.
L’impressione è che la politica, quella che abitualmente intendiamo come espressione partitica, abbia preso una direzione mentre la Politica, ovvero gli obiettivi che diversi cercano di realizzare, viaggi decisamente su altri canali.
Per Trieste ormai si è mosso il sistema e questo fa i suoi passi, al di là della volontà dei piccoli giocatori. Ora sarà la gestione del fenomeno che diventerà, con il tempo, sempre più difficoltosa poiché gli spazi di manovra tra USA, Cina, Russia e Europa Unita e Disunita, sono destinati a farsi sempre più stretti, concentrando l’attenzione, in particolare, su aree strategiche, appunto, come Trieste.

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NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

La politica è una cosa seria.

foto repubblica 22aprile2019(di Biagio Mannino)

Fino a che punto tutto è consentito? Fino a che punto ci si può permettere di arrivare? Fino a che punto si possono legittimare le scelte e le azioni in nome della politica e del mal parlare nascondendosi dietro le apparenti e spesso arbitrariamente utilizzate regole della “comunicazione”?
Sono queste solo alcune delle inutili domande che possiamo porci. Sì, inutili domande, dopo la pubblicazione dell’immagine  del Ministro Matteo Salvini. Immagine che lo mostra con un mitra in mano e con espressioni che non vale la pena neppure citare.
Se lo spin doctor del Ministro dell’Interno pubblica su Facebook quella foto, è legittimo quanto meno rimanere molto perplessi sulle effettive capacità di consulente della comunicazione del collaboratore. Non sempre tutto può essere accettato pur di ottenere un risultato.
E ancora, non vale la pena porsi domande quando esistono dei momenti, nel calendario degli uomini, che almeno un po’ dovrebbero consentire un breve istante di quiete, un distacco dall’ormai triste quotidiana politica.
Sì, triste, perché solo questo è l’aggettivo corretto per definirla quando foto come quella descritta vengono esposte e scegliendo proprio il giorno di Pasqua per esibirle.
Ad aggravare il tutto si sceglie anche la giornata in cui centinaia di vittime cadono sotto le armi degli attentatori nello Sri Lanka, mostrando cosa può fare la politica quando perde il suo significato più nobile, ovvero essere un’arte.
Perché la politica è non solo un’arte ma l’Arte con la A maiuscola. L’Arte del possibile, del raggiungimento dell’interesse comune, di tutti, del benessere non solo di alcuni, di una visione universale della comunità, della comunità di quelli che non dovrebbero essere classificati come cittadini ma solo come uomini.
E nel giorno della Pasqua così cara ai Cristiani, il terribile attentato che colpisce tutti, cristiani e non cristiani, umanità offesa, appare anche l’immagine che di cristiano nonha assolutamente nulla.
La politica perde il senso di sé stessa e scarica sulle regole comunicative le responsabilità della propria incapacità di sapere parlare e, soprattutto fare. Fare  in modo serio e corretto ciò che la politica stessa è.
Aggrapparsi ai principi di memoria machiavelliana diventa la scusa, alla fine, per permettersi tutto e, magari, giustificarlo con una risata o una battuta.
Ormai la politica ha perso il suo profondo, nobile significato e il suo alto, responsabile valore e continuare a giocare sulle immagini, sugli spot, sulle battute, alla fine, ripagherà, rapidamente con il giudizio degli elettori. Il patrimonio fondamentale per i politici, ovvero gli elettori, improvvisamente mostreranno la loro fuga verso qualcuno che possa dare la nuova illusione di trovare l’unica cosa che cercano: la professionalità-
Dall’Italia agli USA, dall’UK all’Ucraina e ormai ovunque, sembra che non si sappia più cosa fare per andare incontro ad una società in crisi generalee, soprattutto, manca la ricerca di un suo nuovo essere.
Non ci sono idee, non ci sono argomenti, non ci sono prospettive ma ci sono tanti problemi, problemi da risolvere e che lì restano in attesa che quelle energie utilizzate nella gara a chi stupisce di più possano essere convogliate a chi fa meglio.
Non bisognerebbe dimenticare che la politica, quella vera, è una cosa seria.

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NOTA: l’immagine in questo post è tratta da La Repubblica del 22 aprile 2019.