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È passato il Natale e i bambini della “famiglia nel bosco”…

Si riporta la lettera come ricevuta.

È passato il Natale e i bambini della “famiglia nel bosco”…

(de Il GILLO Scrivente)

È passato il Natale, caro Blogger, e i bambini della “famiglia nel bosco”, come tutti ormai li conoscono, non hanno potuto festeggiarlo assieme ai loro genitori. Glielo confesso, fino all’ultimo ci avevo sperato (e penso di non essere stata l’unica persona a farlo…). Speravo, e confidavo, che almeno il giorno di Natale quelle povere creature, e quei poveri genitori, avrebbero potuto festeggiarlo assieme come si deve. Ho appreso da alcuni Media che Nathan, il padre, può vederli due volte alla settimana, per un’ora. Il 25 dicembre gli hanno fatto la concessione (e no, non uso virgolette!) di vedere i figli addirittura dalle ore 10 alle ore 12.30. Si rende conto, caro Blogger, addirittura due ore e mezza! Deve proprio ringraziare Iddio, il signor Nathan; son stati troppo buoni. Allora forse vale ancora quel detto, di cui Le parlavo nella mia ultima lettera, che a Natale siamo tutti più buoni….

Devo poi confessarLe che avevo “perso un pezzo” della storia, perché pensavo che la madre stesse tutto il giorno con loro; mentre invece ho scoperto, sempre da alcuni Media, che li può vedere solo durante l’ora dei pasti. E a coronamento e completamento del tutto, ai signori Trevallion verrà effettuata una perizia psichiatrica.

Qualcos’altro? No, per il momento. Ed è meglio che non aggiunga altro nemmeno io, caro Blogger. Mi perdoni tutto il mio sarcasmo, ma l’idea che la famiglia (soprattutto per i bambini) non abbia potuto nemmeno fare un pranzo di Natale insieme……

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

Una volta, il Natale…

Si riporta la lettera come ricevuta.

Una volta, il Natale…

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

(tanti) anni or sono, il Natale era la festa di Gesù; si festeggiava la sua nascita. Ricordo l’albero di Natale, il presepe, la carta stellata, la carta roccia,… Un tempo (come si diceva nelle fiabe), le persone erano felici; il Natale lo sentivano, e avevano il piacere di scambiarsi i doni. In questi giorni, nelle città vedo strade letteralmente paralizzate dal traffico; la gente presa da mille scadenze; appuntamenti tardo serali/serali con persone delle quali non interessa, ma con le quali è d’obbligo farsi gli auguri, perché si hanno cene aziendali pre-natalizie. Mi è venuto in mente qualche anno fa, quando vedevo le persone correre il 24 dicembre con borsoni in mano colmi di regali, e quando, qualche mese dopo, ho sentito un signore in un supermercato (in questo caso due giorni dopo la Pasqua) dire alla cassiera che “anche la Pasqua”….diciamo “ha tolto il disturbo”…..

C’era un tempo in cui si diceva “A Natale siamo tutti più buoni”. Forse perché quella volta il Natale lo si sentiva veramente; tempo fa ho sentito dire (e sono tristemente pienamente d’accordo) “A Natale siamo tutti più isterici e arrabbiati”. Ora è la festa del consumismo.

Sa, fino a qualche ora prima di scriverLe, pensavo che il primo augurio che faccio è che il Natale torni ad essere quello che era. Ma temo troppe cose, non solo la società, siano cambiate, perché questo possa succedere…..
E allora, siccome io in questa celebrazione credo ancora, mi limito ad augurare un Buon Natale a Lei, caro Blogger, e a tutti i Suoi lettori!

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

“Ha senso fare delle scelte che finiscono per mettere in discussione la nostra cultura e la nostra tradizione?”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Ha senso fare delle scelte che finiscono per mettere in discussione la nostra cultura e la nostra tradizione?”

(de Il Grillo Scrivente)

22 dicembre 2023: durante il programma “L’aria che tira”, condotto da Luca Telese, don Vitogliano Della Sala, parroco della chiesa dei SS. Pietro e Paolo, nel borgo medievale di Capocastello a Mercogliano, in provincia di Avellino, dichiara (e lo si può vedere accanto a lui) di avere messo nel presepe due statue della Madonna, perché nella sua parrocchia vede anche famiglie “non tradizionali”, pertanto vuole che il presepe dia un messaggio inclusivo.
Due anni dopo, cioè tempo fa, don Vitogliano ha deciso di proporre un altro cambiamento al presepe: o mettere la statuina di Gesù Bambino fatta a pezzi, per sensibilizzare sulle vittime delle guerre; oppure quella di una “Gesù Bambina”, per lanciare un messaggio alla Chiesa riguardo al fatto che, secondo lui, non è giusto che le donne che intraprendono questo tipo di percorso, non possano tenere messa o, per esempio, diventare vescovi.

Immagino penserà che stia per scrivere tutte le parole più brutte di questo mondo; avrà certamente capito, o intuito, che sono una persona piuttosto tradizionale. Certamente, lo sono, caro Blogger. Ma più che critiche, mi sorgono spontanee riflessioni:

credo alle parole di don Vitogliano, riguardo la presenza di famiglie “non tradizionali” all’interno della sua parrocchia (e penso pure non sia l’unica). Ma siccome quelle statuine rappresentano persone realmente esistite, e in questo “contesto” vi erano solo Maria e Giuseppe, non credo le persone omosessuali possano offendersi se il presepe (peraltro parte della tradizione occidentale da secoli) rappresenta loro e basta, proprio perché le cose stavano così…..

e ora veniamo a Gesù: capisco (ed è giustissimo) voler sensibilizzare su tutti quei poveri bambini martoriati dalle guerre; ma non lo si può fare in un’altra maniera? È necessario fare a pezzi Gesù?

“Gesù Bambina”: chi Le scrive, caro Blogger, è una persona che, dall’infanzia, si domanda perché non possa confessare e tenere messa una suora; l’ho sempre trovato altamente ingiusto! Ma credo ci siano modi molto più utili per far riflettere la Chiesa su questo, che “falsificare” un presepe cambiando il sesso a Gesù.

Per spiegarmi meglio, è vero che la realtà è cambiata e non ci sono più solo famiglie cosiddette “tradizionali”, cioè eterosessuali; e condivido pienamente, come detto, che anche una suora dovrebbe poter avere certi ruoli nell’ambito clericale. Ma ha senso fare delle scelte che finiscono per mettere in discussione la nostra cultura e la nostra tradizione? Non solo, ma, secondo me, facendo così, si corre il rischio di essere interpretati come gente che usa il proprio ruolo per far politica.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0