L’anima di Amfipoli – presentazione del libro.

anfiooli

 

Una riflessione tra realtà e immaginazione, un’analisi di ciò che fu e di ciò che è, il mito, la verità:  un percorso che si ripete e trova somiglianze nella vita di ieri e di oggi, per tuttti, indifferentemente dalle origini e dai ruoli sociali.
Un libro, L’anima di Amfipoli, che verrà presentato mercoledì 13 dicembre alla presenza dell’autore con i commenti di Liliana Bamboschek, Biagio Mannino e con la partecipazione di Paolo Dalfovo.

Trieste riparte dalla sua storia.

maria teresa da wikipedia
Maria Teresa d’Austria

(di Biagio Mannino)

Trieste riparte dalla sua storia e dedica a Maria Teresa una statua.
Verrà realizzata entro settembre 2018 e sarà collocata proprio nella zona della città a lei intitolata.
Nel Borgo Teresiano, più precisamente in Piazza Ponte Rosso, sorgerà il monumento di stile classico, in bronzo, alto circa quattro metri e mezzo e collocato su un ampio basamento ottagonale alto tre metri.
Il progetto in scala del monumento, che sarà realizzato dall’artista Giorgio Del Ben è stato presentato con la partecipazione delle autorità e di Massimiliano Lacota,portavoce del comitato promotore dell’iniziativa.
Un riconoscimento importante alla sovrana che attraverso la sua specifica visione della città, ne permise, di fatto, quello sviluppo che la fece diventare grande.
Non solo, il successo che la mostra “Maria Teresa e Trieste. Storia e culture della città e del suo porto” sta avendo in questi giorni, dimostra anche come i triestini incomincino, o forse, ricomincino, a conoscere la propria storia dopo che per anni è stata messa da parte.
La comunicazione ufficiale è stata data dall’Assessore alla Cultura del Friuli Venezia Giulia, Gianni Torrenti, che ha affermato il ruolo attivo che avrà la Regione nel sostenere la partecipazione alla realizzazione della statua.
Il 13 maggio di quest’anno è stato celebrato il trecentesimo anniversario della nascita di Maria Teresa. Molte sono state le iniziative dedicate all’avvenimento proprio per il fatto che la relazione con la sovrana, con gli Asburgo e con l’Austria in generale è molto profonda.
Sebbene Maria Teresa fosse stata importante e determinante per l’intera Europa danubiana, Trieste ne beneficiò ancor di più. Di fatto Trieste era la città di Maria Teresa.
Kandler fece notare come, durante le esequie della sovrana, in molti concordassero che fosse proprio Trieste il più bel monumento a lei dedicato.
Con la proclamazione di Porto franco nel 1719, Carlo VI diede il via ma fu Maria Teresa, con una politica anche basata su forti investimenti economici e finanziari, a realizzare quel percorso che portò Trieste, da piccolo borgo a grande città imperiale.
Maria Teresa, per realizzare il suo progetto, favorì in tutti i modi l’arrivo di persone provenienti dai quattro punti cardinali, di lingue, razze, religioni, costumi, abitudini, tradizioni completamente differenti.
Fu una ricchezza che portò energia ed entusiasmo creando nella diversità un punto di forza dove non era la contrapposizione a prevalere ma la collaborazione ed il confronto delle tante esperienze che qui si incontravano.
Anni pieni di vita, di intraprendenza, di investimenti in moltissimi settori. Trieste diveniva così multietnica e multiculturale.
Ciò che identificava l’elemento trainante era rappresentato dal lavoro. I provvedimenti legislativi che in quegli anni venivano presi favorivano questo importante elemento del contesto sociale triestino ed era la calamita per la forte immigrazione di genti appartenenti a diversi popoli e, soprattutto, come detto, di investimenti.
Una politica che serviva a tutti, a Trieste così come a Vienna.
Il contesto incomincia rapidamente a cambiare in quegli anni: dai cittadini ai costumi , dall’urbanistica alla lingua parlata. Il veneziano, la lingua del mare, del Mediterraneo, diviene lingua di Trieste ma modificata dall’introduzione di termini slavi, tedeschi e di tutte quelle contaminazioni linguistiche giunte in città. Tutti la parlavano, dai ceti popolari ai più alti vertici delle società.
Maria Teresa diede atto ad un percorso iniziato dal padre che poi, nel corso del XIX secolo trovò la sua piena realizzazione raggiungendo i punti più alti per la città.
Ma il rapido sviluppo della città, in tutti i settori, marittimi, produttivi, sociali, e, non dimentichiamo, artistici e scientifici, improvvisamente dovettero confrontarsi con la fine di quel mondo degli Asburgo che, in un inevitabile declino, trascinarono tutta l’Europa danubiana e, di conseguenza, Trieste.
La storia del XX secolo è tanto cupa quanto il XIX ricca. Le guerre mondiali, i confini soffocanti, le contrapposizioni resero improvvisamente lontano e dimenticato quel recente passato.
Anni difficili dove all’energia una forma di angosciosa apatia si sostituiva nei triestini.
Se è vero che il crollo del Muro di Berlino ha rappresentato per la Germania il via alla rinascita, è altrettanto vero che la caduta conseguenziale dei confini europei ha rappresentato proprio per Trieste l’opportunità di ricominciare.
L’impressione è che timidamente questo stia avvenendo.
Sicuramente statue, monumenti ed altri riconoscimenti, come quella che verrà dedicata a Maria Teresa, rappresentano l’occasione per riprendere coscienza della propria storia, del proprio essere.

NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da www. Wikipdia. it.
Fonti:
– intervista di Biagio Mannino a Luciano Santin. Trasmissione “Terra e vita” del 5 luglio 2017 andata in onda su Radio Nuova Trieste. Podcast scaricabile dal sito http://www.radionuovatrieste.it .
– articolo Maria Teresa, Torrenti: «La Regione sosterrà la realizzazione della statua celebrativa» del 23 novembre 2017 tratto da Trieste Prima – http://www.triesteprima.it .

 

 

Rosatellum bis: di chi è figlia la nuova legge elettorale?

(di Biagio Mannino)

Giuramento_Mattarella_MontecitorioTrieste, 26 ottobre 2017

Alla fine ci sono riusciti.
A fare cosa?
A cambiare la legge elettorale?
Sì, ma i realtà non è questo il grosso del lavoro quanto… aver concluso, o meglio, “rimediato”, a quel percorso bocciato dagli italiani il 4 dicembre 2016, quando, compattamente, attraverso il NO alla riforma costituzionale voluta da Renzi, fecero chiaramente capire di voler contare nella vita politica italiana.
Adesso, il Rosatellum bis, li farà contare… decisamente meno!
Una legge, quella elettorale, che consente ai cittadini di delegare altri cittadini a rappresentarli nel massimo organo istituzionale: il Parlamento.
Ed è nel Parlamento, di conseguenza, il luogo dove rappresentatività e e governabilità trovano, o dovrebbero trovare, il massimo della propria espressione.
Questo è solo uno dei motivi che rendono importante più che mai il ruolo e la funzione di una legge elettorale.
E qual’è il modo migliore per realizzarlo? Consentire ai cittadini di… scegliere.
Il Rosatellum bis divide il numero dei seggi secondo una percentuale: poco più del 30% vengono attribuiti secondo il sistema maggioritario ed il restante utilizzando il sistema proporzionale.
Verrebbe naturale ipotizzare, di conseguenza, che per ciascuna Camera, l’elettore, si trovi, al momento del voto, con in mano due schede.
Al contrario ne riceverà una sola dove indicherà il candidato o la forza politica che lo rappresenta, e solo nell’ambito della percentuale maggioritaria.
Il resto sarà contato percentualmente sommando tutti i voti degli italiani e distribuendoli, alle varie forze, proporzionalmente.
Logico diviene pensare che, alla fine, il cittadino italiano delegherà solo 1/3 dei Parlamentari mentre il resto… no.
Non solo, se il cittadino ha simpatia per un candidato e non per il partito, o coalizione che lo rappresenta, potrà sì votare per il nome e non per il partito ma il suo voto andrà comunque a quella forza per il calcolo della componente proporzionale.
Se poi teniamo conto che i candidati, oltre al collegio maggioritario, potranno presentarsi anche in tre collegi proporzionali, non è difficile prevedere che, alla fine, verranno eletti un po’ tutti.
In definitiva, il potere di scelta delle segreterie dei partiti diviene enorme.
E la governabilità?
Per definizione prevalendo il sistema proporzionale sul numero dei seggi porterà ad una situazione in cui nessuno vincerà ed imporrà coalizioni differenti da quelle presentata in fase pre – elettorale.
Di chi è figlia questa legge?
Forse del PD, che ha voluto anche inserire il voto di fiducia (per più volte!) in un iter dove dovrebbe esserci un’ampia condivisione del contenuto, che ci dice, attraverso la voce dei suoi rappresentanti, che, finalmente, una legge elettorale farà contare di più il cittadino. Forse di Forza Italia, che diviene partito di opposizione o di maggioranza a seconda delle circostanze, o della Lega, che pur di votare, accetta qualsiasi legge… tranne quella che già c’è, o… indifferente.
Parole, dichiarazioni, discorsi e tanto altro ancora.
Non ha importanza.
Questa legge elettorale, il Rosatellum bis, è figlia dei Parlamentari della Repubblica Italiana, che non ispirati dall’art. 67 della Costituzione, l’hanno votata.
Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Così recita l’art. 67 della Costituzione Italiana, quel testo che vide i Padri Costituenti impegnati proprio per garantire la democraticità dello Stato, comprendendo bene quali fossero le difficoltà per un rappresentante dei cittadini essere libero da tutto tranne che dalla propria coscienza.
Ebbene, anche in questo caso, hanno prevalso le logiche dei partiti ma questo non toglie la responsabilità dei singoli Parlamentari poiché, al momento del voto, conta sempre la loro scelta.

 

NOTA: l’immagine di questo post è tratta da www. Wikipedia. it.

 

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