Referendum 2016: trionfano i NO.

(di Biagio Mannino)

 

Vincono i NO con il 60%  dei consensi! Nella consultazione referendaria costituzionale 2016 gli italiani hanno deciso di non cambiare.
Un percorso lungo, complesso, che dopo una faticosissima campagna elettorale si è concluso il 4 dicembre con un’ ampia affluenza alle urne, quasi il 70% degli aventi diritto.
Un’ esperienza, questa, che ha portato milioni di italiani a interessarsi di più, conoscere, studiare e apprezzare il testo che li rende cittadini  e che, oggi più che mai, legittima quella definizione molto spesso sottovalutata  che,  al contrario, dovrebbe essere  celebrata.  Infatti la Costituzione della Repubblica Italiana è, a ragione, definita come la più bella del mondo.
La riforma non è stata voluta e le motivazioni di  questo risultato  possono essere molte: la non accettazione dell’intero progetto di cambiamento, la non accettazione di una o più parti che andavano a modificare il testo originario, la scarsa fiducia nelle prospettive che il nuovo testo proponeva, la visione politica  in cui la vera motivazione si indirizzava verso gli autori della riforma e non verso i contenuti della stessa. Tante ipotesi e tutte degne di interesse.
E se la motivazione di questo evidente risultato fosse una sola?
Sicuramente l’esito esprime, unito all’ampia affluenza, la volontà che i cittadini hanno di partecipare.
E questa riforma, al contrario, diminuiva la partecipazione poiché la non eleggibilità diretta dei Senatori unita all’aumento della raccolta delle firme per il referendum abrogativo, unita all’aumento della raccolta delle firme per le leggi di iniziativa popolare andava ad influire proprio in quella parte, la prima, che veniva detto non essere stata toccata dalla riforma.
In realtà gli effetti si sarebbero potuti osservare già nei contenuti del secondo comma dell’art.1 dove “la sovranità  appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”. Di conseguenza, se i limiti vengono già dalla riforma allora gli effetti ricadono anche sull’art. 1.
Inoltre la democrazia è anche espressione di rappresentatività e il fatto di ridurre il numero dei Senatori avrebbe avuto implicazioni in questo senso.
In particolare  sarebbe divenuto difficile sentirsi rappresentati quando molte Regioni si sarebbero trovate ad avere   solo due Senatori.” Rappresentanza” significa anche far sentire le proprie ragioni, le proprie esigenze, le proprie contrapposizioni. E come questo sarebbe potuto  avvenire quando Regioni come il Friuli Venezia Giulia avrebbero visto contrapporsi Regioni come la Lombardia che di Senatori ne avrebbe avuti 14?
I cittadini hanno voluto esprimere il loro pensiero dove il vero rinnovamento è rappresentato proprio dalla loro partecipazione in questa occasione, dove la vera riforma tanto attesa non è stata ancora scritta e che dovrebbe contenere un aumento della rappresentatività e della vita politica attiva.
E’ questo allora un chiaro messaggio alla politica, a quella politica che ritiene che la partecipazione democratica sia più un problema che una ricchezza.
Cosa succederà adesso?
La politica e la comunicazione politica daranno il via al dopo referendum e le dinamiche porteranno a nuovi assetti e tanti, che prima avevano determinate posizioni, le cambieranno. Molti diverranno convinti difensori del testo costituzionale del 1948 e altri seguiranno, abbandonando il carro degli sconfitti. E’ il naturale, poco elegante, gioco del dopo elezioni.
Ma i cittadini no, i cittadini hanno riscoperto il gusto della partecipazione, di far sentire la loro opinione dopo un lungo periodo di allontanamento. Hanno conosciuto la bellezza del loro testo costituzionale e seminato l’invito per un percorso di vero rinnovamento. Un vero rinnovamento, sì, ma non della Costituzione, bensì della politica e questo rappresenta un invito a tutti coloro che non ne hanno capito il significato,   che       hanno sottovalutato la forza democratica dei cittadini e che continuano ad   attribuire le cause della vittoria dei NO a fenomeni  che poco hanno   a che vedere con le reali motivazioni  di questo risultato. Un invito, quindi, ad avere , semplicemente, maggiore umiltà.

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