Dove regna la Bora.

(di Biagio Mannino)

Edda Vidiz racconta, nei suoi spettacoli, la storia di Trieste.
E lo fa anche con “Dove regna la Bora”, il musical andato in scena ieri sera al Castello di San Giusto di Trieste.
Si parte da lontano, da molto lontano. Si parte con l’abbraccio del mito con la storia, con tutto ciò che è leggenda e con tutto ciò che è realtà, nel tentativo di unire quelle tante e delicate componenti che caratterizzano il contesto di Trieste, nelle sue caratteristiche, nella sua gente o ,meglio, nelle sue genti, nel suo essere plurale.
Bora incontra Tergesteo: nasce quell’unione che diviene traccia, sentiero e poi strada, guida di tutto, punto di osservazione privilegiato, dall’alto, osservatori di vicende sempre difficili, traumatiche ed anche ricche di soddisfazioni, di gloria e poi, di nuovo tragiche. Insomma… Trieste.
L’amore di Bora per Tergesteo, nel momento in cui raggiunge l’apice, cambia in tragedia quando Vento uccide l’Argonauta. Le lacrime di Bora si trasformano per il dolore in bianche pietre e così, come una sorta di compensazione, il sangue della vittima assume toni di estetica bellezza, trasformandosi magicamente in sommacco, che decora in modo meraviglioso il Carso proprio in quei mesi autunnali che, per definizione, anticipano l’inverno scuro, cupo e rigido e lasciano malinconicamente la bella stagione.
Dal mito alla realtà, da Bora e Tergesteo a Trieste e la sua storia.
Inizia la vicenda parallela con Trieste: la nascita e la crescita nella storia fino alla grandezza asburgica, per poi cadere nel suo momento massimo in una rapida discesa a causa di tutto ciò che gli altri le fanno.
Simbolo diviene Massimiliano, immagine del vertice raggiunto e colpito dalle trame di palazzo, ingannato nella vita, ucciso come Tergesteo e Carlotta, in una sorta di compimento di un percorso, impazzisce.
Nascita e morte e poi la benevolenza degli Dei per tornare di nuovo a vivere e continuare il percorso.
Parte dai Castellieri lo spettacolo di Edda Vidiz e si ferma al 1918.
Una scelta forse motivata. Motivata da ciò che il XX secolo ha rappresentato per Trieste, con tutto quello che portò tra guerre e autoritarismi, persecuzioni, vittime e miseria, odi e rancori e dove, poi, alla fine, la città plurale mai accettata da pochi, si identifica non più nelle diversità che l’hanno creata e formata, ma nella presa di consapevolezza che la sua vera essenza sta proprio nell’essere triestini.
Nessuno spirito di parte nel testo teatrale, nessun nazionalismo e nostalgia ma solo rispetto per una storia importante ed un ruolo sempre lì, a portata di mano.
P_20180817_223253Marzia Postogna, Andrea Binetti, Corrado Gulin, Stefania Seculin, Tullio Esopi, Umberto Lupi, Mathia Neglia ed Edy Meola hanno saputo realizzare al meglio questo testo e un plauso particolare va ad Andrea Binetti che ha mostrato le sue indiscusse capacità canore di grande qualità.
Come lo scorso anno, in occasione di Bora Musical Fest, ritengo che questo spettacolo sia meritevole di realizzazione in altri contesti, diversi da quelli dispersivi del Castello di San giusto. Una realizzazione in un ambiente più piccolo, con l’ausilio di un limitato gruppo d’archi e un pianoforte, forse, potrebbe maggiormente valorizzare un’opera sicuramente da presentare anche in occasioni diverse.
Questo è un musical che va letto nel suo significato, al di là di ciò che lo spettatore vede o si aspetta di vedere, in un percorso di conoscenza e comprensione, di acquisizione di una consapevolezza storica ormai alla portata di tutti.

spot

NOTA: le immagini e i video pubblicati in questo post sono di Biagio Mannino.

Un commento

  1. Grazie dal più profondo del cuore, lei si è espresso così meravigliosamente bene, centrando in pieno la ragione profonda del mio spettacolo, da avermi commossa profondamente.. Il suo intervento ripaga il mio impegno più di un premio internazionale! Con i miei più cari saluti, Edda

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