Non ha importanza.

(di Biagio Mannino)

Non ha importanza capire se si tratti di arte o indifferentemente cosa, quelle bestiole, di tutti i colori, grandi fin troppo, strane quanto basta, ingombranti di sicuro. Non ha importanza sapere chi le abbia fatte, di che materiale siano, se si tratti o meno di plastica riciclata, di carta, di ferro di qualche miniera abbandonata tra sperdute montagne, che siano biodegradabili o eternamente ineliminabili. Non ha importanza chi le abbia volute, nel centro di Trieste, sparpagliate un po’ ovunque e non ha importanza se piacciano o meno, anche se, a dire il vero, sono in molti a chiedersi come possano piacere a qualcuno.
Non ha importanza se i turisti si fermano a guardarle, non ha importanza se le fotografano e ci si mettono vicini per essere testimoni digitali di scatti che fanno ed hanno fatto il giro del mondo. Non ha importanza se attraggono visitatori, se i locali sono pieni di assetati curiosi che si riposano dopo estenuanti passeggiate sotto il sole di luglio alla ricerca degli animaletti.
Non ha importanza se fanno ridere, storcere il naso, dire che poi, alla fine, in fondo in fondo, tutto sommato, nonostante tutto, non sono proprio da buttare.
Non ha importanza se sono lì da giorni e si attenda con ansia la loro rimozione.
Non ha importanza chi le abbia volute, non ha importanza chi ne abbia autorizzato la loro presenza nelle vie e nelle piazze ma quello che ha importanza, e tanta, è chiedersi se poi tutto possa, tutto debba essere concesso, dato, se non esista un limite in un’epoca che sembra proprio non tenere più conto che anche i limiti esistono.
Se le vie e le piazze vedono passanti camminare zigzagando tra tantissimi tavolini, rendendo le stesse vie più somiglianti a stretti sentieri che ad altro, adesso i pupazzoni colorati sembrano tenere compagnia all’idea che tutto debba essere forzatamente bello, allegro, gioioso, forzatamente rumoroso, chiassoso, in tutti i sensi e per tutti i sensi.
Musiche ad alto volume, colori forti, risate e basta e tutti i problemi, improvvisamente, spariscono.
Ma quel coccodrillo, rosso, o indifferentemente cosa sia e cosa voglia rappresentare, su una delle pareti esterne della Chiesa di Sant’Antonio, sembra prendere in giro tutto e tutti.
Allora improvvisamente l’importanza c’è, e diviene fondamentale sapere se esista ancora qualche cosa in cui trovare una identificazione, un brandello di memoria di noi stessi, di visione del tempo, del passato e del futuro inteso nel lungo periodo e non nel fugace presente che si specchia in un sorso di vino, qualche cosa che ci unisca nel nome di una vera cultura, di un vero messaggio di appartenenza, di una vera storia, di veri principi e valori.
Che ci piaccia o no i limiti esistono e l’illusione di trovare facilmente nuovi miti che ci soddisfano è più che mai presente.
E di nuovo non ha importanza, non ha importanza porsi domande, non ha importanza chi o cosa ci si senta, non ha importanza sapere perché si ride, non ha importanza sapere perché si cerca, in qualche modo, di stordirsi nel rumore ripetitivo della movida.
No, niente ha importanza perché le risposte, o meglio, la risposta è lì, basta uno sguardo,su quella parete esterna della Chiesa di Sant’Antonio.

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

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