“L’altra anima di Trieste” il volume a cura di Marija Pirjavec.

“L’altra anima di Trieste” il volume a cura di Marija Pirjavec – Mladika 2008

(di Anna Piccioni)

Saggi, racconti, testimonianze, poesie di autori e autrici di lingua slovena sono raccolte in questo volume a cura di Marija Pirjavec., docente di Lingua e Letteratura slovena presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste. L’ambizione della curatrice è quello di dare “un ritratto spirituale, politico,sociale e storico… di molti che a Trieste hanno vissuto e hanno lasciato una traccia nella sua storia passata e presente”. L’intenzione di far conoscere all’altra parte triestina la quantità e la qualità di intellettuali e menti pensanti che arricchiscono questo nostro territorio pur parlando un’altra lingua.
Ben venga questa pubblicazione! Per molti Triestini, che a tutti i costi difendono l’italianità di Trieste e dare spazio alla cultura di lingua slovena potrebbe “metter in pericolo” le loro convinzioni.
Scrive la Pirjavec nella presentazione culturale e storica del volume: “A ridosso tra Ottocento e Novecento, Trieste fu teatro anche di un’eccezionale fioritura della produzione letteraria italiana […]Grazie a nomi eccellenti quali Italo Svevo, Umberto Saba e Scipio Slataper, la città assurse alla condizione privilegiata di finestra italiana sul mondo[…]La sprezzante sufficienza con cui questa cerchia di raffinati intellettuali considerava gli Sloveni di Trieste appare oggi difficilmente comprensibile, se non come dimostrazione di quell’arroccamento in un’autarchia spirituale refrattaria al contatto con i “diversi”, cui a volte neppure la cultura più alta riesce a sottrarsi ”ad eccezione di Scipio Slataper che in un articolo su La Voce di Firenze ricordò che l’insediamento degli Sloveni risalisse a ben 11 secoli prima; e inoltre scriveva alla futura moglie Gigetta Carniel nel 1912 “Tu sai che io sono slavo, tedesco e italiano” e senza dimenticare l’incipit de “Il mio Carso”
Tuttavia Claudio Magris in Identità di frontiera che prima della Grande Guerra gli ambienti culturali italiani e sloveni non avevano alcun rapporto non solo per volontà di ambedue le parti.
Vorrei osservare che per quanto la cultura di lingua slovena i suoi esponenti hanno un punto di riferimento nel vicino stato di Slovenia, mentre la cultura di lingua italiana solitamente trova poca solidarietà dalla Madre patria. Inoltre gli Sloveni di Trieste hanno un vantaggio rispetto i Triestini di lingua italiana, sono bilingui; i Triestini non si sono mai impegnati a studiarla, nelle scuole non si è mai provveduto ai corsi di sloveno: quindi questo è un grosso handicap.
Ma tornando all’antologia io credo che condividere uno stesso territorio alimenti uno stesso modo di sentire; forse la differenza può rivelarsi tra un vissuto urbano e l’ambiente carsico. La poesia ispirata dalla landa carsica o dal mare provoca emozioni che chi vive qui non può non condividere. Le testimonianze portano alla luce situazione di un vissuto semplice faticoso di pescatori e di lavoratori della cava di marmo di Aurisina. I borghi carsici sono animati dal lavoro dei campi, dalla dignità dalla semplicità , dalle sofferenze della gente che li abitano: l’orgoglio dell’appartenenza da generazioni a un luogo che solo l’intolleranza vorrebbe negare. Altre testimonianze riportano le tragedie vissute dagli Sloveni durante il Regime fascista: il non poter usare la propria lingua, avere le proprie scuole, essere costretti a nascondere la propria identità.
Interessante secondo me è l’ultima parte dove autorevoli intellettuali sloveni si pongono il problema della convivenza di due etnie di Aleš Lokar, Darko Bratina Gli sloveni a Trieste: un soggetto storico da “nascondere”?, Alojz Rebula La cultura nelle regioni di confine, Jože Pirjavec Un vaso di coccio tra due vasi di ferro,Ivan Verč Essere sloveno, Pavel Fonda In quale Trieste vivremo nel secolo che si affaccia? ;e infine Miran Košuta La profezia di Dževad. Košuta scrive”In questo mondo ristretto dalla comunicazione a minuscolo villaggio globale, le enclavi nazionali o statali appaiono assurdità anacronistiche. Ovunque esistano confini, differenze, contiguità, intrecci di popoli, razze, religioni e culture, il convivere pacifico diventa necessità quotidiana, destino ineluttabile. Oggi forse sciagura, domani felicità”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...