Ormai è diventato inutile dire “sconvolgente”, “scioccante”…

Si riporta la lettera come ricevuta.

Ormai è diventato inutile dire “sconvolgente”, “scioccante”…

(de Il Grillo Scrivente)

Un ragazzino (mi verrebbe da chiamarlo “bambino”…) di undici anni della scuola media di San Vito Lo Capo, in Provincia di Trapani, ha tentato di accoltellare (e l’ha fatto più volte di seguito) un suo insegnante di tecnologia. Aveva due coltelli, un casco integrale per non farsi riconoscere, e ha trasmesso il tutto in diretta su un gruppo del canale Telegram. Aveva annunciato il gesto su Tik Tok chiedendo che non gli sia data la colpa per quello che avrebbe fatto dopo quattro ore.

Allora, caro Blogger, è inutile dire “sconvolgente”, “scioccante”,… E anche che Le chieda per la miliardesima volta dove sta finendo l’Italia. Il ragazzino aveva preso di recente quattro in un’interrogazione; potrebbe essere la causa scatenante. Proviene da una famiglia problematica, ma non accetto che questa ne venga considerata la causa; le famiglie problematiche (purtroppo) esistono da sempre. Comunque, a prescindere, non si può arrivare a tanto per un brutto voto. Nemmeno una bocciatura può giustificare un simile gesto.
Reazioni degli studenti? “Like”, come vengono chiamati, a man bassa; e poi c’è l’ “imbarazzo della scelta” tra “ci hai provato”, “buona fortuna”,…

No, caro Blogger, credo che qui si stia diffondendo a macchia d’olio una vera e propria tragedia sociale. Chi Le scrive non era un genio, a scuola; so benissimo quel che si prova quando un compito, un tema, un’interrogazione, vanno male. Qui non c’è solo rabbia, c’è vendetta: ha voluto farlo in classe, durante la lezione. Tutti gli studenti dovevano assistere a quella punizione (a quella morte, oserei dire; perché se avesse preso bene la mira…). E non solo gli studenti: con la diretta su Telegram, ha reso spettatore tutte le (penso di poter dire centinaia) di persone che si connettevano. E visti i commenti, i suoi coetanei, o vicini alla sua età, non sono molto diversi da lui.

Queste cose una volta succedevano nei film “horror”; o quantomeno nei “thriller”. Ora, invece, nella vita reale, un ragazzino di undici anni ha pianificato a mente fredda (“proclami” su Tik Tok, casco) un accoltellamento con doppia arma e “ampio pubblico”. Bisognerebbe, a questo punto, chiedere il parere ad un esperto. Il dottor Matteo Landini, psicoterapeuta intervenuto ad un convegno a Padova dal titolo “Il rumore che non abbiamo ascoltato”, ha dichiarato che le generazioni adulte ascoltano i giovani nei tempi e modi che vogliono loro; che hanno pensato per troppo tempo ai fatti loro, mettendo “a tacere qualsiasi emozione negativa, chiedendo ai figli e studenti di non disturbare”. Ed infine che non si può dare tutta la colpa ai social, quando poi pagelle e comunicazioni arrivano esclusivamente online.
Onestamente posso essere d’accordo; in particolare in questo caso, poi, non può essere certo causa solo dei social se un ragazzino arriva ad uccidere, pure col tifo! Ma non posso neanche pensare che sia responsabilità dei genitori.
E allora, di chi (o cosa…) è la colpa?

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

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