Cosa direi dell’Italia oggi.
(di Biagio Mannino)
In Italia il dibattito e, soprattutto, lo scontro politico, è ormai presente quotidianamente e continuamente.
Non c’è giorno, non c’è ora o minuto dove tutto possa diventare un’occasione buona per attaccare o denigrare l’avversario.
In tanti, forse troppi, si sentono portatori della verità assoluta, della loro verità, e dicono, parlano, scrivono…
Non solo politici ma anche, in particolare, perfetti sconosciuti, improvvisati esperti di geopolitica che fino al giorno prima, non distinguevano l’Africa dalla Groenlandia.
“Esperti” che, dal mondo dei social, affermano cose ricche di tanta fantasia e che, in molti casi, sono povere di significati reali, prive di senso ma pronte ad infiammare gli animi della gente, stanca ormai di anni di tensioni ed incertezza nei confronti di un futuro compromesso per molti.
Insomma, gli italiani sono sempre immersi in una continua, persistente, logorante e, soprattutto, distraente atmosfera da campagna elettorale.
Sì, una continua campagna elettorale che si trasforma in un valido strumento comunicativo utilissimo a tenere alta l’attenzione dei cittadini, indirizzandola verso la spettacolarizzazione dei litigi tra politici, grandi e piccoli, anzi, piccolissimi, di influencer e youtuber, noti o sconosciuti. Utilissima, ma non ad informare, bensì a fare in modo che venga messo da parte ciò che è realmente, ciò che è stato e che non è ancora stato risolto.
Poche luci che fanno apparire molte ombre ma solo per chi sa, e vuole, vederle. Meglio arrabbiarsi davanti ad uno schermo per le tante parole che risuonano insistentemente, che vengono dette, che arrabbiarsi per quanto poco si ha, per quanto vissuto negli ultimi anni.
In Italia si tende a rimuovere il passato parlando e litigando del passato stesso, ma deviando i problemi da realtà oggettive a situazioni di minore importanza, trasformandole in grandi questioni di altrettanta grande importanza.
In particolare, nel rimuovere, si cerca di cancellare tutto quanto accaduto, senza fare i conti con le oggettive responsabilità di persone che, al contrario, continuano ad essere presenti sulla scena politica e non solo, che continuano ad influire sulla quotidianità di tutti.
Non si fanno i conti su quanto visto, a partire dal 2020, in pandemia Covid, dove decreti si susseguivano ad altri decreti, e i principi ed i valori, sanciti dalla Costituzione, venivano compromessi, messi in discussione. E, grazie anche ad alcune figure, nell’ambito della comunicazione, compiacenti, nel popolo italiano si insinuava quanto di più lesivo possa essere: la discriminazione nei confronti di chi portava la critica verso le scelte prese dal tanto esaltato Governo presieduto da Mario Draghi.
Una discriminazione subdola, che si nascondeva dietro la tutela della salute ma che, al contrario, isolava chi diceva “NO” a tutte le limitazioni di libertà che erano portate ed imposte a chi non accettava quel percorso che vedeva la democrazia essere messa a pregiudizio.
A distanza ormai di anni niente è stato effettivamente chiarito, niente spiegato ufficialmente di fronte a quel doveroso diritto degli italiani di sapere. Di sapere in nome di tutto ciò che è gravato sulle loro spalle, di tutto ciò che è stato chiesto loro di fare.
Oggi non si guarda ai tanti, tantissimi danneggiati che cercano disperatamente attenzione per quanto la loro salute messa a pregiudizio chiede. Oggi non si guarda a tutti coloro che hanno detto “NO” alla politica vaccinale e si sono visti allontanati dal loro posto di lavoro e, in molti, ancora oggi, sono fuori da tutto. Oggi non si guarda a quelle famiglie, spezzate da quanto veniva detto, da quella subdola discriminazione che si è insinuata ovunque, anche tra amici e, appunto familiari. Oggi non si fanno i conti con una situazione economica precaria, talmente precaria che, nonostante i proclami ufficiali, vede il numero delle nascite mai così basso da sempre.
Non si parla di colpe o di responsabilità, di ragioni o di motivi, di giustificazioni o di altro. Semplicemente non se ne parla.
Ma la politica si muove nel gioco dell’apparente cammino verso il bene comune, e la Commissione di inchiesta Covid viene istituita per fare…chiarezza!
Al centro delle indagini l’operato dei governi in epoca Covid. Chi ne fa parte? Rappresentanti di tutte le forze politiche che, però, sono le stesse che garantivano, con il loro sostegno parlamentare, le scelte del Governo di Giuseppe Conte e, successivamente, di Mario Draghi.
Tutte tranne una: Fratelli d’Italia, ovvero il partito che attualmente esprime il Presidente del Consiglio, ovvero, Giorgia Meloni.
FdI, in quel momento storico, si mantenne fuori dall’appoggio ai due governi e la scelta si è dimostrata sicuramente vincente.
Sebbene il lavoro della Commissione si mostri importante, ed anche doveroso, appaiono aspetti che, in quel periodo, tutti i critici già avevano individuato ma, agli occhi del cittadino, sembrano adesso verità rivelate.
La stranezza del lavoro della Commissione Covid si lega al fatto che l’attenzione si concentra prevalentemente, se non esclusivamente, verso il Governo di Giuseppe Conte, mentre quello di Mario Draghi resta lontano, lontanissimo dai riflettori.
Ma, al contrario, non mancano le accuse, tra le forze politiche, di responsabilità reciproche sulla gestione dei lavori della Commissione trasformando tutto in un grande caos e, di fatto, mettendo da parte l’attenzione del cittadino su quanto dovrebbe essere al centro della stessa attenzione: quanto fatto in epoca Covid.
E così il dibattito diventa acceso e tutto assume una metamorfosi e si trasforma in…campagna elettorale del futuro mettendo da parte il passato!
Si avverte la mancanza della politica in Italia, quella seria, professionale, rappresentativa dell’interesse del popolo e, adesso, gli italiani, guardano in una nuova direzione, quella rappresentata dall’entrata in scena di Roberto Vannacci, che sta già raccogliendo moltissimi consensi. Ma questa è un’altra storia…
NOTA: questo articolo è stato presentato ad una testata giornalistica e più di un mese è trascorso, ma nessuna risposta è stata data. Di fatto la pubblicazione su Il vento di nord est risulterebbe essere la prima.
NOTA 2: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino (Trieste, Piazza Unità d’Italia)