Tutti gli articoli di Biagio Mannino

Giornalista esperto di politica internazionale e di comunicazione pubblica.

25 aprile… riflessione.

(di Biagio Mannino)

 

 

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Trieste – Risiera di San Sabba – 25 aprile 2017 – foto BM 2017.

In un momento storico in cui l’incertezza domina la vita del cittadino globale, in cui le guerre sono presenti in numero maggiore di quelle che vengono citate, in un momento storico in cui le tensioni internazionali sembrano riportare alla memoria episodi del passato dove Russia e Stati Uniti si contrapponevano in nome di visioni ed ideologie diametralmente opposte, in un momento storico in cui si parla di destra e sinistra quando destra e sinistra non ci sono più e a loro si aggiunge il “centro destra” o il “centro sinistra” poiché i nomi dei partiti sono talmente tanti e dei quali se n’è persa la memoria, in un momento storico in cui la differenza tra chi vive bene e chi cerca di sopravvivere si nota sempre di più, in un momento in cui la politica non riesce a cogliere le effettive esigenze del popolo mondiale, in un momento in cui i popoli mondiali si allontanano  dalla vecchia politica, in un momento in cui le relazioni sociali mostrano tutta la loro debolezza e gli abusi tra generazioni e generi sono all’ordine del giorno, quegli istanti rappresentati da quelle occasioni di partecipazione e riflessione che derivano dal ricordo di ciò che accadde, possono aiutare e anche consolare.
Tantissima partecipazione di gente, oggi, alla Risiera di San Sabba a Trieste.
La ricorrenza del 25 aprile ha portato numerosissime persone ad essere presenti al comune mantenimento del ricordo di ciò che accadde e che la speranza che non accada più si confronta con la realtà di massacri, guerre, persecuzioni, migrazioni forzate odierne.
Tutto accadeva e tutto accade, in modo diverso, nei metodi, nei numeri, nei mezzi, ma… accade.
E allora non serve celebrare? Non serve ricordare?
Mantenere ed imparare, essere presenti ed osservare per essere coscienti e consapevoli: questo ci dà il 25 aprile.
Un esempio per i tempi e per le generazioni, un’occasione, come quella di oggi, in cui accanto agli anziani che vissero quegli anni, erano presenti tante giovani famiglie con i loro bambini, i loro figli, testimoni oggi di ciò che fu ma che, altrove è.
L’evento specifico è sì importante ma il suo significato temporale ed intergenerazionale lo rende significativamente utile.
Associazioni, gruppi, autorità e tanti altri tra bandiere e stendardi, persone di ogni età, bambini e anziani. Giornalisti, noti personaggi della televisione. Discorsi, belli, brutti, adesso non si sente bene. Lei cerca di sentire. Silenzio. Muri di cemento grigio, finestre vuote. Cortile. Volantini, giornali. Canti di preghiera in ebraico, rappresentanti di tante comunità religiose. Qualcuno scherza, qualcuno litiga. Nuvole sulla Risiera e poi il sole, caldo. Chissà, in quei giorni, se guardavano il sole…

 

Nota: le immagini in questo post appartengono all’archivio Biagio Mannino.

Europa o Europetta?

(di Biagio Mannino)

 

Che l’Unione Europea abbia dei problemi, possiamo affermare, non vi sono dubbi.
Che la soluzione ai suoi problemi sia il suo abbattimento, in questo caso analogamente possiamo affermare che i dubbi vi siano e molti.
In un contesto composto da 27 membri il susseguirsi di tornate elettorali è praticamente all’ordine del giorno.
Ogni consultazione assume progressivamente nel tempo un valore che stima la tenuta o il crollo dell’Istituzione Europea.
Il tutto condito da continue certezze dei movimenti populisti che un ritorno a ciò che era sia non solo la soluzione ma anche la logica conseguenziale alla natura stessa dell’Europa, ovvero essere divisi e, aggiungiamo inoltre, da quanto la storia ci ha insegnato nel recente passato, anche contrapposti.
Mentre il mondo globalizzato trova nelle maxi strutture l’unica via di competitività e di effettiva realizzazione, mentre il contesto economico e finanziario assume una forza, una potenza e valenza sovranazionale, in Unione Europea, già maxi struttura istituzionale, con un popolo sì eterogeneo ma ricchissimo, grazie alla sua naturale diversità, di cultura ed esperienza, si ragiona nella direzione dei piccoli territori, volendo convincere che “piccolo” è competitivo globalmente.
Se la Brexit ha dato il via ad un processo disgregatorio, a quasi un anno dal referendum,i cittadini del Regno Unito se oggi votassero direbbero assolutamente il contrario rispetto a quanto scelto e, di conseguenza, nessuna Brexit.
Invece l’uscita dalla UE porrà sempre di più il Regno Unito indipendente dall’Europa e molto dipendente dagli Stati Uniti ,mentre un altro percorso disgregatorio interno coinvolgerà in particolare la Scozia che ambisce autonomamente di rientrare… in Europa!
Le elezioni francesi rappresentano potenzialmente un altro passo disgregatorio che, sebbene limitato dalla vittoria degli europeisti sia in occasione delle elezioni presidenziali in Austria che da quelle in Olanda, vede proprio nell’esito della consultazione francese il punto di svolta.
Seconda in ambito economico soltanto alla Germania, la Francia presenta una situazione sociale alquanto complessa dove, al 13% di cittadini stranieri si affianca un 11% di cittadini figli di immigrati, dove ad un incremento del numero di abitanti si contrappone il 6% di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà.
Presidenziali: Macron e Le Pen, Europa e non Europa, futuro e passato che si scontrano in una confusa visione di cosa possa essere meglio per i cittadini.
Sì, ma quali cittadini? Quelli europei o quelli dei 27 singoli Stati membri?
Chiusura dei confini, ritorno alle monete nazionali, secondo Marine Le Pen rappresentano l’unica via alla quale i “patrioti francesi” possono guardare e l’unica scelta per cui votare.
L’Europa riformata, con una maggiore centralità, un Ministero del Tesoro ed una difesa comune, sono le risposte di Macron all’evidente situazione di crisi e di stallo.
L’Europa forte e l’Europa debole, così debole da renderla una “realtà geografica” e nulla più. Un’Europetta che lascerebbe il posto agli Stati nazionali, come una volta, con la differenza che oggi, al contrario, nel contesto globale, ci sono i Giganti.
E così quel percorso iniziato a Roma nel 1957 potrebbe rallentare, finire, implodere o dare il via ad un’effettiva riforma della struttura europea e rafforzarla rendendo il tutto meno “nazionale” e più “nazionale europeo”.
Tutto dipende dal voto dei francesi, dalla loro capacità di comprendere cosa sia non meglio ma opportuno per loro, per tutti. Tutto dipende dalla volontà della politica di saper cogliere, e realizzare, quanto gli elettori dicono attraverso il voto.
Destra, sinistra, centro sono ormai distinzioni che appartengono ai libri di storia quando di fronte ci sono i problemi oggettivi dei cittadini e… basta.
Sono i problemi che devono essere affrontati e, al contrario, la costante diatriba lessicale politica ne rimanda a chi segue l’onere della responsabilità di affrontarli.
Nel mentre la Cina cresce, gli Stati Uniti impostano un percorso di riaffermazione geopolitica, la Russia ritrova il suo ruolo di protagonista.
E l’Europa guarda ai muretti…

GRANDANGOLO: la trasmissione di Biagio Mannino.

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