“Noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio”.

(de Il Grillo Scrivente)

Waseem Khan, Amin Fazal Khogjiani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad: quattro braccianti che (assieme ad un quinto collega) hanno chiesto ai loro caporali soldi per il loro lavoro ed un contratto lavorativo. La risposta è stata rinchiuderli tutti in un minivan, bloccare le porte e dare fuoco alla macchina bruciandoli vivi. Uno di loro, Taj Mohammad Alamyar, è riuscito a scappare dal cofano. Ha potuto portare la sua testimonianza, grazie alla quale il gip ha disposto la custodia in carcere dei loro carnefici; i quali, secondo il gip, “in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza”.

Caro Blogger, altro che sgomento: orrore. È l’unica parola che mi viene. Quattro vite spezzate, in maniera atroce, da due mostri. Una volta si diceva “sei un animale”, “ti comporti come un animale”… Perché gli animali sono bestie, si comportano in maniera istintiva, non si prefiggono regole di comportamento come noi esseri umani; ma un animale non avrebbe mai fatto una cosa del genere…

Questa vicenda mi ha lasciato un senso di profondo turbamento, e inevitabilmente tante sono le domande alle quali cerco di dare una risposta. Tra queste, non posso fare a meno di guardare a quella parola che, oggi più che mai, è al centro dell’attenzione di noi tutti, di fronte all’evidente cambiamento della nostra struttura sociale: integrazione. Come possiamo riuscire a “far entrare” nella nostra società popolazioni che vengono da una cultura profondamente diversa dalla nostra, con tutto quello che potenzialmente potrebbe rappresentare? Il problema è se uno vuole veramente integrarsi; sia nel senso di rispettare le regole e la cultura del posto in cui va, sia nel senso di rispettare prima di tutto il prossimo! Tempo fa, in una mia lettera, Le parlavo di quel povero ragazzo ucciso da un compagno di scuola; spessissimo vengono denunciati casi di violenza compiuti da persone provenienti da altre realtà; adesso questa tragedia… Certamente, grazie a Dio, non è così per tutti coloro che immigrano nel nostro paese! Però, caro Blogger, almeno in questo caso qui, ti viene solo voglia di lasciarli marcire in galera a vita e gettare nell’immondizia la chiave della loro cella. Ma non dimentichiamo, noi viviamo in uno Stato di diritto che rappresenta la nostra storia, che dobbiamo difendere con orgoglio.

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