Archivi categoria: Italia

A chi conviene andare al voto?

matteo-salvini-a-rtl-1025-ospite-in-non-stop-news-yqzkt(di Biagio Mannino)

Vacanze rovinate!
Peri Parlamentari? No, per i cittadini italiani che, al loro ritorno dalle ferie estive, si troveranno improvvisamente più poveri di prima.
Più poveri di prima poiché la situazione economica e finanziaria, negli ultimi tempi, non ha mostrato affatto un benessere diffuso, anzi, il senso di precarietà è aumentato e l’erosione del piccolo risparmio è ben che incominciata.
Fino a lunedì5 agosto, le borse mondiali davano cenni di sostanziale crescita e questo aspetto, per i risparmiatori, rappresentava una boccata di ossigeno. Poi, un po’ Trump, un po’ i dati economici tedeschi, improvvisamente, hanno provocato un terremoto negli indici di borsa di tutto il mondo per essere seguito, in Italia, dallo tsunami “caduta verticale di Milano”, grazie all’apertura della crisi di Governo da parte di Matteo Salvini.
Una bella sorpresa per i cittadini italiani impegnati tra onde e serate sulla spiaggia, in quelle atmosfere vacanziere che per un attimo fanno passare tutti i problemi e rendono la vita felice come se fosse per sempre.
Ma le vacanze finiscono e, al ritorno, si incomincia di nuovo con la vita di sempre, con i conti da pagare, con i figli che devono andare a scuola, con i libri che costano, con il contratto di lavoro che scade, con la disoccupazione incombente, con le malattie in agguato, con il mutuo che assilla e con tutto e tutto e ancora tutto.
Ma, questa volta, in più, l’assenza del tempo.
L’assenza del tempo per poter realizzare la legge di bilancio, per governare e far fronte alla situazione internazionale, per far fronte ai venti che, da lontano, incominciano a soffiare turbolenti sulla finanza globale, per far fronte all’inevitabile aumento dell’IVA se provvedimenti non saranno presto presi.
Da chi? Dalla politica, o meglio, dai politici che, in questo momento, sono impegnati nelle più ardite alchimie per poter impostare le strategie… elettorali.
Ma, alla fine, a chi conviene questa crisi? A chi conviene andare al voto?
Solo alla Lega. Anzi, più correttamente, solo a Salvini.
L’intero percorso di questi ultimi tredici mesi ha posto lui e soltanto lui al centro della politica italiana e con Salvini si identifica tutta la Lega.
Se fosse qualcun altro a ricoprire le funzioni di Salvini, improvvisamente il sistema entrerebbe in blocco.
Salvini ha la consapevolezza che è forte, dentro e fuori la Lega, tanto quanto gli altri sono deboli e il momento per lui apparentemente giusto sembra essere proprio questo. Ma a che prezzo?
Per tutti gli altri, al contrario, non è opportuno il voto poiché la loro debolezza si manifesterà nei potenziali risultati.
Il PD non è ancora pronto e le vicende contrastate interne non sono risolte. Forza Italia rischia di sparire definitivamente perdendo gli ultimi consensi a favore proprio di Salvini. Fratelli d’Italia può ottenere un leggero aumento della propria percentuale ma sempre mantenendo una posizione minoritaria e all’ombra della Lega. Il Movimento Cinque Stelle deve recuperare il proprio modo di essere e incominciare di nuovo costruendo altre ipotesi politiche. La sinistra è alla ricerca di una nuova realtà che la possa accogliere perché i tempi ormai lo richiedono.
Forse Salvini ha fatto la mossa politicamente giusta, forse un passo azzardato e rischioso perché in nome proprio della sua forza potrebbe indurre tutti gli altri a fare segretamente le barricate ed aspettare, poi, che la politica faccia il suo corso.
Intanto, però, grazie alle vicende elettorali di Trump, grazie alle vicende elettorali di Salvini, tutto si indebolisce e lassù, a est, a Mosca, Putin celebra il suo ventesimo anno sulla scena, al vertice della politica Russa e, Putin, lo Statista, continua a ringraziare.

spot

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da google immagini.

Di nuovo in crisi.

1565117822736_1565117837.jpg--non_funziona_il_gioco_delle_tre_carte_di_salvini(di Biagio Mannino)

Alla fine, la crisi di Governo è arrivata.
Ed è arrivata nel periodo peggiore dell’anno.
Sì, nel periodo peggiore perché gli ultimi mesi sono non solo fondamentali per la pianificazione economica e finanziaria di quello successivo, ma anche perché l’Italia rischia, dal mese di gennaio, un aumento dell’IVA e questo implica un vero e proprio aumento del costo della vita che, in particolare, colpisce le componenti della società meno agiate.
Una crisi in agosto con prospettive evidenti di ritorno alle urne.
Infatti se non dovesse esserci un’alternativa all’ormai passata esperienza giallo – verde, il voto sarà l’unica soluzione.
Non possiamo però dimenticare che al voto ci si andrà con il Rosatellum Bis e, di conseguenza, la governabilità non è affatto certa.
Intanto la borsa precipita e lo spread sale velocemente mentre buona parte degli italiani è alle prese con canotti e creme solari.
Una scelta non felice, se ci collochiamo dalla parte dei cittadini, poiché sono molti ad essere distratti dalla spensieratezza estiva mentre, al loro rientro, troveranno i loro piccoli, ma importanti, risparmi ridotti dalle fluttuazioni borsistiche, aiutate anche dai giochi elettorali di Donald Trump, quasi in una convergenza, o meglio, una tempesta perfetta.
Poco più di tredici mesi è durato il Governo Conte.
Tanto, o forse poco, molto poco, è successo.
Dipende solo dai punti di vista poiché secondo alcuni sono stati raggiunti importanti traguardi, secondo altri non si è fatto nulla se non disastri.
Quello che è certo è che abbiamo assistito ad un ano di intensa comunicazione politica da parte di Matteo Salvini.
E bisogna dargli atto che, da un punto di vista politico ha raggiunto importantissimi traguardi.
Ma la grandezza politica di Salvini ne fa anche un grande statista.
Qui i dubbi si pongono e molto poiché, alla base di tutto, c’è l’impegno nel governare e non di convincere, cosa che, in questo caso, si è mostrata in modo decisamente importante.
Non parliamo poi della scelta di aprire una crisi. Questo è un momento delicato dove la situazione globale appare in ebollizione latente, dove gli USA sono impegnati a colpi di dazi contro la Cina, dove la Brexit non è risolta, dove la Germania mostra importanti segnali di debolezza anche strutturale in ambito economico e finanziario, la scelta di puntare alle elezioni ad ottobre, con tutte le questioni pendenti, appare un percorso decisamente autolesionistico, molto da politico, poco da statista.
La politica mostra nuovamente l’aspetto peggiore e mette, nuovamente, da parte le effettive esigenze dei cittadini che, nuovamente, si trovano ad affrontare concreti rischi di disagio materiale.
Cosa farà il Presidente Mattarella?
Potrà dare il via a delle veloci consultazioni per poi andare ad elezioni verso la metà di ottobre o, al contrario, potrà seguire una via più prudente cercando una soluzione di compromesso, un Governo tecnico, che superi almeno l’anno ed eviti il rischio dell’aumento dell’IVA.
Nel frattempo, però, i toni sono già accesissimi e il tam tam elettorale ha cominciato a risuonare rimandando un eco nel silenzio degli italiani attoniti.

spot

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da google immagini.

Lega: un “nemico” per esistere.

salvini e bossi(di Biagio Mannino)

“Un nemico”, non “Il nemico”. Questa è l’esigenza della Lega che, da sempre, ha bisogno della contrapposizione per poter giustificare la propria esistenza nel quadro confuso e complesso della politica italiana.
Non è importante quale o chi sia, è sufficiente che ci sia, quel nemico utile, anzi utilissimo.
Due Leader carismatici, solo due, ha avuto la Lega nella sua ormai lunga storia: Umberto Bossi e Matteo Salvini.
Diversi negli obiettivi,  uguali nelle metodologie di comunicazione politica.
Se torniamo indietro di quasi trenta anni osserviamo come il “nemico!” dei primi anni ‘90 risiedeva in quella stessa Italia che oggi, il contemporaneo Salvini, difende strenuamente dai migranti. Migranti dall’Africa, dall’Asia, indifferente ma pur sempre migranti e presentati come elemento di pericolo per l’Italia e gli italiani.
Eppure, trenta anni fa, il nemico era differente e quella Lega difendeva il Veneto e la Lombardia e non l’Italia da Roma, anzi, da “Roma ladrona”.
Comizi dai toni duri e accesi accompagnavano Bossi in una parte delle piazze del nord e la volontà per alcuni di secessione era forte, era una grande tentazione.
La Padania, e non l’Italia, spingeva alla lotta politica, spingeva una buona parte dell’elettorato locale ad andare in quella direzione.
Ma quella Lega, quella della Lombardia e del Veneto, forte e fortissima nelle realtà territoriali, poco poteva fare a favore del Federalismo tanto desiderato.
E iniziava così la politica delle alleanze, tanto necessaria per i propri fini, tanto utile a giustificare gli insuccessi.,
Infatti diventava Alleanza Nazionale, l’espressione della difesa dell’unità rispetto ai desideri autonomisti della Lega, l’elemento che impediva, o utilmente giustificava, il non raggiungimento delle promesse di allora.
La Lega trovava nella sua peculiarità locale il limite e la forza per continuare ad esserci, per continuare ad ottenere consensi ma il nemico, quella Roma, quel Sud, rimaneva e si contrapponeva in una logica posizione.
Forza Italia rappresentava il fattore fondamentale, unificatore e che, alla fine, beneficiava proprio della forza – debolezza della Lega.
Con la fine del Berlusconismo, tutto il centro destra deve ridisegnarsi e fare i conti anche con storture del passato.
Entra in scena Matteo Salvini e la Lega sembra ricostruirsi, sembra rigenerarsi, ma, in realtà, continua a seguire gli stessi schemi.
Il nemico diviene l’Unione Europea, i migranti, i migranti non gestiti dall’Unione Europea, in un turbine che pone lo stesso Salvini al centro di una campagna mediatica che si trasforma in una continua campagna elettorale.
E tutto converge sempre verso la stessa direzione: l’altro, che non produce, che si oppone, che ostacola, che limita, che invade e ancora e ancora e ancora.
Questa volta cambia il partito di confronto – scontro e il Movimento Cinque Stelle diviene protagonista involontario del successo della Lega di Salvini.
Il partito che dice no e che non consente all’Italia di…
Nuovamente tutto come trenta anni fa, nemici, altri che si oppongono e la Lega al centro con la differenza però che, questa volta, è divenuto un partito di interesse nazionale addirittura sovranista.
Non più la Lombardia, non più il Veneto nella Lega di Salvini ma l’Italia.
E quel federalismo? Quelle speranze di qualcuno di secessionismo?
Cambia anche questo perché adesso Roma non è più “ladrona” ma subentra il concetto di sovranismo. Sovranismo per essere indipendenti, nuovamente, e liberi dai lacci, nuovamente, questa volta, però, dell’Europa.
Difendere e difendersi. Nemici, ovunque, in Europa, nella stampa, in Africa, di fronte alle nostre case, sulle navi, nei porti, chiudersi, isolarsi, ripristinare i confini.
Nemici, oppositori e oppressori. Sempre presenti, così nella Lega di Bossi che in quella di Salvini, in un gioco comunicativo continuo che produce sicuri risultati elettorali ma solo in base al malessere sociale del momento.
Un malessere sociale che trova sempre la stessa causa, ovvero l’incertezza e il disagio economico e finanziario che colpisce, ieri come oggi, semnpre gli stessi.
Ed il nemico diviene utile, il capro espiatorio di una situazione, nuovamente ieri come oggi, non affrontata.
Però, i nemici, alla fine, si esauriscono.

spot

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da google immagini.