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Aggiornarci alla trasformazione tecnologica? Sì, tagliando la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Aggiornarci alla trasformazione tecnologica? Sì, tagliando la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

il 19 febbraio scorso, con il Decreto Ministeriale n.29/2026, è stato definito dal Ministero dell’Istruzione e del Merito il nuovo assetto ordinamentale degli Istituti Tecnici, operativo dall’anno scolastico 2026/2027. Tra i vari provvedimenti, una riduzione degli orari di alcune materie:

1) un’ora in meno di italiano a settimana.
2) la seconda lingua comunitaria ridotta di circa un terzo.
3) geografia, ridotta ad una sola ora settimanale, il primo anno degli Istituti Tecnici a settore tecnologico–ambientale, e “tagliata” del 30 per cento, cioè nel biennio da sei ore a quattro, in quegli a settore economico.

Motivazione: aggiornare i curriculum degli Istituti Tecnici in relazione alla trasformazione tecnologica dei processi produttivi e alle competenze richieste dal mercato del lavoro.

Vogliamo tradurre tutto questo, caro Blogger? Per aggiornarci alla trasformazione tecnologica e alle competenze richieste dal lavoro, un paese come l’Italia sta per “tagliare” la cultura ai ragazzi degli Istituti Tecnici; un paese nel quale negli ultimi anni agli esami di maturità viene riscontrato quanto, non so quanti studenti, abbiano una carenza della conoscenza delle regole grammaticali sconvolgente, scrivano i temi usando il linguaggio degli SMS, e rivelino un’ignoranza storica e, per l’appunto, geografica mostruosa. Riformulo una domanda che ho già fatto per altre circostanze: cosa facciamo per porre rimedio a tutto questo? In questo caso, però, la risposta c’è, riduciamo le ore di lezione!

Concludo facendo notare quanto, in un paese in cui non si sente parlare d’altro che di parità di diritti e di parità di genere (entrambi peraltro sacrosanti) non si tiene evidentemente conto della parità fra gli studenti: mi piacerebbe capire, caro Blogger, le riduzioni degli orari vengono fatte solo agli Istituti Tecnici: cos’è, se non frequenti un liceo, sei uno zoticone? O lo puoi diventare? Lo trovo un po’ irrispettoso…..

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Patriarcato? Si cerca di capire ma la confusione è tanta.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Patriarcato? Si cerca di capire ma la confusione è tanta.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

domenica scorsa 8 marzo scopro che a Milano è in corso (fino al 21 marzo) presso la Fabbrica del Vapore, “MUPA, il Museo del patriarcato”. Che in realtà non è un museo, bensì una mostra, organizzata dall’associazione Actionaid. “Dovevo” vedere di che cosa si trattava. Ma questa volta non per verificare di persona cose che mi son state dette, ma per capire (così speravo) dove, secondo quest’associazione, vige ancora in Italia il sistema patriarcale. Riassumiamo il concetto riportando poche righe dal sito ufficiale:

  • un tempo in cui il patriarcato è ormai solo una pagina di storia.
  • osservare con sguardo critico (mi permetto di aggiungere che questo va sempre benissimo) i comportamenti, le abitudini e le narrazioni che ancora oggi alimentano la violenza maschile sulle donne e sulle soggettività marginalizzate per la propria identità di genere (se avessero spiegato quali sono queste soggettività marginalizzate…. Pazienza).
  • interrogarci sul valore che giochiamo nel mantenere, trasformare o sfidare le strutture di potere che ci circondano […] immaginare un futuro in cui la violenza di genere e il patriarcato siano davvero solo un ricordo del passato.

Allora, caro Blogger, prima di tutto, più che aprire parentesi qui nella mia lettera a Lei, dovrei mandare una mail all’associazione per chiedere anche: quali sono le strutture di potere; come fa una persona a mantenerle e trasformarle, e quale sarebbe il modo di sfidarle.
Per quanto riguarda la violenza, temo che purtroppo difficilmente potrà arrivare un giorno in cui gli uomini smetteranno di uccidere; o di fare furti. Quello che però mi sto chiedendo anch’io da tanto tempo è perché ci sono così tanti uomini che stanno riversando questa specie di “follia omicida” nei confronti di mogli, fidanzate, ex,… Solo che io non ci trovo la risposta nel patriarcato.

Ma la cosa che mi ha più creato…”sorpresa”, caro Blogger, è una foto esempio di quelle che si trovano nella mostra: il manichino di un uomo in slip e maglietta seduto su una poltrona con tre bottiglie (che ricordano quelle delle birre) vuote, e quello di una donna (con cuffie e microfono in testa) con un bastone tipo quello di uno strofinaccio o di una scopa, con il manichino di un bambino che la cinge ad una gamba. Commento questa foto con un’unica frase: chiedo scusa, caro Blogger, ma io vorrei capire in quante famiglie italiane possiamo ancora assistere ad una scena del genere.

A completamento del tutto, domenica scorsa i Media annunciavano gli scioperi di lunedì 9 marzo indetti in occasione della Giornata Internazionale dei diritti delle donne; così leggo che il sindacato FLC Cgil parla di “evidente recrudescenza di una cultura maschilista, misogina e patriarcale, che si traduce in frequenti episodi di violenza e discriminazione delle donne”. Scusi sa, caro Blogger, ma mi sa che sono io che non riesco a capire, perché questa cultura misogina (“che odia le donne”) è così evidente che io non vedo altro che donne sulle copertine di tutti i giornali; serie tv “a destra e a manca” con donne al comando; donne mezze nude su Facebook che dicono oscenità; e una donna che ha appena co – condotto il festival più importante della nazione.
Quanto alla violenza, il problema è che questo paese sta attraversando un momento di mancanza di educazione e di rispetto, e un momento di rabbia raramente visti.

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A quale livello sociale e culturale siamo giunti in questo Paese?

Si riporta la lettera come ricevuta.

A quale livello sociale e culturale siamo giunti in questo Paese?

(de Il Grillo Scrivente)

Mercoledì 4 marzo scorso Giovanni Battista Bachelet, Presidente del comitato “Società civile per il NO nel referendum costituzionale”, referendum che si sta per tenere in Italia sull’approvazione o meno della separazione delle carriere, ha annunciato su un suo profilo social (presumo Facebook, a vedere dall’impostazione) la nascita del comitato “Sanitari per il Sì”. Ha trascritto la notizia come riportata dall’agenzia di stampa AGI; e dulcis (si fa per dire) in fundo, ha concluso con due immagini. E “si fa per dire” in due sensi: uno simbolico, perché onestamente non lo trovo molto rispettoso, caro Blogger; l’altro estetico: un water e un bidet.

Allora, tradotto molto brevemente, come avrà ovviamente capito, il dottor (è un fisico) Bachelet ha voluto scherzare e ironizzare sul doppio senso dei “sanitari”.
Per carità, l’ho detto tempo fa, caro Blogger, in questo paese l’ironia è ancora permessa. Però, prima di tutto, non mi fa ridere. Secondo luogo, visto che la sta usando per parlare di professionisti della sanità, paragonarli al wc e al bidet…..
Terzo: è ovvio che il dottor Bachelet ha usato l’ironia per far capire (è il presidente del comitato del NO) che non condivide la scelta di separare le carriere. D’accordo, dottor Bachelet, magari basta dirlo, senza bisogno di paragonare persone, professionisti, a wc e bidet. Tra l’altro, essendo anche un insegnante universitario, pensavo conoscesse un po’ di…”galateo”…

Si è difeso dalla critica di un utente social dicendo che nessuno ha mai rimosso i commenti di alcuni “sostenitori del sì” rivolti a lui, con parole che qui nella mia lettera, caro Blogger, non posso proprio ripetere, perché sono parolacce…
Posto il fatto che pure quest’utente che ha insultato il dottor Bachelet ha ovviamente sbagliato (perché se tutti cominciamo con gli insulti, l’Italia diventa una jungla), caro Blogger, è comunque evidente a quale livello sociale e culturale questo Paese sia giunto. ….meglio limitarci a questo commento, senza aggiungere immagini…..

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