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A Wanna Marchi e Stefania Nobile… il “Premio internazionale della cultura”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

A Wanna Marchi e Stefania Nobile… il “Premio internazionale della cultura”.

(de Il Grillo Scrivente)

«A Wanna Marchi e Stefania Nobile il “Premio internazionale della cultura” in Campidoglio, è polemica». E con questo, caro Blogger, direi proprio che non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro. Ma aggiungiamolo…..

Lo rendono noto Marco Carta ed Emiliano Pretto il 23 settembre scorso su roma.repubblica.it. In sostanza, le due sono state premiate nell’ambito di un evento privato organizzato dall’editore Alessandro Gianmaria Ferri, nella Sala della Promoteca, per i loro libri. La Nobile per il suo libro “Vendere…la pelle”, nel quale racconta anche il rapporto con la madre ex televenditrice. Fra i vari suoi commenti, “Vendere non è sempre andare in giro. È vendersi”.
La Marchi, invece, è stata premiata per il libro “La verità è che io cucino così. Qui non si pesa niente: l’unica misura è l’amore”, pubblicato quest’anno. Beh, bisogna ammettere che la madre è riuscita a metterci “più poesia”.

Wanna Marchi ha detto che “La vita è davvero strana, dal paese più brutto del mondo a una cella del carcere in galera e poi ti ritrovi in Campidoglio osannata, piena di complimenti, di applausi e di abbracci. Il Campidoglio non è per tutti”.
Guardi, signora Marchi, non so se la vita sia strana, ma so sicuramente che noi viviamo in un paese, di suo, meraviglioso; dove però, stanno cambiando tante cose, dove stanno aumentando povertà, delinquenza a dismisura, dove non si capisce più la differenza tra ciò che è e ciò che dovrebbe essere e via dicendo. E tra i vari componenti del “dicendo”, c’è anche il fatto che tra i premiati ad “uno degli eventi dedicati alla promozione della cultura e delle eccellenze italiane” (e vorrei rimarcare quest’ultima) e “un’occasione per valorizzare persone, progetti e realtà, che, con il proprio impegno, contribuiscono alla crescita culturale e sociale del Paese, fornendo il dialogo tra tradizione, innovazione e creatività” (https://roma.repubblica.it/cronaca/2026/09/29/news/wanna_marchi_stefania_nobile_premio_cultura_campidoglio_polemica-425613914/amp/), ci siano due persone condannate in via definitiva per associazione a delinquere finalizzata alla truffa. In tutto, per la Marchi, nove anni e sei mesi, per la Nobile, nove anni e quattro mesi (https://www.famigliacristiana.it/attualita/cronaca/wanna-marchi-stefania-nobile-premio-cultura-campidoglio-vub9wc4k).
Stefania Nobile ha commentato il loro premio scrivendo sui social “Rosicate. La cultura siamo noi, non Pirandello” (https://www.famigliacristiana.it/attualita/cronaca/wanna-marchi-stefania-nobile-premio-cultura-campidoglio-vub9wc4k). ….povero Pirandello…..

Eh sì, caro Blogger, veramente persone che contribuiscono alla crescita culturale e sociale del Paese…
Signora Marchi, non so se la vita sia strana, ma sicuramente per gli italiani non c’è speranza.

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Un tetto alla presenza degli alunni stranieri nelle scuole? In Italia si infuoca il dibattito.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Un tetto alla presenza degli alunni stranieri nelle scuole? In Italia si infuoca il dibattito.

(de Il Grillo Scrivente)

In Italia, in questi ultimi giorni, il livello del dibattito si sta infuocando, caro Blogger. Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha dichiarato di voler mettere un tetto alla presenza degli alunni stranieri nelle scuole. Ha spiegato che, se la maggior parte di questi studenti non conosce bene l’italiano, gli altri devono adeguarsi al loro passo, andando così “a rilento”, diciamo. Come molti sapranno, le opposizioni sono insorte, tuonando al pericolo di una mancata integrazione; il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha anche lui “spronato” all’integrazione. Giorgia Meloni ha risposto che Mattarella stesso, quand’era ministro dell’Istruzione tra il 1989 ed il 1990 , aveva posto un tetto al numero degli studenti stranieri nelle classi; l’opposizione ha risposto che la situazione era diversa, e via dicendo. Certamente, questo è un tema che penso infuocherà a vita il Paese; e non credo sia una questione facile da risolvere, perché penso che riuscire ad integrare concretamente con la cultura italiana coloro i quali arrivano, richieda da parte di questi un atto di sicura buona volontà.

Mi ha colpito molto la dichiarazione del dottor Piero Ignazi durante la trasmissione su La7, Omnibus, del 23 settembre scorso: “Poliziotti che non sappiano parlare l’arabo sono un problema”. Ora, a parte che secondo me, è un problema che un politologo italiano, che interviene durante una trasmissione, non conosca le coniugazioni verbali: “sanno”, non “sappiano”. Ma cerchiamo di non essere troppo pignoli, caro Blogger; una svista capita a tutti, errare è umano, dicevano i latini (ovvero coloro dai quali la nostra importante cultura deriva).
Quello su cui però non posso non obiettare è il contenuto: secondo il dottor Ignazi, i poliziotti dovrebbero imparare l’arabo??… Che conoscano un po’ l’inglese mi sta bene, ma l’arabo?? E allora perché non il cinese, considerando quanti cinesi ci sono in questo paese?! Praticamente, non è chi viene qua che deve cercare di adeguarsi alla nostra cultura, ma chi vive qua che deve addirittura imparare l’arabo!
….ma la domanda che mi crea ancora più curiosità è: mi scusi, dottor Ignazi, perché proprio i poliziotti?…

Caro Blogger, temo di avere appena posto un’ulteriore domanda retorica… E tra l’altro, per dover addirittura imparare l’arabo, non è come ammettere che la maggior parte di chi delinque in Italia, parla la lingua araba?….

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L’educazione affettiva, sessuale e la… CGIL…

Si riporta la lettera come ricevuta.

L’educazione affettiva, sessuale e la… CGIL…

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,
la Cgil dal 6 agosto scorso sta raccogliendo firme per un referendum intitolato “Sì educazione affettiva nelle scuole”. Il suo comunicato stampa invita a “firmare per riconoscere alla scuola il suo ruolo di prima agenzia educativa ed evitare che altri soggetti, quali la rete, o peggio il mercato dei siti pornografici, diventino il punto di riferimento per reperire informazioni sui temi della sessualità, veicolando modelli privi dei concetti di rispetto ed emotività”. La Cgil afferma inoltre che ritiene il provvedimento del governo Meloni che impone il consenso dei genitori per i minorenni che volessero seguire i corsi di educazione affettivo – sessuale, “una pesante regressione sul piano del diritto delle nuove generazioni a un percorso formativo laico, pluralista […] una pericolosa ingerenza nell’autonomia scolastica”.
Caro Blogger, come ben evidenziato nell’articolo di Francesco Borgonovo sul quotidiano La Verità del 12 settembre scorso, “si vuole far credere alla popolazione che ora l’educazione affettiva o quella sessuale non vengono svolte nelle scuole, cosa semplicemente falsa. In realtà, il referendum non serve a introdurre proprio niente, ma chiede soltanto di cancellare la possibilità per i genitori di opporsi a forme sgradite di indottrinamento”.
Spero la Cgil consenta ai cittadini, che ha tanto a cuore, di esprimerle delle critiche: a parte il fatto che molte lettere or sono, ho già espresso la mia più profonda, non “perplessità”, totale contrarietà, a questa iniziativa, perché ritengo siano tematiche delicate che richiedono una maturità che non è possibile avere prima di una certa età.
Comunque sia:

  1. Trovo commovente sentir parlare di rispetto ed emotività, ma dubito che a ragazzi così giovani, che purtroppo vivono online e attaccati allo smartphone, sia sufficiente ricevere un’educazione affettiva per non visitare siti pornografici appena si ritrovano col cellulare in mano, ovvero cinque minuti sì e gli altri cinque pure. Perché piuttosto non abolire i siti pornografici?
  2. “laico”? E che cosa ci sarebbe, invece, di religioso nel chiedere il consenso ai genitori? Landini conosce il significato di laico?
  3. “autonomia scolastica”? Ci sono molti ambiti nei quali viene richiesto il consenso dei genitori; proprio perché trattasi di ragazzi per la maggior parte minorenni.
    Concludo questa lettera citando nuovamente le parole di Borgonovo: “curioso che a farne una bandiera sia il sindacato guidato da Maurizio Landini. Cioè l’uomo che ebbe a definire Giorgia Meloni « cortigiana»“. Non posso che concordare con Borgonovo, proprio ottimo esempio di educazione! In generale, prima ancora che affettivo – sessuale.

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