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La coerente visione della sanità dell’onorevole Serracchiani.

Si riporta la lettera come ricevuta.

La coerente visione della sanità dell’onorevole Serracchiani.
(de “Il Grillo Scrivente”)

Caro Blogger,
la coerenza dei nostri politici è sempre stata chiara a tutti. In questi ultimi giorni ne abbiamo ulteriore conferma. Il referendum per il quale abbiamo da poco votato ha dato esito negativo: ha vinto il NO. L’opposizione ritiene il risultato un primo passo verso un cambiamento di rotta; un chiaro “messaggio” per il Presidente del Consiglio. Nel corso di una lunga intervista concessa a Marco Ballico, apparsa sul quotidiano “Il Piccolo” di Trieste il giorno 7 aprile scorso, la parlamentare Deborah Serracchiani ha dichiarato (a riguardo di un futuro candidato di centrosinistra alle elezioni) che “prima viene il programma, poi la leadership”.
Nell’avvicinarsi di diversi appuntamenti elettorali di rilievo nella Regione Friuli – Venezia Giulia, l’onorevole vede un programma fondato su “più sanità pubblica, più infrastrutture”.
Dunque, caro Blogger, mi si sono rizzati i capelli….: più sanità pubblica?? Ma non era stata proprio l’onorevole Serracchiani, all’epoca Presidente della Regione medesima, ad abolirvi tante strutture ospedaliere? Come ormai sa benissimo faccio, “andiamo a verificare” e leggiamo nell’articolo di Anna Dazzan, apparso il 12 giugno 2016 su “Il Fatto Quotidiano”, in riferimento alla legge regionale del Friuli – Venezia Giulia 17/2013, le intenzioni, per modo di dire, della Serracchiani, di salvaguardia della sanità pubblica attraverso il seguente percorso:

  • smantellamento dell’ospedale di Gemona del Friuli (dichiarato, tra l’altro, l’unico agibile in caso di guerra e terremoto).
  • riduzione delle ambulanze a Cividale del Friuli.
  • taglio delle spese per l’ospedale di Palmanova.
  • taglio dei reparti dell’ospedale di Latisana perché “troppi soldi poca gente”.

In un convegno dell’epoca, tenutosi proprio nel Comune di Gemona, l’allora Presidente Serracchiani spiegò che “i codici rossi sono ventinove in un pronto soccorso regionale, per cui va chiuso”.
Dichiara oggi l’onorevole, nell’intervista che ho citato all’inizio: “se hai le risorse ma non crei occupazione di qualità, hai fallito”. Giustamente….. Allora, onorevole, forse dire “ho sbagliato”, potrebbe essere già un buon punto di partenza.

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“Quando ho appreso la notizia non riuscivo a crederci!”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Quando ho appreso la notizia non riuscivo a crederci!”

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

è successo! È successo quello che tanto auspicavo nella lettera che Le ho scritto tempo fa, nella quale Le ho parlato della serie TV con Sabrina Ferrilli “A testa alta”, in cui l’attrice interpreta una preside che realizza un progetto, “A testa alta”, per i suoi studenti, cioè attività nelle quali essi hanno modo di interagire fra di loro rigorosamente senza internet.

Ebbene, Maurizio Chiappa, preside dell’Istituto tecnico industriale “Marconi” della cittadina di Dalmine, in provincia di Bergamo, si è reso conto che i suoi studenti, rientrati da scuola, in attesa dell’arrivo a casa dei genitori, rischiano di trascorrere il pomeriggio “in compagnia” dei Social. Ha dichiarato ai Media che i responsabili delle Risorse umane gli hanno riferito che i ragazzi sono molto in gamba, ma non ce la fanno a stare con gli altri; addirittura lasciano il posto di lavoro, per questo. Così, il preside, che nel settembre scorso aveva già ordinato di depositare i cellulari in un apposito armadietto a ingresso scuola (pena una sanzione), ha deciso ora di trasformare, dal prossimo anno scolastico, la sua scuola in un campus dalle ore 8 fino alle ore 16.30, con pausa pranzo e raddoppiamento, già avviato, della durata degli intervalli, per favorire la socializzazione fra i suoi studenti.

Guardi, caro Blogger, quando ho appreso la notizia, non riuscivo a crederci; già che una serie TV al mondo d’oggi trasmettesse un messaggio del genere, mi sembrava fantascienza; ma che addirittura questo potesse diventare realtà….
Al preside dell’Istituto “Marconi” vanno i miei più sinceri e sentiti complimenti! Come nella serie TV con Sabrina Ferrilli, trovo si meriterebbe il premio “Preside dell’anno”. Mi auguro possa essere solo il primo di una lunga serie di presidi che prendono un tale provvedimento; e che i ragazzi (e non solo loro…) in un futuro non troppo lontano possano ritrovare il piacere di stare insieme; magari anche litigando, ma di stare INSIEME!!
Chi lo sa….fino a poco tempo fa, un provvedimento del genere lo consideravo fantascienza, e invece ora… Chissà che non succeda anche il resto….

Buon lavoro, preside!

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“Storie spaziali per maschi del futuro”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Storie spaziali per maschi del futuro”.

(de Il Grillo Scrivente)

“Storie spaziali per maschi del futuro”. È il titolo di un libro scritto da Francesca Cavallo, una scrittrice che si occupa di stereotipi di genere. Sei storie di questo libro verranno utilizzate per un progetto destinato alle scuole elementari, con la finalità, per l’appunto, di abbattere gli stereotipi di genere. Tra le varie cose, nella presentazione che nel suo sito la Fondazione Libellula fa di questo progetto,

“Oggi, molti bambini crescono con l’idea che mostrarsi fragili sia debolezza […] che le emozioni vadano trattenute”.

“Molte bambine imparano prestissimo a compiacere, ad assecondare, a mettersi da parte”.

Innanzitutto, se vogliamo abbattere gli stereotipi di genere, e quindi (in teoria) considerare maschi e femmine allo stesso modo, perché scegliere solo il termine “maschi” per il titolo? Per la prima volta, caro Blogger, ho pronta la risposta: perché in queste storie non vengono descritti i classici eroi maschi senza macchia e senza paura, ma con le loro fragilità. E mi sta bene! Perché, a proposito delle debolezze di cui parla la Fondazione Libellula, sono pienamente d’accordo che non c’è proprio nulla di male ad averne. Ma se vogliamo la parità dei sessi, allora perché non alternare? Ad esempio, scrivere una storia in cui un bimbo salva una bimba, e una in cui una bimba salva un bimbo; in modo da far capire (ai bambini ma anche agli adulti) che l’eroe non ha sesso. Insistere (nel titolo) sulla figura maschile, a mio parere può far sembrare che si continui con l’accanimento che (almeno certe) femministe hanno nei confronti dell’uomo. Che sarebbe da evitare, se si vuole abbattere gli stereotipi…
Comunque sia, per concludere il discorso sul fatto che non si debbano provare debolezze, non trovo che questo pensiero venga “appiccicato” solo ai bimbi maschi!

Secondo luogo, avrei proprio bisogno di chiedere (non so se alla signora Cavallo, ma quantomeno alla Fondazione Libellula) dove vedono tutte queste bambine (addirittura piccolissime, visto che dicono che imparano prestissimo, quindi immagino al massimo alle scuole elementari) compiacere, assecondare e mettersi da parte (per i maschi, deduco). Io non so dove abitino loro, dove abito io vedo solo ragazze sempre più sfrontate, aggressive e volgari.

Perché ho l’impressione, caro Blogger, che sia la miliardesima manifestazione di espressioni ricche di frasi fatte? Non è che per eliminare stereotipi, ne creiamo altri?

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