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“Qualcuno queste cose le ha insegnate?”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Qualcuno queste cose le ha insegnate?”
(de Il Grillo Scrivente)

Sono arrivati gli esami di Maturità. Qualche giorno fa, la locandina di un quotidiano ha fatto spalancare i miei occhi: “Maturità, no shorts e infradito”. Chiedo scusa, c’è qualcuno che si presenta all’esame di Maturità così? Con calzoncini corti? E con gli infradito?? Mi scusi, caro Blogger, ma stiamo parlando di andare in spiaggia o di presentarsi all’esame di Maturità? Si potrebbe cominciare con il chiedersi perché si chiama “Maturità”!

Ammetto che è passato qualche anno da quando l’ho sostenuto io; ma il mondo si è proprio, non “trasformato”, letteralmente capovolto! Sono anni, ormai, che vedo gente presentarsi a teatro con i jeans strappati; vedo foto dei cantanti sul palcoscenico di Sanremo vestiti in maniera incommentabile! Domanda retorica, caro Blogger, ma dove sono finiti quei cantanti che arrivavano sul palco con lo smoking e l’abito da sera? Dov’è finita la classe, l’eleganza? E adesso arrivano gli infradito all’esame di Maturità! Ma questi ragazzi hanno capito l’importanza, il valore, la solennità di quest’esame? Proprio per questa solennità, (come accennato dalla locandina di cui parlavo) una preside ha consigliato vivamente agli studenti un abbigliamento accurato, e non ciabatte e pantaloni corti.
Non parliamo poi delle proteste perché sulla valutazione peserà la condotta; e Dio ti ringrazio! Bisognerà avere sei in condotta per essere promossi. E sarebbe un problema?… Pensavo che fosse scontato che una persona dovesse comportarsi bene… Invece no, è arrivata questa notizia “sorprendente”: giovani, non siete liberi di sfasciare la scuola!

Certo che si è liberi di vestirsi come si vuole! Ma c’è anche un qualcosa che si chiama “rispetto per l’istituzione”; in questo caso “per l’evento”; rispetto per la sua ufficialità.
Forse dovrei pormi (anche) un’altra domanda: qualcuno queste cose le ha insegnate?

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

“Stiamo vivendo in una società malata”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Stiamo vivendo in una società malata”.

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

tempo fa un mio caro amico mi ha raccontato un episodio increscioso a lui accaduto: è venuto a sapere che è stata tenuta una festa da alcuni suoi amici. Va da sé, non è stato invitato. Quando ha chiesto spiegazioni, la risposta è stata: “Eh ma tu non sei su Facebook…”.
Non c’è bisogno di spiegare la situazione, i suoi amici si saranno contattati tramite post o messaggi, comunque sul social; e mi rendo conto, caro Blogger, che mandare un messaggio (non ne parliamo addirittura dargli un colpo di telefono!) sarebbe stato veramente troppo difficile…

Perché Le racconto quest’episodio? Perché mi è tornato alla mente dopo aver sentito di una madre che ha portato la figlia dallo psicoterapeuta, in quanto la ragazza ha sviluppato una dipendenza dallo smartphone. Insomma, caro Blogger, da quell’episodio increscioso accaduto al mio amico, le cose sono decisamente migliorate…

A parte il mio sarcasmo, la situazione che molte persone vivono è veramente tragica! Facebook è stato creato (come sappiamo) dall’allora studente dell’Università di Harward, Mark Zuckenberg, come annuario online dell’università. È stato, in seguito, aperto a tutti; sì, ma con lo scopo di poter rintracciare conoscenti o amici che non si sapeva dove fossero, di cui si erano perse le tracce; per ritrovarli, non per escluderli!
Che il mio amico sia un caso isolato? Ne dubito… Soprattutto vedendo l’evoluzione che questo social ha subito: video di persone (soprattutto ragazze) seminude, che parlano della sessualità con un linguaggio assolutamente non riferibile; pubblicità volgarissime di esercizi commerciali… L’arrivo dello smartphone, poi, doveva simboleggiare il progresso; che si chiama tale perché significa “andare avanti” (“pro”), non indietro! Com’è possibile, caro Blogger, che si arrivi al punto che genitori di un giovane debbano portarlo da uno psicoterapeuta perché non riesce a “staccarsi” dal telefono? E che, nuovamente, (notizia del 31 maggio scorso) un adolescente venga portato dai genitori al Pronto Soccorso per una seria agitazione psicomotoria dovuta ad astinenza dal cellulare, toltogli dai suoi?

In realtà è possibile, perché stiamo vivendo in una società malata, caro Blogger. E lo sarà sempre di più! Stiamo sostituendo la tecnologia agli esseri umani, stiamo perdendo i contatti umani; e questo ci sta facendo perdere un’altra cosa molto importante: la nostra personalità!

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

Siamo tutti più soli ed abbandonati.

Si riporta la lettera come ricevuta.

Siamo tutti più soli ed abbandonati.
(de Il Grillo Scrivente)

Il 26 maggio scorso ad Afragola, Comune della Provincia di Napoli, scompare una ragazza di 14 anni, Martina Colombaro. Due giorni dopo viene tragicamente rinvenuta morta in un edificio abbandonato. Le indagini porteranno ad Alessio Tucci, che (dice il giudice), l’ha colpita 5 volte con la pietra e l’ha lasciata morire, molto probabilmente dopo minuti di agonia.

Non serve dire quanto l’avvenimento sia tragico. Tra le tante cose che si sono lette, purtroppo c’è anche un post apparso sul social network Facebook; Stefano Addeo, docente di tedesco in un liceo in Provincia di Napoli ha scritto: “Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola”. Poco tempo dopo il professore ha ricevuto minacce di morte, lanci di pomodori, insulti; e ha dichiarato che il suo è stato un gesto stupido. Poi ha affermato che il post è stato scritto dall’intelligenza artificiale e si è scusato con il Presidente Meloni, chiedendole un incontro in una lettera aperta al quotidiano “Roma”. Il Presidente “aveva dato indicazioni di far pervenire la sua disponibilità ad un incontro, prima che uscisse la notizia del tentativo di suicidio” (tratto da http://www.corriereadriatico.ithttp://www.corriereadriatico.it/schede/caso_social_suicidio_stefano_addeo_insulti_figlia_giorgia_meloni_scuse_linciato_cosa_ha_detto_voglio_incontrare_ultime_notizie-la_richiesta_di_un_incontro-4-8875516.html).

Caro Blogger, questa è forse la lettera più “costernata” che Le abbia mai scritto; perché trovo tutto questo veramente tragico e agghiacciante! Appena ho saputo della dichiarazione che il professore ha fatto riguardo alla figlia del Presidente, Le dico la verità, non ho pensato bene… E il senso di irritazione profonda è cresciuto in me. Il giorno dopo, però, quando ho saputo del suo tentativo di suicidio…
Caro Blogger, ma che sta succedendo? In quale mondo stiamo vivendo? Quello che mi domando anche è (e non la ritengo una cosa da poco): in quale difficile situazione ci troviamo tutti a vivere nel momento in cui, persone come questo professore, vivono delle situazioni di disagio così importanti al punto di compiere gesti gravi non solo nei confronti di una figura istituzionale, ma anche nei confronti di se stessi?
Ho l’impressione che, nonostante si dica che facciamo parte di una società, alla fine siamo tutti più soli ed abbandonati a noi stessi.

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