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Qual è il futuro che ci aspetta?

Si riporta la lettera come ricevuta.

Qual è il futuro che ci aspetta?
(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

qualche giorno fa camminavo per strada, quando improvvisamente sento dietro di me un ragazzo urlare al telefono ad un amico di muoversi, usando un linguaggio veramente poco fine….
La conversazione è proseguita sempre meglio: prima bestemmia….. Seconda bestemmia…. Pausa per avvisare l’interlocutore che colui che stava parlando e l’amico appresso l’avrebbero raggiunto. Ne seguono, a conclusione di conversazione, terza e quarta bestemmia.
Non che se lo fai a 80 anni, sia un’altra cosa; ma a “completare questo splendido quadro sociale”, quando li vedo, mi rendo conto che i ragazzi non avranno avuto oltre 14 anni.

Penserà che voglia brontolare, criticare,…. Istintivamente sì; ma in realtà, ciò che sento veramente dentro è una grandissima amarezza; tristezza, avvilimento,… E chi più ne ha, più ne metta!
Non solo trovo che questa società, non “stia”, ma oramai sia GIÀ completamente andata alla deriva. Ma se penso che si è sempre detto che i giovani rappresentano il futuro… Qual è il futuro che ci aspetta?…
I giovani di adesso (e per giovani non intendo solo ragazzini) vivono di “social”; pendono dalle labbra degli “influencer”; molti vanno in giro vestiti seminudi (e seminude); e in diversi casi, coi vestiti strappati. E per quanto riguarda il linguaggio… beh…il caso di cui Le parlavo all’inizio non è l’unico…

Possiamo sperare in un futuro? Si è sempre detto anche che “la speranza è l’ultima a morire”…

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

È tornato!

Si riporta la lettera come ricevuta.

È tornato!

(de Il Grillo Scrivente)

Caro Blogger,

è tornato. Alla fine è tornato. Donald Trump è di nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America.
Io non sono una persona esperta di politica, però ricordo la sconfitta “cocente” subita con Biden…
Ricordo quanto gli americani gli rimproverarono, allora, il suo comportamento superficiale nei confronti del Covid (ricordo che ne negava la gravità, non voleva mettersi la mascherina,…). Insomma, non aveva certamente amministrato bene la situazione…
E l’ha “pagata”! Mi ricordo benissimo (e penso se lo ricordino proprio tutti!) quanto non sia riuscito a digerire la sconfitta; le polemiche, il voler ricontare i voti, l’assalto a Capitol Hill…. Insomma un bel pandemonio, se mi concede il termine. Ha dimostrato una personalità pazzesca! Un carattere davvero difficile col quale avere a che fare!
Biden, l’esattto contrario: persona assolutamente tranquilla, pacata, col sorriso stampato sul volto (qualcuno ha mai visto sorridere Trump?). Sembrava veramente l’angelo salvatore dell’America!

Alla fine, però, è noto a tutti quanto l’indice di gradimento del popolo americano nei confronti di Biden sia sceso; tanto che si è ritirato dalla candidatura alle elezioni del 2024. E si è candidata Kamala Harris. Ed è qui che è sorta la mia sorpresa: viviamo in un mondo in cui non si sente parlare d’altro che di femminismo, di poche donne ai vertici, della lunga strada che c’è ancora da fare perché le donne possano finalmente raggiungere la piena pari opportunità di diritti. E non si sentiva parlare d’altro che di Kamala Harris: appoggiata da qualunque Star o personaggio famoso statunitense; descritta come la prima possibile donna alla guida degli Stati Uniti nella loro storia.
Trump, invece, considerato il pazzoide, il mostro, colui con il quale, da Presidente, sarebbero finite la democrazia e la libertà in America.
Tenendo conto di tutto ciò, avevo onestamente la più grande convinzione che gli americani avrebbeo scelto la Harris. Si può quindi immaginare il mio stupore quando ho saputo della vittoria di Trump.

Ora, io non ho intenzione di commentare la figura di Trump dal punto di vista politico, perché, come Le dicevo, non sono una persona esperta nel campo. Quello che invece mi viene spontaneo è una domanda: cari amici, ma se Trump è quel pazzo, nonché quel pericolo per la democrazia e la libertà, che tutti sostengono, (al di là dell’aspetto del femminismo) quanto disastrosa è stata l’amministrazione Biden, se gli americani hanno preferito uno come lui alla loro guida per quattro anni, piuttosto che la vice del loro Presidente uscente?

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In una società sempre più vuota, vincono sentimenti e valori di una serie tv

LETTERE AL BLOG:

In una società sempre più vuota, vincono sentimenti e valori di una serie tv

(de Il Grillo Scrivente)

In una società che vive solo di apparenza, di immagine; nella quale la gente vive su Internet e soprattutto con lo Smartphone in mano. Una società in cui molta gente trascorre la maggior parte del tempo sui “social”; nella quale contano i “like” ricevuti su Facebook, su Instagram e su Tik Tok; nella quale giovani muoiono per immortalarsi con “selfie” in contesti pericolosi; una società in cui si stanno perdendo sempre di più i contatti “reali” con le persone e con gli amici per “frequentarsi” più sui “social” che di persona; in una società nella quale “dominano” gli “influencer”; le canzoni volgari. Una società frenetica, in cui la gente non ha più pazienza, vuole avere tutto subito; non ha più la volontà di cercare le cose con calma e pretende che “Google” le dia in un attimo tutte le risposte. Una società nella quale la gente non sa più stare da sola, non ha più voglia di pensare, di riflettere, di stare in silenzio… Ti bastano pochi minuti per vedere come, su 10 persone vicino a te, non ci sia una che non abbia il cellulare in mano, e di queste, praticamente tutte guardano video dal contenuto criticabile online.
In questa società, c’è una serie tv in cui troviamo ancora sentimenti e valori di un tempo: “Don Matteo”, nonostante abbia “perso” la figura di Terence Hill, è riuscito a farsi apprezzare dal pubblico: ci ha mostrato un capitano duro, inflessibile, che vuole tenere tutto sotto controllo, e pure con un disturbo ossessivo compulsivo per l’ordine; ma anche un capitano fragile, con alle spalle le sofferenze del divorzio dei suoi genitori quando lui era appena un bambino, e sofferente di vertigini derivanti dal trauma causato da questo divorzio.
“Don Matteo” ci ha mostrato anche la comprensione, la sintonia, la complicità che si crea tra quest’uomo così rigido e una donna apparente diversa da lui: impulsiva, impetuosa, che porterà una sorta di scompiglio nella sua vita; ma che, con la sua dolcezza e sensibilità, lo aiuterà ad aprirsi e ad affrontare le vertigini per la prima volta nella sua vita.

In una società in cui non c’è più alcun rispetto per i ruoli; in cui gli alunni insultano gli insegnanti, anche con parolacce; in cui certi studenti sparano con la pistola a salve in testa agli insegnanti, altri li accoltellano, in “Don Matteo” sentiamo un maresciallo dire ancora “Comandi!” al suo Superiore. Lo sentiamo dare del “Lei” a quello che è suo genero da oltre 16 anni, e suo genero (un tempo capitano, suo Superiore, ora colonnello), a sua volta, chiamarlo “maresciallo”.

In “Don Matteo” vediamo l’amicizia vera, quella tra il maresciallo e don Matteo. Un’amicizia autentica, fraterna, che non finisce nemmeno ora che il personaggio di quest’ultimo è in Africa; un’amicizia talmente grande che, nonostante la vicinanza e l’aiuto di don Massimo, il nuovo personaggio interpretato da Raoul Bova, il maresciallo sente la mancanza del suo amico. Un amico col quale (cosa a mio avviso straordinaria), dopo vent’anni di amicizia, continua a darsi del Lei, e a chiamarsi reciprocamente “don Matteo” e “maresciallo”.

In una società come quella in cui viviamo, sempre più povera di valori, “Don Matteo” è una “ventata di aria fresca”, un tuffo nel passato; un passato nel quale siamo cresciuti, ma che ormai sta vedendo (temo definitivamente) il suo declino….

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