LETTERE AL BLOG:
In una società sempre più vuota, vincono sentimenti e valori di una serie tv
(de Il Grillo Scrivente)
In una società che vive solo di apparenza, di immagine; nella quale la gente vive su Internet e soprattutto con lo Smartphone in mano. Una società in cui molta gente trascorre la maggior parte del tempo sui “social”; nella quale contano i “like” ricevuti su Facebook, su Instagram e su Tik Tok; nella quale giovani muoiono per immortalarsi con “selfie” in contesti pericolosi; una società in cui si stanno perdendo sempre di più i contatti “reali” con le persone e con gli amici per “frequentarsi” più sui “social” che di persona; in una società nella quale “dominano” gli “influencer”; le canzoni volgari. Una società frenetica, in cui la gente non ha più pazienza, vuole avere tutto subito; non ha più la volontà di cercare le cose con calma e pretende che “Google” le dia in un attimo tutte le risposte. Una società nella quale la gente non sa più stare da sola, non ha più voglia di pensare, di riflettere, di stare in silenzio… Ti bastano pochi minuti per vedere come, su 10 persone vicino a te, non ci sia una che non abbia il cellulare in mano, e di queste, praticamente tutte guardano video dal contenuto criticabile online.
In questa società, c’è una serie tv in cui troviamo ancora sentimenti e valori di un tempo: “Don Matteo”, nonostante abbia “perso” la figura di Terence Hill, è riuscito a farsi apprezzare dal pubblico: ci ha mostrato un capitano duro, inflessibile, che vuole tenere tutto sotto controllo, e pure con un disturbo ossessivo compulsivo per l’ordine; ma anche un capitano fragile, con alle spalle le sofferenze del divorzio dei suoi genitori quando lui era appena un bambino, e sofferente di vertigini derivanti dal trauma causato da questo divorzio.
“Don Matteo” ci ha mostrato anche la comprensione, la sintonia, la complicità che si crea tra quest’uomo così rigido e una donna apparente diversa da lui: impulsiva, impetuosa, che porterà una sorta di scompiglio nella sua vita; ma che, con la sua dolcezza e sensibilità, lo aiuterà ad aprirsi e ad affrontare le vertigini per la prima volta nella sua vita.
In una società in cui non c’è più alcun rispetto per i ruoli; in cui gli alunni insultano gli insegnanti, anche con parolacce; in cui certi studenti sparano con la pistola a salve in testa agli insegnanti, altri li accoltellano, in “Don Matteo” sentiamo un maresciallo dire ancora “Comandi!” al suo Superiore. Lo sentiamo dare del “Lei” a quello che è suo genero da oltre 16 anni, e suo genero (un tempo capitano, suo Superiore, ora colonnello), a sua volta, chiamarlo “maresciallo”.
In “Don Matteo” vediamo l’amicizia vera, quella tra il maresciallo e don Matteo. Un’amicizia autentica, fraterna, che non finisce nemmeno ora che il personaggio di quest’ultimo è in Africa; un’amicizia talmente grande che, nonostante la vicinanza e l’aiuto di don Massimo, il nuovo personaggio interpretato da Raoul Bova, il maresciallo sente la mancanza del suo amico. Un amico col quale (cosa a mio avviso straordinaria), dopo vent’anni di amicizia, continua a darsi del Lei, e a chiamarsi reciprocamente “don Matteo” e “maresciallo”.
In una società come quella in cui viviamo, sempre più povera di valori, “Don Matteo” è una “ventata di aria fresca”, un tuffo nel passato; un passato nel quale siamo cresciuti, ma che ormai sta vedendo (temo definitivamente) il suo declino….
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