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“Il problema è che i social sono diventati la famiglia”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Il problema è che i social sono diventati la famiglia”.

(de Il Grillo Scrivente)

Nel giugno scorso sono passati sei mesi da quando in Australia è entrato in vigore, nel dicembre 2025, il blocco delle piattaforme social (sembrerebbe al momento per Facebook, Instagram, Snapchat, Tik Tok e Youtube) per i minori di sedici anni. Problema: questi hanno trovato il modo di aggirare e superare l’ostacolo:

  • chi si disegna baffi per la scansione per la verifica dell’età
  • chi crea un nuovo account con data di nascita falsa
  • chi usa il profilo di un amico o di un fratello più grande
  • chi addirittura è così esperto di tecnologia da installare Vpn sullo smartphone

Tutto questo vien ben riportato da Michela Rovelli in un articolo su corriere.it il 18 giugno scorso. Rovelli ci informa anche che la cosa è stata “denunciata” dal New York Times, il quale ha anche svolto interviste a vari genitori. In ultimo, da un sondaggio del marzo scorso, risulta che il 70% dei genitori dichiara che niente è cambiato.

Non è tanto questo a colpirmi, caro Blogger; era facile prevedere che, essendo dati da inserire a computer, un ragazzino dichiari l’età falsa. In realtà, quello che mi sconcerta è la frase di una madre intervistata: la figlia continua ad essere su Snapchat, il figlio su Instagram. Mi verrebbe da chiedere alla signora qual è la sua reazione davanti a questo. E ciò mi ha portato di nuovo a passare alla domanda che molte volte nelle mie lettere ho già posto (ovviamente in forma retorica); e che, a maggior ragione davanti a questo risultato australiano, una volta di più mi pongo: dove sono le famiglie?? Caro Blogger, non sono (e dubito lo sarò mai) una persona appassionata di social, ma non sono loro il vero problema! Se Facebook fosse rimasto quello per cui è nato, cioè riuscire a rintracciare una persona di cui si sono persi i contatti, non ci sarebbe niente di male! Il problema è che questi ragazzi sono stati lasciati allo sbando dei social e degli smartphone; nei confronti dei quali si è venuta a creare, di conseguenza, una vera e propria dipendenza; e non solo per i ragazzi! Anzi, secondo me è il problema principale: sono i loro stessi genitori che vivono appiccicati al telefono e ai social. Quanti genitori vedo con lo sguardo incollato al telefono mentre i loro figli giocano da soli o addirittura cercano la loro attenzione! Vedo bambini seduti con le ginocchia sulle sedie mentre il genitore se ne sta in videochiamata su Whatsapp col coniuge!

Il problema non sono i social, il problema è che i social sono diventati la famiglia che questi ragazzi non trovano a casa loro.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons: Creative Commons Attribution-Share Alike 4.0

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“Abbiamo tutti bisogno di ritornare ad una sana educazione”.

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Abbiamo tutti bisogno di ritornare ad una sana educazione”.

(de Il Grillo Scrivente)

Il 12 luglio scorso vengo a sapere dalla versione online del quotidiano Il Piccolo che a Grado, in provincia di Gorizia, un turista friulano di un Comune in provincia di Udine, è stato sanzionato dalla Polizia locale perché ha parcheggiato la sua vettura in un posto adibito ai disabili…usando il pass, cioè esponendo sulla macchina il contrassegno, che apparteneva ad una persona deceduta. È stato quindi anche segnalato per uso improprio di atto pubblico.

Ora, caro Blogger, potrei dirLe a quanto può ammontare la multa; di quanti punti viene decurtata la patente; che potrebbe scattare una denuncia per uso di atto falso secondo l’articolo 489 del Codice penale. Invece mi chiederei se non si possa essere scandalizzati davanti ad una cosa del genere!! Grado è una cittadina turistica, il che significa invasione di macchine e assalto ai parcheggi; però, caro Blogger, come si può arrivare fino a questo punto?… Ad utilizzare un diritto di un invalido deceduto pur di avere un parcheggio facilitato? Ma ce l’hanno, oltre ad una coscienza, anche una consapevolezza che viviamo in una società di persone nella quale dovrebbe prevalere la solidarietà e non un egoistico principio di sfrenato individualismo? Per la seconda volta nelle mie lettere, è facile trovare una risposta: assolutamente no! I veri morti sono loro, perché sono vuoti ed aridi! Privi di sentimenti! Un giorno ho sentito un anziano dire “eravamo più poveri ma più ricchi dentro”.
E gente del genere (anche se chiamarla “gente”…) è pure in buona compagnia, perché non Le dico quante persone ho scoperto (sempre online) averlo già fatto! Sì, sono consapevole che tutto questo non sia nient’altro che la punta dell’iceberg, ma parlarne è fondamentale per evitare che i comportamenti lontanissimi dai principi di un vivere comune diventino un’abitudine normalmente accettata. No, caro Blogger, una volta almeno per la morte si aveva rispetto; ora in Italia mi verrebbe da dire che è morto anche quello, ma con questa ripetizione mi sembrerebbe di fare lo stesso errore: quindi dico che in Italia ormai abbiamo perso anche quello. Qualche giorno dopo questa notizia terrificante, ho assistito ad una scena altrettanto deprimente: due giovani adulti seduti comodamente ad un bar sorseggiando un aperitivo, ridacchiavano divertiti perché c’era un ragazzo che un’ambulanza stava portando via in stato di delirio, urlante. Non so se fosse ubriaco o se avesse perso il senno, so solo che in questo paese non c’è più rispetto per nessuno! Come si sarebbero sentiti se fossero stati al posto di quel ragazzo?

Sono queste apparenti, piccole cose, che danno chiaramente il segno che abbiamo tutti bisogno di ritornare ad una sana educazione; altrimenti il futuro sarà rappresentato dal baratro verso il quale ci siamo già da tempo incamminati.

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“Fa forse oggi paura l’idea di riuscire a trovare le risposte e scoprire la verità?”

Si riporta la lettera come ricevuta.

“Fa forse oggi paura l’idea di riuscire a trovare le risposte e scoprire la verità?”

(de Il Grillo Scrivente)

Mercoledì 8 luglio scorso, per caso sento David Parenzo, mentre sta conducendo “L’aria che tira” su La7, annunciare un imminente servizio sugli umanoidi che stanno per arrivare nel nostro paese; lo definisce come un orgoglio per l’Italia. Caro Blogger, non ho potuto ascoltare tutto il servizio, ma il concetto è stato sufficientemente chiaro: ditte italiane hanno prodotto, e stanno “addestrando”, “Hero”, un robot con sembianze umane, che (ci tengono a precisare) non andrà a sostituire l’essere umano, ma lo affiancherà. Piccoli esempi che hanno dato: a chi farà lavori lungo l’autostrada, avviserà che sta per arrivare un mezzo pesante; se una macchina perde le ruote, le andrà a recuperare. Nelle fabbriche, farà una specie di facchinaggio pesante, cioè porterà carichi troppo pesanti per un uomo. Daniele Pucci, ingegnere fondatore di Generative Bionics, ha fatto notare che molti lavoratori denunciano problemi alla schiena proprio per aver portato carichi pesanti.

Ora, avere qualcuno che fa le cose al posto tuo, soprattutto se pesanti, fa comodo a chiunque; ma mi chiedo se sia proprio così indispensabile introdurre questi robot invece che cercare di trovare soluzioni alternative; perché, mi perdoni, caro Blogger, ma a me l’idea di questi robot umani fa veramente venire la pelle d’oca! E poi, perché ho la sensazione che questo sia solo il primo passo verso la sostituzione completa dell’essere umano, come, in molti settori, in Cina già avvenuto, come ha fatto notare Sandro Iacometti del quotidiano “Libero”?
È stato fatto sentire e vedere anche uno spezzone di un’intervista ad Elon Musk, nella quale afferma che, grazie all’intelligenza artificiale, “il lavoro sarà facoltativo, sarà come fare sport”. Di grazia, e che cosa faremo, caro Blogger? Diverranno realtà quei film ambientati nel futuro in un pianeta Terra abitato solo dai robot?

Tanto per aiutarmi a “farmi passare la pelle d’oca”, Parenzo mostra anche un articolo di Adnkronos, riguardo il fatto che la Cina ha ridotto del 30% le materie umanistiche all’università; spiegazione, a riguardo, di Iacometti: perché le discipline umanistiche “creano disoccupati”. Beh, alla faccia del linguaggio discriminatorio che tanto si cerca (giustamente) di combattere, i laureati in materie umanistiche in ascolto avranno sicuramente ringraziato Iacometti.

Caro Blogger, non solo non riesco a capire questa mancanza di rispetto, oltre che disprezzo (o quantomeno questo sottovalutare e denigrare) il campo umanistico; che non solo reputo dia una cultura immensa, ma credo fortemente anche aiuti molto ad aprire la mente (cosa oggi quanto mai necessaria, visto il livello dei confronti e dei dibattiti). Ma il commento di Iacometti mi ha fatto pensare a quello che Lei spesso fa notare, quanto tutto ciò che dice la scienza sia diventato invece un dogma intoccabile. Ma che cos’è questa scienza, un dio? Se l’uomo è andato avanti lungo il corso della storia, è perché ha saputo mettersi in discussione e porsi domande. Fa forse oggi paura l’idea di riuscire a trovare le risposte e scoprire la verità?

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