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Pianeta Oggi TV: le difficili relazioni tra individualismo, solidarietà e spiritualità in una Terra sofferente. VIDEO.

Pianeta Oggi TV: le difficili relazioni tra individualismo, solidarietà e spiritualità in una Terra sofferente. VIDEO.

INTERVISTA A GAETANO PEDULLA’ RICERCATORE – LAVORO INTERIORE

A CURA DI SABRINA CICCOTTI COLLABORATRICE DI PIANETA OGGI TV ALLNEWS

IN COLLABORAZIONE CON IL CIRCUITO RTV INTERREGIONALE TERRESTRE

Si ringrazia Pianeta Oggi TV per aver concesso la condivisione del video.

La democrazia? Una semplice illusione.

(di Biagio Mannino)

Democrazia? Ormai dobbiamo rassegnarci e rendercene conto: è semplicemente un’illusione. La parola in cui ci siamo sempre identificati, che ha rappresentato il nostro modo di agire, di essere, di confrontarci con gli altri, che la democrazia, ci dicevano, non la avevano.
La democrazia che ci contrapponeva, a seconda dei momenti storici, ai vari regimi, comunisti, fascisti o simili, senza poi sapere neppure cosa fossero.
La democrazia che rappresentava la nostra educazione e il nostro orgoglio così forte da sentirci, in altri momenti storici, autorizzati ad… esportarla. E così, in nome di quella democrazia che gli altri non avevano, in nome di quelle libertà democratiche che gli altri non conoscevano e si trovavano a subire regimi autoritari, andavamo in giro a far guerre per il mondo e portarla, convinti di salvare, gli altri, per poi lasciarli, gli altri, peggio di prima.
Quante lotte, quante battaglie, si sono fatte per la democrazia, quando i nostri Padri Costituenti scrivevano quel testo meraviglioso, considerato non a torto la più bella Costituzione del mondo.
Ma cosa direbbero, oggi, proprio loro, che con esperienze di contrapposizioni dure, di autoritarismi e totalitarismi alle spalle, si adoperarono nella stesura della legge fondamentale dello Stato nella speranza di garantire, appunto, alle generazioni future la democrazia?
La vicenda del Green Pass ha smontato tutto o, forse, ha aperto gli occhi di chi vuole vedere. Ci ha portati alla triste consapevolezza, alla fine del sogno che pensavamo fosse realtà e abbiamo capito che, la democrazia, semplicemente, è un’illusione.
Tutto parte da un punto, unico, che porta le persone ad accettare, qualsiasi cosa, anche il paradosso della democrazia, ovvero rinunciare democraticamente alla stessa democrazia. Il punto si chiama PAURA.
La paura così presente negli ultimi due anni, la pandemia che ci ha costretto in casa, per mesi, ad una situazione inimmaginabile, al sacrificio, per molti alla perdita del lavoro e ad altre situazioni che conosciamo, e poi la paura di ritrovarci al punto di inizio della disavventura, senza porci domande, senza porci perché, no quell’esperienza non doveva tornare e le macerie delle conseguenze delle scelte prese erano lì fumanti come dopo un bombardamento.
Disoccupazione, famiglie spezzate, giovani in disagio sociale, sistema sanitario in crisi.
La paura e la necessità di sopravvivere e di affidarsi, essere guidati, accettando, pur di non tornare a prima.
Il Green Pass, se lo analizziamo, è quanto di più strano si possa desiderare: un’autorizzazione a vivere in un contesto sociale. Un’autorizzazione a frequentare il contesto pubblico, un’autorizzazione a poter continuare a lavorare proprio nel momento di massima crisi per le economie delle famiglie.
La salute diventa paura e qui gli aspetti si spostano su un piano diverso, dove quell’Italia, Repubblica, democratica, fondata sul lavoro, non si trova più. Dove si è mai sentito che, per lavorare, bisogna pagare? Dove si è mai sentito che i lavoratori sono obbligati a tamponi frequentissimi? Dove si è mai sentito che i partiti appoggiano tutti, tranne uno, l’operato di un Governo, che non ha opposizione e che sembra aver riunito nelle proprie mani potere esecutivo e legislativo assieme, facendo uso dei decreti legge? Dove sono i sindacati, che dovrebbero essere alla difesa di tutti e di nuovo tutti i lavoratori ma che sembrano ormai non sapere da che parte girarsi per ritrovarsi? Ma soprattutto, dove si è mai sentito che chi manifesta, liberamente e con il diritto di farlo, di portare in piazza i propri problemi, la propria opinione, il proprio dissenso, non viene considerato?
Manifestare non significa andare a fare un giretto per le vie del centro. Manifestare significa affrontare con coraggio le strade e mostrarsi nel proprio disagio, per essere ascoltati e considerati, come tutti i cittadini poiché democrazia non è semplicemente che chi ha la maggioranza governa, la democrazia è essere delegati dal popolo sovrano a governare nel rispetto dei diritti di tutti e di tutte le minoranze, inclusi coloro i quali non hanno delegato quel governo.
Democrazia è anche comunicazione: avete seguito i dibattiti nel vari salottini televisivi in questi giorni? No? Meglio!
Avreste assistito a intellettuali, o presunti tali, che, con opinione comune, esprimevano considerazioni sui No Green Pass senza aver alcuna attenzione alle loro legittime esigenze.
Le loro parole stridevano di fronte alla concretezza di chi vive la realtà, la vita non ovattata delle persone che combattono per pagare le bollette, per trovare un lavoro non gratificante ma che permetta di andare avanti, di garantire un minimo di futuro ai loro figli e, adesso, anche di pagare i tamponi! Stridevano di fronte alla voce dei portuali di Trieste e di tutti coloro che si sono aggregati alle manifestazioni. Voci però ascoltate solo da chi era lì, presente in quei posti.
Tante cose non dette, non considerate, taciute ci portano all’orwelliana memoria che ciò che non viene detto, alla fine, non esiste?
La democrazia tristemente diviene illusione e, senza che i più se ne accorgano, lo è per tutti.

Green Pass: quando il saggio punta il dito verso la luna, lo stolto guarda il dito e non la luna

(di Biagio Mannino)

Non c’è che dire ma, mai come in questo momento, quel proverbio, antico, iper utilizzato, correttamente o scorrettamente interpretato, sembra voler farsi sentire ed essere quanto mai ascoltato: quando il saggio punta il dito verso la luna, lo stolto guarda il dito e non la luna.
Siamo, noi cittadini globali, ormai da un anno e mezzo immersi nella tensione. Quella tensione che il corona virus, o meglio, il Covid – 19, ci ha portato colpendoci nel profondo anche del nostro essere, così il fisico come la mente. Ma, come se non bastasse la paura della malattia, stiamo anche vivendo le conseguenze delle scelte prese dagli uomini, utili a combattere l’epidemia, ma con un numero indecifrabile di effetti, per così dire, indesiderati.
All’inizio la scelta presa era quella sostanzialmente più semplice: isolare tutti, poiché se un virus si trasmette da un uomo ad un altro, tenerli lontani significava rompere la catena della trasmissione.
Isolare tutti e, improvvisamente, il mondo si è trovato nella trama di un film di fantascienza, o, perché no, di fantapolitica.
Tutti a casa! Lavorare, chi poteva, da casa! Studiare, chi riusciva, da casa! Vivere, chi resisteva, da casa! E così ovunque, dalla Cina all’Europa, dagli USA ai remoti Paesi del globo malato.
Un mondo che, improvvisamente, si scopre fragile, di fronte alla malattia, di fronte a chi si è dimostrato impreparato a questo genere di eventi di dimensioni planetarie, di fronte a se stesso e di fronte a tutte quelle convinzioni che sono evaporate come neve al sole di luglio.
Tutto da ridiscutere, da scoprire e da vedere. Sì da vedere, con occhi nuovi.
Dopo sono arrivati i vaccini e quel mondo portato da mesi di chiusure e di impoverimento globalizzato, di disoccupazione disperatamente unificatrice in un valore comune per tutti, ovvero, la miseria, guardava con speranza non tanto alla sconfitta del virus quanto alla fine di tutto quello che si era vissuto, alla speranza di un ritorno alla vita normale.
La vita normale, quella di prima, dove non si sapeva dove sbattere la testa per andare avanti, dove i problemi della quotidianità, di fronte alla nuova vita, quella di aspettare chiusi in casa di vedere liberamente il cielo azzurro, ha portato a desiderare tutte quelle cose che sembravano tristezze del passato ma che, poi, sono diventate nostalgie lontane.
Ma le vicende non si mostravano di facile soluzione e, anche nel campo dei vaccini, qualcosa non è andato come qualcuno pensava, proprio perché le aspettative erano che tutto finisse.
E così quelle persone, stanche, impaurite, scioccate, impoverite hanno visto un ulteriore problema: affrontare la certezza che diventava dubbio, il vaccino come strumento di ritorno al passato desiderato ma con riserva e, alla fine, diventare, o meglio, essere considerati, buoni o cattivi, a seconda che fossero vaccinati o meno.
Una cosa strana, anche perché, alla base di tutto, lo sappiamo, non c’è l’obbligatorietà della vaccinazione, ma coloro i quali hanno ritenuto, indifferentemente quale sia il motivo, di non farla, progressivamente subiscono, in modo indiretto e trasversale, conseguenze che si aggiungono a quelle delle scelte prese precedentemente e che non hanno motivo di essere, proprio perché la vaccinazione non è obbligatoria.
Una società che si divide e proprio chi dovrebbe essere unito…. Si perde e lascia spazio.
Il dito del saggio è lì, osservato da tanti e la luna, che splende alta nel cielo, che illumina con la sua luce, ignorata del tutto.
Si gioca a calcio, sì sì, quello sport che si fa con una palla, rotonda, che rotola, che si spinge un po’ qua e un po’ là… e quanti sono ad appassionarsi a quelle competizioni! Tanti tanti, fino a quando il gioco finisce e, il giorno dopo, si dice che… nuovi contagi. Tutto sommato, per non sospendere le attività, come la prima volta, quel lockdown che ha provocato disastri nelle famiglie di tutto il mondo e le cui vittime nessuno conta, questa volta, ci si limita a guardare a coloro i quali non si sono vaccinati, per libera scelta perché… l’obbligo non c’è.
Sì, guardiamo a loro! Sì, è vero, non ci sono obblighi di vaccinarsi ma, tutto sommato, la via indiretta è quella di lasciarli fuori dalla vita normale, quella che tutti desiderano.
Allora niente teatri, ristoranti, bar e tante altre cose che troveremo scritte ovunque e i buoni, dicono che è giusto mentre i cattivi… non li ascolta nessuno.
Adesso, dopo un anno e mezzo, ci sono i cittadini divisi in due gruppi, pro o contro i vaccini, dove alcuni potranno ed altri no, dove per vivere normalmente dovrai essere autorizzato e dove quell’autorizzazione non meraviglia più ma diventa, democraticamente, normale.
Normale come ci ricordavamo, forse no, è passato tanto tempo e molte cose sono accadute, la memoria è breve. Adesso è bello perché è normale andare a prendere un caffè, un semplice caffè, con lo smartphone e, protetto nella scatola elettronica, il green pass che tutto permette, che tutto apre… al vaccinato, non obbligato.
La luna si è spenta, ormai stanca di aspettare.