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Trieste scende di nuovo in piazza per dire NO al GREEN PASS.

(di Biagio Mannino)

Sono passate solo poche ore e, per la seconda volta in una settimana, migliaia di persone di nuovo per le vie del centro gridando NO GREEN PASS.
Tantissimi e ancora di più, e come la volta scorsa di tutte le età, molte famiglie con i loro bambini, e ancora non vaccinati con sempre più vaccinati assieme.
Il Green Pass non lo vogliono!
Uniti si sono fatti sentire e sfilano per le vie del centro con slogan e cartelli: la loro voce, il loro diritto di esprimere anche il loro pensiero, la loro critica, il loro dissenso, essere ascoltati, essere democrazia e non solo una parola nel dizionario.
Il primo comma dell’art. 1 della Costituzione Italiana recita “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.”. Ma il Green Pass garantisce il lavoro? Rappresenta il pilastro trainante della democrazia? Impedisce o no ai cittadini di poter esercitare il loro diritto a lavorare, a lavorare serenamente, per garantire una vita quanto meno degna anche ai loro figli?
Mentre Confindustria applaude Draghi, Trieste scende in piazza e non applaude affatto.
Il Governo, nel frattempo, continua a far finta di non vedere…

L’urlo di migliaia di Triestini scesi in piazza: NO GREEN PASS!

(di Biagio Mannino)

Questa sera, a Trieste, sono scesi per le vie del centro, migliaia di Triestini. Persone di tutte le età, giovani ed anziani, famiglie e bambini, ma soprattutto, non vaccinati e tanti vaccinati assieme! Come detto, bisogna sottolinearlo, migliaia di persone che, da Piazza della Borsa, hanno sfilato lungo Corso Italia, Piazza Goldoni, via Carducci fino ad arrivare, con un lungo tragitto, in via Fabio Severo davanti alla RAI, per poi andare in piazza Oberdann di fronte alla sede del Consiglio Regionale e poi proseguire.
Uniti al grido di “NO GREEN PASS”! Una misura che non piace ai cittadini e che sempre di più ne denota gli aspetti illiberali. Un segnale questo di come non si voglia questa misura che limita la democrazia, la libertà, diritto fondamentale di tutti i cittadini italiani!
Quando il governo smetterà di far finta di non vedere?

Non ha importanza.

(di Biagio Mannino)

Non ha importanza capire se si tratti di arte o indifferentemente cosa, quelle bestiole, di tutti i colori, grandi fin troppo, strane quanto basta, ingombranti di sicuro. Non ha importanza sapere chi le abbia fatte, di che materiale siano, se si tratti o meno di plastica riciclata, di carta, di ferro di qualche miniera abbandonata tra sperdute montagne, che siano biodegradabili o eternamente ineliminabili. Non ha importanza chi le abbia volute, nel centro di Trieste, sparpagliate un po’ ovunque e non ha importanza se piacciano o meno, anche se, a dire il vero, sono in molti a chiedersi come possano piacere a qualcuno.
Non ha importanza se i turisti si fermano a guardarle, non ha importanza se le fotografano e ci si mettono vicini per essere testimoni digitali di scatti che fanno ed hanno fatto il giro del mondo. Non ha importanza se attraggono visitatori, se i locali sono pieni di assetati curiosi che si riposano dopo estenuanti passeggiate sotto il sole di luglio alla ricerca degli animaletti.
Non ha importanza se fanno ridere, storcere il naso, dire che poi, alla fine, in fondo in fondo, tutto sommato, nonostante tutto, non sono proprio da buttare.
Non ha importanza se sono lì da giorni e si attenda con ansia la loro rimozione.
Non ha importanza chi le abbia volute, non ha importanza chi ne abbia autorizzato la loro presenza nelle vie e nelle piazze ma quello che ha importanza, e tanta, è chiedersi se poi tutto possa, tutto debba essere concesso, dato, se non esista un limite in un’epoca che sembra proprio non tenere più conto che anche i limiti esistono.
Se le vie e le piazze vedono passanti camminare zigzagando tra tantissimi tavolini, rendendo le stesse vie più somiglianti a stretti sentieri che ad altro, adesso i pupazzoni colorati sembrano tenere compagnia all’idea che tutto debba essere forzatamente bello, allegro, gioioso, forzatamente rumoroso, chiassoso, in tutti i sensi e per tutti i sensi.
Musiche ad alto volume, colori forti, risate e basta e tutti i problemi, improvvisamente, spariscono.
Ma quel coccodrillo, rosso, o indifferentemente cosa sia e cosa voglia rappresentare, su una delle pareti esterne della Chiesa di Sant’Antonio, sembra prendere in giro tutto e tutti.
Allora improvvisamente l’importanza c’è, e diviene fondamentale sapere se esista ancora qualche cosa in cui trovare una identificazione, un brandello di memoria di noi stessi, di visione del tempo, del passato e del futuro inteso nel lungo periodo e non nel fugace presente che si specchia in un sorso di vino, qualche cosa che ci unisca nel nome di una vera cultura, di un vero messaggio di appartenenza, di una vera storia, di veri principi e valori.
Che ci piaccia o no i limiti esistono e l’illusione di trovare facilmente nuovi miti che ci soddisfano è più che mai presente.
E di nuovo non ha importanza, non ha importanza porsi domande, non ha importanza chi o cosa ci si senta, non ha importanza sapere perché si ride, non ha importanza sapere perché si cerca, in qualche modo, di stordirsi nel rumore ripetitivo della movida.
No, niente ha importanza perché le risposte, o meglio, la risposta è lì, basta uno sguardo,su quella parete esterna della Chiesa di Sant’Antonio.

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

Graziano Sartini, radiofonicamente conosciuto come Graziano D’Andrea, nuovo Direttore di Radio Diffusione Europea.

Graziano Sartini, radiofonicamente conosciuto come Graziano D’Andrea, nuovo Direttore di Radio Diffusione Europea.

Graziano Sartini è il nuovo Direttore di Radio Diffusione Europea. Prende il posto di Francesco Cenetiempo nella radio che, da Trieste, porta l’informazione in tutta l’area dell’Adriatico e non solo.
Graziano Sartini è giornalista con un’esperienza pluriennale nel settore dell’informazione radiofonica.
Dalle emittenti private ala presenza ventennale alla RAI del Friuli Venezia Giulia, Sartini fonda RDE – Radio Diffusione Europea di cui assume l’incarico di Direttore e, da oggi, anche quello di Direttore della testata giornalistica.


Il discorso di Graziano Sartini:

A seguito delle dimissioni di Francesco Cenetiempo da Direttore della testata giornalistica di Radio Diffusione Europea, l’Associazione AM Group ha ritenuto di nominarmi nuovo Direttore.
Per me, il conferimento di questo importante incarico, rappresenta, oltre ad una grande responsabilità, anche un altrettanto grande onore.
Un onore perché Radio Diffusione Europea rispecchia la realizzazione di un sogno. Il sogno di un piccolo gruppo di appassionati di radio e di giornalismo, di musica e di intrattenimento e che, coraggiosi, si sono avventurati nel mondo mass mediatico a piccoli passi ma con grandi ambizioni.

Grandi ambizioni. Infatti vogliamo essere presenti, come indica il nostro nome, a Trieste come in tutto l’Adriatico, questo mare che vede affacciarsi Stati differenti espressione delle variegate culture europee.
E non solo, trasmettiamo e siamo seguiti con nostra soddisfazione in tutta Italia e puntiamo ad essere network di informazione per il contesto europeo.

Sì, è vero, siamo ambiziosi ma il nostro iniziale sogno, a piccoli passi, che poi tanto piccoli non sono, si trasforma in realtà.
Noi ci crediamo: siamo riusciti a organizzare una radio partendo dal niente. Una radio che trasmette in onda media, che trasmette in internet e, da pochi mesi, siamo riusciti a dare il via anche alla nostra web TV.
Non ci fermiamo qui perché ancora tanti sono i nostri progetti.
Produciamo programmi che possiamo definire di successo e trattiamo temi ed argomenti che spaziano dalla politica internazionale al mondo del giornalismo.

Siamo un piccolo gruppo di persone preparate ed entusiaste, appassionate e convinte che questo progetto possa affermarsi sempre di più.
Un onore, vi dicevo. Un onore ma anche una responsabilità.
Una responsabilità perché muoversi da piccoli e soli quali siamo, in questo settore, è un’impresa che solo la determinazione che ci caratterizza rende possibile andare nella direzione che vogliamo.
Le difficoltà sono molte, moltissime, e tutto inserito anche in questo momento storico in cui gli impedimenti portati dall’epidemia di Corona virus si mostrano come ulteriori colpi assestati.
Il nostro sogno è la nostra fatica e, non vi nascondo, non sono mancati i momenti di sconforto.

Ma questi testardi, amanti della radio vogliono andare avanti e far sì che radio Diffusione Europea diventi un punto di comunicazione di riferimento serio.
Grazie anche a voi che ci ascoltate, assumo questo incarico di coordinare un gruppo di veri professionisti, preparati e liberi.

Alla ricerca dell’allegria!

(di Biagio Mannino)

Il senso dell’allegria sempre più dominante in Piazza Unità, a Trieste.
Ne abbiamo bisogno, tanto bisogno.
Abbiamo bisogno di sorridere più che mai in questo 2020.
E, forse, a guardare bene quella statua, a guardarla proprio bene, ma bene bene, l’allegria non può che arrivare! Decisamente!
Sì, è proprio… non so… originale, posta al centro di una delle piazze più belle del mondo, di una delle piazze dove è passata la storia, al centro di una delle piazze dove i turisti vengono da lontano e poi vedere da tre lati i magnifici palazzi e da quello rimanente, il mare.
Sì, lì, al centro, la statua, con quella base biancastra e quei bei strani cosi che spuntano.
Fa molta allegria! E fa venir voglia di tornare, a guardarla e chiedersi com’è che sia finita al centro di Piazza Unità!
Tra alberelli e prossime musichette natalizie, fa la sua bella figura.
Solo una domanda: quando la togliete?

A Trieste si prepara la “magica” atmosfera natalizia. Il 19 ottobre!

(di Biagio Mannino)

A Trieste si prepara la “magica” atmosfera natalizia. Il 19 ottobre!

Non c’è dubbio! Trieste anticipa tutti e tutto! Già si respira l’atmosfera natalizia in Piazza Unità dove, in una bella e calda giornata di metà ottobre, si allestiscono alberelli e luminarie.
Che il 2020 sia un anno strano lo ha ormai capito chiunque. Che le cose nella nostra vita quotidiana siano cambiate è un dato certo. Ma vedere alberi natalizi quando ancora non è chiaro se indossare il cappotto o meno, questo non lo si immaginava!
E così, se vi capita di passeggiare per le vie del centro, aspettatevi quelle belle sensazioni che solo il Natale ci può dare, quei bei momenti di serenità e quelle simpatiche corse agli acquisti.
Sì, mentre per le strade, la gente cammina, con mascherine e preoccupazioni. Vere preoccupazioni.

Migliaia di persone presenti alla fiaccolata per i poliziotti uccisi a Trieste.

Migliaia di persone, ieri sera, sono state presenti alla fiaccolata dedicata ai due poliziotti uccisi venerdì pomeriggio presso la Questura di Trieste.
Le vie, grandi e piccole, intorno alla Questura, erano gremite di gente che, silenziosamente, portava la propria presenza in questo triste e difficile momento. Solo gli applausi spontanei interrompevano un silenzio profondo ogni tanto accompagnato dal suono delle campane.
Il senso di sgomento, provocato dalla vicenda, ha colpito tutti i triestini che continuano ad essere partecipi attivamente al lutto delle famiglie degli agenti.
Trieste da ieri è una città ferita e segnata.

Video:

 

Verità per Giulio Regeni.

verità per giulio regeni(di Biagio Mannino)

“Verità per Giulio Regeni”. Così è scritto su un piccolo adesivo che ho sulla scrivania. Uno dei tanti che sono stati e che vengono distribuiti da quando Giulio Regeni, assassinato orribilmente, è divenuto un vero e proprio simbolo.
Un simbolo di tutto ciò che va, come la voglia di conoscere, di studiare, di portare la ricerca della verità ai massimi livelli, di combattere i soprusi, di esercitare la libertà di pensiero, di stampa, di essere cittadini del mondo, di viaggiare e conoscere, di confrontarsi in modo civile e democratico, di aprirsi alle idee di tutti, di avere un dialogo tra culture diverse, di far conoscere tutto questo a tutti.
E Giulio è anche il simbolo di ciò che non va, della violenza che distrugge tutto, che caratterizza come ha caratterizzato la vita degli uomini nel tempo, di come pochi possano essere l’incubo di tanti, della libertà negata, della soppressione e della cancellazione del pensiero, della volontà di creare, per gli altri, un mondo triste, e, alla fine, della verità negata.
Sì, della verità negata perché questo giovane, caduto vittima di logiche più grandi di lui, si trova anche a vivere dopo morto contrapposizioni dettate da altre logiche.
La  sua morte, anche questa, diviene simbolo del soppruso e del fatto che, poi, alla fine, non se ne verrà fuori.
E allora che significato ha esporre un adesivo, una bandiera, uno striscione con scritto “Verità per Giulio Regeni”?
Nessuno, se vogliamo rassegnarci all’idea dell’incapacità e dell’inutilità di chiedere, di chiedere che si conosca cosa è successo, perché, se si ritiene che anche il diritto all’indignazione sia da mettere da parte e dimenticare come tante altre cose.
Quell’adesivo, quello striscione e quella bandiera indicano che esiste un popolo e questo popolo vuole vivere da protagonista la propria vita.
Diviene, in una sorta di metamorfosi, l’espressione della presenza, del valore di democrazia ma sempre di più messo da parte.
Adesivi, bandiere, striscioni. Tutti uguali, gialli con la scritta nera “Verità per Giulio Regeni”. Tanti in tanti luoghi come sulla facciata del Palazzo della Regione Friuli Venezia Giulia, nella Piazza Unità di Italia, anche questa simbolo, a Trieste.
Ma non più. Decisione irrevocabile, lo striscione va tolto.
Quel simbolo sparisce e sparisce quella piccola grande funzione che aveva, in un luogo importante, frequentato, turisti e ancora e ancora gente e genti di tutti i posti. Visibilità, guardare e riflettere, non solo su Giulio ma un po’ più in là, su di noi, sul mondo dell’uomo e della politica, sul significato di essere cittadini, sul significato di democrazia.
Quasi un controsenso che proprio là dove si dedica una piazza all’Unità di Italia, proprio un italiano caduto vittima, lontano, non troverà più  il suo posto, utile solo ad uno striscione che, silenziosamente, gridava “Verità per Giulio Regeni”.
Tolto. Niente di tutto questo potrà essere più.
Un pensiero va proprio ai genitori di Giulio Regeni che vedono proprio a Trieste sparire un piccolo pezzo di speranza. Non cambierà molto le cose, nel resto di Italia tutto resta ma a Trieste… no.

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NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da google immagini.

Confini? No, grazie.

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avvisi nei boschi del Carso triestino – foto di Biagio Mannino.

(di Biagio Mannino)

Non c’è tregua. No, non c’è tregua per il cittadino europeo nel mare in tempesta delle vicende targate UE.
In questo caso, la politica italiana è andata ormai in tilt. E quella europea… anche.
La sola ipotesi di ricostituire il confine  o, come si dice da giorni, di costruire barriere o cose simili sul confine italo – sloveno, finalizzate alla limitazione dei passaggi dei migranti, è l’espressione della totale incapacità da parte del Governo italiano di affrontare i problemi.
Quando si parla di “confine italo – sloveno, ci si riferisce in modo particolare ha due aree ben specifiche che si chiamano Trieste e Gorizia.
Due città che sono vissute chiuse dai confini, isolate ed impoverite dalle insensate scelte di politiche degne solo di essere giudicate profondamente dalla storia.
Sessanta anni e più di isolamento che solo chi ha vissuto quei momenti, in questi territori, può comprendere.
Popoli divisi ed allontanati, messi gli uni contro gli altri, generazioni pronte allo scontro in una sorta di deserto dei tartari là dove prima regnava la normalità. Una normalità interrotta, forzatamente da quello che la politica di allora riteneva opportuno, incapace anche allora di risolvere i veri problemi.
Generazioni, sì, generazioni perse che il tempo ha visto passare nell’attesa che qualcosa cambiasse.
E quel qualcosa è arrivato e si chiama Unione Europea. Unione Europea, alla quale proprio qui, a Trieste, si deve tanto,  visto anche quanto la città, grazie alle aperture proprio di quei confini, in tutta quell’Europa centro – orientale, sta vivendo.
Prima Austria Ungheria e poi la Grande Guerra e poi la caoticità totale europea.
L’Unione Europea, tanto disprezzata, ha reso possibile, letteralmente, di vivere il territorio europeo, per tutti coloro che ne hanno compreso il valore, per tutti coloro che ne hanno compresa l’importanza.
Eppure no. Popoli e Governi, visioni differenti, posizioni contrastanti e là dove l’interesse prevale implica la non comprensione che l’Unione Europea deve avere una politica comune e veramente comune.
Grandi sfide all’orizzonte, grandi opportunità a portata di mano e di fronte alla vicenda dei migranti, tutto implode.
La soluzione diviene allora la più semplice: chiudere. Anzi, chiudersi, isolarsi, tornare immediatamente piccoli e non saper cogliere le occasioni.
Ma quanto fanno paura questi migranti?
Quanto fanno paura questi migranti da portare a pensare di ricostituire i confini chiusi?
Quanto fanno paura questi migranti all’Italia, in calo demografico, con una bassissima natalità, con la popolazione più anziana del mondo? Quanta paura fanno questi migranti all’Europa che, come l’Italia, invecchia sempre di più?
Occorre cercare quelle soluzioni di impatto, che colpiscano l’opinione pubblica, che diano la sensazione di un risultato immediato, ma che, in realtà servono solo a distanziare più in là quello che non si è capaci di fare.
Impreparazione o incapacità, non ha importanza perché, alla fine, tutto è immobile.
E allora, invece di programmare, di avere una visione di insieme, di lavorare per l’Europa e gli europei, si assiste allo spettacolo triste di una nave che forza tutti i blocchi incurante delle normative, si assiste a litigi tra politici, si assiste all’edificazione di barriere e si pensa di costruirne altre, si accoglie ma non si integra, rischiando anche di creare problemi sociali in un prossimo momento, si assiste ad una UE incapace di essere punto effettivo di riferimento per tutti gli europei.
Si assiste a tutto questo mentre Putin dice che la politica del futuro si chiama  Trump, Orban e Salvini.
E la politica si mostra con i politici, arrabbiati, che dicono tutto quello che, alla fine, già sanno tutti.
Si pensa all’oggi ma si rimanda il domani, quando prima o poi, i problemi si faranno sentire. Dopo aver sperimentato muri di tutti i tipi, nella speranza di risolvere semplicemente… tutto, quali provvedimenti prenderanno i politici del futuro?

 

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USA, Cina, Russia, Europa e… Trieste.

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Dove si colloca Trieste oggi?
La politica mondiale ci mostra un inasprimento delle competizioni in tutti i settori e i giocatori, che si affacciano sulla scacchiera geopolitica, sembrano essere tre… e mezzo.
USA, Cina e Russia sono competitori affermati e compatti oltre ormai ad essere anche consolidati nello scenario sempre più complesso. L’Europa, o meglio, l’Unione Europea, rimane alla ricerca di sé stessa, alla disperata ricerca, potremmo dire, poiché ancora appare impossibile il raggiungimento di una comunione degli interessi di tutti in contrapposizione al perseguimento, da parte dei singoli,dei propri interessi.
La storia è sempre quella. Paesi europei eternamente in discordia, mai capaci di unirsi veramente, mai capaci di avere una comune visione in un momento in cui la competizione internazionale lo impone.
Un’Europa fragilissima che privilegia i piccoli rapporti con i grandi e dimentica di essere, a sua volta, grande.
Lo scontro USA, Cina Russia è sempre più intenso e, alle classiche guerre, i colpi dei giochi finanziari divengono i nuovi proiettili indirizzati verso tutti in un contrasto verso tutti.
Improvvisamente anche i più distratti si rendono conto che quel mondo che precedeva la caduta del Muro di Berlino, quel 9 novembre 1989, non c’è più e, alle ideologie del passato, vengono date le ben più pragmatiche regole della finanza internazionale.
Un mondo alla ricerca di nuovi punti di equilibrio, ma in una fase sicuramente difficile se non addirittura pericolosa.
E l’Europa dei singoli Stati membri, cerca. Cerca di orientarsi, cerca di muoversi come ha imparato a fare nella tragica esperienza chiamata XX secolo, ma non di più. Cerca di sopravvivere in un contesto dove ciascuno, in un modo o nell’altro, spera di ottenere quanto più può.
La Cina vede le potenzialità del continente europeo e le nuove vie della seta sono lì e piacciono a tutti tranne agli Stati Uniti.
La Cina diventa allora fonte di preoccupazione nel disegno degli assetti globali, Trieste diventa la porta di entrata di chi potrebbe disunire la forza proprio di quegli USA che in Europa, da quella cortina di ferro in poi, avevano ufficializzato la loro presenza mondiale.
Ma gli Stati europei si muovono, se non a titolo Unione Europea, a titolo personale e, per l’area centro europea, Trieste nuovamente rappresenta il fulcro di quella connessione tra il vecchio continente, il Mar Mediterraneo e la direttrice asiatica.
Sì, perché è proprio l’Asia  che ormai rappresenta e, nel prossimo futuro, rappresenterà il centro di degli interessi planetari.
La vitalità che in questi ultimi anni, potremmo addirittura dire mesi, che caratterizza la città di Trieste, evidenzia il risveglio dopo un letargo iniziato nel 1918.
Ma questo ritorno sulla scena implica anche l’essere oggetto, nuovamente, come già successo, del desiderio contrastato di usare la sua caratteristica, potremmo dire, naturalmente geopolitica, e, contemporaneamente, oggetto del desiderio che tutto questo non sia.
Gli investimenti sul porto sono sempre maggiori e l’interessamento, in particolare, proprio da quell’area mitteleuropea, Austro – Ungarica, diviene sempre più concreto e tangibile.
La politica, quella dei politici, quella dei partiti… non ha ancora capito bene cosa stia succedendo.
Mentre a Roma si litiga sulle vicende parlamentari, gli ungheresi investono a Trieste, e gli USA non vedono affatto di buon occhio l’arrivo della Cina proprio a Trieste.
Mentre si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, un po’ ovunque si discute su tutto tranne che di Europa.
E così in Italia come in Germania dove, il dibattito mediatico, si concentra sulla pensione di cittadinanza.
L’impressione è che la politica, quella che abitualmente intendiamo come espressione partitica, abbia preso una direzione mentre la Politica, ovvero gli obiettivi che diversi cercano di realizzare, viaggi decisamente su altri canali.
Per Trieste ormai si è mosso il sistema e questo fa i suoi passi, al di là della volontà dei piccoli giocatori. Ora sarà la gestione del fenomeno che diventerà, con il tempo, sempre più difficoltosa poiché gli spazi di manovra tra USA, Cina, Russia e Europa Unita e Disunita, sono destinati a farsi sempre più stretti, concentrando l’attenzione, in particolare, su aree strategiche, appunto, come Trieste.

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NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

10 novembre 2018: Trieste Europea ricorda i caduti Austro – Ungarici.

Trieste - 10 novembre 2018.(di Biagio Mannino)

Erano tanti, tantissimi, i cittadini del Litorale che prestarono servizio durante la Grande Guerra.
Erano soldati dell’esercito e della marina Austro – Ungarica e, in molti, non fecero ritorno.
La Trieste plurale, multi culturale, multi etnica, si muove nella sua storia, attenta e prudente, orgogliosa e spaventata di sé stessa, visibile in ciò che è apparso per cento anni, celata in tutto ciò che è stato per 500 anni.
Austria e poi Austria – Ungheria e poi Italia in un vortice dove tutti erano avvolti quasi la Bora fosse l’unica espressione impetuosa che avrebbe potuto unire i suoi popoli.
Italiani, sloveni, croati, austriaci, greci, ebrei e tanti altri ancora… insomma… triestini, oggi… europei.
Difficile è muoversi nei complessi meandri dell’anima di questa città e di queste terre.
Sì, di queste terre poiché a Trieste si deve aggiungere la Slovenia, la Croazia, parte del Friuli, l’Istria, in tutti i passaggi portati dalle vicende storiche, spostamenti di confini, di popoli che si univano e che poi, qualcuno divideva, o meglio, tentava di dividere.
Il popolo triestino interpretabile come insieme di popoli, con tutte le loro caratteristiche ma che, per il regime post Grande Guerra, quello fascista, non poteva e non doveva essere.
Cancellare, dimenticare. E così quei caduti che si chiamavano Boris, Peter , Aron, Angelo…
Sono passati cento anni dalla fine della Grande Guerra e, in questo periodo, tutto si è fermato ma solo per alcuni poiché tanti, ostinatamente, orgogliosamente, mantenevano il proprio ricordo proprio di Boris, Peter, Aron, Angelo e tutti coloro che furono soldati Austro Ungarici.
Cento anni di memorie celate, nascoste perché era incomprensibile, per le generazioni post 1918, avere famigliari non dalla parte “giusta”.
Il tempo passa e le tensioni si affievoliscono e la curiosità, ma soprattutto il desiderio, porta a riaprire i cassetti lasciati lì, chiusi da anni, appunto, “dimenticati”.
Le foto, ingiallite dal tempo, screpolate nelle loro immagini stinte, quell’uomo, in uniforme, fermo, immobile nella stampa come nel ricordo di sua figlia, qualche lettera, un ricordo , una mostrina e poi la voglia di conoscere e saperne di più.
Trieste fa il salto e diviene Europea proprio perché tragicamente privilegiata dalla sua terribile storia.
Comprende prima degli altri come le contrapposizioni e le strumentalizzazioni di alcuni, alla fine, producano solo dolorosi effetti tra, appunto, i popoli.
Guerre e morti, niente di più: questa è la storia del ‘900.
Oggi, 10 novembre 2018, in Piazza Verdi, a partire dalle ore 10.00, si è tenuta una cerimonia voluta da trenta associazioni.
Ricordare i caduti “dimenticati”. Dimenticati dalla storia, dimenticati per tutto il ‘900 ma, solo in apparenza, perché erano sempre lì.
E ricordando loro non si dimentica Trieste.
Non un ricordo finalizzato a nostalgie imperiali ma semplicemente volto a riconoscere a quelle povere persone che anche loro sono state vittime di drammatiche scelte politiche.
Tanti nomi pronunciati oggi, canti in dialetto triestino, in sloveno, tante lingue, l’italiano, il croato, il tedesco, lo sloveno, il friulano proprio ad evidenziare la natura eterogenea di queste terre e, oggi, orgogliosamente ricordate.
Un’iniziativa dal sapore europeo, dove la storia fatta di storie, dove la cultura fatta di culture, dove tutto è fatto da tutti, si mostra a quella politica che insistentemente guarda ai confini come punti di imprescindibile interesse.
La Grande Guerra ha rappresentato l’inizio del disastro europeo e quell’esperienza ha prodotto ricordi di sofferenza.
Oggi tutto è a disposizione: sarebbe un peccato buttare questa occasione, l’occasione di essere europei.

GUARDA I VIDEO: il discorso di Pierluigi Sabatti, Presidente del Circolo della Stampa di Trieste. Canti in triestino. Canti in sloveno. Ricordo in friulano.

 

spotNOTA: le immagini e i video in questo post sono di Biagio Mannino. Archivio BM – 2018.

Una storia di tante piccole storie.

 

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Trieste, 17 ottobre 2018 ore 11.00. Alcuni risparmiatori delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli si ritrovano in via delle Torri per ricordare le vicende che li hanno colpiti assieme ad altre 17000 persone. Un anniversario per non dimenticare quel 17 ottobre 2014 quando trovarono le casse delle Coop chiuse e per loro iniziava un percorso difficile. (foto BM 2018)

(di Biagio Mannino)

Era il 17 ottobre 2014 quando, migliaia di persone, quel giorno, si trovarono di fronte ad una brutta, anzi, una bruttissima sorpresa: le casse delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli non distribuivano più il denaro. Erano sostanzialmente chiuse.
Iniziava così per ben 17000 piccoli risparmiatori un percorso difficile, drammatico sotto molti punti di vista, ricco solo di angosce, ricco solo di ansie e preoccupazioni.
Era proprio quel risparmio, quel piccolo risparmio ad essere messo a rischio in un periodo in cui ci si trovava in piena crisi sia economica che finanziaria dove era l’incertezza a dominare e dove ancora non ci si riusciva ad orientare nel turbine provocato dalla crisi del vicino 2008.
Sì, era quel risparmio di migliaia di famiglie, di persone che vedevano nelle Cooperative il punto di sicurezza, l’approdo, la realtà territoriale che solo e solo quella dava piena fiducia.
Quattro anni sono passati e, per chi non ha vissuto quelle vicende, appaiono come lontani e il ricordo delle cronache di allora si assottiglia sempre di più.
Ma ben diverso, al contrario, è il senso di sconcerto per chi ha attraversato quell’esperienza e che, invece, non dimentica affatto né ciò che accadde, né le conseguenze, anzi, potremmo dire, le “ferite” riportate.
Qualche giorno fa sono stato contattato da tre persone che mi dicono “Vogliamo che la memoria di quanto successo sia mantenuta”.
Mantenere la memoria di una storia fatta di tante piccole storie perché poi, in definitiva, di questo si tratta.
I soldi divengono sempre più fondamentali per chi ne ha pochi o pochissimi, per chi in quelle piccole cifre trova una sorta di rifugio più psicologico che altro, per far fronte agli imprevisti che si mostrano sempre pronti ad infierire vedendo nei più deboli le loro prede preferite.
Tante storie di persone di tutti i tipi: donne, uomini, pensionati, tanti, anzi, tantissimi, madri sole che sostengono figli disoccupati, altri con malattie, altri ancora mossi da fiducia per tutto ciò che rappresenta il territorio il cui legame per i triestini è, o, forse, era, molto forte.
La voce di tanti, tantissimi della loro quotidianità fatta di bollette da pagare, affitti, mutui, dal correre a fare la spesa, dal rinunciare spesso a compere ritenute superflue per alcuni ma fondamentali per altri, una vita di famiglie alla ricerca di barcamenarsi tra pensioni basse e costi della vita in aumento, tra l’acquisto di libri per i figli che nell’università vedono una prospettiva e esigenze che non possono essere soddisfatte.
Insomma, la voce della gente che non vive nell’illusione dei prodotti televisivi ma in una concreta e tangibile realtà.
Quel giorno inizia tutto o… finisce qualcosa…
Persone sconcertate, alcuni apprendono la notizia dalla stampa, altri passando per via Giacinto Gallina, altri ricevono telefonate, altri ancora per passaparola…
“E adesso? Che faccio?” la domanda più frequente nella confusione generale “E i miei soldi?” si chiedevano tutti.
Una sorta di panico collettivo perché, come detto, erano ben 17000 i piccoli risparmiatori coinvolti.
Non si può non tenere conto che una parte consistente di questi erano anziani inesperti nel muoversi nei contesti burocratici ma, non solo, anche del mondo dei conti correnti e di internet.
Si racconta di scene in occasione delle assemblee pubbliche di persone completamente disorientate, altre con evidenti problemi di salute e acciacchi legati anche all’età che, accompagnati, si perdevano nelle spiegazioni tecniche.
“Tutti commercialisti” mi viene spiegato. Andare e sapere cosa fare.
Ma così non è e così non è per molti che si trovano nell’incapacità oggettiva di valutare al meglio cosa fare.
Storie di tante persone che, dopo quattro anni sono riuscite ad avere una parte dei loro soldi, il 76% ma che hanno vissuto uno stress che non verrà ripagato da nessuno.
Molti sono morti e anche questo rattrista proprio perché nei loro ultimi momenti hanno vissuto quell’esperienza.
Ricordare diviene fondamentale: non solo i grandi eventi, le ricorrenze nel bene o nel male. Ricordare anche quei fatti che, per la gente, quella gente che vive la vita, hanno rappresentato un vero e proprio dramma. Ricordare per ricordarli.
Questa è solo una storia, una breve storia, una storia fatta di tante piccole storie…

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Articolo tratto da Vita Nuova – 12 ottobre 2018.

Ascolta, nella sezione RADIO,  la trasmissione Grandangolo del 16 ottobre 2018 dedicata all’argomento andata in onda su Radio Nuova Trieste.

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NOTA: le immagini in questo posto sono tratte dall’archivio Biagio Mannino.

Trieste, 18 settembre 1938.

1(di Biagio Mannino)

Era gremita quel giorno, fino all’incredibile, quella piazza che, pochi anni prima, si chiamava piazza Grande.
L’attuale piazza Unità d’Italia venne addirittura modificata nel suo assetto estetico divenendo nera per l’asfalto al fine esclusivo di accogliere lui, il Duce, Benito Mussolini che, con tutti i più noti gerarchi del fascismo, decise che proprio a Trieste dovessero essere presentate quelle leggi. Sì, quelle leggi che avrebbero dato il via all’essenza razzista del regime.
200 mila persone tra la piazza e le vie limitrofe, sulle rive, ovunque per Mussolini che, dal balcone del Comune, tenne il suo discorso, quel discorso.
Non una scelta a caso: doveva essere Trieste il luogo con la “L” maiuscola ideale per la proclamazione di quelle leggi destinate a macchiare la storia e, di conseguenza, Trieste.
“L’italianissima” città era nella sua natura multi etnica, multi religiosa e multi culturale e, proprio da qui, doveva nascere quel percorso di purificazione della razza italica.
La Trieste di tutti i popoli europei diveniva lo scenario adatto dell’Europa degli anni ‘30, quella di Hittler e, appunto, Mussolini.
Inizia un percorso che proprio da quel 18 settembre, dava il via ad un impressionante declino fino alla violenza estrema della guerra e di tutte le terribili persecuzioni.
Anche il Re diviene protagonista del disastro, protagonista anche lui, Vittorio Emanuele III che nulla fece, pur potendolo, per impedirne il grave passo e firmando le stesse leggi poneva fine alla dinastia dei Savoia.
18 settembre 1938 – 18 settembre 2018. sono passati 80 anni dalla proclamazione delle leggi razziali. Un percorso tra luglio e novembre di quell’anno che, poi, si tradusse in una serie di decreti convertiti in leggi in cui gli ebrei venivano esclusi dalla vita attiva dell’Italia: dai loro incarichi e lavori negli enti pubblici, ma anche in tutti quegli enti privati di rilevanza economica e finanziaria come banche ed assicurazioni. Venivano privati di beni immobili e patrimoni mobiliari oltre ad essere colpiti anche nella vita affettiva, personale e privata, con il divieto di matrimonio con cittadini / e italiani.
Inevitabilmente molti dovettero lasciare l’Italia e la dicitura “di razza ebraica” appariva in appositi elenchi.
A 80 anni di distanza, quanto accadde quel giorno, si rivela fondamentale nel ricordarlo non solo perché doveroso, ma anche perché esperienze di quel tipo devono, o dovrebbero servire ad esempio poiché la storia non si ripeta e così gli errori dei suoi protagonisti.
Eppure parole come queste, scritte, appaiono scontate ma, in un modo o nell’altro, la storia si rivela come essere una maestra di vita molto poco ascoltata.
Non mancano oggi le polemiche ed appaiono quanto mai inopportune di fronte alle giuste attenzioni portate nel ricordo di quell’evento. L’atto del ricordare, che non ha e non deve avere colori politici, deve essere accettato da tutti per ciò che quel giorno fu, poiché ha rappresentato un crimine verso l’umanità tutta.

I CONTENUTI DELLA LEGGE:

il divieto di matrimonio tra ebrei ed italiani
divieto per gli ebrei di avere dipendenti di razza ariana
divieto di accesso a qualsiasi attività lavorativa presso enti pubblici o privati ad interesse pubblico come banche ed assicurazioni
divieto di trasferimento nel territorio italiano per ebrei stranieri
divieto di esercitare il ruolo di tutore di minori
per quegli ebrei che avevano acquisito la cittadinanza italiana dopo il 1919 questa veniva a decadere
alle scuole pubbliche era fatto divieto di utilizzare testi di studio ai quali avesse partecipato alla stesura un ebreo
divieto di essere proprietari di terreni o di fabbricati superiori a determinati parametri
il divieto di svolgere il servizio militare
divieto di essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale
tutte le professioni intellettuali e, in particolare, quelle di notaio e giornalista, erano interdette agli ebrei
i ragazzi di origine ebraica erano interdetti dal frequentare la scuola pubblica
Obbligo di annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile valido per tutti gli ebrei.

UNA NOTA DI MUSICA IN UN PERIODO OSCURO: YOUKALI .

L’Europa degli anni ‘30 è alla ricerca di un rifugio dal buio che la caratterizza.
Nel 1934n Adolf Hitler assume il potere assoluto in Germania e nel 1935 vengono approvate le leggi razziali tedesche.
Nel 1934 la notte dei lunghi coltelli e nel 1939 la Notte dei Cristalli…

Un luogo ideale dove rifugiarsi è Youkali, il posto dove scappare da tutto quello che accade.
Youkali: testo scritto dal francese Roger Fernay nel 1935 su musica di Kurt Weill ma modificata poiché Kurt Weill la scrisse per l’adattamento teatrale del romanzo “Marie Galante” del 1931 di Jaques Deval.
Era un tango che con quell’adattamento a Youkali, assunse subito un valore ed un significato profondo. La ricerca di un mondo diverso “L’isola che non c’è” la terra desiderata e diversa dalla realtà.

ascolta Youkali interpretata da Shara Worden:

spotNOTA: il video in questo post è stato tratto da www. YouTube. it-

Gordana Drinković espone le sue opere a Trieste.

20180707_200201(di Biagio Mannino)

Sabato, 7 luglio 2018, alle ore 19, presso il Magazzino delle Idee, in corso Cavour 2, a Trieste, si è svolta l’inaugurazione della mostra “Vetro, la mia seconda pelle”, dell’artista e scultrice croata Gordana Drinković, che ha esposto una scelta di opere, e di queste una selezione in anteprima internazionale..
La mostra è stata organizzata con la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPAC), del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia MibACT e del Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria.
Numerosa e qualificata è stata la partecipazione all’evento che ha visto la presenza di autorità, esperti del settore provenienti anche dalla Croazia.
Un’attenta e seguita presentazione ha caratterizzato la serata anticipando poi la visita in anteprima alle opere esposte.
Un momento di valore e significato e che mostra come l’arte divenga strumento di incontri dal sapore europeo.
Un’occasione anche per mostrare come le energie di uno Stato giovane, la Croazia, e, contemporaneamente ricco di un’antica identità nazionale fortemente e orgogliosamente sentita, punti anche sull’arte per far conoscere le proprie importanti capacità e tutte le proprie potenzialità.
Fra le tante osservazioni che sono state fatte è emerso come proprio Trieste rappresenti per la Croazia un punto di riferimento che diviene sempre più significativo come luogo di conoscenza.
Le pregevoli opere dell’artista mettono in risalto non solo le sue capacità ma anche il coraggio di trattare un materiale, il vetro, difficile e che, in Croazia, ormai, non trova luoghi di produzione.
La serata si è conclusa con soddisfazione degli organizzatori e con selfy con l’artista croata.

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