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“Riguarda tutti noi”: il docufilm dedicato all’istruzione per il reinserimento delle persone detenute.

“Riguarda tutti noi”: il docufilm dedicato all’istruzione per il reinserimento delle persone detenute.

Emilia Colella, Presidente dell’Associazione DOC , e Laura Pacini, Vicepresidente della stessa associazione, presentano a Il vento di nord est, il docufilm “Riguarda tutti noi”.

Il progetto è finalizzato a far conoscere l’importante ruolo dell’istruzione per il recupero ed il reinserimento delle persone detenute.

Si riporta il comunicato e l’immagine di copertina di questo post come ricevuti.

Comunicato Stampa

Mercoledì 10 e 17 dicembre a Trieste si presenta “Riguarda tutti noi”, il docufilm che racconta l’istruzione nel Coroneo per il reinserimento delle persone detenute

I due appuntamenti ospiteranno alcuni protagonisti del docufilm di Giovanni Panozzo per valorizzare, insieme alle scuole del territorio, l’importanza dell’istruzione in carcere attraverso le esperienze di DOC – Docenti per l’Istruzione in Carcere APS

TRIESTE, 20 novembre 2025 – Mercoledì 10 e il 17 dicembre alle ore 9.30, nella sala Luttazzi del Magazzino 26 del Porto Vecchio di Trieste, DOC – Docenti per l’Istruzione in Carcere APS formata da docenti e operatori che lavorano nei contesti detentivi favorendo scambi, sinergie e supporto professionale utili al reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale, presenterà, in due appuntamenti che vedranno la presenza di numerosi ospiti ed esperti che vi hanno preso parte, il docufilm “Riguarda tutti noi” di Giovanni Panozzo, anche autore delle musiche originali, nato da un’idea di Emilia Colella e Laura Pacini e realizzato dall’associazione DOC – Docenti per l’Istruzione in Carcere APS grazie al contributo straordinario ex L. n. 7/2024 della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, in collaborazione con il Comune di Trieste, il Provveditorato Regionale per il Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, La Casa Circondariale “Ernesto Mari” di Trieste e il Tribunale di Sorveglianza di Trieste. Gli eventi sono inseriti nella rassegna “Una Luce Sempre Accesa” promossa e organizzata dal Comune di Trieste – Assessorato delle Politiche della Cultura e del Turismo.

Il film racconta i percorsi di istruzione e formazione che si svolgono all’interno della Circondariale di Trieste “Ernesto Mari”, e lo fa dando voce alle persone detenute, e ai docenti e agli operatori che sono impegnati quotidianamente nella promozione del valore dell’istruzione come leva per il reinserimento sociale e lavorativo: dal laboratorio “Slow Gusto: tecniche di cucina marinara” condotto da Umberto Zerbo e Antonia Didonè, chef e titolare della Trattoria “La Gassa” a Sant’Alò (località in Santo Stino di Livenza, VE), al corso di serigrafia a cura della Cooperativa Centro Solidarietà Giovani “Giovanni Micesio” di Udine, che ha curato anche il corso di Tecniche di Web and Digital Marketing; dal corso di yoga tenuto dalla docente Anna Ciconali a quello di fumetto a cura del CPIA – Centro Provinciale Istruzione Adulti di Trieste con il docente Federico Fumolo; e ancora, il laboratorio di Manutenzione di interni a cura di IAL Trieste, che ha coordinato anche il corso di Sala e Bancone, al Corso di scrittura creativa della Cooperativa Basaglia, per arrivare infine al progetto “Oltre le sbarre, sotto la sabbia”, realizzato dallo psicopedagogista Stefano Bertolo, il quale attraverso il laboratorio di Comunicazione efficace ha condotto il lavoro con le donne detenute del Coroneo sulle possibilità di narrazione dell’”Antigone” di Sofocle.

Oltre alle testimonianze di docenti e detenuti non mancano all’interno del docufilm le voci di chi lavora da dietro le quinte per costruire questo ponte reale fra il dentro e il fuori incarnato dall’istruzione in carcere: la Presidente di DOC Emilia Colella insieme agli interventi puntuali di altre voci autorevoli, tra cui quelle di Mitja Gialuz (Presidente della Barcolana e professore ordinario di Diritto processuale penale dell’Università di Genova) e Patrizio Bianchi (ex Ministro dell’Istruzione e già rettore dell’Università di Ferrara).

È ormai noto che le strutture carcerarie italiane presentano criticità storiche: sovraffollamento, infrastrutture obsolete e carenze nei percorsi trattamentali. Questo determina disagio tra detenuti e personale, con frequenti episodi di tensione e tragedie come suicidi o rivolte.
Il progetto mira a rendere visibile e comprensibile la realtà del carcere, abbattendo stereotipi e stigmatizzazioni. Senza mancare di mettere a fuoco una riflessione sul tema della giustizia e della responsabilità sociale, il docufilm cerca di fornire anche una visione scevra da stereotipi integrando la necessità di trasmissione di questa immagine anche al mondo della scuola, e per questo nel corso dei due incontri in Sala Luttazzi ci si rivolgerà in larga parte anche agli studenti, al personale docente e, più in generale, a chi opera all’interno degli istituti scolastici.

Così dichiara la Presidente di DOC, Emilia Colella: «Tra gli obiettivi che ci siamo prefissati con la creazione di questo docufilm c’è quello di sensibilizzare non solo la società civile con un occhio di riguardo agli studenti, gli uomini e le donne di domani, ma anche le Istituzioni competenti affinché si possa costruire un vero asse dell’istruzione carceraria, in grado di riconoscere una specificità professionale al docente che lavora in carcere, per rendere il suo ruolo più autonomo, competente e connesso con il territorio. Il docente carcerario non può più essere considerato un semplice ospite nel sistema penitenziario, concezione arcaica e obsoleta per i tempi complessi che viviamo, ma deve diventare un ponte stabile tra il carcere e il mondo esterno, capace di integrare istruzione, formazione, progettazione, orientamento e reinserimento. “Riguarda tutti noi” racconta anche le difficoltà che incontriamo, le barriere che esistono tanto quanto la possibilità di aprirle. Il messaggio è che se l’istruzione fallisce o non arriva in quei luoghi chiusi e totalizzanti a pagare non è solo chi sta dentro. A pagare siamo tutti noi».

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Guerra Chiama. Guerra Dove porta il riarmo? Il VIDEO del convegno.

Guerra Chiama Guerra. Dove porta il riarmo?
CONVEGNO: sabato 20 settembre 2025 ore 17.00 – 19.00 Sala Xenia – Riva III novembre 7 – Trieste
I tradizionali strumenti della diplomazia e del diritto internazionale appaiono oggi deboli e delegittimati. L’utilizzo di un rampante militarismo – l’idea che la guerra sia il mezzo più opportuno per conseguire dei fini politici – si sta rapidamente insinuando nella società. La soluzione per la “sicurezza” prospettata da molti leader sembra passare quasi esclusivamente per un rapido e massiccio riarmo.
Quanto sono giustificati i timori per la sicurezza in Europa? L’informazione attuale esprime adeguatamente la complessità di un mondo sempre più multipolare? Il militarismo, il nazionalismo, la logica dell’escalation, quali conseguenze possono avere sulla società? Quanto costa il riarmo?
Queste le principali questioni trattate nel convegno che si avvale di qualificati relatori alcuni con esperienza diretta sul campo di guerra.
Partecipano:
► Marc Innaro, scrittore e giornalista, già storico corrispondente Rai da Mosca, Gerusalemme e da Il Cairo. Ha seguito da vicino i conflitti e le tensioni che hanno attraversato l’Est Europa, il Medio Oriente e l’Africa.
► Diana Bošnjak Monai, scrittrice, illustratrice, è nata a Sarajevo da una famiglia multietnica e multiculturale. Ha conosciuto la tragedia delle guerre balcaniche che ha raccontato in alcuni suoi libri.
► Francesco Vignarca, Coordinatore delle campagne della Rete Italiana Pace e Disarmo è autore di diversi libri e articoli sul tema degli armamenti. È co-fondatore di «Milex» – osservatorio sulle spese militari italiane.
► Introduce e modera: Biagio Mannino, giornalista specializzato in politica internazionale e analista della comunicazione pubblica.

Il convegno è stato realizzato dal Comitato Mutuo Appoggio Lavoratori Radio TV in collaborazione con Il vento di nord est.

Primo Maggio a Trieste: c’è molto da riflettere e tutto… da ricominciare.

Primo Maggio a Trieste: c’è molto da riflettere e tutto… da ricominciare.
(di Biagio Mannino)

Una bella giornata, climaticamente parlando, che sta caratterizzando in queste ore la città di Trieste ma, definirla altrettanto bella, forse, non si può per chi la vive intensamente per quella che è: la giornata dedicata al lavoro ed ai lavoratori.
In Piazza Unità d’Italia c’era tantissima gente. Sì, tantissima. Di tutte le età, giovani in particolare, e le diverse parlate e lingue risuonavano ovunque. Lavoratori? No, turisti! E nella quasi totalità…
Un comizio al centro della piazza, un piccolo palco, tante bandiere di colore rosso vivo che sventolavano ma, gli interessati all’evento, nel suo profondo significato, definirli pochi è essere ottimisti.
I discorsi che riecheggiavano si contendevano l’attenzione con mille altri suoni, rumori, sirene, grida di turisti alla ricerca di ristoranti, e chi era sotto il piccolo palco chiacchierava con l’amico incontrato o guardava lo smartphone o si aggirava tra i presenti alla ricerca di volti noti.
Un’immagine, nella sua semplicità, che dice tutto e di più, che non può che far riflettere su tante cose, proprio nel momento in cui il mondo del lavoro si trova in una delicatissima fase di passaggio, dove la digitalizzazione e l’informatizzazione rischiano di escludere, non includere, dove le tutele ed i diritti dei lavoratori appartengono a lotte del passato che sembrano essere dimenticate se non, purtroppo, perse.
Tutto da rifare… a partire da quel 2021, dove la fiducia degli italiani si è polverizzata di fronte alle restrizioni che, in nome della limitazione degli effetti della pandemia, colpivano duramente proprio i lavoratori e mettevano in crisi i principi ed i diritti sanciti dalla Costituzione riguardanti… proprio il mondo del lavoro.
E i sindacati? Non sembrano essersi accorti di quanto accaduto, neanche a distanza di anni, quando ancora adesso sono in molti, i lavoratori, che ne pagano le conseguenze. Ma, al contrario, continuano a guardare al di sopra della linea dell’orizzonte. Quella linea che divide ciò che è veramente da ciò che si crede essere.
Di fronte ad una immagine come quella di oggi, fatta di turisti e non di partecipanti, di suoni e non di parole, di bandiere e non di risultati, verrà, alla fine, il dubbio che si deve cambiare rotta?
Verrà, alla fine, la consapevolezza che chi ha dato e fatto in passato, adesso, deve lasciare il posto (e lasciarlo VERAMENTE) a chi vive la realtà oggettiva del mondo del lavoro contemporaneo?

NOTA: foto di Biagio Mannino – Trieste,1 maggio 2025.