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USA, Cina, Russia, Europa e… Trieste.

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Dove si colloca Trieste oggi?
La politica mondiale ci mostra un inasprimento delle competizioni in tutti i settori e i giocatori, che si affacciano sulla scacchiera geopolitica, sembrano essere tre… e mezzo.
USA, Cina e Russia sono competitori affermati e compatti oltre ormai ad essere anche consolidati nello scenario sempre più complesso. L’Europa, o meglio, l’Unione Europea, rimane alla ricerca di sé stessa, alla disperata ricerca, potremmo dire, poiché ancora appare impossibile il raggiungimento di una comunione degli interessi di tutti in contrapposizione al perseguimento, da parte dei singoli,dei propri interessi.
La storia è sempre quella. Paesi europei eternamente in discordia, mai capaci di unirsi veramente, mai capaci di avere una comune visione in un momento in cui la competizione internazionale lo impone.
Un’Europa fragilissima che privilegia i piccoli rapporti con i grandi e dimentica di essere, a sua volta, grande.
Lo scontro USA, Cina Russia è sempre più intenso e, alle classiche guerre, i colpi dei giochi finanziari divengono i nuovi proiettili indirizzati verso tutti in un contrasto verso tutti.
Improvvisamente anche i più distratti si rendono conto che quel mondo che precedeva la caduta del Muro di Berlino, quel 9 novembre 1989, non c’è più e, alle ideologie del passato, vengono date le ben più pragmatiche regole della finanza internazionale.
Un mondo alla ricerca di nuovi punti di equilibrio, ma in una fase sicuramente difficile se non addirittura pericolosa.
E l’Europa dei singoli Stati membri, cerca. Cerca di orientarsi, cerca di muoversi come ha imparato a fare nella tragica esperienza chiamata XX secolo, ma non di più. Cerca di sopravvivere in un contesto dove ciascuno, in un modo o nell’altro, spera di ottenere quanto più può.
La Cina vede le potenzialità del continente europeo e le nuove vie della seta sono lì e piacciono a tutti tranne agli Stati Uniti.
La Cina diventa allora fonte di preoccupazione nel disegno degli assetti globali, Trieste diventa la porta di entrata di chi potrebbe disunire la forza proprio di quegli USA che in Europa, da quella cortina di ferro in poi, avevano ufficializzato la loro presenza mondiale.
Ma gli Stati europei si muovono, se non a titolo Unione Europea, a titolo personale e, per l’area centro europea, Trieste nuovamente rappresenta il fulcro di quella connessione tra il vecchio continente, il Mar Mediterraneo e la direttrice asiatica.
Sì, perché è proprio l’Asia  che ormai rappresenta e, nel prossimo futuro, rappresenterà il centro di degli interessi planetari.
La vitalità che in questi ultimi anni, potremmo addirittura dire mesi, che caratterizza la città di Trieste, evidenzia il risveglio dopo un letargo iniziato nel 1918.
Ma questo ritorno sulla scena implica anche l’essere oggetto, nuovamente, come già successo, del desiderio contrastato di usare la sua caratteristica, potremmo dire, naturalmente geopolitica, e, contemporaneamente, oggetto del desiderio che tutto questo non sia.
Gli investimenti sul porto sono sempre maggiori e l’interessamento, in particolare, proprio da quell’area mitteleuropea, Austro – Ungarica, diviene sempre più concreto e tangibile.
La politica, quella dei politici, quella dei partiti… non ha ancora capito bene cosa stia succedendo.
Mentre a Roma si litiga sulle vicende parlamentari, gli ungheresi investono a Trieste, e gli USA non vedono affatto di buon occhio l’arrivo della Cina proprio a Trieste.
Mentre si avvicinano le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo, un po’ ovunque si discute su tutto tranne che di Europa.
E così in Italia come in Germania dove, il dibattito mediatico, si concentra sulla pensione di cittadinanza.
L’impressione è che la politica, quella che abitualmente intendiamo come espressione partitica, abbia preso una direzione mentre la Politica, ovvero gli obiettivi che diversi cercano di realizzare, viaggi decisamente su altri canali.
Per Trieste ormai si è mosso il sistema e questo fa i suoi passi, al di là della volontà dei piccoli giocatori. Ora sarà la gestione del fenomeno che diventerà, con il tempo, sempre più difficoltosa poiché gli spazi di manovra tra USA, Cina, Russia e Europa Unita e Disunita, sono destinati a farsi sempre più stretti, concentrando l’attenzione, in particolare, su aree strategiche, appunto, come Trieste.

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NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

10 novembre 2018: Trieste Europea ricorda i caduti Austro – Ungarici.

Trieste - 10 novembre 2018.(di Biagio Mannino)

Erano tanti, tantissimi, i cittadini del Litorale che prestarono servizio durante la Grande Guerra.
Erano soldati dell’esercito e della marina Austro – Ungarica e, in molti, non fecero ritorno.
La Trieste plurale, multi culturale, multi etnica, si muove nella sua storia, attenta e prudente, orgogliosa e spaventata di sé stessa, visibile in ciò che è apparso per cento anni, celata in tutto ciò che è stato per 500 anni.
Austria e poi Austria – Ungheria e poi Italia in un vortice dove tutti erano avvolti quasi la Bora fosse l’unica espressione impetuosa che avrebbe potuto unire i suoi popoli.
Italiani, sloveni, croati, austriaci, greci, ebrei e tanti altri ancora… insomma… triestini, oggi… europei.
Difficile è muoversi nei complessi meandri dell’anima di questa città e di queste terre.
Sì, di queste terre poiché a Trieste si deve aggiungere la Slovenia, la Croazia, parte del Friuli, l’Istria, in tutti i passaggi portati dalle vicende storiche, spostamenti di confini, di popoli che si univano e che poi, qualcuno divideva, o meglio, tentava di dividere.
Il popolo triestino interpretabile come insieme di popoli, con tutte le loro caratteristiche ma che, per il regime post Grande Guerra, quello fascista, non poteva e non doveva essere.
Cancellare, dimenticare. E così quei caduti che si chiamavano Boris, Peter , Aron, Angelo…
Sono passati cento anni dalla fine della Grande Guerra e, in questo periodo, tutto si è fermato ma solo per alcuni poiché tanti, ostinatamente, orgogliosamente, mantenevano il proprio ricordo proprio di Boris, Peter, Aron, Angelo e tutti coloro che furono soldati Austro Ungarici.
Cento anni di memorie celate, nascoste perché era incomprensibile, per le generazioni post 1918, avere famigliari non dalla parte “giusta”.
Il tempo passa e le tensioni si affievoliscono e la curiosità, ma soprattutto il desiderio, porta a riaprire i cassetti lasciati lì, chiusi da anni, appunto, “dimenticati”.
Le foto, ingiallite dal tempo, screpolate nelle loro immagini stinte, quell’uomo, in uniforme, fermo, immobile nella stampa come nel ricordo di sua figlia, qualche lettera, un ricordo , una mostrina e poi la voglia di conoscere e saperne di più.
Trieste fa il salto e diviene Europea proprio perché tragicamente privilegiata dalla sua terribile storia.
Comprende prima degli altri come le contrapposizioni e le strumentalizzazioni di alcuni, alla fine, producano solo dolorosi effetti tra, appunto, i popoli.
Guerre e morti, niente di più: questa è la storia del ‘900.
Oggi, 10 novembre 2018, in Piazza Verdi, a partire dalle ore 10.00, si è tenuta una cerimonia voluta da trenta associazioni.
Ricordare i caduti “dimenticati”. Dimenticati dalla storia, dimenticati per tutto il ‘900 ma, solo in apparenza, perché erano sempre lì.
E ricordando loro non si dimentica Trieste.
Non un ricordo finalizzato a nostalgie imperiali ma semplicemente volto a riconoscere a quelle povere persone che anche loro sono state vittime di drammatiche scelte politiche.
Tanti nomi pronunciati oggi, canti in dialetto triestino, in sloveno, tante lingue, l’italiano, il croato, il tedesco, lo sloveno, il friulano proprio ad evidenziare la natura eterogenea di queste terre e, oggi, orgogliosamente ricordate.
Un’iniziativa dal sapore europeo, dove la storia fatta di storie, dove la cultura fatta di culture, dove tutto è fatto da tutti, si mostra a quella politica che insistentemente guarda ai confini come punti di imprescindibile interesse.
La Grande Guerra ha rappresentato l’inizio del disastro europeo e quell’esperienza ha prodotto ricordi di sofferenza.
Oggi tutto è a disposizione: sarebbe un peccato buttare questa occasione, l’occasione di essere europei.

GUARDA I VIDEO: il discorso di Pierluigi Sabatti, Presidente del Circolo della Stampa di Trieste. Canti in triestino. Canti in sloveno. Ricordo in friulano.

 

spotNOTA: le immagini e i video in questo post sono di Biagio Mannino. Archivio BM – 2018.

Una storia di tante piccole storie.

 

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Trieste, 17 ottobre 2018 ore 11.00. Alcuni risparmiatori delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli si ritrovano in via delle Torri per ricordare le vicende che li hanno colpiti assieme ad altre 17000 persone. Un anniversario per non dimenticare quel 17 ottobre 2014 quando trovarono le casse delle Coop chiuse e per loro iniziava un percorso difficile. (foto BM 2018)

(di Biagio Mannino)

Era il 17 ottobre 2014 quando, migliaia di persone, quel giorno, si trovarono di fronte ad una brutta, anzi, una bruttissima sorpresa: le casse delle Cooperative Operaie di Trieste, Istria e Friuli non distribuivano più il denaro. Erano sostanzialmente chiuse.
Iniziava così per ben 17000 piccoli risparmiatori un percorso difficile, drammatico sotto molti punti di vista, ricco solo di angosce, ricco solo di ansie e preoccupazioni.
Era proprio quel risparmio, quel piccolo risparmio ad essere messo a rischio in un periodo in cui ci si trovava in piena crisi sia economica che finanziaria dove era l’incertezza a dominare e dove ancora non ci si riusciva ad orientare nel turbine provocato dalla crisi del vicino 2008.
Sì, era quel risparmio di migliaia di famiglie, di persone che vedevano nelle Cooperative il punto di sicurezza, l’approdo, la realtà territoriale che solo e solo quella dava piena fiducia.
Quattro anni sono passati e, per chi non ha vissuto quelle vicende, appaiono come lontani e il ricordo delle cronache di allora si assottiglia sempre di più.
Ma ben diverso, al contrario, è il senso di sconcerto per chi ha attraversato quell’esperienza e che, invece, non dimentica affatto né ciò che accadde, né le conseguenze, anzi, potremmo dire, le “ferite” riportate.
Qualche giorno fa sono stato contattato da tre persone che mi dicono “Vogliamo che la memoria di quanto successo sia mantenuta”.
Mantenere la memoria di una storia fatta di tante piccole storie perché poi, in definitiva, di questo si tratta.
I soldi divengono sempre più fondamentali per chi ne ha pochi o pochissimi, per chi in quelle piccole cifre trova una sorta di rifugio più psicologico che altro, per far fronte agli imprevisti che si mostrano sempre pronti ad infierire vedendo nei più deboli le loro prede preferite.
Tante storie di persone di tutti i tipi: donne, uomini, pensionati, tanti, anzi, tantissimi, madri sole che sostengono figli disoccupati, altri con malattie, altri ancora mossi da fiducia per tutto ciò che rappresenta il territorio il cui legame per i triestini è, o, forse, era, molto forte.
La voce di tanti, tantissimi della loro quotidianità fatta di bollette da pagare, affitti, mutui, dal correre a fare la spesa, dal rinunciare spesso a compere ritenute superflue per alcuni ma fondamentali per altri, una vita di famiglie alla ricerca di barcamenarsi tra pensioni basse e costi della vita in aumento, tra l’acquisto di libri per i figli che nell’università vedono una prospettiva e esigenze che non possono essere soddisfatte.
Insomma, la voce della gente che non vive nell’illusione dei prodotti televisivi ma in una concreta e tangibile realtà.
Quel giorno inizia tutto o… finisce qualcosa…
Persone sconcertate, alcuni apprendono la notizia dalla stampa, altri passando per via Giacinto Gallina, altri ricevono telefonate, altri ancora per passaparola…
“E adesso? Che faccio?” la domanda più frequente nella confusione generale “E i miei soldi?” si chiedevano tutti.
Una sorta di panico collettivo perché, come detto, erano ben 17000 i piccoli risparmiatori coinvolti.
Non si può non tenere conto che una parte consistente di questi erano anziani inesperti nel muoversi nei contesti burocratici ma, non solo, anche del mondo dei conti correnti e di internet.
Si racconta di scene in occasione delle assemblee pubbliche di persone completamente disorientate, altre con evidenti problemi di salute e acciacchi legati anche all’età che, accompagnati, si perdevano nelle spiegazioni tecniche.
“Tutti commercialisti” mi viene spiegato. Andare e sapere cosa fare.
Ma così non è e così non è per molti che si trovano nell’incapacità oggettiva di valutare al meglio cosa fare.
Storie di tante persone che, dopo quattro anni sono riuscite ad avere una parte dei loro soldi, il 76% ma che hanno vissuto uno stress che non verrà ripagato da nessuno.
Molti sono morti e anche questo rattrista proprio perché nei loro ultimi momenti hanno vissuto quell’esperienza.
Ricordare diviene fondamentale: non solo i grandi eventi, le ricorrenze nel bene o nel male. Ricordare anche quei fatti che, per la gente, quella gente che vive la vita, hanno rappresentato un vero e proprio dramma. Ricordare per ricordarli.
Questa è solo una storia, una breve storia, una storia fatta di tante piccole storie…

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Articolo tratto da Vita Nuova – 12 ottobre 2018.

Ascolta, nella sezione RADIO,  la trasmissione Grandangolo del 16 ottobre 2018 dedicata all’argomento andata in onda su Radio Nuova Trieste.

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NOTA: le immagini in questo posto sono tratte dall’archivio Biagio Mannino.

Trieste, 18 settembre 1938.

1(di Biagio Mannino)

Era gremita quel giorno, fino all’incredibile, quella piazza che, pochi anni prima, si chiamava piazza Grande.
L’attuale piazza Unità d’Italia venne addirittura modificata nel suo assetto estetico divenendo nera per l’asfalto al fine esclusivo di accogliere lui, il Duce, Benito Mussolini che, con tutti i più noti gerarchi del fascismo, decise che proprio a Trieste dovessero essere presentate quelle leggi. Sì, quelle leggi che avrebbero dato il via all’essenza razzista del regime.
200 mila persone tra la piazza e le vie limitrofe, sulle rive, ovunque per Mussolini che, dal balcone del Comune, tenne il suo discorso, quel discorso.
Non una scelta a caso: doveva essere Trieste il luogo con la “L” maiuscola ideale per la proclamazione di quelle leggi destinate a macchiare la storia e, di conseguenza, Trieste.
“L’italianissima” città era nella sua natura multi etnica, multi religiosa e multi culturale e, proprio da qui, doveva nascere quel percorso di purificazione della razza italica.
La Trieste di tutti i popoli europei diveniva lo scenario adatto dell’Europa degli anni ‘30, quella di Hittler e, appunto, Mussolini.
Inizia un percorso che proprio da quel 18 settembre, dava il via ad un impressionante declino fino alla violenza estrema della guerra e di tutte le terribili persecuzioni.
Anche il Re diviene protagonista del disastro, protagonista anche lui, Vittorio Emanuele III che nulla fece, pur potendolo, per impedirne il grave passo e firmando le stesse leggi poneva fine alla dinastia dei Savoia.
18 settembre 1938 – 18 settembre 2018. sono passati 80 anni dalla proclamazione delle leggi razziali. Un percorso tra luglio e novembre di quell’anno che, poi, si tradusse in una serie di decreti convertiti in leggi in cui gli ebrei venivano esclusi dalla vita attiva dell’Italia: dai loro incarichi e lavori negli enti pubblici, ma anche in tutti quegli enti privati di rilevanza economica e finanziaria come banche ed assicurazioni. Venivano privati di beni immobili e patrimoni mobiliari oltre ad essere colpiti anche nella vita affettiva, personale e privata, con il divieto di matrimonio con cittadini / e italiani.
Inevitabilmente molti dovettero lasciare l’Italia e la dicitura “di razza ebraica” appariva in appositi elenchi.
A 80 anni di distanza, quanto accadde quel giorno, si rivela fondamentale nel ricordarlo non solo perché doveroso, ma anche perché esperienze di quel tipo devono, o dovrebbero servire ad esempio poiché la storia non si ripeta e così gli errori dei suoi protagonisti.
Eppure parole come queste, scritte, appaiono scontate ma, in un modo o nell’altro, la storia si rivela come essere una maestra di vita molto poco ascoltata.
Non mancano oggi le polemiche ed appaiono quanto mai inopportune di fronte alle giuste attenzioni portate nel ricordo di quell’evento. L’atto del ricordare, che non ha e non deve avere colori politici, deve essere accettato da tutti per ciò che quel giorno fu, poiché ha rappresentato un crimine verso l’umanità tutta.

I CONTENUTI DELLA LEGGE:

il divieto di matrimonio tra ebrei ed italiani
divieto per gli ebrei di avere dipendenti di razza ariana
divieto di accesso a qualsiasi attività lavorativa presso enti pubblici o privati ad interesse pubblico come banche ed assicurazioni
divieto di trasferimento nel territorio italiano per ebrei stranieri
divieto di esercitare il ruolo di tutore di minori
per quegli ebrei che avevano acquisito la cittadinanza italiana dopo il 1919 questa veniva a decadere
alle scuole pubbliche era fatto divieto di utilizzare testi di studio ai quali avesse partecipato alla stesura un ebreo
divieto di essere proprietari di terreni o di fabbricati superiori a determinati parametri
il divieto di svolgere il servizio militare
divieto di essere titolari di aziende dichiarate di interesse per la difesa nazionale
tutte le professioni intellettuali e, in particolare, quelle di notaio e giornalista, erano interdette agli ebrei
i ragazzi di origine ebraica erano interdetti dal frequentare la scuola pubblica
Obbligo di annotazione dello stato di razza ebraica nei registri dello stato civile valido per tutti gli ebrei.

UNA NOTA DI MUSICA IN UN PERIODO OSCURO: YOUKALI .

L’Europa degli anni ‘30 è alla ricerca di un rifugio dal buio che la caratterizza.
Nel 1934n Adolf Hitler assume il potere assoluto in Germania e nel 1935 vengono approvate le leggi razziali tedesche.
Nel 1934 la notte dei lunghi coltelli e nel 1939 la Notte dei Cristalli…

Un luogo ideale dove rifugiarsi è Youkali, il posto dove scappare da tutto quello che accade.
Youkali: testo scritto dal francese Roger Fernay nel 1935 su musica di Kurt Weill ma modificata poiché Kurt Weill la scrisse per l’adattamento teatrale del romanzo “Marie Galante” del 1931 di Jaques Deval.
Era un tango che con quell’adattamento a Youkali, assunse subito un valore ed un significato profondo. La ricerca di un mondo diverso “L’isola che non c’è” la terra desiderata e diversa dalla realtà.

ascolta Youkali interpretata da Shara Worden:

spotNOTA: il video in questo post è stato tratto da www. YouTube. it-

Gordana Drinković espone le sue opere a Trieste.

20180707_200201(di Biagio Mannino)

Sabato, 7 luglio 2018, alle ore 19, presso il Magazzino delle Idee, in corso Cavour 2, a Trieste, si è svolta l’inaugurazione della mostra “Vetro, la mia seconda pelle”, dell’artista e scultrice croata Gordana Drinković, che ha esposto una scelta di opere, e di queste una selezione in anteprima internazionale..
La mostra è stata organizzata con la collaborazione della Regione Friuli Venezia Giulia, dell’Ente Regionale per il Patrimonio Culturale (ERPAC), del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia MibACT e del Museo dell’Arte e dell’Artigianato di Zagabria.
Numerosa e qualificata è stata la partecipazione all’evento che ha visto la presenza di autorità, esperti del settore provenienti anche dalla Croazia.
Un’attenta e seguita presentazione ha caratterizzato la serata anticipando poi la visita in anteprima alle opere esposte.
Un momento di valore e significato e che mostra come l’arte divenga strumento di incontri dal sapore europeo.
Un’occasione anche per mostrare come le energie di uno Stato giovane, la Croazia, e, contemporaneamente ricco di un’antica identità nazionale fortemente e orgogliosamente sentita, punti anche sull’arte per far conoscere le proprie importanti capacità e tutte le proprie potenzialità.
Fra le tante osservazioni che sono state fatte è emerso come proprio Trieste rappresenti per la Croazia un punto di riferimento che diviene sempre più significativo come luogo di conoscenza.
Le pregevoli opere dell’artista mettono in risalto non solo le sue capacità ma anche il coraggio di trattare un materiale, il vetro, difficile e che, in Croazia, ormai, non trova luoghi di produzione.
La serata si è conclusa con soddisfazione degli organizzatori e con selfy con l’artista croata.

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Trieste e progetti urbanistici: come (e perché) potrebbe cambiare la città.

 

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Come potrebbe essere l’assetto urbanistico di Trieste nei prossimi dieci – venti anni?
Tante sono state le proposte che, nella presentazione della loro Visione Urbanistica, Peter Lorenz e Giulia Decorti, hanno presentato ad un vasto e qualificato pubblico.
Presso il padiglione del Molo IV in Porto Vecchio, l’Ateliers Lorenz di Vienna, ha esposto ben 60 idee progettuali per la linea di costa triestina considerando quella parte di città che è inclusa entro due punti di riferimento rappresentati il primo dal Castello di Miramare e, il secondo, dalla penisola dove è sito il faro della Lanterna.
L’area, sostanzialmente, è quella del centro cittadino dove maggiormente si concentrano gli interessi economici non solo contemporanei ma anche in una prospettiva di sviluppo.
La motivazione di una volontà di nuovi assetti e rinnovamenti urbani nasce dalla concreta valutazione che, ormai, Trieste sembra proprio aver ripreso a muoversi.
Non sul bordo ma al centro di un sistema, un punto di riferimento d’area vasta da Verona a Zagabria, da Vienna a Budapest.
La Trieste del domani sembra ricalcare geograficamente quelle prospettive che ricopriva proprio cento anni fa.
Un interesse che guarda ed è guardato poiché, mai come oggi, sostiene l’Architetto Lorenz, ci sono grandi capitali finanziari che vogliono essere investiti.
Lorenz parte dal presupposto che, nei prossimi anni, il trend di crescita demografico della città di Trieste dovrebbe divenire del 2.5%.
Se questa è un’ipotesi su cui costruire un percorso di sviluppo, le valutazioni demografiche dicono che il Friuli Venezia Giulia calerà di circa centomila abitanti nei prossimi anni ma, al contrario, Trieste aumenterà.
Un cambiamento demografico che coinvolgerà alcune aree urbane europee particolarmente significative e, tra le quali, potrebbe esserci anche Trieste.
In questo caso, viste anche le attuali attività in forte crescita in particolare legate alla portualità ed al turismo, oltre alle già consolidate come quelle in relazione alla scienza, una progettualità urbanistica diviene, più che una ipotesi, una vera e propria realtà.
Le idee presentate dallo studio Lorenz sono state molte, alcune pratiche e concrete, altre molto fantasiose.
Ma, in ogni caso, è stata l’iniziativa che ha dato il senso di una vera e propria energia. Infatti il Sindaco Roberto Dipiazza ha constatato come ci sia una volontà sinergica tra le varie forze politiche di proseguire nella direzione di un cammino ben evidenziato.
Le proposte dello studio Lorenz pongono il Porto Vecchio al centro di un’ampia ristrutturazione finalizzata anche ad una mobilità urbana che renda la città all’altezza delle nuove politiche verdi. Di conseguenza linee di trasporti pubblici e graduale eliminazione delle automobili dalle rive rappresentano punti di interesse.
Così le attività legate al mondo del turismo ed alle crociere dovrebbero trovare ubicazione nel Porto Nuovo dando un altro assetto al concetto di mobilità.
Ipotesi di strutture finalizzate a precise attività dovrebbero sorgere come un palazzo dei congressi ed altri ancora.
La stessa riviera di Barcola vedrebbe il prolungamento della pineta conquistando spazio al mare.
Il progetto diviene sogno quando poi, di fronte al Faro della Vittoria, vere e proprie isole accoglierebbero gli appassionati del mare.
Non solo, due torri, una di cento dieci metri ed una di cento cinquanta, potrebbero divenire una sorta di nuovo simbolo del rilancio della città.
Come detto sono state tante le idee presentate come normalmente accade in queste occasioni.
La cosa importante è data dall’interesse in un preciso momento storico in cui tanto deve essere fatto e valutato.
Un paragone, e non a caso, viene portato all’attenzione del pubblico mostrando come Vienna, oggi, stia vivendo una situazione di pieno rilancio.
Dopo aver raggiunto il massimo degli abitanti prima della Grande Guerra, il calo demografico la portò da 2.2 milioni a 1.4 milioni di abitanti. Oggi il ritmo di crescita è di circa trentamila abitanti all’anno e la città ha superato 1.8 milioni di abitanti.
Di conseguenza anche l’urbanistica diviene motore di cambiamento e di sviluppo e là dove c’è incremento demografico, in un concetto architettonico contemporaneo, c’è volontà di guardare in verticale, ai grattacieli.
E così l’edilizia popolare: mi spiega l’Architetto Lorenz che, a Vienna, la qualità delle case popolari è alta. Questa decisione è motivata dal fatto che una migliore vivibilità del contesto cittadino favorisce il rispetto e, di conseguenza, l’integrazione, poiché l’aumento demografico si lega proprio all’arrivo di persone anche con usi profondamente diversi. E senza immigrazione non c’è aumento demografico.
Un progetto interessante, un percorso da considerare in tutte le sue implicazioni in una nuova Mitteleuropa.

Trieste diventa sempre più “Mitteleurocentrica” in un’Italia “Euroinstabile” ed in un’Europa “Euroconfusa”..

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Grande successo per la mostra “Nel mare dell’intimità”.

cs n.6Si è conclusa l’importante mostra “Nel mare dell’intimità” tenuta a Trieste presso il Salone degli Incanti.

Lo staff organizzativo ha fornito il seguente comunicato stampa:

COMUNICATO STAMPA | BILANCIO

NUMERI DA RECORD
PER LA MOSTRA “NEL MARE DELL’INTIMITÀ. L’ARCHEOLOGIA SUBACQUEA RACCONTA L’ADRIATICO”
CHE CHIUDE CON 23.856 VISITATORI

Risultati estremamente positivi in termini di presenze per la mostra Nel mare dell’Intimità. L’archeologia subacquea racconta l’Adriatico, dedicata alla memoria di Pedrag Matvejevic e allestita al Salone degli Incanti di Trieste che si è chiusa martedì 1° maggio registrando 23.856 visitatori in quattro mesi e mezzo di apertura, con una media giornaliera di quasi 200 persone. Il progetto ha peraltro avuto un nuovo e importante riconoscimento da parte del Mibact che ha inserito l’iniziativa nel programma ufficiale “2018. Anno europeo del patrimonio culturale”.

L’esposizione è stata curata da Rita Auriemma, Direttore del Servizio catalogazione, formazione e ricerca dell’ERPAC – Ente Regionale per il Patrimonio Culturale della Regione Friuli Venezia Giulia che l’ha promossa e organizzata insieme al Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura e in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, il Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, la Federazione Archeologi Subacquei, il Croatian Conservation Institute, l’International Centre for Underwater Archaeology e numerosi altri partner italiani e stranieri.

I NUMERI

Poco più della metà dei visitatori sono triestini. Oltre al dato aggregato è interessante notare la significativa incidenza dei visitatori provenienti da fuori Trieste (il 23% del totale) e dall’estero (il 12,5 %). Natale, Capodanno e le altre festività nazionali, durante le quali la mostra era sempre aperta, hanno registrato picchi di ingressi con una significativa presenza di “non triestini” a testimonianza dell’attrattività turistico-culturale della Città. Le provenienze più significative in termini di numeri sono state quelle da Slovenia, Croazia, Austria, Germania, Francia, Inghilterra, ma anche Stati Uniti. I dati del solo mese di aprile, che ha totalizzato 7.633 visitatori (dei quali 1353 nella giornata di chiusura), danno la misura delle potenzialità di una mostra come questa nei mesi primaverili ed estivi.

COMMENTI A CALDO

La curatrice Rita Auriemma ha definito la mostra le mille e una notte dell’Adriatico. Sono proprio le tante storie di uomini e donne che hanno guardato l’Adriatico da una riva o dal ponte di una nave, che lo hanno invocato per placarne le furie o su di esso si sono avventurati alla ricerca di imprese e fortuna ad aver affascinato i visitatori.

Rita Auriemma, curatrice: “La cosa che ci ha più sorpreso è stata la fantastica risposta del pubblico, non solo in termini di presenze, ma soprattutto di forte coinvolgimento emozionale. Intorno alla mostra si è creata una vera e propria comunità, non solo scientifica, ma anche di cittadini. Sono tantissime le persone che ci hanno inviato proposte, suggerimenti, messaggi e attestazioni commosse di ringraziamento. Abbiamo riscontrato che le storie sottese al migliaio di reperti provenienti da Italia, Croazia, Slovenia e Montenegro hanno sorpreso, colpito e affascinato un pubblico trasversale di adulti, ma anche di ragazzi. Devo sottolineare anche l’ottima interazione che ha visto lavorare insieme istituzioni pubbliche e private; sono state coinvolte, infatti, anche realtà commerciali quali il centro commerciale Tiare, Eataly e Coop Nordest che hanno sostenuto la promozione della mostra e, nel caso di Eataly, collaborato alla realizzazione di eventi di successo. Dobbiamo un ringraziamento particolare ai colleghi, referenti scientifici delle istituzioni che hanno collaborato al progetto, facendone un concerto di voci e una vera impresa corale; senza le loro proposte, il loro fattivo spirito di cooperazione, la loro generosa disponibilità, la mostra non sarebbe stata possibile”

Gianni Torrenti, Assessore alla Cultura della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia: “Siamo lieti dei risultati e dell’apprezzamento che la mostra ha registrato sia in termini quantitativi che qualitativi, soprattutto perchè, come abbiamo sottolineato fin dall’inizio, non si è trattato di una semplice esposizione, ma un vero e proprio progetto di ricerca dal respiro europeo. Base di partenza per la costituzione e il rafforzamento di stabili relazioni con numerosissime Istituzioni nazionali e internazionali, questo progetto testimonia l’importanza della “rete” nella realizzazione di progetti di ampio respiro che lascino un segno nei cittadini, come è accaduto per “Nel mare dell’intimità”. Un progetto destinato a pubblici differenziati e multilivello, il cui percorso poteva essere guidato o costruito dal visitatore, a sua misura. Un plauso va anche al lavoro scientifico del catalogo, che resta a disposizione di ricercatori e appassionati. Un progetto sostenuto fin dall’inizio insieme all’Assessore Giorgio Rossi del Comune di Trieste. La speranza è che si possa continuare in questa direzione, confindando in una continutà di rapporti e sinergia tra l’ente regionale ERPAC, con tutte le sue professionalità, e il Comune di Trieste che si è rivelata estremamente proficua”.

Giorgio Rossi, Assessore alla Cultura del Comune di Trieste: “Quando scegli il titolo di una mostra, hai sempre il dubbio che il messaggio che proponi arrivi veramente e intensamente al cuore delle persone. Una mostra, una raccolta di reperti che riprendono momenti di cadute, di tragedie, di abbandoni, di storie che sembrano irrimediabilmente finite, ti può riportare a quella che è la più grande risorsa di ogni essere umano: risollevarsi, ripartire, cercare nuove strade e nuove rotte e far si che questi pensieri ti portino a innovarti e a spingerti oltre i tuoi limiti, le tue possibilità. A ritrovare quel rapporto “intimo” che ognuno di noi cerca in se stesso e negli altri. Il Salone degli Incanti e la mostra, che non posso non chiamare “la mostra di Rita Auriemma”, ci hanno offerto queste sensazioni, come in un miracolo di nuove prospettive. La mostra non è stata solo un avvenimento culturale ma un’esperienza umana per tutti quelli che con spirito e cuore l’hanno ideata, sostenuta e offerta agli altri. È bastata un’ora, un minuto, forse un attimo di condivisione per far si che lo spirito che aleggiava all’interno del Salone, si trasformasse in un rapporto di “amorosi sensi”. Grazie a tutti, dai popoli dell’Adriatico che hanno solcato i mari e percorso le linee di costa, dai figli dei marinai e dei pescatori, da quelli che nel mare sono scomparsi assieme alle navi, alle anfore e ai loro ricordi, che questa mostra ha fatto risorgere a vita nuova”.

 

LA COMMUNITY ON LINE E IL FAVORE DEGLI ORGANI DI STAMPA NAZIONALI E INTERNAZIONALI

Una vera e propria community quella che ha trovato casa e dialogo anche sulla pagina Facebook della mostra. Uno spazio che gli organizzatori hanno voluto fin dal principio connotare come canale di informazione e aggiornamento “live”, oltre che di racconto. Un vero e proprio storytelling che non intendeva semplicemente replicare i contenuti scientifici del catalogo, ma regalare a tutti la possibilità di entrare nella mostra attraverso le tante storie nascoste dietro ai reperti con un linguaggio accessibile. Il pubblico ha capito questa intenzione, si è riconosciuto e ha risposto interagendo, commentando, facendosi ambasciatore e promotore della mostra con amici e conoscenti. Questo ha consentito di ampliare moltissimo la platea di persone che hanno avuto modo di scoprire la mostra, prima che altrove, sulla rete.

La mostra ha riscosso il favore anche della stampa nazionale e internazionale che le ha riservato numerosi e approfonditi servizi; tra tutti spiccano le recensioni de La Stampa, Il Manifesto, il Domenicale de Il Sole24Ore, La Lettura, La Repubblica, Storica del National Geographic e oltre confine del Kleine Zeitung, e di alcune testate montenegrine. Numerosi gli speciali televisivi da quelli della RAI, della slovena RTV, della croata HRT e di quella austriaca ORF.

ATTIVITÀ ED EVENTI COLLATERALI

Grande successo e partecipazione anche per il cartellone degli eventi collaterali ideati e organizzati con il supporto della Cooperativa Bonawentura – Teatro Miela. Da dicembre sono stati quasi trenta gli appuntamenti che hanno coinvolto quasi 2.300 persone. Conferenze, spettacoli teatrali, docu-film, tra i quali l’anteprima realizzata in collaborazione con la sede RAI del Fvg del documentario “Trincee dal mare” di Luigi Zannini e Pietro Spirito o ancora la doppia proiezione di Uskok, il documentario di Cesare Bornazzini sugli Uscocchi.

La mostra, per sua natura, si è prestata a essere il cuore di attività didattiche dedicate alle scuole, ai bambini più piccoli oltre alle visite guidate per il pubblico e per i gruppi organizzati. Queste attività, a cura dell’Immaginario Scientifico di Trieste, hanno coinvolto 2.571 persone, con 45 visite al pubblico, 25 visite per gruppi e 23 classi tra superiori, medie e primarie che hanno seguito i percorsi didattici offerti. Due le serate speciali dedicate esclusivamente ai bambini che hanno visto l’apertura “serale” del Salone degli Incanti che hanno registrato il sold out.

Tra i progetti meritevoli di essere ricordati c’è quello che ha coinvolto una classe di studenti del liceo Petrarca di Trieste in alternanza scuola-lavoro e i loro insegnanti. Il progetto formativo li ha portati ad addentrarsi nei contenuti della mostra, a viverne il dietro le quinte, cimentandosi poi con l’apprendimento di tecniche di accoglienza e public speaking, per stimolare efficaci modalità di comunicazione col pubblico. Un percorso che li ha portati per un weekend ad accogliere il pubblico e a guidarlo alla scoperta dei reperti e che li ha visti uscirne arricchiti, motivati ed entustiasti.

UNA MOSTRA OLTRE ALLA MOSTRA

Una mostra pensata per sopravvivere a se stessa, a partire da alcuni elementi dell’allestimento: ad esempio alcuni elementi dell’allestimento troveranno nuova collocazione al Museo del Mare di Trieste, oppure la ricostruzione della sezione trasversale della Iulia Felix, realizzata in occasione della mostra, che il Polo Museale del Fvg sta provvedendo a trasferire a Grado nel costituendo Museo nazionale dell’archeologia subacquea, insieme ai resti organici, al carico di anfore, alla dotazione di bordo e alle migliaia di frammenti di vetro nel frattempo studiati, catalogati e riordinati a cura dell’ERPAC. Oppure il Navarca, che ha ritrovato il suo splendore grazie a un importante intervento di restauro, finanziato dall’ERPAC, prima di essere esposto a Trieste e che ora ritornerà ad occupare il suo posto al Museo archeologico nazionale di Aquileia. Tutto questo si iscrive nell’ambito dell’accordo di collaborazione sottoscritto dall’ERPAC con il Polo museale regionale e nel più ampio disegno che vede l’ERPAC affiancare le istituzioni museali della regione nel percorso disegnato dalla LR 23/2015, per la loro riqualificazione, l’adozione degli standard di qualità e l’attivazione del Sistema museale regionale.

La mostra, inoltre, è stata il centro di incontri che hanno permesso di consolidare una rete di istituzioni scientifiche, Università, centri di ricerca e di studiosi. Un’unione che sta avviando candidature condivise all’interno di programmi europei transfrontalieri: una proposta progettuale, che vede coinvolto l’ERPAC, per la valorizzazione patrimonio naturalistico, storico e archeologico delle aree costiere dell’Adriatico; un progetto che vede una partnership tra ERPAC, musei montenegrini e altre realtà, per la mappatura dei giacimenti sommersi e la loro valorizzazione, sia in situ che virtuale; un nuovo progetto espositivo con Corfù e infine un altro progetto europeo che sta nascendo con la Romania per la conoscenza e la fruizione del patrimonio sommerso del Mar Nero, altro mare “intimo”.

Resta inoltre un importante lavoro scientifico raccolto nelle oltre trecento pagine del catalogo della mostra che continuerà a essere disponibile in edizione in lingua italiana e in edizione in lingua inglese sul sito di Gangemi Editore e in tutte le librerie e i rivenditori on-line, sia in versione cartacea che e-book.

 

LA MOSTRA PROSEGUE IN PUGLIA CON UNO SGUARDO AL BASSO ADRIATICO

Le belle storie finiscono sempre con un lieto fine: è il caso anche di questa iniziativa che proprio in virtù dei valori sottesi e della sue capacità divulgative ha spinto l’Assessore alla Cultura della Regione Puglia, Loredana Capone, a chiedere il trasferimento di parte dell’esposizione a Brindisi con uno sguardo privilegiato sul basso Adriatico.

A memoria dell’esposizione resta, infine, il lavoro di Diego Cenetiempo, un film di venti minuti che la racconta attraverso le interviste a Rita Auriemma, Pietro Spirito, Giovanni Andrea Panizon e Giuliano Volpe. Il filmato, diviso in 4 capitoli (L’Adriatico, Il percorso espositivo, Un progetto di ricerca, il fondo del mare) è visibile a tutti su Vimeo, sul sito de Il Piccolo e su http://www.nelmaredellintimita.it e ha già registrato migliaia di visualizzazioni.

 

Trieste, 4 maggio 2018cs n.5

Elezioni in Friuli Venezia Giulia: con il 57% vince il centro destra e la Lega vince su tutti. E adesso?

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Trieste, 30 aprile 2018.

Nelle elezioni regionali, in Friuli Venezia Giulia, con il 57,1% dei consensi, trionfa il centro destra ma, in particolare, è l’affermazione della Lega che, con il 35%, rappresenta il vero successo.
Una affermazione che non solo ha confermato il già ottimo risultato conseguito nelle recentissime elezioni legislative nazionali, ma anche ha mostrato un copioso aumento di consensi in riferimento alle passate regionali nel 2013.
La Lega, quindi, il primo partito che adesso porta Massimiliano Fedriga ad assumere il prestigioso incarico di Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, succedendo a Debora Serracchiani.
Ma non basta: è questo un risultato che deve essere interpretato.
Il momento storico che l’Italia sta attraversando mostra come, nel contesto della politica, vi sia una grande sostanziale confusione.
Ancora non si è raggiunta la formazione di un Governo dopo le elezioni del 4 marzo e le trattative tra le diverse forze politiche si sono ormai dimostrate inconcludenti.
Sono passati due mesi e l’effetto del Rosatellun Bis si vede tutto.
Tante parole, molti incontri, poca chiarezza, nessun fatto.
I cittadini, ormai perplessi dallo spettacolo “politica”, vedono aumentare il livello della loro disillusione nelle effettive capacità dei loro rappresentanti e la partecipazione al voto in FVG ha mostrato un ulteriore calo dei votanti.
L’attenzione mediatica all’evento è stata tanta e questo non può essere spiegato se non con l’interesse oggettivo nel risultato finalizzandolo ai giochi nazionali per conseguire gli obbiettivi, ovvero, la politica.
In molti ci hanno creduto e, altri, molto meno.
Infatti se i “big” del centro destra si sono decisamente dati da fare frequentando ogni angolo della Regione, le altre forze non hanno avuto la stessa determinazione e, alla fine, l’idea era che l’unica lotta effettiva fosse quella tra Lega e Forza Italia per chi conquistava più voti.
Ha vinto la Lega: ha vinto le regionali, ha vinto la competizione con Forza Italia, o meglio, con Berlusconi.
Le diatribe tra Berlusconi e Salvini dovevano trovare una soluzione da parte dei cittadini e così è stato: Salvini supera Berlusconi di 20 punti percentuali.
Il PD del FVG esce di scena senza clamorose cadute ma, di fatto, sconfitto.
Perché? Per non aver ben governato nei precedenti cinque anni?
Non si può dire questo, anzi, la Giunta Serracchiani ha fatto molto, eppure…
Eppure il PD perde per un effetto, nuovamente, nazionale, dove l’onda di tsunami del renzismo tutto travolge e tutto porta via con sé.
Troppa è stata la delusione rappresentata da Renzi e troppe le contrapposizioni all’interno di un PD che più che mai necessita di una seria ristrutturazione.
Troppi conflitti interni per poter dare l’energia sufficiente ad intraprendere una campagna elettorale per riaffermarsi in FVG.
E il Movimento Cinque Stelle?
Silenziosamente dimezza i suoi voti dopo soli due mesi e silenziosamente mette da parte una campagna elettorale che, anche questa silenziosa, evidenzia una certa distrazione a livello locale da parte di questa forza politica.
Effetto delle lunghe trattative a livello nazionale?
Forse, un’attesa eccessiva per cominciare a vedere qualche cosa, ma anche, semplicemente, una comunicazione praticamente assente.
E adesso?
I partiti nazionali faranno di questo risultato un elemento di immenso interesse, se vincenti, o, al contrario, di grande banalizzazione, se perdenti. Ma, visti i risultati, Salvini, avrà la forza di staccarsi da Forza Italia, dall’anziano Berlusconi che, anche in questa occasione ha raccolto un 12%, evidente segnale di un percorso non certo brillante. Salvini riuscirà a trovare la forza ed iniziare a governare veramente? A governare prendendo responsabilità che guardino al lungo periodo e non alle prossime elezioni?
In realtà, mentre l’Italia attende, il Friuli Venezia Giulia inizia un percorso nuovo in un momento storico che, per queste terre e Trieste in particolare, rappresenta una vera occasione di grandi prospettive ed opportunità.
Sì, e con il Veneto, quello del Presidente Zaia, quel Veneto che guarda a questa Regione autonoma più come un ostacolo che una risorsa, sì, come saranno le relazioni del nuovo FVG?
Nel frattempo, la Cina, guarda anche lei ai porti dell’Adriatico…

 

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

Donne candidate parlano del ruolo della donna in un incontro trasversale.

(di Anna Piccioni)

All’invito promosso dal Forum delle Donne alle candidate alle prossime elezioni regionali si sono presentate rappresentanti del PD, di Open FVG, Cittadini, Lega.
Queste donne hanno accettato la sfida si sono messe in gioco,per farsi sentire e incidere in un mondo che ancora lascia poco spazio alla politica al femminile. Sono donne diverse di formazione, di provenienza, ma tutte con un loro bagaglio di esperienze e di conoscenze. Alcune come Teresa Bassa Poropat , Antonella Grim ,Majda Canziani rappresentante della minoranza di lingua slovena, hanno alle spalle già un’esperienza politica, quindi conoscono la macchina amministrativa e il loro impegno è soprattutto nel portare avanti i progetti iniziati
Le altre provengono dal mondo della scuola, del commercio, dell’imprenditoria: Ariella Bertossi, dirigente scolastica; Debora Desio, imprenditrice; Flavia Kvesto, commerciante; Federica Verin, dal Ministero dell’Interno, Fiorella Macor, fotografa; Ingrid Stratti, relazioni internazionali.
Nel presentarsi tutte hanno messo in evidenza le difficoltà che ancora le donne trovano nel mondo del lavoro e nel sociale: soprattutto l’isolamento se non addirittura la “ghettizzazione” che ancora troppo spesso le donne subiscono. E’ interessante rilevare che la politica al femminile non vuol essere relegata solo a risolvere i problemi della curatela, ma farsi sentire anche su altri tempi soprattutto per quanto riguarda il lavoro, l’ambiente, l’economia; insomma fare Politica a tutto tondo
Volutamente non ho aggiunto al nome il partito di appartenenza in quanto nel momento in cui le donne si presentano e si confrontano in vista delle prossime elezioni regionali dimostrano di saper superare gli schieramenti che rappresentano: parlano la stessa lingua.
Questa considerazione fa pensare che le donne dovrebbero fare ancora un passo veramente rivoluzionario; formare il partito delle donne.
Da tutte ,se elette, viene espresso la volontà di fare battaglie insieme, di unirsi, in quanto purtroppo la politica è ancora gestita solo dagli uomini.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.