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“Voci rimosse”, voci di rifugiati.

(di Biagio Mannino)

 

“Voci rimosse”: un libro di Alberto Flego, un testo di grande valore ed importanza, difficile da definire o inserire in qualche categoria.
Un romanzo? Una raccolta di testimonianze? Forse un reportage. Non ha importanza. Quello che “Voci rimosse” è non incide su quel profondo significato che rappresenta in un’epoca, la nostra, dove il fenomeno delle migrazioni è alla base dei grandi cambiamenti geopolitici e sociali oltre che economici e finanziari.
Tanta attenzione viene data a questo fenomeno , agli eventi, ai terribili viaggi che vengono affrontati dalle migliaia e migliaia di persone alla ricerca di una vita, se non migliore, quanto meno lontana da tragiche vicende di guerra.

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Alberto Flego – foto di Biagio Mannino – 2017

Alberto Flego affronta questo tema dando spazio, in particolare, direttamente ai protagonisti, quei migranti che molto spesso, pur essendo in tutto e per tutto i protagonisti della storia, sono trascurati nei loro personali racconti, ricordi, esperienze.
Sono ben cinquanta le testimonianze raccolte in questo libro e il fatto che molte tra loro sembrino avere punti in comune, rappresentano un fenomeno complessivo che proprio per la sua generalità diventa un unico, impercettibile, dramma.
Incontro Alberto Flego in un noto Caffè cittadino e, tra tintinnio di bicchieri, profumo di caffè e voci diffuse ed allegre, gli chiedo proprio perché “Voci rimosse”:
Mi risponde “Sono le loro voci, quelle delle loro storie, dei loro racconti, delle loro esperienze. Difficili da ascoltare, difficili da accettare, difficili da sostenere. E allora la via più semplice è quella di… rimuoverle. Ma non loro, i protagonisti bensì noi, Noi che dovremmo accoglierli, noi che dovremmo guardare in modo più profondo ed attento ad un fenomeno che è inevitabile.”.
Sì, è una questione di punti di vista che cambiano i loro effetti a seconda del nostro personale modo di interpretare e, in particolare, di volere conoscere.
Non sempre la volontà c’è e, forse, è giustificabile interpretando questo come un percorso di autodifesa nel non volere accettare la sofferenza degli altri, la paura di perdere qualcosa di proprio in un mondo sempre più concentrato sull’individualismo.
I racconti di Alberto Flego su come abbia avuto l’idea di scrivere un libro di questo tenore, la complessa attività di riflessione sulle vicende che a lui venivano raccontate mi colpiva ancora di più sentendo quanto diceva e, con lo sguardo, vedevo un’atmosfera di tutt’altro tono in quel Caffè.
Colpevoli? Innocenti? Semplicemente tutti vittime di un meccanismo che ci rende sempre più indifferenti all’altro.
“Come fare per rendere le persone più attente e sensibili?” gli domando.
“Il mio libro è solo una goccia versata nel tentativo di fare qualche cosa per essere di aiuto. E’ la cultura fondamentale per un cambiamento obbiettivo di mentalità. Solo attraverso la conoscenza e la comprensione, il rispetto reciproco tra tutti, con lingue, tradizioni, usi differenti, può portarci a vedere come il fenomeno delle migrazioni possa divenire anche un elemento di ricchezza”.
Attualmente la popolazione mondiale è in grande aumento demografico. Si stima che, nel 2050 il mondo sarà abitato da 9 miliardi di persone concentrati prevalentemente nelle aree più povere. Inoltre il fenomeno dei cambiamenti climatici renderà proprio quelle aree aride e inciderà fortemente sulle decisioni di lasciarle.
L’Europa e gli USA saranno, al contrario, caratterizzati non solo da un calo demografico ma anche da un invecchiamento della popolazione, da una bassa natalità e da una decisa perdita della forza lavoro. Solo l’arrivo di migranti garantirà a queste realtà il mantenimento della qualità del proprio stile di vita.
Di fronte a queste previsioni diviene logico interrogarsi e chiedersi quali siano le politiche nel lungo periodo ma, al momento, le soluzioni sembrano essere solo l’edificazione di muri.
“I muri” continua Alberto Flego “vengono costruiti in tanti luoghi del mondo. La motivazione è sempre la stessa: difendersi da qualche cosa.  Ed è qui che le testimonianze raccolte diventano un elemento di conoscenza e di consapevolezza, di tutto quello che i migranti devono affrontare senza poi dimenticare le cause che li fanno andare via”.
Ho avuto modo di assistere alla seconda presentazione del libro e la presenza attiva di molti protagonisti di questo fenomeno, che possiamo definire “storico”,era di forte impatto.
Quella, come altre occasioni, alle quali lo stesso Alberto Flego ha voluto che partecipassi, hanno evidenziato come, da parte del pubblico, ci sia stata un’ampia presa di coscienza di un problema che è troppo semplificato per essere compreso. Non bastano espressioni come “Mandiamoli a casa” o “Chiudiamo i confini” per poter risolvere, comprendere l’immenso gioco geopolitico che mette assieme tutto: guerre, clima, cambiamenti demografici, interessi, beni primari e tantissimi altri elementi causando vittime e, appunto, profughi o, utilizzando un termine più corretto, rifugiati.
Sì, rifugiati e non migranti poiché queste sono persone che scappano anche da quelle nuove tipologie di guerre che non si combattono con le armi ma con i giochi della finanza, ulteriori vittime delle conseguenze dell’errate scelte nella gestione del cambiamento climatico.
Alberto Flego fa tutto questo per aiutare, tant’è che i proventi del suo libro sono destinati in beneficenza.
E allora? Cos’è “Voci rimosse”? La risposta è sempre quella: non ha importanza cosa sia ma cosa rappresenti. Un libro da tenere e conservare, sugli scaffali delle proprie librerie di casa, su quelli delle biblioteche perché si possa  capire, oggi come domani, cosa accade intorno a noi, cosa accade agli “altri”, cosa accade a… Noi.

Riflessioni triestine.

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“Trieste” di Nada Frastor

 

L’articolo “Strana città Trieste”, continua, a distanza di mesi dalla sua pubblicazione, a destare interesse.
Moltissime sono le visualizzazioni che ormai sono giunte a quota 20.000 in ogni angolo del mondo. E moltissimi sono i messaggi di gradimento che ormai sembrano rappresentare una voglia di raccontare ed esprimere una parte di storia, quella personale, che poi altro non è che la storia di Trieste, città ferita più e più volte e che con il tempo ne è divenuta inconsapevole ma sempre con la presenza di un’impercettibile malinconia.
Raccontare e ricordare, sembra essere la via per una presa di coscienza di sé. E così, in questo post, potrete leggere due scritti, tra tanti che mi sono stati inviati, particolarmente significativi.

Biagio Mannino.

Solo due riflessioni…
di Nada Frastor.

…vivo in una terra…
…dove le chiese…hanno l’aspetto di altre terre…
…dove le lingue …si mescolano ai dialetti…
…dove le sbarre del confine…non fermano la gente…
…e le loro culture…
..mentre …ci sono sbarre che non hanno confine…
…una terra dove tutto sembra immobile e tutto si muove…
…luogo di nazionalismi…e di grande apertura…
… teatro e la cultura sono ai primi posti…
..ma alcuni dicono frasi…come …
…noi qui…
…terra…fatta di mare…carso…montagne ..viti….
… gonne orientali…che affiancano borse di plastica…
…piene di speranza…
… donne che affollano i caffè…
…come un luogo di quotidiano incontro…di libertà…
..mentre…si fa a gara per lavare piatti…
…avvolte nel nero mantello dell’abuso…
..terra che… ferma nei ricordi …
.. sembra una dama…
…quando mostra le sue luci nelle splendide piazze…
..ma subito … incontri la ragazzina che è in lei..
….appena sali sul tram….e scopri…
…il carso..
…sanguigno come il sommacco…. candido come la roccia….
…verde come la speranza…
…contrasto di colori … forme …e culture…che unite sono armonia…
….terra…dove posso incontrare…i volti di molte terre….
…e pietre che ricordano…
…gente vissuta…venuta da lontano…
…come le onde che si infrangono sul molo…
…ognuna simile …ognuna diversa nella similitudine…
…a dare e togliere…
nada…
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1958 Redipuglia….
…piccola grembiule bianco..fiocco blu..
..la bandiera tricolore sventola accanto a me..
..di fronte..una scalinata..enorme..
..troppo alti quegli scalini ..a che servono..
..ci sono corpi morti..dentro..
..allora la gola si stringe..
..le lacrime affiorano..
..i sentimenti profondi….e altrettanto fuggenti..
come solo quelli di una bambina possono essere..
..affiorano..
..ti fanno sentire grande..
..la musica si diffonde..
..inni..
..parole..
commozione..
..cantiamo ..i morti..
..ti insegnano la fierezza dell’essere italiana..
..quei morti..li immagini..
..ricordi i racconti..
..la storia..che ti hanno insegnato..
..e ti senti importante nell’essere li..
..commemorarli..
..si gli sguardi adulti ti controllano..
..e tu..
controlli il sorriso che vorresti dare ..
..a chi ti e’ accanto..
..non e’ il momento..
.. senti..il peso di quegli italiani..
..morti ammazzati ..
..per me..
……………………me…..
……otto anni..
..ti senti emozionare..e canti l’inno…………….
……..ripensi a quei cattivi che li hanno uccisi..
..si cattivi…
……………………cattivi…………….
….all’improvviso………….
nonno piero…..lui io so..lui..
..non era cattivo..
…ma nel 1914..viveva qui in questa terra..
..e stava dall’altra parte..
..confusa..canti…e piangi ora di piu’..
..di piu’..
..ora …
…so..
..erano tutti vittime..
..dell’imbecillita’ umana..
..nascosta tra le bandiere..
.. gli inni ed il potere..
..oggi dico a te..
……..bimbo che non hai nome ..
..che non hai terra….
…che non hai religione…
..rifiuta la bandiera…
.che vorra’ asciugare…
.le tue lacrime.
…nada…

Gli effetti dell’eventuale riforma del Senato peseranno o gioveranno per…. la “minoranza” triestina del Friuli Venezia Giulia?

(di Biagio Mannino)

 

Il percorso verso il 4 dicembre, giorno del referendum, continua e molte sono le domande che vengono poste da commentatori, analisti, opinionisti e da tanti altri ancora.
Interrogativi tutti assolutamente degni di interesse: come si è arrivati a modificare in questo modo la Costituzione? C’era l’effettiva esigenza di farlo? Come potrebbe cambiare l’Italia? Cosa potrebbe accadere se vincessero i “NO”? E cosa se vincessero i “SI”? Ci sarebbe un vero rinnovamento? Ci sarebbero rischi per la democrazia? La partecipazione  alla vita politica aumenterebbe o calerebbe?
Sono queste solo alcune delle tante richieste che, cittadini di tutte le età, dai più giovani ai più anziani, pongono e si pongono, desiderosi di vedere soddisfatta la loro naturale voglia di sapere, di conoscere, di essere titolari a tutti gli effetti di quel diritto – dovere rappresentato dall’esercizio del voto.
Valori, principi, tecnicismi… elementi di partecipazione politica, incisivi e tanto importanti quanto il significato di politica stessa, ovvero quell’arte del possibile necessaria per il buon funzionamento della cosa pubblica.
E gli effetti, quelli sul territorio?
L’Italia è uno Stato che per ragioni storiche, geografiche e culturali ha in sé un’eterogeneità che impone valutazioni legate proprio alle molteplici e diversificate realtà locali.
Difficile è accomunare le conseguenze che la riforma Costituzionale potrebbe avere senza tener conto della complessità e varietà del territorio.
Conseguenze che non sono le stesse per la Sicilia e la Valle d’Aosta, che non sono le stesse per Palermo  o… Trieste.
Trieste, per caratteristiche non solo urbanistiche ma anche per quelle storiche e sociali, rappresenta, di fatto, l’unica città del Friuli Venezia Giulia.  Nonostante il suo importante  ruolo, a causa di tutte quelle vicende legate al ‘900, che i triestini, e possiamo dire, ormai, solo loro,  ben conoscono, si è trovata privata di tutto, della sua storica provincia, del suo naturale retroterra, della sua primaria posizione economica, commerciale, finanziaria, di tutte quelle persone che dal circondario guardavano questa città come punto di riferimento e come è logico che sia per tutte le realtà urbane con le caratteristiche, appunto, di Trieste,
Una sorta di Berlino del Mediterraneo, circondata non da un muro ma da un confine a pochissimi chilometri dalla sua periferia, stretta in quel caotico intreccio politico chiamato “guerra fredda”.
Oggi le cose, in parte, sono cambiate. I confini sono (al momento) liberi e quel senso di soffocamento sembra essere passato.
Il termine forse corretto per Trieste oggi è “potenzialità”. Sì, potenzialità.
Di fatto una sorta di minima ripresa si accompagna alla  considerazione di una riacquistata posizione di centralità europea, nel punto di incontro di quella Europa non più definibile come occidentale o orientale ma, semplicemente, Europa. E poi su quel mare, il Mediterraneo, crocevia in cui tre continenti si bagnano.
Ma potenzialità non significa realizzazione.
In questo caso la funzione della politica è quanto mai fondamentale e decisiva, così come è importante il ruolo dei rappresentanti locali, tra i quali, i Senatori.
Al momento attuale il Friuli Venezia Giulia conta 7 Senatori ma, se la riforma Costituzionale dovesse essere approvata al referendum, il numero passerebbe a 2.
Due Senatori, per tutto il Friuli Venezia Giulia.
Uno dei punti di forza maggiormente valorizzato, nel corso dei dibattiti, è rappresentato dalla riduzione del numero dei componenti del Senato, da 315 a 100.
Certamente  il risultato è indiscutibile, tuttavia anche criticabile negli effetti. Ma… la rappresentatività dei territori è altrettanto un principio indiscutibile?
Il quesito non è di poco conto se lo guardiamo alla luce della riflessione precedente: Trieste, città di importanza e valore riconosciuto a livello internazionale ma sola nei suoi confini urbani. Come, in una realtà regionale assolutamente differenziata  si vedrebbe rappresentata proprio in quel Senato che, in particolare, dovrebbe occuparsi di materie  legate all’Unione Europea?
Questo interrogativo, nonostante sia stato posto in più di qualche occasione, non trova al momento una risposta ma, certamente, è legittima la volontà di raggiungere la consapevolezza sul tema da parte del cittadino, poiché, come detto, sono  gli effetti a pesare, o a giovare, sui risultati delle riforme.
Per Trieste, gioveranno o peseranno?