Lettere al blog. “Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!”.

Lettera al blog.

(de Il Grillo Scrivente)

Se lo dice Vasco, va tutto bene! Cos’ha detto Vasco? A conclusione del suo ultimo, recente concerto, ha detto (anzi, ha urlato) “Viva le femmine…..viva la figa!”. Certo che è volgare! Non solo, ma esaltare le donne nei loro organi genitali, e per di più col termine più volgare che ci sia….. Significa render inutili tutte le battaglie che le femministe ancor oggi fanno costantemente quando sostengono che la donna non vada giudicata per il suo corpo ma per le sue capacità intellettive e professionali; quando denunciano quanto le donne siano trattate come un oggetto e protestano quando vengono fatti commenti sull’aspetto fisico femminile (ad esempio il caso dell’allora ministro Maria Elena Boschi). Dicono sempre che il linguaggio è la prima cosa, che è fondamentale, che è la base per il cambiamento culturale necessario per il vero raggiungimento delle pari opportunità!
C’è una cosa che, invece, non mi è proprio chiara: perché le femministe adesso non dicono niente?… Come mai non si scatenano sui social, non scendono in piazza, non accusano Vasco Rossi di maschilismo, sessismo, di essere l’emblema del fatto che viviamo ancora in una società patriarcale,…..?
Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!

Lo Sri Lanka esempio del fallimento del “sistema” politico mondiale.

La difficile situazione sociale e politica in Sri Lanka evidenzia lo stato di malessere che un popolo sta vivendo. Le cause? Molte, ma essenzialmente le responsabilità della politica sono quelle principali.

In particolare lo Sri Lanka si trova a vivere le conseguenze del fallimento del sistema mondiale, quel sistema che si è mostrato nel percorso di gestione del problema “Covid – 19” e che lascia molto spazio alle valutazioni, ai dubbi, alle considerazioni su quanto è stato fatto e su quanto è stato prodotto.

Tutte le scelte prese dal 2020 ad oggi, indubbiamente, hanno lasciato il segno e hanno portato conseguenze che i popoli si trovano a vivere sulle proprie condizioni di vita decisamente peggiorate, conseguenze che hanno avuto la capacità di unirli in nome, però, della miseria.

Problemi legati alla perdita di posti di lavoro, inflazione, precarietà si accompagnano poi alle ulteriori conseguenze frutto della guerra “europea”, quella guerra in Ucraina che ha portato alla contrapposizione globale il blocco occidentale con una Russia che si afferma sempre di più nelle strategie e nei posizionamenti geopolitici.

E mentre aumenta tutto e si teme per una crisi alimentare di proporzioni globali, i Paesi maggiormente in difficoltà, come lo Sri Lanka, vedono problemi vecchi e nuovi amplificati.

Scelte sbagliate, nei processi produttivi agricoli, si uniscono all’aumento del costo dei carburanti e non solo, facendo volare l’inflazione oltre il 50%. E poi la necessità di acquistare beni alimentari all’estero si accompagna alla inevitabile direzione, quella di ricorrere a prestiti da parte della Cina soprattutto, ma a patto che parte della portualità dello Sri Lanka passi ad una gestione cinese.

Al centro di tutto la famiglia Rajapaksa, protagonista nella politica per quasi venti anni e che adesso il popolo dello Sri Lanka non vuole più.

Gotapaya Rajapaksa ha trovato rifugio all’estero mentre il Primo Ministro, Ranil Wickremesinghe, è pronto a subentrargli ma il popolo non lo vuole.

La politica con tutti i protagonisti del passato, lontano e recente, non è più in grado di gestire la situazione di crisi e, soprattutto, di riconquistare la fiducia dei cittadini dello Sri Lanka.

Una situazione che, al momento, si mostra di difficile se non di difficilissima soluzione.

Quello che emerge è, però, un evidente stato delle cose, di una situazione globalizzata che mostra l’incapacità della politica di dare delle risposte vere alle conseguenze delle scelte prese dalla politica stessa. Un mondo impoverito in brevissimo tempo e che mostra le sue emergenzialità maggiori proprio dove già le situazioni erano critiche. Ma nessuno è escluso.

Il mondo che, con la pandemia del 2020, si scopriva fragile, ha visto la sua componente dirigenziale non cogliere l’opportunità di sistemare le cose in nome di un benessere comune ma, al contrario, cogliere le occasioni migliori, quelle occasioni utili però a pochi e disastrose per gli altri, tutti gli altri, tutti noi.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Il Giappone verso la linea della continuità. Ma gli interrogativi sono tanti.

Il Giappone verso la linea della continuità. Ma gli interrogativi sono tanti.

In occasione delle elezioni per il rinnovo della metà dei seggi della Camera Alta in Giappone, il Partito Liberal Democratico ha confermato di essere la forza di Governo con un leggero incremento dei propri rappresentanti.
Di fatto continuerà a governare l’alleanza Partito Liberal Democratico (Ldp) e Komeito, proseguendo la linea politica precedente.
Nonostante l’omicidio di Shinzo Abe abbia colpito l’opinione pubblica mondiale in generale e giapponese in particolare, si è osservato come, al contrario, non abbia comportato alcun effetto sul risultato delle elezioni, e come l’affluenza al voto non abbia superato il 52% degli aventi diritto, mostrando un allontanamento dalla partecipazione politica dei cittadini, come già osservato in occasione delle elezioni presidenziali e legislative in Francia e nelle elezioni referendarie ed amministrative in Italia.
Gli interrogativi sulle future scelte del Governo giapponese sono molti, soprattutto alla luce di una situazione politica internazionale sotto pressione e con sempre più evidenti volontà di andare a modificare l’assetto pacifista della Costituzione Giapponese.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

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