Da oggi Il vento di nord est diventa anche video.

Da oggi Il vento di nord est diventa anche video.
Da oggi incominciaia, in fase sperimentale, una edizione di video di approfondimento secondo lo stile de Il vento di nord est.
Analisi e valutazioni su quanto accade intorno a noi, con un’attenzione particolare agli aspetti della geopolitica. L’intenzione è quella di far sì che questi appuntamenti diventino una costante del blog, con anche interviste ed altro ancora. Tutto dipenderà, in questa prima fase iniziale, anche dal gradimento dei lettori del blog.
Iniziamo con un piccolo video introduttivo ed una riflessione sul nostro attuale modo di vivere modificato delle restrizioni volte a contrastare la diffusione del Corona Virus.
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Il Corona Virus e quella linea sottile tra il diritto alla salute e la possibilità di garantirlo.

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il mare al tramonto. foto BM 2015

(di Biagio Mannino)

Chi lo avrebbe mai detto?
Trovarsi, in poco più di due settimane, da spettatori, comodamente seduti sul divano di casa,  che guardavano alla TV i servizi giornalistici sull’epidemia di Corona Virus in Cina, a protagonisti delle scelte che, di fatto, limitano le nostre libertà ma finalizzate a garantirle in un futuro speriamo non troppo lontano.
Dal divano degli osservatori a quello degli osservati, guardare e adesso guardati, chiusi nelle nostre case, chi più, chi meno, per un periodo non quantificabile, per un risultato sperato ma non garantito.
Guardati da chi, tra poco, sarà a sua volta guardato, perché quell’epidemia venuta da lontano, da molto lontano, ha fatto prendere coscienza che poi, alla fine, il mondo non è così grande.
Strana la sensazione di capire improvvisamente che, prima, si aveva tutto, e, dopo, rendersi conto come questo tutto sia veramente poco e fragile, che, come nel tempo di un battito di ciglia, si possa ritornare a non avere più niente.
I nuovi valori e principi si scontrano contro quei diritti inalienabili per cui i nostri padri avevano lottato e lottato duramente a costo della libertà più grande: la vita.
L’aperitivo diviene il surrogato del concetto di poter essere, di poter fare, e l’individualismo, dominante sempre di più, diviene nel tempo il principio fondamentale dell’apparente senso di realizzazione democratica.
Mal si concilia, però, nel momento in cui quell’individualismo deve la sua esistenza all’appartenenza ad una collettività, che in modo inconsapevole, ne rende il senso stesso della sua esistenza.
Quell’aperitivo esiste perché c’è chi lo rende possibile.
Il diritto, così fondamentale, così importante, così presente nel nostro immaginario collettivo, così presente nelle parole di tutti e, anche, così abusato, c’è perché ad esso si contrappone quel principio sempre un po’ ostico da accettare, ovvero il dovere.
Non c’è diritto senza dovere.
L’estensione da tutta Italia delle regole applicate alla zona rossa, implicano dei doveri per garantire i diritti.
Occorre un forte senso di appartenenza al gruppo sociale, che non si chiama però Italia, che non si chiama Cina, che non si chiama Europa ma, semplicemente, si chiama mondo, anzi, Mondo!
In una società globalizzata, dove il sistema basato sul consumismo garantisce , al momento, la sopravvivenza del sistema stesso, il concetto di confine è quanto mai insignificante nel momento in cui, quegli elementi utili alla sua realizzazione, di fatto, confini non ne hanno.
E così il crollo delle Borse mondiali non guarda alle bandiere, il panico dei popoli porta a rifugiarsi là dove si può, le epidemie dilagano senza che alcuna sbarra, passaporto o visto possa, in qualche modo, trattenerle al di là del… confine.
Parlare di Stati in queste situazioni è quanto mai relativo, parlare di unione di intenti, d’obiettivi, di salvaguardia dei diritti inalienabili e di doveri per realizzarli, è quanto mai auspicabile.
Il diritto alla salute, così importante, così prezioso, così scontato, così dimenticato quando, come in Italia, se ne beneficia al punto di potersi permettere di non rendersi conto che, la Costituzione Italiana, la tanto criticata Costituzione Italiana, lo garantisce in modo assoluto, ma, la Costituzione formale viaggia su strade diverse da quella materiale e, alla fine, trova a scontrarsi con la realtà oggettiva dei fatti, ovvero la possibilità di renderlo effettivo per tutti.
La velocità di diffusione del Corona Virus, le caratteristiche dello stesso, la necessità di cure impegnative, rendono il sistema sanitario potenzialmente a rischio di blocco.
Allora quel diritto si scontra contro la possibilità di renderlo garantito a tutti e necessita del dovere collettivo.
Il dovere ci riporta da quel principio individualistico ad una visione di appartenenza sociale ad un gruppo, da un sacrificio finalizzato a noi stessi ad uno finalizzato a tutti per, nuovamente, garantire a noi stessi di sopravvivere.
Il gruppo come strumento di salvaguardia dell’individuo, gli individui come parte unica del tutto.
Ma non possiamo guardare al percorso di risoluzione del problema se, contemporaneamente, non concepiamo che anche “gli altri” fanno parte del tutto.
Individui, quindi, di una società globale, che trasforma il momento di crisi in uno di opportunità, che capiscono di cogliere l’occasione per uscire da questa esperienza ricchi di aver provato quella paura che permette di vedere le cose in modo diverso, che permette di impostare il cammino collettivo degli uomini e non il piccolo sentiero del singolo uomo.
Alla fine, però, il dubbio resta: quell’aperitivo, dopo, sopravviverà al Corona Virus?
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Quando un Movimento si sostituisce ad un altro… e poi ad un altro… e poi ad un altro…

dubbio(di Biagio Mannino)
Quando un Movimento sostituisce un altro… e poi un altro… e poi un altro…
Sembra proprio che il Movimento Cinque Stelle sia arrivato alla dischi usura del bozzolo.
Se dovessimo dare un’immagine all’evoluzione di quel particolare, originale, strano e, perché no, anche necessario movimento, ben si intona lo sviluppo di un bozzolo dal quale, poi, esce una farfalla.
Ma, in questo caso, anche questa immagine acquista un significato discutibile.
Infatti, se alla farfalla attribuiamo il senso della bellezza e della libertà ispirato dal suo volo, diviene difficile fare lo stesso con il Movimento Cinque Stelle.
Sono passati ormai più di dieci anni da quel V Day che, a Bologna, vedeva Beppe Grillo rappresentare tutto il malessere di una politica italiana stanca ed incapace di far fronte alle sfide interne di necessario rinnovamento e di assenza da quanto accade intorno, nello scenario dei grandi mutamenti geopolitici mondiali.
Nasceva quel movimento sull’onda prima di tutto dell’emotività e della delusione, della speranza e della necessità.
E fu premiato prima nelle elezioni legislative del 2013 ed ancor di più in quelle del 2018 entrando a far parte del Governo.
Là dove si decide, là dove si potrebbe ma… non si può.
Quel movimento che faceva di quel senso di purezza il suo faro, nel corso di una legislatura e un po’, acquisisce, quasi fosse inevitabile, la consapevolezza e la metamorfosi ha inizio e quel bozzolo si apre e diviene un movimento che assomiglia tanto ad un partito, che assomiglia tanto a tutti gli altri partiti.
Metamorfosi che nella storia politica italiana, quella degli ultimi trent’anni, quella nata dopo il crollo del Muro di Berlino, ci ha presentato e ripresentato più e più volte.
La Lega Nord che prometteva grandi apparenti cose ai suoi elettori, che si metamorfomizzava poi in Lega, partito con una politica accesa passata da localistica a nazionalistica, e poi Silvio Berlusconi, che scendeva in campo con la sua Forza Italia garantendo un successo per lo Stato come era stato per le sue aziende, e poi Matteo Renzi, che in brevissimo tempo porta gli italiani, dal desiderio del cambiamento alla delusione profonda, e, come detto il Movimento Cinque Stelle, determinato ed assorbito dal contesto.
Ma tutto sembra ricevere la consacrazione del passaggio da uno stato ad un altro nel momento in cui, un altro movimento, le Sardine, sembra portare novità, forse, speranze nuove, o, semplicemente, sempre quelle.
Quelle speranze che la politica dia ai cittadini risposte alle loro esigenze, all’incertezza dominante e soffocante, al senso di precarietà. Come dire, alle paure degli ultimi trenta anni.
Un movimento che subentra ad un altro movimento, con tanti principi e buone intenzioni.
Ma tra le tante risposte che i cittadini attendono c’è anche quella che ci dice quanto durerà?
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…il blog di Biagio Mannino

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