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IL PRIMO CORRIDOIO DOGANALE INTERNAZIONALE D’EUROPA COLLEGHERÀ IL PORTO DI TRIESTE CON VILLACH IN CARINZIA.

Si riporta il comunicato come ricevuto.

COMUNICATO STAMPA
 
IL PRIMO CORRIDOIO DOGANALE INTERNAZIONALE D’EUROPA COLLEGHERÀ IL PORTO DI TRIESTE CON VILLACH IN CARINZIA
PIÙ MERCI SU ROTAIA TRA IL PRINCIPALE SCALO ITALIANO E IL LOGISTIK CENTER AUSTRIA SUD DI FÜRNITZ

D’AGOSTINO: “VELOCIZZIAMO IL TRASFERIMENTO DEI CONTAINER IN IMPORT ED EXPORT DIVENTANDO ANCORA PIÙ COMPETITIVI”
 
 
DOMANI LA CERIMONIA DI FIRMA A VIENNA
 
Trieste, 30 novembre 2022 – Partirà a gennaio e collegherà il porto di Trieste con l’interporto di Fürnitz in Carinzia, il primo e unico corridoio doganale internazionale europeo: i container in arrivo potranno essere caricati direttamente dalla nave al treno cargo e prendere la strada del Nord e Centro Europa senza controlli doganali, che verranno effettuati successivamente all’arrivo in Austria. Un vantaggio importante per la merce, che viaggerà più velocemente e con un alleggerimento delle procedure amministrative, e consentirà di aumentare l’intermodalità mare-ferro. Resteranno in capo al porto di Trieste i controlli di sicurezza e quelli obbligatori, per esempio i controlli sanitari.
 
I primi dettagli della collaborazione tra ÖBB, le ferrovie austriache, attraverso la filiale operativa Rail Cargo Group, e l’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale erano stati anticipati a settembre a un incontro presso il Centro congressi di Villach a cui avevano partecipato vari ospiti, tra cui il Ceo di ÖBB Andreas Matthä, il presidente dei porti di Trieste e Monfalcone Zeno D’Agostino e Maurizio Cociancich Ceo di Adriafer. A suggellare l’importanza della collaborazione tra i due Paesi, domani a Vienna, al Palazzo d’Inverno del Principe Eugenio, è stata organizzata la cerimonia di firma degli accordi con i vari partner, tra cui, oltre a Matthä e D’Agostino, i rappresentanti dell’Agenzia delle Dogane italiane e austriache, il governatore della Carinzia Peter Kaiser, l’ambasciatore d’Italia in Austria Stefano Beltrame e il ministro delle finanze austriaco Magnus Brunner.
“Per noi – commenta Zeno D’Agostino – è un passaggio importante. Con il primo corridoio doganale internazionale europeo tra due Stati, velocizziamo le procedure sia in import che in export verso un nodo importante, dal punto di vista ferroviario, per Trieste ma anche per l’Austria, e per tutto il Centro ed Est Europa”. “Questo permetterà – spiega D’Agostino – una notevole riduzione dei passaggi amministrativi e burocratici, diminuendo sia le tempistiche di movimentazione dei container sia i costi relativi al passaggio delle merci, in entrata e in uscita dal nostro scalo, verso i mercati mondiali o dai mercati mondiali verso queste aree. Con l’effetto di migliorare la nostra competitività internazionale”.
 
Sulla stessa linea anche Stefano Visintin presidente dell’Associazione degli Spedizionieri del Porto di Trieste che fin dall’inizio ha sostenuto questa importante iniziativa: “Con il corridoio doganale fra Trieste e Fürnitz la banchina idealmente si estende dall’Adriatico fino alla Carinzia. Confidiamo che la clientela austriaca utilizzi questa opportunità e consideri il nostro porto con sempre maggior attenzione. Se nell’immediato la nostra categoria potrebbe dover effettuare meno operazioni doganali a basso valore aggiunto, siamo fiduciosi che in breve tempo il volume complessivo delle spedizioni di merci austriache in transito a Trieste aumenti, con beneficio per tutto il sistema”. “Confidiamo  nel contempo – conclude Visintin – che le modifiche alla legge italiana sull’IVA da noi caldeggiate vengano attuate dal Governo, permettendo di importare presso la dogana italiana le merci destinate agli altri paesi europei senza un inutile aggravio per gli importatori comunitari, consentendo tra l’altro al nostro Paese di incassare parte dei dazi su tali merci”.
 
L’istituzione del corridoio rappresenta un ottimo esempio di cooperazione internazionale tra due Stati dell’UE e facilita l’aumento dei treni che già oggi, più volte alla settimana, collegano lo scalo giuliano con il Logistik Center (LCA) di Fürnitz dove saranno effettuate le operazioni di sdoganamento, attraverso servizi navetta. Con la creazione nell’area di nuovi posti di lavoro e l’offerta di servizi a valore aggiunto come la riparazione di vagoni e container.

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La recensione: “Alla cieca” (Claudio Magris – edizioni Garzanti).

(Recensione di Anna Piccioni)

Claudio Magris “Alla cieca” edizioni Garzanti -prefazione di Eugenio Scalfari

La prima volta che ho iniziato a leggere “Alla cieca” di Claudio ; Magris è stato con il gruppo di lettura che frequentavo. Non ho finito di leggerlo: forse perché obbligata, forse perché non sono particolarmente interessata alla scrittura di Magris, forse perché è una storia talmente ingarbugliata che mi provocava fastidio. Dopo circa quattro anni ho ripreso in mano il libro e ho ricominciato a leggerlo: è stato per sfida! Essendo una lettrice “compulsiva” non sia mai che lasci un romanzo in sospeso! Mi sono ripromessa di leggere senza prender note, senza soffermarmi a riflettere o cercare di trovare un filo logico; cioè l’ho letto alla cieca, navigando a vista.
Certo la scrittura, lo stile distingue Magris e in più la sua cultura mitteleuropea trasborda in ogni frase. E’ un romanzo che ti “frastorna” passando attraverso piani storici e temporali: dagli Argonauti e il vello d’oro a Dachau, Goli Otok, l’Istria, la Tasmania, l’Irlanda, Danimarca, Inghilterra, Trieste…L’Io narrante è lo stesso:un malato di mente, un megalomane, uno scrittore, un sopravvissuto, un fondatore di città, uno schizofrenico curato dal dottor Ulcigrai, un cybernauta, un comunista Il mare è come il Partito- sono altri a sapere dove andare; la corrente e le maree non le decidi tu, le segui [pag. 67]
Parla dell’amore di Maria che diventa Mariza, Marie, Norah e Mangawana:una sola donna o una Polena.
Un Io che muore nelle profondità del mare, che condivide la violenza subita dai galeotti, ma poi risorge sul ponte di una nave, di una galera, o di un caiccio. Un Io che cambia i suoi nomi a seconda del tempo e del luogo: è Tore, Jan Jansen, Nevèra, Stijela e tutti gli altri…
In tutto questo labirinto di fatti, pericoli, sofferenze, dolori c’è un filo conduttore: il mare che unisce storie,leggende, e terre lontane. IL mare è la vita, la pretesa tracotante di vivere di espandersi,di conquistare – dunque è la morte, la scorreria che depreda e distrugge, il naufragio… [pag 288]
Ah,se ci fosse solo mare, mare senza neanche un’isola dove un piede possa stampare un’orma di dolore. [pag 307]
Dopo questa seconda lettura non so dare un giudizio, tuttavia mi ha attratto nelle sue storie “deliranti”.

Prima Rete Nazionale Onde Medie.

Sta nascendo la Prima Rete di emittenti radiofoniche unite in Onde Medie.

La risposta a chi pensa che l’Onda Media sia una piattaforma obsoleta. Noi rilanciamo e consideriamo fortemente qualitativa e alternativa la programmazione di molte emittenti che dal 2017 sono nate grazie alla liberazione della banda in modulazione di ampiezza. La banda storica di emissione, ancora oggi la prima per importanza in tutto il mondo. Basti pensare agli Stati Uniti dove l’FM è relegato al ruolo di emissione per radio locali mentre l’AM copre ampie porzioni di territorio.

In queste settimane Radio Diffusione Europea da Trieste, Regional Radio da Otricoli con emissione su Roma, MRC Media Radio Castellana da Castel San Pietro Terme Bologna e Power 927 Milano con copertura fin anche Torino e in senso opposto Verona, garantiscono la copertura che irradia su gran parte dello stivale. Altre emittenti si aggiungeranno a breve, così da coprire tutta l’Italia.
E’ possibile già seguire al mattino “Buongiorno Italia” condotto da Graziano D’Andrea dalle 07.09 alle 09.00. Musica, notizie, curiosità, talk e piccole rassegne stampa “alternative e controcorrente” con la collaborazione di Biagio Mannino e di Renato Lorenzi. Con questa trasmissione si ritorna al passato con la possibilità di interagire con lo studio centrale in presa diretta, messaggiando al 3459945637.
Altro programma comune è quello della domenica mattina dalle 10.09 alle 11.00 condotto da Naldino, “La città della domenica” con interviste molto interessanti che vanno dall’Umbria al Lazio passando per Bologna e Trieste. Un programma reso possibile dalle redazioni delle emittenti collegate.

Il mercoledì dalle 22.00 alle 24.00 appuntamento su Radio Diffusione Europea con “Night time lover”, programma di punta, prodotto da Power 927 Milano, tutto rigorosamente in diretta.
Altri “intrecci di palinsesto” sono in arrivo, il progetto continuerà con altre novità molto interessanti. Lo scopo è anche quello di creare una rete commerciale che possa stimolare nuovi investitori interessati ad una sempre più ampia porzione di territorio.
Buon ascolto dunque in Onde Medie, ma anche in digitale con i rispettivi siti, applicazioni scaricabili da Google Play e APP Store, Fire TV Stick, televisori smart Android e risponditori vocali.

Storie e Memorie: Carmen Palazzolo racconta il suo esodo dall’Istria (prima puntata).

Storie e Memorie: Carmen Palazzolo racconta il suo esodo dall’Istria (prima puntata).

Le storie e le memorie che tutti abbiamo, belle o brutte, piacevoli o dolorose, piccole o grandi: sono nostre e sono importanti, così per noi come per tutti.

Inizia con oggi il racconto di Carmen Palazzolo, esule in giovanissima età dall’Istria e che oggi è portatrice della memoria di un popolo, tenace testimone di eventi e di una cultura che non deve essere perduta.

Il ricordo del suo esodo dall’Istria, l’arrivo a Trieste e la propria vita che cambiava e che doveva cambiare.

Questo ed altro ancora nel video proposto qui di seguito.

Potrete seguire la prima di tre puntate dedicata all’intervista che Carmen Palazzolo mi ha rilasciato alla fine di agosto 2022.

DOPO LA SEDE DI RAPPRESENTANZA DI BUDAPEST, IL PORTO DI TRIESTE HA APERTO UN UFFICIO A BRUXELLES IN COLLABORAZIONE CON LA SOCIETÀ ALPE ADRIA

Si riporta il comunicato come ricevuto.

DOPO LA SEDE DI RAPPRESENTANZA DI BUDAPEST, IL PORTO DI TRIESTE HA APERTO UN UFFICIO A BRUXELLES IN COLLABORAZIONE CON LA SOCIETÀ ALPE ADRIA

Trieste, 31 ottobre 2022 – Esce dai confini italiani per promuovere attività che diano sempre più conto della sua naturale vocazione internazionale. Il porto di Trieste amplia la propria rappresentanza all’estero: dopo un anno dall’inaugurazione di Budapest, apre un ufficio anche a Bruxelles. La nuova sede, avviata in collaborazione con Alpe Adria SpA all’inizio del 2022, è pienamente operativa da qualche settimana.

Grazie ai nuovi uffici nella capitale belga, l’Autorità di Sistema Portuale potrà avere un’interlocuzione più diretta con i rappresentanti delle Istituzioni europee, creando nuove opportunità di dialogo con gli stakeholder e le realtà internazionali presenti a Bruxelles.

La sede rappresenterà un presidio importante nel cuore delle relazioni istituzionali di scala continentale, in grado di assicurare non solo al porto, ma agli operatori e a tutto il sistema logistico collegato, maggiore visibilità e occasione di promozione più puntuale in una città baricentrica in Europa e nel mondo.

“Il porto sta crescendo non solo in termini di traffici e infrastrutture ma anche in termini di relazioni – spiega Zeno D’Agostino, presidente dei porti di Trieste e Monfalcone. “L’apertura dell’ufficio svolge un ruolo chiave per avvicinare il porto alle istituzioni internazionali, ma rappresenta anche un’opportunità per promuovere il modello Trieste e il nostro know-how all’estero e così far compiere al nostro porto quel salto di qualità naturale per competere sui mercati globali”.

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Trieste Convention Center, svolta post-pandemia: 15 mila presenze nel 2022, decolla l’attività e aumenta il capitale.

Si riporta il comunicato come ricevuto.

Trieste Convention Center, svolta post-pandemia: 15 mila presenze nel 2022, decolla l’attività e aumenta il capitale.

Un aumento di capitale finalizzato allo sviluppo della congressistica, il conto economico 2022 che si prospetta già migliorativo rispetto alle previsioni post- Covid, due nuove assunzioni nel 2023, il potenziamento dell’attività fieristica. Sono gli elementi che caratterizzeranno l’Assemblea dei Soci di Trieste Convention Center (TCC), la società di gestione della nuova struttura edificata in Porto Vecchio, convocata per il prossimo 9 novembre.

All’ordine del giorno l’approvazione dell’aumento di capitale, che era già stata prevista e deliberata per 500 mila euro nel giugno 2021, e che il CdA di TCC propone d’incrementare per un pari importo e quindi fino a un milione di euro, per supportare adeguatamente lo sviluppo dell’attività congressuale. Attività ripartita (o meglio partita da zero, a parte di un paio di eventi negli anni precedenti) nel maggio di quest’anno con la cessazione delle restrizioni Covid, i cui decreti avevano vietato a più riprese lo svolgimento di convegni in presenza e fiere.

L’aumento di capitale sarà proposto ai soci esistenti, con possibile prelazione agli stessi delle quote eventualmente inoptate. Attualmente la compagine sociale è composta da Assicurazioni Generali (40%), illycaffè (12%), Trieste Valley (11%) e da altri 60 soci rappresentativi della comunità economica triestina e regionale, tra i quali Acegas e Swg.

Avviata lo scorso maggio con Olio Capitale, la rassegna fieristica organizzata dalla Camera di Commercio (con cui TCC ha allacciato uno stretto rapporto di collaborazione), l’attività del Centro si è rapidamente sviluppata ed è decollata subito dopo l’estate, con un denso piano di eventi: tra gli altri, numerosi importanti convegni medico-scientifici, il Barcolana See Summit e, dal 27 al 29 ottobre prossimi, TriestEspresso Expo, la rassegna del caffè organizzata dalla Camera di commercio, giunta alla decima edizione.

Il Centro sarà intensamente occupato sino a prima di Natale. Le richieste e prenotazioni per il 2023 e 2024 sono già molto numerose e prefigurano uno sviluppo accelerato delle attività, destinate a superare le previsioni del nuovo piano post-pandemia 2022-24, approvato alla fine dello scorso anno. Anche per tale ragione la società ha programmato due nuove assunzioni all’inizio del 2023. Sotto il profilo economico il piano pluriennale post-Covid prevede il raggiungimento dell’utile di bilancio nel 2024, con una perdita prevista nel 2022 (anno di avviamento con soli otto mesi di ricavi a causa della pandemia) e un netto miglioramento nel 2023. I risultati a fine settembre prospettano già risultati migliori rispetto al primo scenario post-Covid, con un margine lordo prima di ammortamenti e interessi (Ebitda) positivo per circa 600 mila euro.

In ulteriore chiave di sviluppo futuro, si è anche aperto un confronto con le istituzioni interessate (in particolare il Comune di Trieste, legato a TCC da uno stretto rapporto di partenariato, e la Camera di Commercio) per un ulteriore rafforzamento dell’attività e delle infrastrutture fieristiche.

«Usciti dall’emergenza Covid, la partenza e lo sviluppo delle attività stanno superando le aspettative conseguenti alla pandemia – osserva il Presidente di TCC Roberto Morelli -. Il centro congressi piace per la sua qualità, per la sua posizione e perché piace Trieste, come si è visto in occasione di eventi di grande contenuto come il Sea Summit collegato a Barcolana. I piani di sviluppo sono realistici e credibili. Il centro congressi è in grado di diventare il cuore del futuro porto vecchio ed è già l’attrattore di un turismo di qualità che trasferisce i suoi benefici sul tessuto cittadino. In soli otto mesi di attività, è stimabile che a fine anno TCC tra congressi e fiere avrà condotto a Trieste non meno di 15 mila persone, molte delle quali torneranno con le famiglie per visitarla».

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La Trieste della gente come noi ricorda il 18 ottobre 2021 e si pone come esempio di difesa dei principi e dei valori democratici.

La Trieste della gente come noi ricorda il 18 ottobre 2021 e si pone come esempio di difesa dei principi e dei valori democratici.

Se ne parla a Buongiorno Italia, la trasmissione a cura di Graziano D’Andrea con la partecipazione di Biagio Mannino.

Puntata 27/19 ottobre 2022 ore 8.05.

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PROSEGUE IL PROGETTO “TUTELA E DIRITTI” DI A.B.C. ASSOCIAZIONE PER I BAMBINI CHIRURGICI DEL BURLO.

Si riporta il comunicato come ricevuto.

PROSEGUE IL PROGETTO “TUTELA E DIRITTI” DI A.B.C. ASSOCIAZIONE PER I BAMBINI CHIRURGICI DEL BURLO.

MARTEDÌ 11 OTTOBRE, ALLE 18, SU ZOOM IL WEBINAR “CONVENZIONE ONU 2006 SUI
DIRITTI DELLE PERSONE CON DISABILITÀ E PRINCIPIO DELL’ACCOMODAMENTO RAGIONEVOLE”

Per iscriversi: https://abcburlo.it/iscriviti-webinar-inclusione-scolastica-disabilita/
A sostegno del progetto Tutela e Diritti interviene Crédit Agricole Friuladria, che dal 2019 è al fianco di A.B.C. supportandola in diverse attività


A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo, che dal 2005 aiuta tutti i bambini che devono
affrontare complessi percorsi chirurgici all’interno dell’ospedale materno infantile Burlo Garofolo di
Trieste, prosegue con il progetto “Tutela e diritti”, per rispondere alla necessità di molte famiglie
di essere informate sulla normativa e sui possibili aiuti e servizi resi disponibili dalla Legge
104/92.
Si tratta del quinto appuntamento, in programma martedì 11 ottobre, alle 18, sulla piattaforma
Zoom, in cui si parlerà di “Convenzione ONU 2006 sui diritti delle persone con disabilità e
principio dell’accomodamento ragionevole”.
Il focus dell’incontro sarà la Convenzione sui diritti delle persone con disabilità e i suoi princìpi,
rispetto all’ambiente scolastico (il primo ambiente extra familiare che i bambini incontrano) e alle
modifiche e gli adattamenti che si rendono necessari per garantire alle persone con disabilità uguali
opportunità nell’accesso e nella fruizione di ambienti e servizi; come recita l’articolo 1 della
Convenzione: “nel rispetto del pieno e uguale godimento di tutti i diritti umani e di tutte le libertà
fondamentali da parte delle persone con disabilità”.
A condurre i webinar è sempre l’Avvocata Elisabetta Rovatti, affiancata da Giusy Battain,
Fondatrice e Direttrice di A.B.C. Associazione per i Bambini Chirurgici del Burlo, e Giulia Bresciani,
Responsabile Area Progetti di A.B.C.
Il progetto “Tutela e Diritti” comprende sei webinar gratuiti nel 2022; una guida scritta per
rispondere ai dubbi più frequenti sulle applicazioni della legge stessa; uno sportello di consulenza,
dedicato alle famiglie, per approfondire le caratteristiche della normativa. Ai primi quattro
appuntamenti hanno partecipato già circa un migliaio di persone, tra famiglie, professionisti e
operatori.
“Tutela e Diritti” è pensato per aiutare i nuclei familiari e tutti coloro che fanno parte del percorso di
vita di bambini e ragazzi con disabilità a fare chiarezza e trovare risposte su argomenti specifici della
Legge 104/92. Gli incontri sono un’occasione anche per rimanere aggiornati in merito ai
cambiamenti che la recente sentenza del Consiglio di Stato (26 aprile) sta imponendo
all’interpretazione e all’applicazione della Legge.
La prima annualità di Tutela e Diritti – sostenuta dall’intervento di Crédit Agricole FriulAdria, istituto
pordenonese da diversi anni al fianco di A.B.C. – si concluderà l’8 novembre con l’ultimo webinar

dedicato a “Discriminazione, abilismo e utilizzo del linguaggio”. Il progetto conferma la volontà di
A.B.C. di supportare negli aspetti legali le famiglie che hanno bisogno di essere accompagnate
anche nella quotidianità successiva al ricovero e al percorso di cura.
L’attività è rivolta alle famiglie dei bambini chirurgici ma anche alle famiglie che devono
affrontare un cammino al fianco della disabilità (in regione e in tutta Italia). Destinatari del
progetto possono essere anche gli operatori sanitari, gli insegnanti, gli educatori e tutti coloro
che operano nell’ambito dell’applicazione delle casistiche della Legge.


A.B.C. è nata nel 2005 a Trieste da due genitori che hanno affrontato un lungo percorso chirurgico
per il loro bambino. Oggi è un’organizzazione ben strutturata che aiuta tutti i bambini che devono
affrontare complessi percorsi di cura all’interno dell’ospedale materno infantile Burlo
Garofolo di Trieste. A.B.C. opera perchè questi bambini e le loro famiglie possano sentirsi
supportati costantemente e trovino nell’Associazione un punto di riferimento costante; e perché il
“prendersi cura” coinvolga nella piena completezza ogni aspetto del percorso del bambino e della
famiglia.
A.B.C. accoglie gratuitamente le famiglie durante il ricovero dei loro bambini in cinque case a
Trieste, offre sostegno psicologico ed emotivo in reparto e fuori, accompagnando le famiglie durante
tutto il percorso di cura e anche dopo il rientro a casa. A.B.C., inoltre, sostiene il Burlo donando
strumentazione specialistica, supportando la ricerca scientifica e la formazione degli operatori.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Da Trieste è partito verso Roma il Treno della Memoria. Un viaggio ricco di storia, di valori e significati.

17 tappe e 5000 chilometri lungo tutta l’Italia. Questo il percorso che compirà il Treno della memoria, partito questo pomeriggio, alle ore 18.00 dalla stazione di Trieste Centrale.
L’iniziativa vuole ricordare il treno che portò a Roma la salma del milite ignoto, giungendo nella Capitale il 4 novembre 1921.
Attraverso la sepoltura, presso l’Altare della Patria, di un soldato caduto nel corso della Prima Guerra Mondiale e non riconosciuto, si volle dare simbolicamente proprio quel riconoscimento e quel valore a tutti i caduti italiani nelle guerre e ricordare anche i dispersi mai ritornati.
Molte le autorità presenti, civili e militari, che hanno assistito alla cerimonia ed alla partenza del treno verso Trento, prima delle diciassette tappe, il quale arriverà a Roma il 4 novembre 2022.

FORMAZIONE GRATUITA PER INSEGNANTI DI TEDESCO DEL FVG PROMOSSA DAL GOETHE-INSTITUT

Si riporta il comunicato come ricevuto.

Giovedì 6 ottobre 2022 ore 15:00-18:00
A Trieste nella sede di Confcommercio Trieste

FORMAZIONE GRATUITA PER INSEGNANTI DI TEDESCO DEL FVG PROMOSSA DAL GOETHE-INSTITUT

Gli approcci e la didattica delle lingue straniere sono in costante evoluzione. Per questo il tema della formazione continua degli insegnanti resta centrale nel contesto scolastico odierno. Una formazione che per gli insegnanti di tedesco della scuola secondaria di primo e secondo grado di tutto il Friuli Venezia Giulia è supportata dal Goethe-Institut, che conferma anche per il 2022 il suo tradizionale “InfoTag”, in calendario il prossimo giovedì 6 ottobre dalle ore 15 alle ore 18 a Trieste nella sede di Confcommercio (via Mazzini 22, Sala Saba).

All”iniziativa – gratuita – si potrà partecipare in presenza o online su Zoom (il link sarà inviato al momento dell’iscrizione) previa iscrizione obbligatoria alla mail BKD-Triest@goethe.de

Nel corso del pomeriggio saranno presentate le attività del Goethe-Institut per l’anno scolastico 2022-23 e proposto il seminario formativo “Al di là della lingua tedesca: comunicazione interculturale” a cura di Anna Cargnello, consulente e formatrice, presidente del DeutschZentrum Triest, l’associazione culturale Italo Tedesca che organizza questo appuntamento, nell’ambito delle attività di cooperazione linguistica e didattica del Goethe-Institut.

Il seminario affronterà, con l’aiuto di numerosi esempi pratici e di filmati analizza le differenze nella comunicazione tra l’Italia e la Germania. Il problema di comprensione tra paesi diversi, infatti, va ben oltre alle difficoltà di tipo linguistico. È dunque molto importante conoscere a fondo anche la cultura e i diversi modelli di comportamento adottati in situazioni di tempo libero e lavorative per comunicare in maniera efficace.

Tra le attività che il Goethe-Institut si appresta a proporre alle scuole ci saranno dei laboratori didattici collegati alla mostra “Cosa diventeremo” dal libro di Antje Damm, la App “Stadtrally Triest” per scoprire la città in modo diverso, letteratura contemporanea per ragazzi nella lezione di tedesco e materiali per l’orientamento per la scuola primaria e secondaria di primo grado.

Info: tel +39 338 8266338 – bkd-triest@goethe.de

Trieste 2 ottobre 2022

La relatività della storia e del simbolo. Di Biagio Mannino

 

La relatività della storia e del simbolo.*
di Biagio Mannino.
La storia è una scienza perfetta?
E’ questa una domanda alla quale non è facile rispondere, anzi, il concetto che sta alla base di questo quesito è difficile, se non addirittura impossibile da realizzare.
La scientificità della materia è data dal fatto che la stessa è oggetto, appunto, di studio e, di conseguenza, protagonista di confronti, dibattiti, teorie e accesi scontri.
Se trattare la matematica implica ragionamenti che si concludono con le dimostrazioni delle ipotesi, la storia è, sostanzialmente, indimostrabile poiché, alla sua base, ha i comportamenti assolutamente soggettivi degli uomini i quali producono risultati oggettivi ma che si scontrano poi con altri comportamenti soggettivi di altri uomini, quelli degli studiosi ma che non trovano una dimostrabilità effettiva degli eventi poiché la parola stessa, “eventi”, li colloca nel passato.
Sono accadimenti del passato, avvenuti, e la loro memoria è data da componenti sì oggettive come , ad esempio, documenti, foto, video, e da altre, soggettive, come i ricordi e, conseguentemente, facili all’interpretazione personale.
La comprensione di ciò che fu diviene un’impresa ardua poiché sullo storico ricade la responsabilità di saper raccogliere tutte quelle informazioni  certe e saperle unire a quelle incerte al fine di dare un’interpretazione più vicina possibile, ma assolutamente, per definizione, opinabile, di cose che sicuramente sono state ma delle quali non si avrà alcuna prova assoluta.
E allora?
E’ evidente che  la responsabilità che grava sugli storici è rilevante poiché ciò che sarà appreso dipenderà non solo dal risultato delle loro ricerche ma anche dall’obiettiva gestione dello stesso.
La storia rientra in quel caotico vortice che si chiama “politica”.
La politica, ovvero, nel suo significato più semplice:  l’obiettivo. L’obiettivo che uno Stato, un partito,  un’insieme di persone unite da comuni interessi e quant’altro… hanno.
La storia, nel sistema della politica, nel perseguimento di quel determinato obiettivo, diviene oggetto di primario interesse, oggetto di strumentalizzazione.
Gli storici rischiano, consapevolmente o non consapevolmente, di essere utilizzati per confermare teorie che legittimano le scelte dei politici con progetti ben precisi ma che esulano dall’effettivo senso della veridicità della storia.
Allora la storia assume un valore plurale e, appunto, da “storia” diviene “storie” e la discussione si sposta dal piano della conoscenza di ciò che fu a quello della contrapposizione di ciò che si ritiene che effettivamente fu e che non coincide, per motivi ideologici, con quello che fu per gli altri.
Si parla, come detto, di storie e non di storia, di memoria e non di memorie, della verità di qualcuno diversa dalla verità di qualcun altro per poi passare alla “vera verità” per arrivare all’omissione della stessa storia.
Omettere al fine di dimenticare, omettere al fine di creare una nuova storia dove ciò che fu non è mai stato e ciò che non è mai stato diviene ciò che fu realmente.
Sono passati cento anni dall’inizio di quella che  veniva chiamata Grande Guerra e che dopo, a seguito dell’altra grande guerra, ha avuto una numerazione chiamandola Prima Guerra Mondiale e l’altra Seconda Guerra Mondiale.
I numeri tondi ispirano sempre la volontà di ricordare, celebrare e, spesso, anche se riguardanti avvenimenti tragici come appunto le guerre sono, di festeggiare.
Dopo il primo anno, al decimo anniversario, al venticinquesimo, al cinquantesimo, al centenario e via dicendo, si sente l’esigenza di rivivere con la memoria e con la partecipazione storica eventi che molto spesso la logica della politica ha trasformato se non del tutto dimenticato.
Eppure, sebbene gli anni passino, il ricordo è presente e la consapevolezza che i propri padri, nonni o, in generale, familiari, siano stati presenti a quegli accadimenti, rendono viva la storia unendola ad una volontà di conoscere e di far conoscere ciò che i vincitori ritennero opportuno cancellare.
L’occasione che all’Istria ed a Trieste si presenta negli anni del centenario della Grande Guerra si manifesta in tutta la sua potenzialità dove, come fantasmi ansiosi di farsi vedere, storie di famiglia, documenti, fotografie, oggetti di vario tipo, ricordi, ed anche leggende emergono dai cassetti e dalle cantine, sporchi di polvere, profumati di muffa, portatori di un messaggio a quelle generazioni contemporanee di volontà di conoscere la vera storia, la loro vera storia.
Il rischio è sempre quello: la strumentalizzazione che si unisce in queste occasioni alla paura di coloro i quali ne hanno fatto uso di essere a loro volta il prossimo soggetto, o meglio, oggetto da riporre in un cassetto, in attesa di qualche casuale evento che tra dieci, venti o cento anni, li riporti fuori e li faccia conoscere.
E’ questo il continuo gioco che le terre di confine, di confine tormentato da contrapposizioni, si trovano ad affrontare al punto tale da rendere così normale questa situazione da non accorgersene della sua presenza.
L’Austria Ungheria diviene il nemico solo pochi anni dopo la celebrazione, nuovamente la celebrazione, del cinquecentesimo anniversario dell’atto di dedizione all’Austria della città di Trieste e se ai duemila giuliani che combatterono nelle fila dell’esercito del Regno d’Italia si dedicano onori e piazze, ai quarantamila che combatterono nei reggimenti come il novantasettesimo nelle fila austro ungariche, il solo ricordo portava fino ad oggi imbarazzo e desiderio di dimenticanza.
Ma allora? Come affrontare il problema di quel concetto che, esprimendosi con un gioco di parole, evidenzia che tutto è relativo, ovvero quello espresso dalla così detta “verità vera”?
Lo studioso, che sia storico o politologo, sociologo o filosofo, deve partire da due punti di osservazione: quello dei politici e quello delle masse.
In una società contemporanea dove il sistema mass- mediatico diviene totalizzante nell’indirizzo educativo, appare evidente come sia più semplice di quanto si possa immaginare mandare messaggi di indirizzo alle masse utilizzando proprio i percorsi suggeriti dalla stessa psicologia delle masse.
Ritengo che sia difficile, se non impossibile, arrivare ad una presa di coscienza collettiva che vada nella direzione della maturità, ovvero nella capacità di valutare con obiettività, sincerità e disponibilità.
Quanto ricordato in merito al centenario dell’inizio della Grande Guerra ci porta a vedere come con l’attentato di Francesco Ferdinando inizi solo un lungo percorso che trova una sorta di immaginaria conclusione solo il 9 novembre 1989, con il crollo del Muro di Berlino.
Anni, tanti anni che hanno sconvolto l’intera Europa, che hanno sancito la fine di un modo di concepire la società e l’intero sistema delle cose e che, in alcune terre più che in altre, se ne sono duramente vissute le conseguenze, sia negli eventi che nelle espressioni politiche, sociali e storiche successive.
E una di queste terre è proprio l’Istria che con Trieste rappresentano l’esempio della storia europea del XX secolo, della tragica storia europea del XX secolo.
Cos’è l’Istria?
Definirla come una penisola, posta a nor -est di quel mare  Adriatico che, per sua natura si mostra come una realtà chiusa e dove i caratteri delle genti che vivono sulle coste più lontane dalla sua apertura, dalla sua comune appartenenza al Mediterraneo, sembrano mostrare la stessa chiusura unendoli e rendendo la geomorfologia e l’antropizzazione una sola realtà.
Sarebbe troppo semplice definirla in questo modo poiché l’Istria stessa è di per sé una definizione instabile, una mutazione legata a quel concetto di paesaggio che in essa vede tutti quegli elementi fisici che vanno dal mare al Carso e la mostrano nella sua complessità, nella sua diversità così come la gente che vi vive, oggi come ieri, deve abbandonare il concetto di singolarità per abbracciare quello della pluralità, alla ricerca della consapevolezza di quanto questo rappresenti, di fatto, una ricchezza.
Pluralità dunque, di paesaggi e, quindi di, elementi geologici, naturalistici, zoologici e vegetazionali, e antropomorfi con genti diverse, lingue e culture unite però nella comune appartenenza, appunto, all’Istria.
E torniamo allora a quanto precedentemente espresso dove la storia diviene fondamentale per comprendere come una terra così piccola rappresenti in definitiva una vera e propria sintesi europea in cui i popoli convivono e si combattono, si spostano e ritornano, vengono ricordati e vengono dimenticati in un apparente eterno percorso fatto di ostacoli ripetuti e ripresentati periodicamente, di oggettive scelte incidenti nelle singole soggettività al fine di creare un unico pensiero legato però ai diversi popoli al fine di un’altrettanta oggettiva strumentalizzazione.
Politica, storia, antropologia e natura in conflitto: questa è l’Istria.
Diviene difficile affrontare lo studio di quelle situazioni, di quei personaggi, vissuti in anni così recenti, così delicati, così sofferti come quelli del XX secolo proprio per il fatto che sono vicini ed ancora doloranti le ferite aperte.
Ma cosa?
E ancora il problema si pone poiché è il punto di vista, il punto di osservazione dal quale si guarda quell’orizzonte che cambia la sua prospettiva  a seconda dell’altezza dell’osservatore.
E così ciò che per uno è, non è per qualcun altro in una lunga contrapposizione generazionale che solo il tempo aiuta a limitare.
Raccontare la storia di figure come quelle di Giuseppe Callegarini richiede uno sforzo da parte dei due protagonisti dell’opera letteraria: lo scrittore ed il lettore.
Il primo ha faticato nella comprensione della figura la cui vita viene raccontata, il secondo nel saper accettare di cogliere tutti quegli aspetti che potrebbero mettere a rischio le proprie convinzioni ed anche i propri stereotipi.
Nei contesti di contrapposizione perdurante negli anni, nelle generazioni, nella memoria dei singoli popoli e dei singoli appartenenti a questi, l’elemento simbolico diviene determinante al fine di trovare in esso un riferimento, un punto in cui vedere riuniti quelli che sono i propri valori, la propria storia, le proprie tradizioni e, semplicemente, ritrovarsi.
L’elemento simbolico si va a manifestare nelle bandiere, negli inni, nei miti e nelle leggende e che vedono negli uomini una elevazione ad un piano superiore, ad un piano in cui la differenza tra il mito e la realtà non è più distinguibile, dove questi uomini divengono simbolo per un popolo intero, da guardare e da imitare, da ammirare e da venerare: questi uomini sono gli eroi.
L’eroe, colui che consapevolmente compie un’azione che molto spesso avrà come conseguenza il proprio sacrificio definitivo, un sacrificio compensato però dalla convinzione di aver agito e preso delle decisioni, appunto, eroiche, nel perseguire quello che è ritenuto essere il bene, ma non il bene soggettivo, individualistico ma quello comune, del gruppo, del proprio popolo e, di conseguenza, della propria famiglia, delle proprie origini.
Ricco è l’elenco degli eroi e dei martiri e non vi è Stato che non li celebri e rispetti, che a loro dedichi vie o piazze, che siano studiati nelle scuole per le loro gesta ed imprese.
Ma le aree di confine, là dove quelle linee immaginarie chiamate appunto “confini” e che in essi trovano una materializzazione, mostrano come il limite tra essere eroe e brigante sia estremamente sottile e facile a rompersi. Infatti quelle gesta eroiche lo sono per alcuni ma non lo sono affatto per altri, poiché c’è chi ne celebra il nome nei tempi avvenire, e chi  dimenticherà completamente.
E’ il triste peso per questi uomini che consapevoli erano solo in parte nel prendere decisioni. Quelle gesta potevano essere comprese da chi ne beneficiava ma avrebbero causato sofferenza in chi le subiva.
Eroi o briganti o, ancor peggio, terroristi? Non conta assolutamente niente di fronte agli occhi di un osservatore che guarda alla storia come una sequenza di cause ed effetti abbandonando quei giudizi universalistici per accettare solo una condivisibilità  o meno.
Se gli eroi di guerra vivono una duplice ed opposta considerazione quelli del lavoro dovrebbero vivere una memoria più serena.
Qui le cose non sono come appaiono poiché l’attribuzione che a loro si deve per il martirio subito nel nome del lavoro è riconosciuta, anche questa volta, da alcuni e non da altri.
Sindacati, partiti, opportunità economiche e finanziarie, volontà di nascondere le responsabilità sono solo alcuni di questi elementi che traslano l’eroe nel dimenticatoio.
Se Giuseppe Callegarini rappresenta l’emblematico esempio di un eroe della resistenza, la sua figura si colloca in un momento storico e in una terra dove i ruoli attivi venivano e sarebbero venuti fortemente strumentalizzati ed ideologizzati, ponendo le azioni di questo uomo non opportune ad essere elevate ad elemento simbolico ma maggiormente degne di essere riposte in qualche scatola in attesa di tempi migliori e, soprattutto lontani, per essere riprese e presentate ad un popolo ormai dimentico addirittura della propria memoria storica.
Dall’altra parte, Arrigo Grassi, viene celebrato eroe del lavoro il cui sacrificio, nelle miniere dell’Arsa salvò molte vite, trova quella elevazione da parte però di un regime, quello fascista che, precipitato portò con sé tutto compresi i suoi eroi.
Due figure, Callegarini e Grassi, che divengono simbolo, sì per le gesta eroiche ma soprattutto per quello che significa la storia complessa e le memorie tormentate derivanti dalle scelte politiche del XX secolo in una tormentata terra che si chiama Istria.

*Tratto dal libro “Giuseppe Callegarini. Un eroe sconosciuto” di Livio Dorigo, Stefano Furlani, Biagio Mannino, Luciano Santin, Roberto Spazzali – edito dal Circolo Istria – Trieste.

La pubblicazione su questo blog è autorizzata dal Presidente del Circolo Istria Livio Dorigo.

 

Nota: l’immagine in questo post è stata tratta da www. wikipedia. it.