Elezioni in Friuli Venezia Giulia: con il 57% vince il centro destra e la Lega vince su tutti. E adesso?

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Trieste, 30 aprile 2018.

Nelle elezioni regionali, in Friuli Venezia Giulia, con il 57,1% dei consensi, trionfa il centro destra ma, in particolare, è l’affermazione della Lega che, con il 35%, rappresenta il vero successo.
Una affermazione che non solo ha confermato il già ottimo risultato conseguito nelle recentissime elezioni legislative nazionali, ma anche ha mostrato un copioso aumento di consensi in riferimento alle passate regionali nel 2013.
La Lega, quindi, il primo partito che adesso porta Massimiliano Fedriga ad assumere il prestigioso incarico di Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, succedendo a Debora Serracchiani.
Ma non basta: è questo un risultato che deve essere interpretato.
Il momento storico che l’Italia sta attraversando mostra come, nel contesto della politica, vi sia una grande sostanziale confusione.
Ancora non si è raggiunta la formazione di un Governo dopo le elezioni del 4 marzo e le trattative tra le diverse forze politiche si sono ormai dimostrate inconcludenti.
Sono passati due mesi e l’effetto del Rosatellun Bis si vede tutto.
Tante parole, molti incontri, poca chiarezza, nessun fatto.
I cittadini, ormai perplessi dallo spettacolo “politica”, vedono aumentare il livello della loro disillusione nelle effettive capacità dei loro rappresentanti e la partecipazione al voto in FVG ha mostrato un ulteriore calo dei votanti.
L’attenzione mediatica all’evento è stata tanta e questo non può essere spiegato se non con l’interesse oggettivo nel risultato finalizzandolo ai giochi nazionali per conseguire gli obbiettivi, ovvero, la politica.
In molti ci hanno creduto e, altri, molto meno.
Infatti se i “big” del centro destra si sono decisamente dati da fare frequentando ogni angolo della Regione, le altre forze non hanno avuto la stessa determinazione e, alla fine, l’idea era che l’unica lotta effettiva fosse quella tra Lega e Forza Italia per chi conquistava più voti.
Ha vinto la Lega: ha vinto le regionali, ha vinto la competizione con Forza Italia, o meglio, con Berlusconi.
Le diatribe tra Berlusconi e Salvini dovevano trovare una soluzione da parte dei cittadini e così è stato: Salvini supera Berlusconi di 20 punti percentuali.
Il PD del FVG esce di scena senza clamorose cadute ma, di fatto, sconfitto.
Perché? Per non aver ben governato nei precedenti cinque anni?
Non si può dire questo, anzi, la Giunta Serracchiani ha fatto molto, eppure…
Eppure il PD perde per un effetto, nuovamente, nazionale, dove l’onda di tsunami del renzismo tutto travolge e tutto porta via con sé.
Troppa è stata la delusione rappresentata da Renzi e troppe le contrapposizioni all’interno di un PD che più che mai necessita di una seria ristrutturazione.
Troppi conflitti interni per poter dare l’energia sufficiente ad intraprendere una campagna elettorale per riaffermarsi in FVG.
E il Movimento Cinque Stelle?
Silenziosamente dimezza i suoi voti dopo soli due mesi e silenziosamente mette da parte una campagna elettorale che, anche questa silenziosa, evidenzia una certa distrazione a livello locale da parte di questa forza politica.
Effetto delle lunghe trattative a livello nazionale?
Forse, un’attesa eccessiva per cominciare a vedere qualche cosa, ma anche, semplicemente, una comunicazione praticamente assente.
E adesso?
I partiti nazionali faranno di questo risultato un elemento di immenso interesse, se vincenti, o, al contrario, di grande banalizzazione, se perdenti. Ma, visti i risultati, Salvini, avrà la forza di staccarsi da Forza Italia, dall’anziano Berlusconi che, anche in questa occasione ha raccolto un 12%, evidente segnale di un percorso non certo brillante. Salvini riuscirà a trovare la forza ed iniziare a governare veramente? A governare prendendo responsabilità che guardino al lungo periodo e non alle prossime elezioni?
In realtà, mentre l’Italia attende, il Friuli Venezia Giulia inizia un percorso nuovo in un momento storico che, per queste terre e Trieste in particolare, rappresenta una vera occasione di grandi prospettive ed opportunità.
Sì, e con il Veneto, quello del Presidente Zaia, quel Veneto che guarda a questa Regione autonoma più come un ostacolo che una risorsa, sì, come saranno le relazioni del nuovo FVG?
Nel frattempo, la Cina, guarda anche lei ai porti dell’Adriatico…

 

NOTA: l’immagine in questo post è di Biagio Mannino.

Donne candidate parlano del ruolo della donna in un incontro trasversale.

(di Anna Piccioni)

All’invito promosso dal Forum delle Donne alle candidate alle prossime elezioni regionali si sono presentate rappresentanti del PD, di Open FVG, Cittadini, Lega.
Queste donne hanno accettato la sfida si sono messe in gioco,per farsi sentire e incidere in un mondo che ancora lascia poco spazio alla politica al femminile. Sono donne diverse di formazione, di provenienza, ma tutte con un loro bagaglio di esperienze e di conoscenze. Alcune come Teresa Bassa Poropat , Antonella Grim ,Majda Canziani rappresentante della minoranza di lingua slovena, hanno alle spalle già un’esperienza politica, quindi conoscono la macchina amministrativa e il loro impegno è soprattutto nel portare avanti i progetti iniziati
Le altre provengono dal mondo della scuola, del commercio, dell’imprenditoria: Ariella Bertossi, dirigente scolastica; Debora Desio, imprenditrice; Flavia Kvesto, commerciante; Federica Verin, dal Ministero dell’Interno, Fiorella Macor, fotografa; Ingrid Stratti, relazioni internazionali.
Nel presentarsi tutte hanno messo in evidenza le difficoltà che ancora le donne trovano nel mondo del lavoro e nel sociale: soprattutto l’isolamento se non addirittura la “ghettizzazione” che ancora troppo spesso le donne subiscono. E’ interessante rilevare che la politica al femminile non vuol essere relegata solo a risolvere i problemi della curatela, ma farsi sentire anche su altri tempi soprattutto per quanto riguarda il lavoro, l’ambiente, l’economia; insomma fare Politica a tutto tondo
Volutamente non ho aggiunto al nome il partito di appartenenza in quanto nel momento in cui le donne si presentano e si confrontano in vista delle prossime elezioni regionali dimostrano di saper superare gli schieramenti che rappresentano: parlano la stessa lingua.
Questa considerazione fa pensare che le donne dovrebbero fare ancora un passo veramente rivoluzionario; formare il partito delle donne.
Da tutte ,se elette, viene espresso la volontà di fare battaglie insieme, di unirsi, in quanto purtroppo la politica è ancora gestita solo dagli uomini.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Colpi (di teatro) sulla Siria.

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Donald Trump

(di Biagio Mannino)

Non ci si orienta più nella tragedia siriana.
Una realtà che vede tutti contro tutti, presenza di potenze straniere per interessi ben poco chiari di fronte a chi osserva quanto accade ormai da anni.
Un regime, quello di Bashar al – Assad, che resiste al desiderio del cambiamento anche ispirato dall’ormai lontana primavera araba.
A questo si affianca ciò che resta della seconda guerra del Golfo, di quella componente sunnita post Saddam che dal 2003 si è trovata fuori dai giochi del potere in Iraq, in uno scontro interno con gli sciiti e con la componente kurda da sempre alla ricerca di un’autonomia vera, un’indipendenza voluta.
Ma ai kurdi dell’Iraq guardano i kurdi della Siria e, in particolare della Turchia di Recep Tayyip Erdogan, quella Turchia che forte della sua struttura statale, del suo sviluppo economico ed industriale, con un esercito assolutamente forte, si muove sullo scenario medio orientale con ampie visioni che possono ricordare i tempi passati, quelli dell’Impero Ottomano.
E la Russia, che ad un processo di balcanizzazione siriano, non può permettere che questo trascini Bashar al – Assad alla caduta al fine proprio di evitare un analogo percorso di balcanizzazione dell’area delle così dette “Repubbliche Caucasiche”.
Ma in questa grande confusione entra in scena quella storica alleanza tra gli Stati Uniti, il Regno Unito e la Francia.
Tre potenze che oggi, però, si trovano a ricoprire ruoli marginali nello scacchiere geopolitico mondiale e,, invece, affrontano problematiche interne di grande difficoltà.
Trump ancora non riesce a dare un vero assetto alla sua politica e, tra un’iniziativa ed un’altra, cerca un’affermazione che, forse, serve più a colpire l’immaginario collettivo dei cittadini americani.
In molti vedono in lui l’assenza di una effettiva strategia che, partendo proprio da una debolezza interna, cerca soluzioni in politica estera ma che poi, alla fine, portano solo a decisioni confuse.
Ma se gli Stati Uniti di Trump sono in attesa di capire, sia la Francia che il Regno Unito si trovano ad affrontare situazioni di difficoltà interne di rilievo e, in particolare, il Regno Unito non ha ancora superato il post brexit incamminandosi in un percorso incerto e confuso, con poche idee, tanta debolezza e con una politica che, dal 23 giugno 2016, ha mostrato molta incapacità.
Tweetta Donald Trump “A perfectly executed strike last night. Thank you to France and the United Kingdom fortheir wisdom and the power of tueir fine Military. Could not have had a better result. Mission Accomplished!” (traduzione: Un colpo perfettamente eseguito ieri sera. Grazie a Francia e Regno Unito per la loro saggezza e il potere del loro esercito. Non avrebbe potuto avere un risultato migliore. Missione compiuta!
La Siria è tutto questo: un luogo e un non luogo, dove tutti i luoghi cercano di trovare soluzioni a problemi propri. Dove tutti cercano di causarne altri per evitarene altri ancora e dove le soluzioni servono fino a quando non subentrano altri lontani problemi.
La Siria è un luogo dove la gente sta male, dove ci sono stati migliaia e migliaia di vittime, di feriti, di tragedie, da dove si scappa.
Una conseguenza, anche questa, di logiche politiche che trovano spiegazioni affrettate, dove poi, chi ne paga le spese, sono sempre quelli.

 

NOTA: l’immagine un questo post è tratta da www. Wikipedia. itt.

 

Cercasi maggioranza parlamentare…

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Il Parlamento riunito in seduta comune presso la Camera dei Deputati.

(di Biagio Mannino)

La politica italiana continua a mostrarsi “alla vecchia maniera”.
Dopo le elezioni del 4 marzo poco o nulla appare all’orizzonte.
Poco o nulla di quanto gli elettori italiani attendono: un vero cambiamento.
L’esito della consultazione ha espresso chiaramente la volontà dei cittadini di esprimere contemporaneamente un forte malcontento nei confronti delle forze che hanno gestito il Paese negli ultimi venti anni e, di conseguenza, l’esigenza di provare nuove strade.
A distanza di ormai più di un mese quella partita a scacchi sembra essere arrivata in una fase di stasi e, i giocatori, appaiono spaventati dall’essere proprio loro i vincitori.
Sì, i vincitori ai quali spetta l’onore, e l’onere, di governare.
Se agli inizi, e, in particolare, con l’elezione dei Presidenti delle Camere, sembrava che la strada andasse nella direzione di una coabitazione tra Lega e Movimento Cinque Stelle, a distanza di pochi giorni, tutto rientra e torna ai soliti meccanismi elettorali di tipo proporzionale.
Nessuna rottura della coalizione di Centro Destra da parte della Lega e, nello stesso tempo, Berlusconi fa sentire ancora la sua forza nel determinare la politica della storica alleanza.
E Salvini torna sui suoi passi dopo il momento d’energia decisionale e di strategia politica mostrate in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere.
Il M5S si trova allora a guardare altrove, a quel PD che, forte della sua sconfitta, può fare un po’ quello che vuole senza preoccuparsi troppo dei futuri risultati: guardare, commentare, osservare, criticare… comunicare.
Comunicare cosa?
Comunicare l’incapacità degli altri di raggiungere un risultato ma utilizzando quel semplice metodo che consiste nel “lasciar fare”.
Infatti, almeno per il momento, l’incapacità di arrivare ad una soluzione, punta tutta l’attenzione mediatica solo ed esclusivamente su Lega e M5S e, un po’ con l’aiuto di Berlusconi, un po’ con quello del PD “all’opposizione”, l’attesa degli italiani si fa sempre più faticosa e il malumore pure.
Non ci sono dubbi: il Rosatellum Bis ha provocato l’effetto perfetto: l’ingovernabilità accompagnato da forti svantaggi per chi non la raggiunge, pur impossibilitato nel farlo, e forti vantaggi per chi non la cerca, pur potendola raggiungere.
E allora la strategia del gioco cambia.
Non più vincere la partita ma perderla facendo sembrare che sia stato l’altro ad essere la causa della sconfitta.
Importante diviene uscire da questa situazione con l’immagine di averci provato e lasciare la responsabilità del fallimento all’altro.
Un gioco difficile, rischioso e, soprattutto, triste.
L’impressione diventa , alla fine, quella che nessuno ci tenga poi così tanto a governare, a prendere in mano una realtà che ha forte bisogno di decisioni anche impopolari.
E’ finita la serie delle promesse elettorali che abbiamo avuto modo di sentire. Adesso bisogna mantenere quella più importante: governare.
Il Mondo corre e l’Italia è lì, ferma nelle alchimie di quelle logiche incomprensibili agli elettori mentre i partiti, tutti, dal primo all’ultimo, dovrebbero incominciare a ragionare sull’investire proprio sull’Italia, assieme, con obiettivi precisi, chiari, realizzabili.
Ma ormai sono in molti a ritenere che l’investimento sarà dedicato alle prossime elezioni, che, se si continuasse a procedere così, si presenteranno presto.
E gli elettori, quelli che hanno votato, che hanno votato in tanti il 4 marzo, che hanno votato in tanti il 4 dicembre 2016, sì, quelli là, su chi investiranno questa volta?

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it.