La lettera al blog. E allora perché non dare del lui?


La lettera al blog.

Ho ritenuto di pubblicare su Il vento di nord est la mail che è giunta attraverso la sezione Contatti.
La richiesta è stata quella di renderla visibile a tutti e, sicuramente, gli spunti di riflessione, in riferimento all’argomento trattato, sono molti e meritevoli di attenzione poiché ben si collocano nel contesto dei cambiamenti della società contemporanea.

E allora perché non dare del lui?
(di Il Grillo Scrivente)

Sono in tanti a ritenere che sia giusto dire i nomi delle professioni e degli incarichi politici al femminile se ci si riferisce ad una donna: quindi, ad esempio, bisognerebbe utilizzare i termini “sindaca”, “ministra” (quando lo sento, penso alla minestra), “avvocata”,…… E allora perché non si dice “dare del lui” se ci si riferisce ad un uomo? Perché non si dice “il guardio” se la guardia è un uomo? Significherebbe riconoscergli la sua virilità…
Eppure una donna di successo come l’ex ministro Giulia Bongiorno voleva essere chiamata “ministro” perché riteneva che ciò che contava era la professione, motivo per il quale “lotta” per essere chiamata “avvocato”…. Eppure una donna di successo come il più giovane direttore d’orchestra italiana Beatrice Venezi, che l’anno scorso ha inaugurato la Prima al teatro lirico “Alla Scala” di Milano, vuole essere chiamata “direttore” perché ritiene che non sia assolutamente necessario specificare il genere di un professionista….

Tanti dicono che molte donne, intimorite o frenate dagli stereotipi di genere, non hanno ancora il coraggio di iscriversi alle facoltà di carattere scientifico, dove gli studenti iscritti sono per la maggior parte uomini. Allora enti, associazioni e università organizzano attività per aiutare le donne a vincere le loro paure e/o pregiudizi e avvicinarsi a tali materie. Ma come mai non si svolgono attività per aumentare la presenza maschile nelle facoltà umanistiche, dove la maggior parte degli studenti iscritti sono donne? Nessuno pensa che forse molti uomini non hanno ancora il coraggio di iscriversi a queste facoltà perché hanno paura di essere considerati poco virili? O che forse molti di loro subiscono ancora il pregiudizio secondo il quale un uomo è più adatto a frequentare facoltà scientifiche e a diventare un matematico, un biologo, un ingegnere, eccetera? Come mai nessuno organizza attività per far capire agli uomini che non è scarso segno di virilità essere interessati alle Lettere o alla letteratura?

Visto che non si parla d’altro che di parità di genere, non si dovrebbe avere verso il mondo maschile le stesse preoccupazioni che si hanno verso quello femminile?

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

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