LA RECENSIONE: Jonathan Littell – “Le Benevole”.

Recensione di Anna Piccioni.

Jonathan Littell “Le Benevole” – edizioni Super ET

Fratelli umani, lasciate che vi racconti com’è andata; non siamo tuoi fratelli, ribatterete voi, e non vogliamo saperlo. Ed è ben vero che si tratta di una storia cupa, ma anche edificante, un vero racconto morale, ve l’assicuro…questo è l’incipit de “Le Benevole”. Arrivare alla fine del romanzo è un momento in cui non sai con che stato d’animo hai raggiunto il traguardo. La lettura è stata lunga, faticosa, direi estenuante; quelle mille pagine, fitte fitte senza tregua sembrano non finire mai, ma vai avanti come nello scalare una montagna, vuoi raggiungere la vetta, pur sapendo come è andata a finire. Ma quando arrivi alla fine devi riprendere dall’inizio e rileggere altre pagine che già avevi sottolineato.

Il lettore viene (s)travolto dai fantasmi del protagonista, io narrante: Maximillien Aue, giovane ufficiale SS, intelligente, colto, ama la letteratura, ha studiato legge ed economia politica, laureato in giurisprudenza, a volte schizofrenico, omosessuale, tormentato dall’amore incestuoso ossessivo verso la sorella gemella, Una, e dall’odio verso la madre. Il lettore si sente proiettato nella mente del protagonista: vede con i suoi occhi, entra nel suo pensiero fermamente convinto; soprattutto risalta la sua anaffettività, non ha scrupoli di ordine morale quasi nulla sembra turbarlo, anche le dettagliate descrizioni di corpi lacerati, di donne uomini bambini ammassati per essere fucilati davanti a una fossa. Tuttavia per tutto questo periodo ha sofferto di diarree e vomito, forse questa reazione fisica andrebbe analizzata da uno psichiatra.

Il protagonista è convinto sostenitore del regime nazista e della necessità dello sterminio degli Ebrei. Nel Reich ricopre un ruolo di responsabilità come Obersturmbannfuhrer (tenente colonnello) con il compito soprattutto di scrivere rapporti, trovare soluzioni per rendere vantaggioso l’uso dei prigionieri dei campi di concentramento da usare nelle fabbriche. Di questa lunga, tragica guerra, racconta i due teatri dove ho potuto interpretare una parte, per quanto fosse infima : la guerra contro l’Unione Sovietica e il programma di sterminio ufficialmente designato nei nostri documenti con il bell’eufemismo di “Soluzione finale della questione ebraica”(pag.15).

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