Midterm: quando i democratici sperano di vincere e i repubblicani di… perdere.

Midterm: quando i democratici sperano di vincere e i repubblicani di… perdere.
(di Biagio Mannino)

Il percorso verso le elezioni di Midterm è ricco, anzi ricchissimo, di ostacoli per il Presidente degli Stati Uniti, ma non tutti i Repubblicani si preoccupano eccessivamente per un risultato che potrebbe aprire scenari forse da tempo attesi e sperati.
Ma per Donald Trump, le elezioni di Midterm 2026, rischiano di rivelarsi una vera, disastrosa Waterloo.
Pochi, pochissimi mesi a novembre quando gli elettori statunitensi voteranno per rinnovare i componenti della Camera dei Rappresentanti e 1/3 di quelli del Senato.
Tutto normale, in apparenza, ma le ambizioni e, soprattutto, isogni di Trump rischiano di trasformarsi in incubi.
Se il voto dovesse indirizzarsi verso il Partito Democratico, i Repubblicani perderebbero la già piccola maggioranza e, di conseguenza, il Presidente vedrebbe messe in seria difficoltà tutte le strategie e la linea politica alquanto fantasiosa. Una politica “creativa” adottata fino a questo momento si scontrerebbe, inevitabilmente, contro grandi impedimenti, vanificando gli sforzi di Trump finalizzati a portare avanti altre “fiammeggianti” iniziative.
Se teniamo conto poi che, anche da parte Repubblicana, una forte opposizione interna, critica, è ben presente, è facile supporre come le prospettive per gli ultimi due anni di presidenza potrebbero diventare ricche non di dollari come promesso, ma di numerosi ed enormi insuccessi, aiutati e trasformati dall’abile propaganda made in USA.
Un fallimento su tutta la linea del fronte politico interno repubblicano.
Ma, forse, non tutti guardano con preoccupazione ai potenziali risultati del 3 novembre 2026.
Già da tempo, molto tempo, da quel 2016, quando Trump dava il via alla sua prima competizione elettorale presidenziale, all’interno del Partito Repubblicano, il disappunto ed i malumori erano tanti.
L’accettazione iniziale diventava costrizione poiché la vera forza di Trump era la capacità di raccogliere consenso popolare.
Ma oggi, quel consenso, è calato tanto quanto le critiche dei MAGA sono aumentate.
Le voci, sempre più insistenti, di un impeachment rappresenterebbero la ciliegina sulla torta che al momento manca.
Un Congresso Democratico, dove i Repubblicani diventerebbero minoritari, paradossalmente, potrebbe essere la soluzione per chi vorrebbe liberarsi dell’ingombrante ed imbarazzante inquilino della Casa Bianca.
La politica di Trump diventerebbe debole e sempre più soggetta ad attacchi mirati, preparando il terreno ad una clamorosa entrata in scena del vicepresidente Vance, figura di spicco dei MAGA.
Ovviamente sono tutte supposizioni, qualcuno le definirebbe “fantapolitica” ma, il 3 novembre è vicino ed il nervosismo di Trump è alto e, tutto questo, lo si avverte, e lo si avvertirà sempre più, attraverso scelte sia nell’ambito della politica estera che, soprattutto, con l’avvicinarsi alla data delle elezioni, nell’ambito della politica interna.

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