Tutti gli articoli di Biagio Mannino

Giornalista esperto di politica internazionale e di comunicazione pubblica.

Finisce il Governo Draghi. Finisce il peggior Governo della storia repubblicana.

(di Biagio Mannino)

Un anno e mezzo di Governo. Un anno e mezzo di Governo con Mario Draghi Presidente del Consiglio.
Tante erano le aspettative, le speranze che l’Italia potesse fare quel passo avanti che, in nome di una situazione emergenziale pandemica, avrebbe potuto rappresentare il punto di partenza per affrontare e superare alcune delle sue fragilità.
L’opportunità di mettere a posto un Paese che, dopo tangentopoli, ha visto alternarsi politici vecchi e nuovi che promettevano e promettevano, mentre l’Italia agonizzava lentamente, perdendo posizioni in tutti i settori, da quelli economici e finanziari a quelli sociali.
E come se non bastasse tanti record, negativi come, ad esempio, lo Stato più vecchio del mondo, lo Stato con la più bassa natalità al mondo, uno dei più alti debiti pubblici, la fragilità del territorio e tanto altro ancora.
Certamente il lavoro per Draghi non mancava, ma…
Tante speranze su Draghi e su quello che troppo entusiasticamente veniva definito il “governo dei migliori”.
Quel Governo che, sì, ha sorpreso, molto. Ha prodotto, molto, con impegno, molto, meticolosità, molta, quasi scientifica, molta. Ma…
Forse la stanchezza, la distrazione, capita, non ha fatto vedere che… ha prodotto risultati impensati ed impensabili per uno Stato, l’Italia, che pone al centro della sua Costituzione la democrazia ed il lavoro.
Il Governo Draghi si scopre essere quello delle restrizioni soffocanti, quello del Green Pass, quello della autorizzazioni, quello che poneva gli over 50 che non accettavano di vaccinarsi di fronte alla “scelta” iniezione o miseria.
Sì, miseria, perché, se c’è qualcuno che ha dimenticato, gli over 50 ed anche altre categorie di lavoratori, erano interdetti dal loro diritto costituzionale di lavorare, dal loro diritto di muoversi con i mezzi pubblici, dal loro diritto di accesso anche alle banche, là dove erano depositati i loro soldi.
Il Governo Draghi, quello che si è ingegnato nel rendere difficile fino all’impossibile la vita dei cittadini italiani, il Governo che ha guardato silente la crescente discriminazione che montava nel Paese nei confronti dei non vaccinati, isolati, impoveriti, disprezzati, denigrati e fatti oggetto di responsabilità.
Il Governo che ha posto l’Italia in prima linea nella “questione Ucraina”, che si è portato in una posizione di evidente contrapposizione con quella Russia, quella di Vladimir Putin, dalla quale l’Italia dipende non solo per il gas fondamentale per la sua produttività, ma anche per un volume considerevole di esportazioni.
Povertà su povertà, miseria su miseria, effetti di scelte politiche sulla lotta alla pandemia ancora dolenti e irrisolti e subito altre scelte di ulteriore penalizzazione del cittadino, andando ad avventurarsi, in nome di un atlantismo mai chiesto, lungo una strada che ha fatto volare l’inflazione e svuotato i conti dei risparmiatori.
Il Governo Draghi, quello dei migliori, così vicino alle esigenze dei cittadini che le centinaia di manifestazioni nel corso del 2021 e del 2022 sono state considerate al pari di niente. Quelle manifestazioni che portavano le persone, tante, tantissime, ad assumersi la responsabilità di esporsi in nome del loro lavoro, dei loro risparmi, dei loro figli, insomma, della loro vita, della nostra vita, che, per quanto piccola, è la loro e la nostra vita e nessuno ha il diritto di limitarla in alcun modo!
Finisce il Governo Draghi e una opinione pubblica salottiera televisiva di osservatori ed analisti “fai da te” lo piange disperatamente, senza però aver versato alcuna lacrima per tutti coloro che, da febbraio 2021, hanno perso persino il sorriso.
Camminate per la strada! Guardate i volti delle persone! Guardate come vive la gente, quali sono le loro ormai poche aspettative, le loro speranze e qual è il peso che portano sulle loro spalle dopo questo anno e mezzo di Governo Draghi!
Adesso c’è da ricostruire tutto, sulle macerie fumanti di quello che è rimasto, di un’Italia divisa anche nei rapporti familiari dopo mesi di contrapposizioni grandi e piccole.
Di nuovo l’opportunità di rimediare, ma con il rischio che , di nuovo, si guardi invece all’occasione.
Intanto, però, finisce il Governo Draghi. Finisce il peggior Governo della storia repubblicana…

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.

Lettere al blog. “Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!”.

Lettera al blog.

(de Il Grillo Scrivente)

Se lo dice Vasco, va tutto bene! Cos’ha detto Vasco? A conclusione del suo ultimo, recente concerto, ha detto (anzi, ha urlato) “Viva le femmine…..viva la figa!”. Certo che è volgare! Non solo, ma esaltare le donne nei loro organi genitali, e per di più col termine più volgare che ci sia….. Significa render inutili tutte le battaglie che le femministe ancor oggi fanno costantemente quando sostengono che la donna non vada giudicata per il suo corpo ma per le sue capacità intellettive e professionali; quando denunciano quanto le donne siano trattate come un oggetto e protestano quando vengono fatti commenti sull’aspetto fisico femminile (ad esempio il caso dell’allora ministro Maria Elena Boschi). Dicono sempre che il linguaggio è la prima cosa, che è fondamentale, che è la base per il cambiamento culturale necessario per il vero raggiungimento delle pari opportunità!
C’è una cosa che, invece, non mi è proprio chiara: perché le femministe adesso non dicono niente?… Come mai non si scatenano sui social, non scendono in piazza, non accusano Vasco Rossi di maschilismo, sessismo, di essere l’emblema del fatto che viviamo ancora in una società patriarcale,…..?
Forse perché se lo dice Vasco… va tutto bene!

Lo Sri Lanka esempio del fallimento del “sistema” politico mondiale.

La difficile situazione sociale e politica in Sri Lanka evidenzia lo stato di malessere che un popolo sta vivendo. Le cause? Molte, ma essenzialmente le responsabilità della politica sono quelle principali.

In particolare lo Sri Lanka si trova a vivere le conseguenze del fallimento del sistema mondiale, quel sistema che si è mostrato nel percorso di gestione del problema “Covid – 19” e che lascia molto spazio alle valutazioni, ai dubbi, alle considerazioni su quanto è stato fatto e su quanto è stato prodotto.

Tutte le scelte prese dal 2020 ad oggi, indubbiamente, hanno lasciato il segno e hanno portato conseguenze che i popoli si trovano a vivere sulle proprie condizioni di vita decisamente peggiorate, conseguenze che hanno avuto la capacità di unirli in nome, però, della miseria.

Problemi legati alla perdita di posti di lavoro, inflazione, precarietà si accompagnano poi alle ulteriori conseguenze frutto della guerra “europea”, quella guerra in Ucraina che ha portato alla contrapposizione globale il blocco occidentale con una Russia che si afferma sempre di più nelle strategie e nei posizionamenti geopolitici.

E mentre aumenta tutto e si teme per una crisi alimentare di proporzioni globali, i Paesi maggiormente in difficoltà, come lo Sri Lanka, vedono problemi vecchi e nuovi amplificati.

Scelte sbagliate, nei processi produttivi agricoli, si uniscono all’aumento del costo dei carburanti e non solo, facendo volare l’inflazione oltre il 50%. E poi la necessità di acquistare beni alimentari all’estero si accompagna alla inevitabile direzione, quella di ricorrere a prestiti da parte della Cina soprattutto, ma a patto che parte della portualità dello Sri Lanka passi ad una gestione cinese.

Al centro di tutto la famiglia Rajapaksa, protagonista nella politica per quasi venti anni e che adesso il popolo dello Sri Lanka non vuole più.

Gotapaya Rajapaksa ha trovato rifugio all’estero mentre il Primo Ministro, Ranil Wickremesinghe, è pronto a subentrargli ma il popolo non lo vuole.

La politica con tutti i protagonisti del passato, lontano e recente, non è più in grado di gestire la situazione di crisi e, soprattutto, di riconquistare la fiducia dei cittadini dello Sri Lanka.

Una situazione che, al momento, si mostra di difficile se non di difficilissima soluzione.

Quello che emerge è, però, un evidente stato delle cose, di una situazione globalizzata che mostra l’incapacità della politica di dare delle risposte vere alle conseguenze delle scelte prese dalla politica stessa. Un mondo impoverito in brevissimo tempo e che mostra le sue emergenzialità maggiori proprio dove già le situazioni erano critiche. Ma nessuno è escluso.

Il mondo che, con la pandemia del 2020, si scopriva fragile, ha visto la sua componente dirigenziale non cogliere l’opportunità di sistemare le cose in nome di un benessere comune ma, al contrario, cogliere le occasioni migliori, quelle occasioni utili però a pochi e disastrose per gli altri, tutti gli altri, tutti noi.

NOTA: l’immagine in questo post è di libero uso ed è tratta da Wikipedia Commons.