Tutti gli articoli di Biagio Mannino

Giornalista esperto di politica internazionale e di comunicazione pubblica.

L’Italia entra nell’era della comunicazione politica “preventiva”.

 

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Giuseppe Conte – Presidente del Consiglio dei Ministri

(di Biagio Mannino)

Dopo tre mesi di discussioni, accordi divenuti poi disaccordi, litigi, insulti, riappacificazioni, nuovi litigi e nuove riappacificazioni, dopo ben cinque consultazioni e tre incarichi, dopo svariati ipotesi di Presidenti del Consiglio e tipologie di maggioranze, dopo varie volte dove le elezioni sembravano essere pronte, dopo averle viste slittare sempre più in là, l’Italia ha il suo Governo.
La notizia non è certo una novità ma questa esperienza politico – parlamentare non può che invitare a prendere in considerazione certi aspetti dell’evento in sé.
Il percorso della nascita del nuovo Governo ha mostrato, in certi momenti, una vera e propria situazione di impossibilità a giungere a delle effettive soluzioni.
Tanti i veti e le condizioni che, alla fine, si trasformavano solo in una sorta di spettacolo per i cittadini attoniti di fronte a quello che sembrava essere un “grande Fratello” della comunicazione, avente a protagonisti proprio i leader della politica italiana e, in certi momenti, anche estera.
Ma, sottolineiamo, non il Grande Fratello di George Orwell bensì, il decisamente diverso “GF” della televisione che, dal 2001, rallegra, annoia e tormenta le serate dei telespettatori.
Sì, dei telespettatori che guardano i Reality Show e che guardano i Talk Show dove, tra litigi in diretta e insulti misti a pseudo riflessioni, confondono lo spettatore al punto di vedere impostato un linguaggio unico in due strutture televisive.
Spettacolo e politica seguono allora il medesimo percorso ed è quello della continua e costante contrapposizione.
Il tutto, se riteniamo che la televisione abbia anche una funzione educativa, diviene strumento di convincimento ed allontanamento, di pressione, e di disillusione, di convinzione e di abbandono.
Non c’è più limite alla ricerca del successo numerico: non c’è nel consenso politico che deve essere a prescindere, deve essere nel contesto televisivo mediatico dove il numero alto è potenziale pubblicitario.
La campagna elettorale diviene continua e costante, in Italia come ovunque nei contesti democratici e allora subentra l’elemento “preventivo”.
Se analizziamo le esperienze precedenti in cui la formazione di nuovi Governi caratterizzava l’attenzione, vediamo come la definizione preventiva diviene un elemento che assume una progressiva importanza.
Era il 2011 quando alla caduta del Governo Berlusconi era sufficiente descrivere il Loden di Mario Monti per avere delle aspettative di un sicuro miglioramento della situazione economica e finanziaria italiana.
Fu forse l’inizio di una sorta di attenzione ai particolari insignificanti per avviare un percorso di lettura del futuro istituzionale. Un cappotto come i disegni nel braciere della maga pronti per essere letti ed interpretati.
E così, quando arrivò Matteo Renzi, la valutazione preventiva interpretava le stelle segnando una via di sicuro successo e capacità politica per una struttura di Governo giovane e nuova. Ma i risultati poi si sono visti e basta valutare cosa è rimasto del PD per capire bene che, forse, il giudizio preventivo, richiederebbe maggiore attenzione.
Adesso siamo al punto di partenza ma, questa volta, forse per non ripetere gli errori entusiastici del passato, assistiamo ad un giudizio preventivo del tutto opposto: solo una catastrofe è posta alla fine del cammino del nuovo Governo Conte!
Fare un elenco di disastri possibili renderà un successo un piccolo risultato. E così la battaglia politica preventiva rischia di divenire un vero e proprio aiuto per chi, alla fine, lascia il gioco della comunicazione agli altri.
Se ne sentono di tutti i tipi, quasi una ricerca scientifica del problema e del difetto ma, nei fatti, quelli specifici, poco o niente.
Allora quel Reality Show rischia di diventare costruito, finto, fasullo in tutte le sue espressioni e il cittadino – spettatore – elettore da un disorientamento iniziale comincia a scuotere la testa ed uscire dal torpore. Entra in scena Orwell, con il suo Grande Fratello, quello vero, con un’analisi oggettiva del metodo di comunicazione politica che porta l’incosciente a divenire cosciente e poi, proprio perché cosciente, indotto a ritornare nell’incoscienza.
Ma questa volta la convinzione, e solo quella, che tutto sia giusto, preventivamente o non preventivamente, c’è.

 

NOTA: l’immagine in questo post è tratta da www. Wikipedia. it. 

L’Università della Terza Età di Monfalcone: breve storia di un’esperienza personale.

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Come definire la mia esperienza presso l’Università della Terza Età del Monfalconese? Semplicemente… gratificante!
Personalmente ho molta esperienza e conoscenza del settore e ho avuto modo di frequentare un ampio numero di strutture come questa.
Anche quella di Monfalcone è, per me, importante come le alte. Quella di Monfalcone, che comunemente chiamiamo Ute, rappresenta un appuntamento al quale guardo sempre con aspettative e gran voglia di incontrare i frequentanti del mio corso.
Sì, un appuntamento, perché definire “lezione” o “incontro” quel momento, mi sembrerebbe riduttivo.
Normalmente è il lunedì il giorno in cui vengo a Monfalcone a tenere il corso “Analisi della politica”.
Arrivo sempre in abbondante anticipo, un po’ perché gli orari ferroviari lo impongono, un po’ perché mi piace aspettare vedere giumgere i frequentanti che, con il passare degli anni, posso affermare, siano divenuti ormai “amici”.
Ci si incontra e la prima domanda che viene posta è “Di cosa parleremo oggi?”, ed io rispondo “Non ve lo dico!”.
E così, un po’ sorridendo e un po’ scherzando, si attende l’ora di inizio e, mentre si è l’, davanti alla sede, alcuni semplicemente salutano ed entrano ed altri mi raccontano le loro osservazioni e sensazioni, sulla politica, su Monfalcone, sul Mondo.
E poi, al momento opportuno, mi sposto anch’io, e dopo il breve tragitto nel piccolo corridoio, entro in sala e la vedo piena di gente, anzi, di amici.
Non è stata una scelta a caso quella di aver impostato un corso di contenuti notoriamente complessi come, ad esempio, il diritto costituzionale, o la scienza politica, o l’economia e la finanza, o la sociologia o la storia, in una modalità colloquiale.
Parlare assieme sui temi e gli argomenti che ci coinvolgono, che seguiamo e che sentiamo dire alla televisione, sui giornali, su internet.
Sì parlare e parlare assieme. Dialogare in un momento storico in cui si tende a comunicare sempre meno.
Il tema del giorno diviene lo “strumento” per rompere il ghiaccio, per iniziare un confronto, un vero e proprio dibattito dove tutti hanno la possibilità di dire cosa ritengono, cosa pensano.
Non è facile parlare di politica, neanche a casa propria. Un argomento addirittura, in certe occasioni, da evitare. E non è facile far parlare di politica gli altri e, devo dire, quando gli appuntamenti si concludono, sono sempre molto soddisfatto e… tiro un respiro di sollievo!
Ma quello che maggiormente ti dà soddisfazione sentire, da parte delle persone, continuare a dibattere dopo che l’ora si è conclusa, .
Questo è il significato del percorso: essere diventati “amici” nel senso che quelle barriere che normalmente si interpongono tra sconosciuti, cadono e lasciano lo spazio alla libertà delle relazioni interpersonali.
Infatti se è vero che le Università della Terza Età sono luoghi di formazione, è altrettanto vero che sono anche luoghi in cui è la socializzazione, o, più semplicemente, la voglia di stare assieme, l’elemento su cui si fondano queste strutture.
Questa esperienza a Monfalcone mi ha dato la gratificazione non solo di aver realizzato un progetto ma anche di essere stato coinvolto anch’io in un cammino di amicizia.
Ora, quando vengo a Monfalcone, camminando lungo viale San Marco, mi capita di incontrare qualcuno e il saluto, il sorriso e il commento su come va il Mondo, non mancano mai.
Sono passati trenta anni dalla nascita dell’Ute del Monfalconese ed io la frequento da sei. Ora le prospettive, con la nuova e prestigiosa sede messa a disposizione dal Comune, sembrano segnare una via di ulteriore riconoscimento per questa struttura.
E’ un passo importante ed un altrettanto importante riconoscimento nel ruolo e significato.
Una Associazione con la “A” maiuscola, che è ormai un punto di riferimento e di orientamento per l’intera comunità del Monfalcone se, per quella componente della popolazione che supera i sessantacinque anni, definita come terza età. Trenta anni di esperienza e di esperienze, di lezioni, di corsi, di vera e propria lotta contro l’analfabetismo informatico derivante dalla troppo rapida evoluzione dei sistemi tecnologici. Trenta anni di un luogo di aggregazione, di socializzazione, di semplice divertimento dove al burraco ed al ballo, si aggiungono gite e pranzi.
Tutto questo, così, semplicemente, senza troppe pretese o ambizioni e, soprattutto, attraverso il lavoro volontario di validi insegnanti e di un Consiglio Direttivo di grande qualità.
Voglio inoltre ricordare quella che per me è la figura di riferimento: la Signora Luciana Ceriani, Direttrice dei corsi che, sempre presente, sa cogliere le effettive esigenze nei momenti giusti per poi fornire le soluzioni, le risposte e l’organizzazione adatta ed idonea.
Anch’io, in particolare, sento di aver portato un piccolo contributo con le mie teorie sulla socializzazione attraverso la formazione, di aver formito adeguati contenuti sulla scienza politica e, come detto, la mia soddisfazione derivante dal risultato ottenuto, è stata semplicemente… gratificante.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

Trieste diventa sempre più “Mitteleurocentrica” in un’Italia “Euroinstabile” ed in un’Europa “Euroconfusa”..

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.