Trieste diventa sempre più “Mitteleurocentrica” in un’Italia “Euroinstabile” ed in un’Europa “Euroconfusa”..

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le rive di Trieste dal Molo Audace. BM 2015

(di Biagio Mannino)

Nella confusione di un’Italia che non riesce a trovare la via per darsi una stabilità interna necessaria non solo per le effettive esigenze dei cittadini italiani ma anche per attuare una politica estera che, in qualche modo ne tuteli gli interessi, in un?Europa che, sebbene in modo diverso, mostra evidenti problemi di assetto e di identità, non essendo ancora riuscita a impostare una reale politica europea, Trieste sembra distaccarsi da tutto ciò ed essere tornata a quel pragmatismo che precedeva il 1914.
Situata all’estrema periferia dell’Italia, ma assolutamente al centro di quel sistema Europa – Mediterraneo, la Trieste del futuro è già oggi.
E tutto torna da quella sua specificità territoriale che l’ha fatta essere punto di grandi interessi, sia economici che finanziari, quella specificità rappresentata dal mare.
Il porto di Trieste è ripartito: in brevissimo tempo, solo poco più di tre anni, il sistema porto – ferrovia ha prodotto un grande aumento del numero di treni che, da Trieste, trasportano merci di ogni tipo. Sono ormai più di 2300 i treni all’anno e questo incremento non sembra rallentare, anzi.
E’ il sistema mare – territorio che diviene l’arma vincente in un contesto di scambi commerciali globali dove, in particolare, Turchia e Cina, guardano attivamente a Trieste come punto di sbarco ed imbarco.
Merci destnnate a tutta l’area dell’Europa centrale che vedono proprio in Trieste anche una affidabilità che precedentemente era andata perduta.
Ormai è il primo porto italiano per trasporto su ferrovia e il tasso di incremento continua ad aumentare.
Ma non solo merci ma anche le ormai storiche risorse energetiche danno a Trieste il ruolo di strategicità proprio per quelle realtà europee che, al momento, si trovano ai vertici del complesso meccanismo europeo.
Il 90% delle risorse energetiche non gassose dell’Austria passa per Trieste così come il 100% di quelle della Baviera.
Il tutto unito ad una crescente sinergia con il territorio che, grazie anche ai fondali marini del porto di ben 18 metri, consentono un interscambio tra navi di grandi dimensioni e logistica dei trasporti intensa e applicata.
Sono questi solo alcuni dei dati di uno sviluppo che si sta realizzando e che fa vedere, dopo tanti anni, una sorta di rilancio dei tutto il contesto triestino.
Trieste torna Mitteleuropea con più del 90% delle merci destinate proprio all’Europa centrale.
Mentre l’Italia non sa darsi una effettiva posizione all’interno dell’Unione Europea, il mondo del commercio, degli affari, della finanza procede nella direzione proprio di un contesto europeo unico.
La situazione italiana è solo una delle tante problematicità presenti poiché è tutta l’Europa a vivere una situazione di contrapposizione non esprimendo un interesse europeo proprio nel momento in cui il gigantismo mondiale evidenzia che i piccoli non possono riuscire da soli.
La Cina in particolare guarda all’area UE con concreti interessi volendo anche adottare la politica della doppia convenienza senza, però, trovare interlocutori istituzionali con visioni convergenti.
Un percorso questo che, paradossalmente, anziché tutelare, secondo le intenzioni di alcuni, le sovranità degli Stati membri, le indebolirà e quei pochi sopravvissuti, poi, entreranno in crisi proprio per una limitazione di un mercato necessario a tutti.
Trieste, al momento, guarda al concreto, all’oggi prescindendo dal contesto e si muove su un terreno difficile e confuso ma che permette, alla fine, di realizzare pragmatici obiettivi.
La Trieste di oggi non vive più quella apatia del recentissimo passato ed anche gli investimenti fatti nell’ambito del turismo risultano come un vero e proprio investimento di marketing, una sorta di meccanismo di comunicazione pubblicitaria per una città che, per troppo tempo, è rimasta dimenticata, nella sua storia, nel suo essere.
Forse i triestini ancora non avvertono pienamente l’inizio del cambiamento, e, in particolare, i triestini delle generazioni più anziane resi fermi ed immobili dagli eventi del ‘900.
Ma, forse, la sfida più difficile, è quella di creare una mentalità, di incanalare l’energia potenziale nella direzione giusta, anche perché l’impressione è che non tutti gli attori del rilancio abbiano compreso le potenzialità offerte dal momento storico.
Tutto questo non poteva avvenire senza la caduta dei confini, senza l’Euro concepito in un significato più alto di moneta, ma come strumento di unione dei popoli. Tutto questo non poteva avvenire senza la volontà di ragionare in termini europei, e tutto questo, potrebbe finire a causa di una volontà di non pensare all’interesse generale ma particolare.
Tantissime potenzialità per il vecchio Continente, tantissimi interessi inconciliabili, poca disponibilità ad una politica effettivamente comune.
Brexit, Grecia, populismi, voglia di confini… tanti segnali da prendere in considerazione in un percorso di disunione mentre il mondo globale attende risposte concrete.

 

NOTA: l’immagine in questo post è opera di Biagio Mannino.

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