Tutti gli articoli di Biagio Mannino

Giornalista esperto di politica internazionale e di comunicazione pubblica.

Notizie in breve: A Trieste si discute di invecchiamento attivo.

(di Biagio Mannino)

 

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Il convegno del 18 ottobre 2016 – foto archivio Biagio Mannino.

Il 18 ottobre, presso l’aula del Consiglio Regionale della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia di Trieste, si è tenuto il convegno scienze Meets Regions.
Componenti del mondo scientifico, imprenditoriale e politico della Regione, accolti dalla Presidente Debora Serracchiani, si sono confrontati sul tema  dell’invecchiamento attivo, argomento questo di grande attualità nel contesto dell’Unione Europea.
Il Friuli Venezia Giulia è stata scelta come regione pilota per un’attenta osservazione sulle problematiche e le prospettive sull’invecchiamento della popolazione con attenzione, in particolare, all’invecchiamento attivo.
L’Europa è il continente che in prospettiva demografica si trova ad affrontare un progressivo invecchiamento ed un’ altrettanto fenomeno di massima importanza: la decrescita demografica dovuta ad una scarsa natalità.
In Italia la regione maggiormente esposta a questa problematica è la Liguria che si colloca anche tra le prime in Europa per il tasso di anzianità.
Sono emerse alcune difficoltà collegate alle condizioni di salute che vede in crescita, in particolare, il diabete, Solo in FVG conta più di 80000 casi. Analogamente la ricerca, sia sui farmaci che sulle tecnologie, grazie all’importante contributo di strutture d’eccellenza come la SISSA e l’area Science Park di Trieste, favorisce  una qualità di vita sempre migliore.
L’importante incontro di Trieste si è concluso con la firma da parte dei presenti della Carta sull’active ageing, documento programmatico in vista di una regolamentazione normativa dedicata all’invecchiamento attivo.

 

Via Giulia n.3

(di Anna Piccioni)

 

Che il clima culturale stia cambiando?
Stavo aspettando l’autobus all’inizio di via Giulia, precisamente davanti al n. 3, di fronte al monumento a Domenico Rossetti. Un tempo a quel numero c’era un caffè : il Caffè Milano. Era frequentato da letterati come Benco, Svevo, Saba Stuparich Bazlen. Ricordo che fino gli anni ’60 era ancora un caffè, no un bar: c’è una bella differenza. Gli arredi ottocenteschi, emanavano ancora un’atmosfera pregnante di cultura, gli odori degli aromi si mescolavano al fumo di sigarette, di pipe e di sigari. Si respirava un’aria ottocentesca. Poi un bel giorno chiude e si trasforma in banca; poi  sede di Equitalia. Un giorno trovandomi lì a far la fila alzo gli occhi e in alto su una tabella è scritto che quel locale è l’antico Caffè Milano frequentato da Bobi Bazlen.
Probabilmente pochi Triestini sanno chi era Bobi Bazlen, tuttavia nel palazzo Gopcevich la sala al pianoterra è a lui intitolata.  “Nacque a Trieste il 10 giugno 1902 da Eugenio e Clotilde Levi Minzi. Il padre, tedesco, originario di Stoccarda e di religione luterana, morì l’anno seguente la sua nascita, e il B., Bobi per gli amici, fu cresciuto dalla madre e dalla famiglia materna, appartenente alla media borghesia ebraica triestina. A Trieste, fino a che la città non passò all’Italia, fu allievo del Real Gymnasium. tedesco, il che, oltre a dargli la perfetta padronanza della lingua tedesca, gli consentì una formazione aperta alla grande cultura mitteleuropea, ignota ed estranea all’educazione scolastica italiana.
Frequentò a Trieste, senza laurearsi, la facoltà di economia e commercio e si impiegò quindi per breve tempo in una ditta di esportazioni. Nell’inverno 1923-1924 si trasferì a Genova avendo trovato un impiego presso l’Atlantic Refining Co. per interessamento di un commerciante di origine greca, Alessandro Psyllàs, e qui conobbe Eugenio Montale; ma l’anno successivo ritornò a Trieste e di quel clima, crogiolo di civiltà, il B. avrebbe sempre ricordato alcune virtù: “anche se Trieste non ha dato grandi valori creativi, è stata un’ottima cassa armonica, è stata una città di una sismograficità non comune: per capirlo, bisogna aver visto le biblioteche sulle bancarelle dei librai del ghetto, al principio dell’altro dopoguerra, quando l’Austria s’era sfasciata, e i tedeschi partivano o vendevano i libri di gente morta durante la guerra. Tutta una grande cultura non ufficiale, libri veramente importanti e sconosciutissimi, ricercati e raccolti con amore, da gente che leggeva quel libro perché aveva bisogno di quel libro … Ancora adesso, se sento di libri definitivamente introvabili e che sono stati rivalutati in questi ultimi venti o trent’anni, e che non ritroverò mai più, ricordo che mi passavano per le mani, sulle bancarelle del ghetto, una trentina d’anni fa, polverosi e pronti a essere dispersi, a una lira l’uno, a due lire l’uno” (Note senza testo, pp. 147 s.). A Trieste, finché ci visse, il B., che manifestò fin da giovanissimo particolare sensibilità e interesse per la letteratura, frequentò l’ambiente intellettuale cittadino, conosciuto e ben accolto da uomini quali Silvio Benco, Umberto Saba, Italo Svevo e il più giovane Giani Stuparich….Nel 1962, essendo ormai chiara l’impossibilità di ritagliarsi un suo programma all’interno di altre case editrici, il B. fondò, a Milano, con Luciano Foà, la casa editrice Adelphi di cui impostò.il catalogo secondo i suoi molteplici e specifici interessi. In questi anni il B. aveva sempre intervallato il soggiorno romano con frequenti viaggi, trascorrendo in particolare lunghi periodi a Londra. Dopo il 1964, quando fu sfrattato da via Margutta, non ebbe più una residenza fissa. Morì improvvisamente a Milano, in un albergo, il 27 luglio 1965.” ( da Enciclopedia Treccani Dizionario Biografico degli Italiani – Volume 34 (1988) di Aldo Grasso) Già queste brevissime note biografiche danno idea dello spessore intellettuale del Bazlen.
Ma tornando al n. 3 di via Giulia, ora è occupata da una sala corse, scommesse, giochi . Si aprono sale giochi, si installano macchinette mangia soldi. Si chiudono librerie, si aprono negozi e bar gestiti da cinesi; anche le edicole stanno chiudendo. In compenso ci sono molti negozi per animali con cucce hollywoodiane, collarini  con lapislazzuli e swaroskj e t shirt. Forse sono rimpianti di una donna dell’altro secolo, ma mi piacerebbe ancora vedere ascoltare e respirare quell’atmosfera culturale e intellettuale del primo novecento che hanno reso Trieste una città cosmopolita e ha “sprovincializzato” la letteratura italiana.

L’Europa dei muri: da Calais a Trieste.

(di Biagio Mannino)

 

art2jpgMuri, fili spinati, barriere tecniche… sono solo alcuni dei nomi con cui oggi l’Europa si illude di difendere sé stessa e, al contrario, si divide sempre di più fino alla sua negazione.
Storia di un continente che da sempre è vissuto nella contrapposizione, nella ricerca della divisione e nel mantenimento delle proprie piccole particolarità arrivando paradossalmente a negare quelle radici giudaico cristiane che rappresentano la sua identità comune.
Il continente dei contrasti se pensiamo che l’identificarsi nella cristianità emerge, a seconda dei momenti, per distinguersi, per separarsi  da un altro mondo, quello islamico, interpretato come pericoloso per l’identità europea.
Ma questa nasce e decade a seconda dei momenti più o meno favorevoli al concetto stesso di Europa.
Europa unita o Europa Unita? Una bella distinzione, poiché la prima è quella dei popoli mentre la seconda è quella dei Governi.
Ed è qui che l’opporsi si fa scontro tra  interessi economici, finanziari, politici e visioni forse ormai di sognatori che immaginano un popolo europeo estremamente eterogeneo e rispettoso dell’altro, ricco di cultura perché plurale, capace di vedere perché esperto di vicende dolorose.
Invece no: il fantasma del muro di Berlino è lì che trascina i suoi rumorosi e cupi fili spinati e ulula attraverso politici poco illuminati di essere ricostruito. Non in Germania però, ma ai confini della nuova vecchia  Europa: in Ungheria, in Slovenia, in Austria…
E’ piena di muri l’Europa  e altri ne sorgeranno, come a Calais, dove una struttura di un chilometro, alta quattro metri, dovrebbe difendere l’ormai ex componente dell’Unione Europea, dai flussi migratori di gente che prima di arrivare sin alle porte della Gran Bretagna, ha incontrato muri rappresentati da confini, mari, montagne, trafficanti di uomini, pietà televisiva, concreta avversione.
Una realtà strana quella dei muri, che divide,che crea idee e visioni diverse, stili di vita migliori o peggiori a seconda dei punti di vista del leader del momento.
Strano mondo quello dei muri, che preoccupa e fa tranquillizzare e che diventa curiosità turistica, come il muro di Trieste, in quel bagno,alla Lanterna, sempre più famoso per quella divisione,   dove le donne da una parte e gli uomini dall’altra sono fieri di essere separati, di essere portatori di un simbolo della vecchia Europa. Inconsapevoli di rappresentare sempre di più quella nuova.

 

NOTA: questo articolo è stato già pubblicato su Uni3triestenews, anno III ottobre 2016.

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