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Si riparte dalla Germania.

(di Biagio Mannino)

 

Angela_Merkel_(August_2012)_croppedA settembre tutto riprende.
Incominciano le scuole, l’attività lavorativa è a pieno regime. Il sistema mass mediatico e quello dell’intrattenimento danno il via alla programmazione e, la politica mostra il meglio, o il peggio, di sé.
Anche la trasmissione Grandangolo riprende dopo la pausa estiva, in onda su Radio Nuova Trieste ogni martedì alle ore 17 e riascoltabile dal sito http://www.radionuovatrieste.it, da dove potrete anche scaricare i podcast delle precedenti puntate. Sulla Home page di questo blog potete trovare il link alla Radio. Un sistema rapido e comodo per ascoltare la trasmissione.
L’appuntamento più importante del mese di settembre, in ambito elettorale, è rappresentato dalle elezioni in Germania che, il 24 di questo mese, vedrà i tedeschi alle urne.
Angela Merkel sembra andare verso la conferma del suo mandato. Forte del consenso dato dai sondaggi che la vedono vittoriosa sullo sfidante Martin Schulz, Angela Merkel vive con disinteresse la campagna elettorale.
Sono ben 14 i punti percentuali che dividono i due contendenti e la sua probabile affermazione porta, inevitabilmente, ad una riflessione sulla Germania di oggi.
Lo Stato dei “più” nell’Unione Europea: il più popoloso, il più forte economicamente, il più forte finanziariamente, quello collocato geograficamente nella posizione migliore, il più influente ed in grado di dettare le linee guida a tutti i membri della UE e non solo.
Impegnata silenziosamente in molti scenari politici al di fuori del continente europeo, la Germania è stata capace, dal 1989, di riunificarsi e ricostruirsi al meglio, divenendo il centro dell’Europa, non solo geograficamente ma anche politicamente.
A quella Germania fortemente europeista pochi giorni prima del crollo del Muro di Berlino, ne è corrisposta subito dopo una accentratrice ed oggi, quella Germania europeista ha lasciato il posto ad un’Europa germano centrica.
E in questo percorso la figura di Angela Merkel è stata assolutamente determinante.
Che i meriti siano tutti tedeschi non è possibile affermarlo, anche perché ci sono molti demeriti di tutti gli altri che hanno permesso un percorso politicamente egoistico, il quale, inevitabilmente, ha fatto venir meno il principio fondamentale dell’interesse europeo e consentendo, di conseguenza, agli interessi particolari, di prevalere.
Una scelta politica poco propensa a guardare nel lungo periodo e maggiormente interessata a raccogliere quanto possibile, anche in ambito di consenso elettorale ma essenzialmente debole e fragile, soggetta a incerti accordi e lasciando il terreno libero ai forti.
Meno Europa, più Stati, o meglio, più Germania.
Questa è la realtà che apre lo “spettacolo” della politica e dà il via alle danze del nuovo anno.

 

NOTA: l’immagine in questo post è stata tratta da www. Wikipedia. it.

23 giugno 2016 – 23 giugno 2017: un anno di Europa.

(di Biagio Mannino)

 

Era il 23 giugno del 2016 quando i cittadini del Regno Unito decidevano per l’uscita dall’Unione Europea.
Un punto di arrivo e, contemporaneamente, un punto di partenza anche per la stessa Europa.
Molti erano gli interrogativi che in quel momento caratterizzavano le strutture politiche mondiali: interrogativi sulla tenuta della UE, interrogativi sul futuro del Regno Unito.
I movimenti antieuropeisti celebravano con entusiasmo quel risultato auspicando che seguissero analoghi successi prima in Olanda, poi in Austria ed infine in Francia, dove, sotto la guida di una desiderata ipotetica Presidente, Marine Le Pen, l’Unione Europea sarebbe caduta sotto i colpi di una volontà popolare antieuropeista e nuovamente ispirata dai nazionalismi di vecchio stampo.,
Così non fu e, al contrario, iniziò una presa di consapevolezza da parte delle istituzioni comunitarie della necessità di una svolta.
E il segnale giunse proprio da quel popolo al quali gli euro scettici guardavano con grande speranza.
Olanda e Austria andarono nella direzione di movimenti e partiti pro Europa preparando il terreno al vero e proprio trionfo di Macron.
Sì, Macron che in brevissimo tempo è riuscito a fare ciò che a Renzi proprio… non è riuscito: divenire Presidente e, dopo poche settimane, vedere consolidata la sua posizione con una sorprendente vittoria alle elezioni legislative garantendosi molto più della maggioranza assoluta.
Macron e Renzi, due figure che nel corso del 2016 hanno saputo, il primo, realizzare ed, il secondo, perdere tutto.
Esempi di come la politica sia rapidissima nel mutare gli effetti e renda difficile la vita ai politologi impegnati nel tentativo di comprenderne le dinamiche.
Nel mentre, in novembre, Donald Trump vinceva le elezioni negli USA rappresentando per gli inglesi la nuova – vecchia spalla da sostituire a quella europea.
Una spalla necessaria poiché, oggi, nel mondo, da soli, non si va da alcuna parte!
Ma Trump non è poi quel politico così preparato e quell’affidabiilità si dimostra velocemente una speranza vana.
Così la vecchia Inghilterra si accorge di essere ancora più invecchiata quando, di fronte al maldestro tentativo dei conservatori di conquistare ampie maggioranze parlamentari, inciampa in una clamorosa sconfitta che indebolisce non solo il partito Conservatore ma tutta la struttura politica.
La vecchia Europa si scopre giovane poiché tutti quei passi difficili che potevano presentarsi dopo la Brexit, sono stati superati, e un nuovo cammino è stimolato dallo scampato e rischioso pericolo di implosione.
Lo abbiamo ripetuto più volte: la politica internazionale oggi richiede visioni di insieme che, per poter portare vantaggi ai singoli, necessita di avere direzioni condivise che portino vantaggi a tutti.
La concorrenza oggi deve divenire necessariamente collaborazione ed affrontare le sfide dei tempi moderni, da quelle economiche e finanziarie, a quelle climatiche, da quelle demografiche, a quelle alimentari.
Muri e confini, protezionismi e isolamenti, non servono al bene comune.

Politica all’inglese…

(di Biagio Mannino)

 

La politica inglese? Meglio lasciarla perdere!
Decisamente le esperienze elettorali nel mese di giugno si sono rivelate… disastrose per chi, nel Regno Unito, le ha proposte e per chi, sempre nel Regno Unito, le ha subite, ovvero, i cittadini.
Nel mese di giugno del 2016 tutto è andato in tilt quando l’esito del referendum aveva deciso per la Brexit.
Una vittoria, diceva qualcuno, che avrebbe portato il Regno Unito a posizioni di netta forza nel panorama geopolitico internazionale.
Ma dopo un anno quella forza si è rivelata una debolezza che diviene sempre più evidente soprattutto se riferita a quanto è successo, o meglio, non è successo.
Non è successo che i Conservatori vincessero le elezioni anticipate, non è successo che acquisissero quell’ampia maggioranza utile a iniziare le procedure di distacco dall’Unione Europea, non è successo che quell’alleato fondamentale, gli Stati Uniti, divenissero la “spalla” su cui appoggiarsi dopo il distacco dall’altra… spalla.
Gli Stati Uniti, nel corso del 2016 hanno cambiato e il nuovo Presidente, Donald Trump, è impegnato a risolvere problemi interni tali da non consentire una politica così intensa nei confronti degli inglesi.
Al contrario, quel Regno Unito si mostra sempre più debole con un futuro Governo appoggiato necessariamente da una coalizione e con quella componente giovanile sempre più nostalgica dell’UE.
E nel frattempo spinte, se non secessioniste quanto meno fortemente autonomiste, sprigionano prospettive politiche fino a pochi anni fa inimmaginabili.
Mentre il mondo si struttura in grandi entità, la vecchia Inghilterra sembra rappresentare quell’idea di vecchia Europa ma che non coincide più con ciò che è poiché, l’esperienza Brexit, alla fine, a giovato proprio all’Unione Europea.
Se poi pensiamo al fatto che entrambe le consultazioni elettorali sono state volute dalla politica stessa e non venute dall’iniziativa dei cittadini e dai termini temporali previsti, l’opinione sempre più diffusa porta a vedere molta confusione nel quadro politico inglese.
Una confusione che non agevola, una confusione che non aiuta, una confusione che disorienta soprattutto se viene da una realtà che, fino al 2016, a rappresentato un esempio.
E allora?
E’ indubbio che anche questo episodio lascerà i suoi effetti su un contesto politico ma che, se andiamo ben a vedere, evidenzia una situazione della classe politica alquanto problematica.
Un serio momento di riflessione per tutti, una necessità abbandonare la pura comunicazione politica a favore della vera sfida, ovvero affrontare le effettive problematiche, i bisogni e le esigenze del cittadino globale.

 

NOTA; l’immagine in questo post è tratta dal sito www. Wikipedia. it. ed è di pubblico dominio.